di Lorenzo Cremonesi
Corriere della Sera, 30 ottobre 2023
Da poche stanze d’hotel affittate a Hebron per la Pasqua del ‘68 alla missione di “ebraicizzare” la terra con ogni mezzo. All’inizio parve una cosa da niente, un atto un poco folle da parte di un gruppetto di ebrei religiosi particolarmente originali e tanto innamorati della terra d’Israele: affittare poche stanze nell’hotel A-Naher Al-Khaled nel centro di Hebron per celebrare assieme alle loro famiglie la Pasqua ebraica del 1968. Il governo laburista di Levi Eshkol in principio storse il naso, dai giorni seguenti la travolgente vittoria del giugno 1967 si era deciso che i “territori occupati” ai danni di Giordania, Egitto e Siria (eccetto Gerusalemme Est che era stata subito annessa) andavano preservati intatti, per poter renderli agli arabi in cambio della pace e del pieno riconoscimento di Israele.
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 30 ottobre 2023
Israele viene criticato perché si affiderebbe solo alla forza senza neppure immaginare una soluzione politica. Ma neanche dalla controparte arriva alcuna proposta. Nella stragrande maggioranza dei talk televisivi e dei commenti della stampa, nelle dichiarazioni pubbliche di tutto lo schieramento di centro-sinistra (ma non solo) ha sempre più spazio il tema “consigli ad Israele”. Dovunque, infatti, è tutto un mettere in guardia Gerusalemme contro gli eccessi della reazione al pogrom del 7 ottobre da parte del suo esercito, a non esagerare, a fare attenzione alle conseguenze. Sempre, naturalmente, sulla base di una premessa che non ci si stanca di sottolineare: e cioè che da decenni Israele ha sbagliato tutto e che dunque proprio noi “che come si sa siamo suoi amici” abbiamo il dovere di dirglielo. Lo Stato ebraico, infatti, non avrebbe mai pensato ad altro che a resistere ma senza mai curarsi d’immaginare una qualunque soluzione per la “questione palestinese”, avrebbe sempre mostrato un deplorevole vuoto di iniziativa politica, si sarebbe sempre cullato nell’illusione che bastasse tirare avanti. E oggi esso commette più o meno lo stesso errore: si mostra capace solo di reagire in maniera inconsulta, pensa solo a bombardare, sparare, invece di fare politica: e non capisce che così prepara unicamente altri mali a proprio danno. È chiaro dunque qual è il nostro dovere di amici dello Stato ebraico: “Aiutiamo Israele a uscire dal brutto vicolo cieco” come s’intitolava esemplarmente un articolo di Gad Lerner sul “Fatto Quotidiano” di qualche giorno fa.
di Davide Frattini
Corriere della Sera, 30 ottobre 2023
Sono 5.200, tra loro 333 donne e 170 minori. Un altro migliaio dal 7 ottobre. Barghouti e Zubeidi i leader. La proposta del numero uno di Hamas a Gaza: uno scambio coi 239 ostaggi. Le foto degli ostaggi stanno attaccate in fila sul cavalcavia davanti al Pentagono israeliano. Il nome, l’età, il luogo dove sono stati rapiti dai terroristi. Anche il loro destino è sospeso sopra un ponte, quello dei negoziati che i famigliari israeliani pretendono vengano portati avanti a costo di un cessate il fuoco.
di Mario Giro*
Il Domani, 30 ottobre 2023
Ancora una volta gli armeni fuggono e ancora una volta i turchi ne sono responsabili. L’intrigo geopolitico sta schiacciando l’Armenia che si trova isolata e dimenticata. Bisognava negoziare molto tempo fa ma è bene farlo ora senza dover attendere la prossima guerra. L’Armenia è una ferita rimasta aperta da più di un secolo e che ora la guerra di Gaza ricopre e nasconde. Così non si rimargina, tornando a interrogare l’Europa e le nostre coscienze. Ai tempi della prima guerra mondiale il Metz Yeghern, la grande strage degli armeni e degli altri cristiani dell’impero ottomano, venne coperto dal conflitto stesso.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 29 ottobre 2023
“Luigi Daga si impegnò per restringere la carcerazione ai delitti gravi, per offrire l’opportunità di reinserimento sociale dei detenuti attraverso il più ampio ricorso alle misure alternative alla detenzione”. Non è una dichiarazione di Rita Bernardini ma è una solenne presa di posizione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Luigi Daga era un magistrato che svolse ruoli importanti nell’amministrazione della giustizia alla fine del secolo scorso. Fu ucciso in Egitto in un agguato terroristico.
di Claudio Bottan*
L’Unità, 29 ottobre 2023
“Ma chi te lo fa fare?” È questa una delle domande che spesso mi sento rivolgere durante gli incontri con gli studenti. Effettivamente, dopo sei anni di carcere trascorsi in nove istituti diversi e altri tre scontati in misura alternativa per reati fallimentari, sarebbe comprensibile non volerne più sapere, girare pagina e staccare la mente da un vissuto che fa male.
di Davide Varì
Il Dubbio, 29 ottobre 2023
Il ministro della Giustizia: “Quello che ci chiede l’Europa è un arsenale di repressione della corruzione ma il nostro è già l’arsenale più ricco di tutti”. “L’abuso d’ufficio è un reato evanescente, con una fattispecie estremamente vaga e generica, che tra l’altro contrasta con il principio della tassatività del reato. Ma intanto ci sono 5mila processi l’anno che poi alla fine si concludono con l’assoluzione”. Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, intervenendo alla tavola rotonda “È possibile una vera giustizia liberale?” promossa da Azione.
di Liana Milella
La Repubblica, 29 ottobre 2023
Il giudice Giovanni Zaccaro, nuovo segretario di Area: “Il caso Apostolico? Il vero obiettivo è avere una magistratura addomesticata”. E sulla nuova prescrizione dice: “Basta riforme. Servono risorse, ma stiamo rischiano di perdere i fondi del Pnrr”. Il governo? “Vuole una magistratura addomesticata”. Gli attacchi alle toghe? “Servono per avere giudici che diano ragione al potente di turno”. La nuova prescrizione? “Rischiamo di perdere i fondi del Pnrr mentre la giustizia ha un drammatico bisogno di risorse”.
di Andrea Pescari
Corriere dell’Umbria, 29 ottobre 2023
Il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria torna in Umbria. Avrà sede a Perugia e unirà Umbria, Abruzzo e Molise. È quanto emerso dopo uno schema di decreto della presidenza della Repubblica trasmesso dal Ministero della Giustizia, con comunicazione firmata dal direttore generale Massimo Parisi, alle organizzazioni sindacali in data venerdì 27 ottobre. Dopo 8 anni dal complicato accorpamento Umbria - Toscana, il nuovo provveditorato includerà 15 istituti penitenziari, 4 sono quelli umbri.
di Antonio Murzio
La Notizia, 29 ottobre 2023
Le quattro carceri della città metropolitana di Milano ospitano in totale 3.726 detenuti. Ma curarsi negli istituti è un’utopia. Per le quattro carceri della città metropolitana di Milano (San Vittore, Opera, Bollate e il minorile Beccaria), che ospitano in totale 3.726 detenuti, il rapporto tra infermieri e reclusi è di 1 a 200 durante il giorno e di 1 a 600 durante la notte. Il dato è stato reso noto nel corso di un incontro tra le Rsu dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, dove è attiva la struttura complessa “Direzione coordinamento carceri” alla quale afferiscono le quattro strutture di detenzione, e le commissioni Sanità e Carceri, riunite in seduta comune, di Regione Lombardia.
- Frosinone. Morto in carcere a 43 anni, indagati 5 medici
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- Torino. Klodian, la prima volta di un detenuto-arbitro. “Il rugby ti cambia”









