di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 19 settembre 2023
Le modifiche sull’immigrazione, ha annunciato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, saranno inserite nel decreto legge Sud per renderle immediatamente efficaci. Varate cioè ieri in un decreto legge, saranno trapiantate nel corpo di un altro decreto legge già approvato il 7 settembre e già sottoposto al Quirinale.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 settembre 2023
Non hanno commesso reati, ma si prevedono diciotto mesi come nel 2011. Il governo Meloni aumenta fino a 18 mesi la detenzione amministrativa dei migranti presso i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr). Un vero e proprio ritorno al passato, un ritorno a un lungo periodo di detenzione in strutture che, a differenza del carcere, sono luoghi e contesti molto meno ‘tutelati’. Non esiste, infatti, un ordinamento che dettagliatamente ne regoli la quotidianità e le tutele, né una Magistratura chiamata a vigilare con continuità su ciò che accade al loro interno e destinata a ricevere reclami su singoli aspetti del suo svolgersi. La società civile fatica ad accedere, così come il mondo dei media.
di Luigi Manconi
La Stampa, 19 settembre 2023
Il cuore del messaggio inviato dal governo attraverso i provvedimenti in materia di immigrazione consiste in un numero: 18. Ovvero 18 mesi di trattenimento nei Centri per il rimpatrio (Cpr) per gli stranieri irregolari. Il calcolo che c’è dietro è elementare: 18 mesi, un anno e mezzo, sembrano una misura abbastanza intimidatoria e afflittiva per chi - e così l’operazione rivela il suo fondo di vergogna - è responsabile esclusivamente di un illecito amministrativo: non disporre, cioè, di un documento valido per l’ingresso e il soggiorno in Italia. Ma l’inganno non si limita a questo.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 19 settembre 2023
Quando si passa dalla propaganda alla realtà dei numeri la prospettiva cambia: chi arriva in Italia non vuole restarci. Percezione e realtà. Anche quando si parla di immigrazione questo binomio entra nel dibattito non senza frizioni. Se si prende in considerazione la percezione, gli sbarchi che stanno interessando le coste italiane, a partire da quelle di Lampedusa, inducono a parlare di “invasione”. Ne consegue che gli appetiti demagogici e populisti di alcuni esponenti politici vengono stimolati. Se, invece, ci confrontiamo con la realtà e prendiamo in considerazione i dati ufficiali, la prospettiva cambia. Soffermiamoci, quindi, su quanto accade quotidianamente, guardando in faccia la realtà.
di Giorgia Linardi
La Stampa, 19 settembre 2023
A Lampedusa abbiamo ceduto al ricatto. Uno dei punti del decalogo enunciato dalla commissaria europea Von der Leyen a conclusione della visita-lampo di domenica riguarda lo sblocco dei fondi promessi nell’Intesa Ue-Tunisia per la lotta al traffico di migranti. Eppure, dal 2011 sono aperte linee di credito europee e italiane che non hanno portato ai risultati auspicati: 178 milioni dal fondo fiduciario Ue per l’Africa e 47 milioni dall’Italia.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 19 settembre 2023
Pene minime portate da 6 mesi a 2 anni e quelle massime da 4 a 6 anni. “Ma non sono proibizionista”. Innalzare le pene minime (da sei mesi a due anni) e massime (da 4 a 6 anni) per il piccolo spaccio, per la detenzione ad uso personale e per la condivisione di cannabis con altri consumatori, per quei reati cioè che nel linguaggio giuridico si definiscono “fatti di lieve entità” in materia di stupefacenti. È quanto proposto nuovamente (ci aveva già provato nel 2018 ma senza successo) non da un fratello d’Italia ma da un deputato del Pd, Andrea De Maria, da poco nominato responsabile dell’organizzazione di Energia Popolare, il movimento lanciato a luglio da Stefano Bonaccini (mai chiamarlo “corrente”, però) per far sentire a Schlein il fiato sul collo della minoranza.
di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 19 settembre 2023
Il Governo laburista del Qeeensland abolisce lo “Human Rights Act”, introdotto nel 2019 per impedire che i minori venissero trattati come detenuti adulti. Il governo della regione nord-orientale australiana del Queensland ha letteralmente scioccato l’opinione pubblica sospendendo lo Human rights act. L’intento delle autorità è quello di mettere dietro le sbarre anche i bambini, abbassando la soglia di punibilità a 10 anni. Il partito laburista al potere, già il mese scorso aveva fatto approvare una serie di provvedimenti per consentire la detenzione di minorenni. Una reclusione a tempo indeterminato in strutture di sorveglianza gestite dalla polizia, perché le modifiche alle leggi sulla giustizia minorile, incluso il carcere per i giovani che violano le condizioni per la cauzione, hanno saturato i posti in quelli che venivano chiamati comunemente riformatòri.
di Stefania Carnevale*
doppiozero.com, 18 settembre 2023
Continua a cadenze inesorabili, come se fosse un fatto naturale, una legge statistica da accogliere nella sua nuda oggettività, l’ondata di suicidi nelle nostre prigioni. Tra il 1992 e il 2022 si sono tolte la vita 1655 persone e quest’anno sono già 51 i casi registrati, gli ultimi tre proprio in questi giorni. L’anno scorso è stato il più nero della nostra recente storia carceraria: 85 persone si sono uccise negli stabilimenti penitenziari. Mai negli ultimi trent’anni si era raggiunta una soglia così alta di perdite di persone che lo Stato aveva in custodia. Il fenomeno dei suicidi, al ritmo inquietante di uno ogni pochi giorni, tocca trasversalmente tutte le categorie di detenuti: i condannati, gli appena arrestati, gli imputati che attendono una sentenza, le donne e gli uomini, i giovani e i vecchi. Le donne e i giovani, nell’ultimo anno e mezzo, sono stati particolarmente rappresentati nel macabro inventario e gli ultimi due mesi ne hanno dato drammatica riprova, con le due detenute morte quasi contemporaneamente nel carcere di Torino e i detenuti appena scomparsi a Milano, Roma e Busto Arsizio. Il ripudio costituzionale della pena capitale e delle violenze fisiche e morali sulle persone private della libertà non riesce a impedire supplizi autoinflitti da detenuti e detenute per cui la reclusione varca il limite della tollerabilità. Vi si pone allora fine con gesti deliberati, ora impulsivi, ora meditati, ora perseguiti con disperata convinzione: impiccandosi alle grate delle finestre, al blindo, soffocandosi con il gas, lasciandosi morire di fame, inascoltati. C’è poi un numero incalcolabile di persone che compie quotidianamente atti di autolesionismo (più di 13.000 nel solo 2021 secondo i dati del Garante nazionale), tagliandosi, cucendosi le labbra, ingoiando pile, detergenti, quel che c’è sottomano, e una quantità enorme di casi in cui i propositi suicidari vengono sventati dall’intervento della polizia penitenziaria.
di Angela Stella
L’Unità, 18 settembre 2023
Un suicidio ad Avezzano. Un detenuto morto nel carcere di Terni, dopo aver dato fuoco alla cella nella quale era recluso. Dalle prime ricostruzioni l’uomo sarebbe morto rimanendo intossicato dal fumo. Nell’accaduto sarebbero rimasti lievemente intossicati anche altri detenuti. Sono in corso le indagini da parte della polizia penitenziaria di Terni, con il coordinamento della procura della Repubblica.
di Tommaso Romeo*
Ristretti Orizzonti, 18 settembre 2023
Il recente decreto legato ai fatti di Caivano e ai reati e alla violenza dei minori secondo la mia esperienza rischia di essere un regalo alla criminalità. Il criminale che è “sul campo di battaglia” ha bisogno di giovani, e se questi poi muoiono o finiscono in carcere non gli importerà più di tanto, perché non porteranno sofferenza alla propria famiglia. Si tratta infatti spesso per lui di perfetti sconosciuti, ma dove li trova questi cavalli da macello? principalmente in quei giovanissimi che finiscono in carcere per qualche piccolo reato. Perché poi il carcere minorile fa da banco di prova e una volta fuori il criminale adulto basta che si informi di che comportamento ha avuto quel ragazzino in carcere e va sul sicuro, è già pronto per fargli fare reati più gravi.
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