di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 30 ottobre 2023
L’avvocata Diletta Stendardi: “È un istituto complementare al procedimento”, dice la mediatrice penale, “consente di agire su aspetti di cui il procedimento non può occuparsi, qualora le parti lo ritengano utile”. La giustizia riparativa è un istituto molto coraggioso, complementare al procedimento vero e proprio. L’avvocata Diletta Stendardi, che opera anche come mediatrice penale, ripercorre le tappe fondamentali che hanno portato alla creazione della giustizia ripartiva e al suo ingresso nel nostro sistema giudiziario. “Badiamo bene - dice al Dubbio Stendardi -, il coraggio è cosa diversa dalla sconsideratezza. La traversata va compiuta con la necessaria preparazione e con la bussola dei principi fondamentali e delle garanzie previsti dagli atti sovranazionali, così come dal decreto legislativo 150/2022”.
di Oliviero Mazza*
Il Dubbio, 30 ottobre 2023
Responsabilizzare l’imputato e riconoscere il ruolo della vittima significa confessare davanti al mediatore, con atto di contrizione, senza alcuna garanzia difensiva. Un primo equivoco riguarda i principi generali e le finalità. L’articolo 43 co. 2 d.lgs. 150 del 2022 non lascia dubbi sul fatto che i programmi di giustizia riparativa “tendono a promuovere il riconoscimento della vittima” e la “responsabilizzazione” dell’imputato. Nessun infingimento da parte del legislatore: la giustizia riparativa richiede ruoli definiti, vittima e colpevole, che sono ontologicamente incompatibili con la presunzione d’innocenza.
di Mitja Gialuz* e Michele Passione**
Il Dubbio, 30 ottobre 2023
È un percorso dialogico condotto da un mediatore che prende le mosse non dalla responsabilità penale ma da un fatto nudo. Bisogna dare atto a Oliviero Mazza di aver preso sul serio l’impegno ad animare il dibattito attorno alla giustizia riparativa, salutata sin dalla scorsa estate dalle pagine di questo giornale con giudizi lapidari. L’oggetto della riflessione viene suggestivamente alterato dall’Autore in modo che i suoi pre-giudizi critici fondati su una rappresentazione ideologica possano risultare retoricamente efficaci e persuasivi.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 30 ottobre 2023
È il primo esempio in Italia, almeno per un omicidio, e ha suscitato sconcerto tra i familiari della vittima. A settembre scorso a Davide Fontana, il bancario di 44 anni condannato in primo grado a trent’anni per l’omicidio, lo smembramento e l’occultamento del corpo di Carol Maltesi, è stata concessa, con la contrarietà del pm e delle parti civili, dalla Corte di Assise di Busto Arsizio l’ammissione all’istituto della giustizia riparativa, primo caso in Italia, almeno per il reato di omicidio, dell’istituto entrato in vigore il 30 giugno scorso, a seguito della riforma Cartabia.
Agnese Moro: “Mio padre avrebbe approvato la scelta di incontrare chi ha ucciso lui e la sua scorta”
di Franco Insardà
Il Dubbio, 30 ottobre 2023
La figlia dello statista da anni gira l’Italia per raccontare l’esperienza degli incontri tra vittime e protagonisti della lotta armata. “Io non dimentico cosa mi è successo e non lo considero meno terribile di allora. Dopo aver stretto la mano agli artefici di quel dolore, però, dopo aver potuto chiedere loro “perché l’hai fatto?” so che tutto è tornato al suo posto. Siamo seduti uno vicino all’altro, siamo amici, ci preoccupiamo per le famiglie altrui: c’è stata una frattura ma oggi è necessario che sia così. Questa per me è il senso profondo della giustizia.
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 30 ottobre 2023
A non rispettare le regole è una minoranza, che però va sanzionata nel processo, anche col proscioglimento dell’imputato. O salta tutto. Altro urge e problemi più gravi sono nell’agenda e nelle preoccupazioni del paese. Forse, però, è proprio questo il momento per riprendere le fila di un discorso le cui braci ardono in profondità e che resta comunque centrale nel tempo che verrà. La separazione delle carriere è stata al centro del dibattito recente del congresso dell’Unione delle Camere penali, e il cambio al vertice dell’associazione non sembra annunciare una diversa postura sull’argomento.
di Vincenzo Falci
castelloincantato.it, 30 ottobre 2023
Tragedia in carcere dove un detenuto ha deciso di farla finita. E sono stati poi momenti di forte, fortissima tensione al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Elia. Sì perché è lì che è stato subito trasferito il recluso ma per i sanitari non c’era ormai più nulla da fare. In quei frangenti, quando hanno compreso che era deceduto, i parenti della vittima sono andati in escandescenza. Sono stati momenti di grande nervosismo nell’area dello stesso pronto soccorso perché i parenti del detenuto morto in carcere si sono lasciati prendere da un forte nervosismo. La situazione si è fatta elettrica tanto da rendere necessario ‘intervento di una pattuglia di polizia per riportare la calma.
Adnkronos, 30 ottobre 2023
Dalla Casa di reclusione di Rebibbia a Roma, la denuncia: “Per noi il diritto alla salute e alla cura è messo in discussione”. “In carcere ci si ammala tanto e curarsi è sempre più difficile, malgrado l’encomiabile impegno dei medici presenti negli istituti. Ma sono sempre meno”. Lo denunciano i detenuti della Casa di reclusione di Rebibbia a Roma che, da qualche anno, hanno dato vita al notiziario “Non tutti sanno”, realizzato all’interno del penitenziario. Un appello che ha una valenza generale, per l’intero territorio nazionale, e che per questo i detenuti indirizzano al presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, all’Ordine romano, ai sindacati medici ma anche alle istituzioni tutte e, sul caso specifico, al presidente della Regione del Lazio, Francesco Rocca, anche responsabile della sanità regionale.
di Antonio Salzano
mardeisargassi.it, 30 ottobre 2023
“Ci sono stato appena 19 ore e dico: Poggioreale va chiuso”. Questo il titolo di un articolo apparso su L’Unità, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci nel 1923 e da poco più di cinque mesi diretto da Piero Sansonetti. A firmarlo è l’europarlamentare Andrea Cozzolino, indagato nell’inchiesta Qatargate e condotto nel carcere napoletano per poche ore prima di essere messo ai domiciliari. Il tempo necessario, insomma, a rendersi conto delle condizioni disumane in cui vivono gli oltre duemila detenuti, quasi 500 in più di quanto consenta la vecchia struttura realizzata nel primo Novecento e per la quale lo stesso Cozzolino opportunamente dichiara che non servono ristrutturazioni, inutile indugiare. Ogni tentativo è solo accanimento terapeutico. Chiuderlo è un’urgenza non rinviabile.
La Repubblica, 30 ottobre 2023
Notte di rabbia nella nuova ala in vista dell’inaugurazione prevista il 10 novembre del progetto accanto al carcere. Tutti trasferiti i detenuti rivoltosi. Calderone: “Siamo in una situazione di totale abbandono”. Risse, devastazioni e incendi. E quella rabbia pronta a esplodere in ogni momento. A Casal del Marmo non ci sono i colpi di scena della fiction Mare Fuori. Ma solo la più cruda delle realtà, dove il più banale dei litigi si può trasformare in una catastrofe. “Siamo in una situazione di totale abbandono”, denuncia Valentina Calderone, il garante dei detenuti del Campidoglio, che questa mattina visiterà l’istituto penitenziario minorile dopo l’ennesimo fine settimana di violenze.
- Lecce. “Pochi infermieri nel carcere”, l’allarme del sindacato Fsi Usae
- Caserta. Diritti dei detenuti, conclusa formazione per Polizia penitenziaria
- Ferrara. Al Libraccio si parla di diritti umani, carcere e populismo penale con Stefano Anastasia
- Asti. La città entra in carcere con la rassegna “Teatro oltre”
- La scienza come antidoto alla (mala)politica proibizionista









