ilpost.it, 18 settembre 2023
Quattro “colonie agricole”, su isole o in posti molto remoti, ospitano ancora detenuti che vivono lavorando la terra o con gli animali. Ci sono solo due tipi di imbarcazioni che raggiungono l’isola di Gorgona, nell’arcipelago toscano. Una è un battello turistico, parte una volta la settimana e porta amanti del trekking a scoprire i sentieri di quest’isola per lo più disabitata. L’altra è la motovedetta della Polizia penitenziaria: trasporta agenti carcerari, familiari e nuovi detenuti, e parte una volta al giorno verso l’ultima isola in Europa ad avere come unico insediamento umano un carcere.
Intercettazioni, Forza Italia è divisa e nervosa sul tema. E, intanto, Antonio Tajani fa retromarcia
di Paolo Pandolfini
Il Riformista, 18 settembre 2023
La spaccatura fra il garantismo degli azzurri e le spinte giustizialiste di FdI e Lega è quanto mai evidente. “Purtroppo si confermano i sospetti: Giorgia Meloni non vuole andare contro i magistrati e ha timore di finire sotto il tiro dei giornali pro pm”, dice a microfoni spenti un parlamentare azzurro.
di Nicoletta Gigli
Il Messaggero, 18 settembre 2023
Il Garante dei detenuti: “Violati i diritti umani, indaghino le procure”. Un detenuto marocchino di 28 anni, in cella per rapina, si è impiccato mentre aspettava di essere trasferito nel penitenziario di Perugia dopo una rissa con altri tre connazionali. La tragedia sabato alle 23, dopo una serata di fuoco per la rissa andata in scena nel padiglione della media sicurezza.
di Alessandra De Filippis*
L’Unità, 18 settembre 2023
La storia di Giuseppe, detenuto psichiatrico. Il Tribunale ne ha ordinato il trasferimento in una Rems o in una comunità per pazienti autori di reato. Troppo scomodo, è finito al centro di uno scaricabarile. Giuseppe Pepe è un detenuto psichiatrico. Tecnicamente non è neanche un detenuto, poiché dichiarato parzialmente incapace di intendere e di volere e incompatibile con il regime carcerario. Quindi è semplicemente un cittadino, fragile, del quale lo Stato si deve prendere cura, avendo commesso reati a causa della sua patologia. Per ordine del Tribunale dovrebbe stare, sin dal lontano 4 luglio, in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (REMS), struttura presente in solo quattro città, ovvero, in attesa della REMS, in una Comunità Riabilitativa Assistenziale Psichiatrica (CRAP) dedicata a pazienti autori di reato.
reportageonline.it, 18 settembre 2023
Il 20 settembre la visita nella Casa circondariale con una delegazione della Camera Penale, il pomeriggio una conferenza su “Carcere e tossicodipendenza”. Ascoltare la voce dei detenuti, verificare le loro condizioni di vita materiale, e soprattutto, infondere fiducia e speranza in chi rischia di prevalere sfiducia e disperazione, come testimonia il numero dei suicidi che anche in questo anno aumenta giorno dopo giorno. Sono gli obiettivi di fondo del “Viaggio della speranza - Visitare i carcerati” l’iniziativa promossa da Nessuno tocchi Caino in collaborazione con l’Osservatorio Carcere dell’UCPI e le Camere Penali territoriali che mercoledì 20 settembre farà tappa nella città di Castrovillari con un doppio appuntamento.
Ristretti Orizzonti, 18 settembre 2023
Il 19 settembre 2023 alle ore 11:00, presso il cortile esterno della Chiesa grande della C.C. “Giuseppe Salvia di Poggioreale”, nell’ambito dell’iniziativa “Degni di Nota” l’artista Liberato si esibirà in concerto per le persone recluse tossicodipendenti. L’accesso alla stampa è consentito dalle ore 10:30. Il concerto vuole portare alla luce la questione carceraria, soprattutto per chi è piegato dalla fragile condizione della dipendenza da sostanze che aggrava la già pesante esperienza che rappresenta la reclusione.
di Raffaella De Santis
La Repubblica, 18 settembre 2023
Un riconoscimento a un libro che racconta la lotta di liberazione dal fascismo: “Lo dedico alle ragazze di Teheran ma in generale a tutte quelle che non si sono mai girate dall’altra parte”. Il giorno dopo la vittoria del Campiello, Benedetta Tobagi ci racconta al telefono di essere “stupitissima”. Felice per la vittoria del suo La Resistenza delle donne (Einaudi), libro corale che racconta un pezzo importante della nostra storia democratica attraverso protagoniste forti come Tina Anselmi, Ada Gobetti o Gina Negrini. “Con questo governo, il premio mi sembra un bel segnale”.
di Jessica Chia
Corriere della Sera, 18 settembre 2023
Sta in piedi, disarmata; indossa una gonna. Lo sguardo è severo, potente. Insieme a lei ci sono altre donne, due delle quali, gonna al ginocchio, sono armate: munizioni intorno al collo e armi sulle spalle. Le due donne al centro della copertina de La Resistenza delle donne (Einaudi), il saggio con cui la storica e scrittrice Benedetta Tobagi ha vinto lo scorso 16 settembre il Campiello 2023(con 90 voti della Giuria popolare) sono le sorelle partigiane Lina e Liliana Cecchi, pistoiesi, che immortalate in questa fotografia del 1944 testimoniano un’”altra” storia.
di Domenico Tomassetti
Il Dubbio, 18 settembre 2023
La storia del processo ai gerarchi nazisti racchiude in sé tutto quello che può essere un processo, ma anche tutto quello che non deve essere: “Una giurisdizione dei vincitori che si ergono a giudici dei vinti”. Avvocato e scrittore, Domenico Tomassetti è il vincitore della prima edizione del “Premio Letteratura per la Giustizia” - il concorso promosso da Dubbio, Cnf e Fai - con il romanzo “Una vita come la tua”, pubblicato da Bertoni Editore. Liberamente ispirato a fatti di cronaca giudiziaria, il libro offre uno spaccato della professione forense vista dal suo interno e da chi, ogni faticoso giorno, cerca di sopravvivere al mondo della (in)giustizia. Ma soprattutto è il racconto del rapporto tra un padre con suo figlio. Andrea Armati ne è il protagonista, che continua a “vivere” e scrivere sulle pagine del Dubbio.
Il Dubbio, 18 settembre 2023
L’incipt del libro di Hannah Arendt, “La banalità del male”, dedicato al processo ad Eichmann. “Beth Hamishpath” - la Corte! Queste parole che l’usciere grida a voce spiegata ci fanno balzare in piedi giacché annunziano l’ingresso dei tre giudici: a capo scoperto, in toga nera, essi entrano infatti da una porta laterale per prendere posto in cima al palco eretto nell’aula. Ai due capi del lungo tavolo, che presto si coprirà di innumerevoli volumi e di oltre millecinquecento documenti, stanno gli stenografi. Subito sotto i giudici c’è il banco degli interpreti, la cui opera è necessaria per i dialoghi diretti tra l’imputato (o il suo difensore) e la Corte; per il resto, sia la difesa sia la maggior parte degli stranieri seguono il dibattimento, che si svolge in lingua ebraica, ascoltando con la cuffia la traduzione simultanea, che è ottima in francese, passabile in inglese, e veramente pessima e spesso incomprensibile in tedesco. (Data la scrupolosa correttezza con cui il processo è stato organizzato dal punto di vista tecnico, è un po’ strano che il nuovo Stato d’Israele, malgrado la sua alta percentuale di cittadini di origine tedesca, non sia riuscito a trovare una persona capace di tradurre bene in tedesco, unica lingua che l’imputato e il suo avvocato capiscono; poiché in Israele l’avversione per gli ebrei tedeschi non è più cosí forte come una volta, il piccolo mistero si può spiegare soltanto con la ben più antica e tuttora potente “vitamina P,” come gli israeliani chiamano quella sorta di protezionismo a cui ci si ispira nel selezionare i funzionari dell’apparato governativo e della burocrazia.) E sotto gli interpreti, una di fronte all’altro (sicché il pubblico vede gli interessati di profilo) notiamo la gabbia di vetro dell’imputato e il recinto dei testimoni. Infine, al gradino più basso, con le spalle rivolte all’uditorio, il Pubblico ministero con i suoi quattro assistenti, e l’avvocato difensore, che sarà fiancheggiato da un assistente soltanto durante le prime settimane.
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