di Luca Pons
fanpage.it, 1 novembre 2023
Una nuova proposta di legga della Lega concretizza le richieste fatte da Matteo Salvini nelle scorse settimane: misure più stringenti per gli attivisti climatici, dal Daspo urbano all’arresto in flagranza di reato se si blocca il traffico. La Lega ha presentato una proposta di legge che prevede l’arresto in flagranza di reato e il carcere per chi blocca il traffico, oltre alla possibilità di Daspo urbano. L’inasprimento delle misure per casi simili, che andrebbe a colpire chiunque protesta pacificamente bloccando la circolazione delle auto, ha l’obiettivo soprattutto di punire le iniziative di attivisti climatici come quelli di Ultima generazione. Più volte negli ultimi anni, e anche nelle scorse settimane, i giovani di Ug hanno lanciato manifestazioni di protesta sedendosi sulla carreggiata di una strada e bloccando il traffico, per attirare l’attenzione sulla lotta al cambiamento climatico e sulle misure politiche che sarebbero necessarie per metterla in atto. La Lega ha sempre duramente contestato queste iniziative: a metà ottobre Matteo Salvini ha detto che gesti simili da parte di “eco-imbecilli” andrebbero puniti con “multa pesante, carcere e arresto in flagranza”. Ora la proposta è arrivata in Parlamento.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 1 novembre 2023
La vicenda degli arresti chiesti dal pm e non concessi dal gip a Milano ha riacceso una polemica annosa. Dalla Roma di “Mafia capitale” alla Milano del “Consorzio” che avrebbe unificato le cosche storiche di cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra. Visioni di pubblici ministeri e direzioni antimafia che finiscono con il vedere metaforiche lupare ovunque, con un radar così ossessivamente puntato in una sola e univoca direzione, tanto da finire sconfessati dalle ordinanze e sentenze dei giudici. È capitato a Roma, quando la procura diretta da Giuseppe Pignatone nel 2014 ha lanciato una bomba che per potenza mediatica ha raggiunto i luoghi più lontani del mondo e ha battezzato la capitale d’Italia come centro mafioso. La cosca è lì, nel cuore dell’Italia, dissero in coro i capitani coraggiosi che si chiamavano Michele Prestipino, procuratore aggiunto, e i sostituti Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini, che affiancavano il dottor Pignatone nella fatica delle indagini. Dopo sei anni, e dopo che i giudici dell’appello avevano sconfessato, con un vero appiattimento sula teoria dell’accusa, la lungimiranza dei giudici di primo grado, la cassazione disse parole chiare. Prima di tutto evidenziando quel che dovrebbe essere lapalissiano, e cioè che l’interpretazione del reato la dà la legge, non la fantasia del magistrato, singolo o collettivo che sia. Il “Mondo di mezzo”, stabilì il giudice di legittimità il 22 ottobre del 2019, non era mafia, ma semplice corruzione. C’erano i reati contro la pubblica amministrazione e c’erano i responsabili che li avevano commessi. Ma mancavano i presupposti previsti dall’articolo 416-bis del codice penale, il metodo mafioso nei comportamenti dei soggetti coinvolti e anche quella “fama” conquistata dall’associazione criminale che produce l’assoggettamento omertoso di una porzione di società. Lucciole scambiate per lanterne, che avevano danneggiato nel mondo la reputazione dell’Italia e della sua capitale, e scaricato come merce avariata e pericolosa nelle carceri speciali i due principali responsabili Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, mentre fiorivano successi editoriali e filmografici di coloro che a quell’ipotesi fantasiosa e infondata avevano creduto, o finto di credere.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 1 novembre 2023
Nessuna presa di posizione da parte del sindacato delle toghe dopo l’attacco subito da Perna, il gip di Milano che non ha accolto le richieste d’arresto della procura antimafia. Silenzio da parte dell’Anm nazionale e locale intorno alla vicenda che ha coinvolto il gip milanese Tommaso Perna, che non ha accolto la richiesta di 143 arresti da parte della procura antimafia attirando su di sé pesanti critiche da parte dei media ma anche la contromossa della procura nel suo ricorso già depositato al Riesame, in cui lo accusa, impropriamente, di fare ‘copia e incolla’ da un blog di un avvocato.
Il Manifesto, 1 novembre 2023
Bastano poche parole a Ilaria Cucchi per trasmettere tutta la sua amarezza: “Roberto Mandolini colpevole, salvato dalla prescrizione”. La sorella di Stefano Cucchi, il giovane goemetra romano morto nel 2009 dopo essere stato arrestato per possesso di droga, affida ai social la delusione per la decisione della Corte di cassazione di dichiarare prescritto il reato di falso per il maresciallo Mandolini, all’epoca dei fatti comandante della caserma Appia, e per il carabiniere Francesco Tedesco, che aveva assistito al pestaggio e grazie alla cui testimonianza si sono riaperte le indagini e si è giunti alla verità processuale. I due militari, condannati nel luglio scorso nel corso del processo di Appello bis a 3 anni e sei mesi (Mandolini) e 2 anni e 4 mesi (Tedesco), avevano presentato ricorso in Cassazione. E i giudici della Suprema Corte hanno annullato senza rinvio, riconoscendo il reato estinto per intervenuta prescrizione.
di Fabio Ledda
L’Unione Sarda, 1 novembre 2023
È stata dichiarata la morte cerebrale di Patrizia Incollu, direttrice del carcere Badu e Carros di Nuoro, coinvolta nel pauroso incidente sulla statale 389, in cui era morto l’assistente capo coordinatore nel carcere nuorese, Peppino Fois. Il verdetto dei medici questo pomeriggio, poco dopo le 19, nel reparto di Rianimazione all’ospedale di Nuoro, dov’era stata ricoverata subito dopo lo schianto in condizioni gravissime.
di Giampaolo Cassitta
La Nuova Sardegna, 1 novembre 2023
Ci eravamo conosciuti all’Asinara. Io educatore, lei fresca vincitrice di un concorso per operatore amministrativo. Erano i primi anni novanta ed eravamo giovani, aggrappati alla vita e a un futuro tutto da disegnare. Patrizia Incollu costruiva sorrisi con gli occhi, camminava leggera su quell’isola carcere. Avrebbe poi partecipato al concorso per direttori e l’avrebbe vinto. Perché era brava, perché era determinata. Perché quello era il suo mestiere. Un mestiere ruvido, con molte strettoie e pochissime pianure. Il direttore di un carcere è come una vera e propria missione: difficile, complicata, a volte intrigante a volte quasi inutile. Si lavora sul filo delle opportunità e della paura. Quella di non farcela, quella di non riuscirci, quella di non essere all’altezza.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 1 novembre 2023
Oggi a Milano, alle 15 in piazzale Cadorna, nei pressi del carcere di San Vittore, un presidio a sostegno delle richieste dei parenti. Di sicuro si sa solo che è morto il 26 ottobre nella clinica Humanitas di Milano, il detenuto bergamasco Oumar Dia, proveniente dal carcere di Opera. Non è chiaro il motivo della sua morte: suicidio, malattia o, come sospettano alcuni amici e parenti, forse perfino “altro”. Aveva 21 anni e doveva scontare una pena di 4 anni e sei mesi, in tutto, per una serie di reati tra cui una rapina di un cellulare avvenuta tre anni prima (fine pena 2027). Era stato arrestato a giugno e rinchiuso nel penitenziario di Bergamo, la sua città di residenza. Il primo ottobre era stato trasferito ad Opera. E qui sorge il primo interrogativo: come mai un detenuto che deve scontare una così breve pena viene trasferito? Di solito, spiega il garante dei detenuti di Milano Franco Maisto che si sta interessando al caso, chi sconta pene così brevi viene trasferito semmai a Bollate. La famiglia non sarebbe stata avvisata neppure del trasferimento.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 1 novembre 2023
I percorsi di giustizia riparativa a Opera vengono condivisi con gli studenti delle medie e diventano occasione di confronto educativo nelle aule degli istituti di periferia. Come al Gratosoglio. Ryan ripete che no, il carcere non se l’aspettava così. E nemmeno la barca raffigurata nella grande stanza allestita appositamente per la classe. Evoca quella affondata a Lampedusa il 3 ottobre di dieci anni fa, col suo carico di 368 vite. I ragazzi ci girano attorno e osservano gli oggetti raccolti e imbustati nella plastica: cellulari, scarpe, “una pagella che sembra la mia”.
comune.pisa.it, 1 novembre 2023
Scadenza fissata per mercoledì 15 novembre. “Una figura - dichiara l’assessore alla pari opportunità Gabriella Porcaro - istituita dal Consiglio Comunale per tutelare la vita delle persone che si trovano ristrette all’interno degli Istituti di pena affinché non si sentano invisibili e lese nella propria dignità, ma siano inserite in percorsi di graduale recupero mediante il riconoscimento dei diritti garantiti dalla Costituzione. La figura del Garante costituisce il riconoscimento di come le persone private della libertà personale siano parte integrante della cittadinanza, siano riconosciuti titolari di molteplici diritti fra cui quello della partecipazione alla comunità locale attraverso politiche di integrazione, di promozione delle relazioni tra società dei detenuti e società dei liberi per rendere effettivo il principio costituzionale del reinserimento sociale. Il carcere non è uno spazio estraneo alla comunità ma un luogo dove le vite devono poter cambiare, ripartire e ricominciare. Il Garante dovrà preservare l’incolumità e garantire i diritti dei detenuti e assicurare un costante dialogo con le istituzioni, le associazioni e gli altri soggetti coinvolti nel mondo penitenziario. È infatti interesse dell’intera comunità che i detenuti siano riabilitati nel tessuto sociale al fine di ridurre il tasso di recidiva”.
di Marco Pederzoli
Il Resto del Carlino, 1 novembre 2023
L’iniziativa prevede la convivenza in un appartamento seguiti da personale specializzato. Poi con associazioni e imprese si cercherà di facilitarne il coinvolgimento lavorativo e formativo. Quattro persone internate all’interno della Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia avranno presto un’opportunità del tutto inedita per reinserirsi nella società. Ad annunciarlo è stata in questi giorni l’amministrazione comunale di Castelfranco, nell’ambito delle iniziative della settimana della salute mentale “Màt”, che ha visto in questa edizione una serie di eventi. Il progetto prenderà il via già nelle prossime settimane ed è finanziato da Cassa delle Ammende e dalla Regione.
- Oristano. Carcere, un progetto-pilota per la medicina penitenziaria a Massama
- Adolescenti difficili, il carcere e il recupero: non buttate via la chiave
- La Corte europea dei Diritti dell’Uomo cambiava volto 25 anni fa
- Migranti. Tribunale di Firenze, tre nuove sentenze dicono che la Tunisia non è un paese sicuro
- Medio Oriente. Guerra “giusta” e “scudi umani”: che cosa è legale e chi lo decide?









