elbareport.it, 28 ottobre 2023
Oltre 800 ore per l’orientamento e la profilazione di 145 detenuti, a cui si aggiungono 390 ore di formazione obbligatoria per 220 detenuti che hanno portato al rilascio di patenti per la guida di trattori e patentini Haccp e fitosanitari. Un laboratorio, in via di attivazione, sull’isola di Pianosa per la trasformazione di prodotti agricoli e la produzione di conserve, sottoli, oli essenziali. Sono alcuni dei risultati raggiunti in 4 anni di attività attraverso Milia, progetto sperimentale della Regione Toscana finanziato dal Ministero della Giustizia attraverso il Pon Inclusione 2014-2020, per l’inserimento socio lavorativo di detenuti in esecuzione pena a Gorgona e Pianosa, che ha coinvolto anche persone ristrette nelle carceri di Livorno e Porto Azzurro.
Busto Arsizio. Dalla coop del carcere i cesti di Natale che danno lavoro ai detenuti di tutta Italia
di Lucia Landoni
La Repubblica, 28 ottobre 2023
Don David Maria Riboldi, cappellano della casa circondariale di Busto Arsizio: “Noi non facciamo la carità ai detenuti, diamo loro una concreta opportunità di riscatto”. Oltre tremila cesti venduti e 80mila di euro di indotto economico generato per le cooperative carcerarie di tutta Italia negli ultimi tre anni, ma soprattutto centinaia di persone coinvolte, che hanno l’opportunità di ritrovare la propria dignità attraverso il lavoro: sono i numeri del progetto “Cesti di Natale” promosso dalla cooperativa La Valle di Ezechiele, fondata nel 2019 da don David Maria Riboldi, cappellano della casa circondariale di Busto Arsizio (in provincia di Varese), per favorire il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti.
Libertà, 28 ottobre 2023
Alcuni sono giovani, poco più che ragazzi. Altri hanno i capelli bianchi. A una prima occhiata non si può sapere chi di loro sia stato padre, fuori dalle mura delle Novate. Certo è che continuano a esserlo anche lì dentro, fra le pareti dei corridoi colorate come quelle di una scuola. Chissà cosa hanno pensato gli studenti del liceo Gioia che l’altro pomeriggio si sono ritrovati a depositare negli armadietti zaini e cellulari per entrare nella casa circondariale di Piacenza: ad accoglierli la direttrice Maria Gabriella Lusi che dal 2020 sostiene il progetto “Genitori comunque” portato avanti con l’associazione “Verso Itaca”.
cronachepicene.it, 28 ottobre 2023
È il prodotto di un gruppo di lavoro coordinato dall’Ambito Sociale Territoriale 22 che, oltre al capoluogo, comprende anche i Comuni di Acquasanta, Arquata, Folignano, Maltignano, Montegallo, Palmiano, Venarotta e Roccafluvione “Oltre le parole” è il nome di una iniziativa dell’Ambito Territoriale Sociale 22 che comprende i Comuni di Ascoli, Acquasanta, Arquata, Folignano, Maltignano, Montegallo, Palmiano, Venarotta e Roccafluvione da realizzare all’interno del carcere di Marino del Tronto.
lanuovaprovincia.it, 28 ottobre 2023
Composto da due atti, vedrà sul palco 15 detenuti della casa di reclusione di Quarto nell’ambito del progetto promosso da Agar teatro ed Effatà con Comune di Asti e direzione del carcere. Si intitola “Teatro Oltre” per richiamare il concetto che con l’arte si riesce ad andare oltre le sbarre del carcere. Parliamo del progetto promosso da Agar teatro e Associazione Effatà - insieme a Comune di Asti, Casa di reclusione di Quarto d’Asti e Federazione italiana teatro amatori - che prevede la realizzazione di uno spettacolo teatrale che coinvolge, in qualità di attori, circa quindici detenuti del carcere astigiano. A presentarlo, ieri (venerdì) in conferenza stampa, Silvana Nosenzo e Mario Li Santi (Agar Teatro), Giuseppe Passarino (Associazione Effatà), il dirigente comunale del settore Cultura Angelo Demarchis e la direttrice del carcere Giuseppina Piscioneri, affiancata da Debora Chiarle dell’area trattamentale della casa di reclusione.
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 28 ottobre 2023
“I miei quadri in Vaticano per Papa Francesco. Con l’arte riempio il silenzio”. Collegato alla mafia catanese, 74 anni, è detenuto a Opera. La sua mostra “Rinascita” dai penitenziari all’Auditorium San Fedele. “Grazie ai quadri sono riuscito ad agganciare le mie due figlie. Sono un monito per i giovani”. Qualche mese fa, chino davanti a una tela bianca, pennello e tavolozza in mano, c’era un uomo che piangeva. Poi però la tela ha preso vita. I colori hanno dato forma a un dipinto piccolo e importante. E martedì, l’uomo ha consegnato il suo quadro, ispirato alla settecentesca Madonna che scioglie i nodi, a Papa Francesco. Si sono incontrati al Vaticano, si sono seduti vicino, hanno parlato. Eppure il pittore, che si chiama Marcello d’Agata, ha un nome “pesantissimo”, collegato alla famiglia di Nitto Santapaola e ai tempi terribili e bui della sanguinosa violenza catanese, quando Cosa nostra voleva mostrarsi intoccabile e spietata, e da quelle parti continuava a mietere vittime. D’Agata ha passato dieci anni al 41 bis e ora - da vent’anni - sconta l’ergastolo più severo, con la scritta ufficiale e immutabile sul foglio: “Fine pena mai”.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 28 ottobre 2023
“Indignato, sbigottito e annichilito”, così Claudio Salvia ha reagito alla riedizione della fiction “Il camorrista”, realizzata nel 1986 da un giovane Giuseppe Tornatore che tornerà presto sugli schermi di Canale 5 in versione lunga e restaurata. La serie racconta la parabola di Raffaele Cutolo, lo spietato boss della Nuova camorra organizzata(Nco), un’organizzazione che ha ucciso migliaia di persone tra cui Giuseppe Salvia, padre di Claudio e vicedirettore del carcere di Poggioreale, freddato il 14 aprile 1981 in un agguato sulla tangenziale di Napoli.
di Andreina Corso
Ristretti Orizzonti, 28 ottobre 2023
Liliana è in fila: c’è l’ispezione e devono accertare se sei sana, se puoi lavorare con efficienza. Se lo sei, passi ed esci dalla fila e vai nella direzione dei sani, radunati ai lati. Se non lo sei, come Janine, che ha le dita delle mani sanguinanti, le falangi tagliate da una lama d’acciaio durante il duro lavoro imposto a lei e alle altre ragazzine, mani che tiene nascoste dietro alla schiena (ma i nazisti non li imbrogli), attenti e disciplinati come sono, ti indicano un’altra direzione, quella delle docce di fumo. Ti ordinano quell’altra direzione, come si usa nei campi di concentramento.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 28 ottobre 2023
Samba, gambiano, dorme tutte le sere nel parco delle Cascine. “Sono stato in una struttura per migranti, poi ho ricevuto la protezione internazionale e sono dovuto andare via”. Nei giardini della Fortezza c’è Khaled, pachistano, insieme ad altri connazionali. Sono arrivati dalla rotta balcanica, ma nei centri di accoglienza non ho trovato posto. In centro c’è Claudio, siciliano, un passato familiare burrascoso e qualche anno in carcere, fino a pochi giorni fa accampato con la sua tenda nel vicolo di Santa Maria Maggiore. “Io mi vergogno a vivere in queste condizioni, a stare accanto al Duomo a chiedere l’elemosina, a dormire in questa tenda”. Il suo labrador sempre accanto, Rex. “Quello che mi dà un cane non mi dà una persona”. E poi Massimo, dorme fuori dalla chiesa del Romito (anche lui in tenda) da quasi quattro anni: “È iniziato tutto con la pandemia, lavoravo in una pasticceria, che però ha chiuso, sono rimasto a piedi”. Perde il lavoro, si sgretolano gli affetti familiari, finiscono i soldi. E si ritrova per strada. “Ormai ci ho fatto l’abitudine”.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 ottobre 2023
Il diniego opposto ad una malata oncologica con tutti i requisiti richiesti dalla Consulta. Per la sanità regionale manca il sostegno vitale (che c’è). In Veneto avrebbero detto sì. A Roma una signora di 57 anni, malata oncologica in fase terminale, ha chiesto di mettere fine alle proprie sofferenze che reputa ormai intollerabili. Ha tutti i requisiti stabiliti dalla Corte costituzionale nella importante sentenza 242 Cappato/Dj Fabo del 2019 per accedere al suicidio medicalmente assistito nella propria abitazione, ma l’Azienda sanitaria regionale Asl Rm 1, nella persona del Commissario straordinario Giuseppe Quintavalle e del direttore sanitario Gennaro D’Agostino, le negano quello che la Consulta ha riconosciuto come diritto costituzionale, sollecitando peraltro un intervento del legislatore. Diritto che finora ha permesso ad almeno altre sei persone, in Italia, di ottenere il nulla osta alla morte volontaria.
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