di Mao Valpiana
Il Manifesto, 2 luglio 2023
Parla Yurii Sheliazenko, leader del Movimento nonviolento a Kiev “Rischio la vita, ma non mi faccio intimidire dai guerrafondai. Putin e Zelensky restano supremi negazionisti della pace e cercano la vittoria sul campo. Manca l’immaginazione nel costruire ponti, quindi li fanno letteralmente saltare”.
di Marco Boato
L’Unità, 2 luglio 2023
Poco prima di togliersi la vita nel 1995, il fondatore dei Verdi propose l’intervento in Bosnia tramite una forza dell’Onu. Al suo appello non rispose nessuno. 8mila persone finirono trucidate nel massacro di Srebrenica.
di Aldo Cazzullo
Corriere della Sera, 2 luglio 2023
I blindati nelle vie di Parigi segnano una frattura ormai evidente, in Francia. E il presidente-padre della Nazione ora è il bersaglio delle proteste. I blindati nelle vie di Parigi per fermare la rivolta delle banlieues e l’ex allenatore del Nizza e del Psg arrestato per un’espressione razzista sono ovviamente due notizie di dimensioni diverse. Ma il fatto che siano arrivate nello stesso giorno restituiscono l’immagine di una Francia costretta a usare mezzi sproporzionati per far rispettare lo Stato di diritto a un Paese riottoso, ribelle, incattivito.
di Maurizio Ambrosini
Avvenire, 2 luglio 2023
Tocca sempre più spesso alle Corti di giustizia frenare la corsa dei governi verso soluzioni disumane ai drammi dei profughi. Questa volta è stata la Corte d’appello britannica a bocciare il controverso piano di deportazioni verso il Ruanda che il governo conservatore del premier Sunak ha ereditato da Boris Johnson. Un piano avversato dalle organizzazioni umanitarie e dalle Chiese anglicana e cattolica, e contro cui l’Unhcr aveva presentato appello, dopo che nel dicembre scorso l’Alta Corte del Regno Unito l’aveva definito legale.
di Matteo Garavoglia
Il Manifesto, 2 luglio 2023
Prigioniera della crisi economica, la città tunisina è sospesa: al cimitero di Lajmi dà una tomba ai migranti morti nel Mediterraneo; nelle strade isola i subsahariani in un limbo senza soluzioni. E aumentano gli attacchi xenofobi accesi dal presidente Saied. 4216. 4197. Yoroba Sandrine. 4201. Distante pochi chilometri dal centro di Sfax, nascosto lungo una delle strade che porta fuori dalla città, si trova il cimitero musulmano di Lajmi. Qui prende forma tutta la drammaticità legata alle partenze verso la sponda nord del Mediterraneo dalla Tunisia delle ultime settimane. Molte volte si racconta di come i numeri non riescano a spiegare a fondo le migrazioni. A Lajmi, al contrario, i numeri sono l’elemento più evidente di un cambiamento radicale.
di Valerio Fioravanti
L’Unità, 2 luglio 2023
Ogni giorno nelle 4.780 prigioni degli Stati Uniti lo subiscono in media 122.000 persone. “Una crisi umanitaria”. Nessuno tocchi Caino studia da un quarto di secolo il sistema penale statunitense perché lo ritiene interessante: colloca quasi tutte le sue risorse, economiche e umane, nella “repressione”, e pochissime nella prevenzione.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 2 luglio 2023
Lo studio del dipartimento di Stato. Ignorata la sorte degli afghani che avevano collaborato con il governo Usa. “Le decisioni sia del presidente Trump che del presidente Biden per porre fine alla missione militare statunitense in Afghanistan hanno avuto serie conseguenze sulla possibilità di sopravvivenza del governo afghano e della sua sicurezza”. Con queste parole si aprono le valutazioni di uno studio del dipartimento di Stato Usa sul disastroso ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan nell’agosto 2021.
di Chiara Daina
Corriere della Sera, 1 luglio 2023
Il rapporto dell’associazione Antigone fotografa la situazione carceraria in Italia, realizzata su 97 istituti penitenziari. Allarme suicidi nel 2022 con 85 casi. La denuncia: “Troppe pillole, pochi progetti”. In carcere spesso e volentieri la soluzione contro il disagio dei detenuti è una pillola. Anche se non c’è una malattia mentale da curare e il farmaco serve a ben poco. Secondo l’ultimo rapporto dell’associazione Antigone sulle condizioni detentive, riferito al 2022, nei 97 istituti penitenziari (circa la metà del totale) visitati dagli osservatori della onlus il 20% dei detenuti assume stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi e il 40% sedativi o ipnotici.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 luglio 2023
La situazione di un giovane detenuto di 19 anni, M.N., algerino, nella Casa Circondariale di Cagliari-Uta, ha sollevato crescente preoccupazione. Nonostante sia sottoposto a terapia farmacologica, il ragazzo manifesta un comportamento aggressivo nei confronti del personale penitenziario e delle persone che gli si avvicinano. Questa situazione ha portato al suo isolamento in cella ogni 2/ 3 giorni, un ciclo che crea ansia sia per il personale di sicurezza che per quello sanitario. Maria Grazia Caligaris dell’associazione Socialismo Diritti Riforme ODV denuncia questa vicenda, evidenziando la necessità di trovare un’alternativa alla semplice custodia, considerando la giovane età e i disturbi psichici del detenuto.
di Francesca Sabella
Il Riformista, 1 luglio 2023
Prima il suono delle chiavi che incessantemente aprono e chiudono le celle. Poi, il passo felpato e svelto degli agenti penitenziari, poi la campanella che indica la fine e l’inizio dell’ora d’aria. Sono i primi suoni che imparano a conoscere e a distinguere i bambini che vivono dietro le sbarre. Detenuti anche loro, come le madri. Sono in prigione, esattamente come i grandi. Ma loro sono piccoli e non dovrebbero conoscere il male, il grigio, il vuoto, le sbarre fredde e l’odore dell’aria di un penitenziario. Eppure, oggi in Italia ci sono ancora 23 bambini in carcere con le proprie madri. Si era detto mai più bambini dietro le sbarre. E invece… E invece ci sono, vivono in prigione, imparano le regole del carcere, conoscono la privazione fin da subito. È questo accettabile in un Paese che si definisce civile? È possibile che i figli debbano pagare le “colpe” delle madri? No. E non si risentano i giustizialisti sempre pronti a sventolare le manette e a dire la solita frasetta: la prossima volta, la madre ci pensava due volte prima di sbagliare. Bene. La madre. E i bambini che colpa hanno? Mica hanno scelto loro dove nascere e mica hanno scelto loro di vivere in una cella senza i colori alle pareti e i peluche sul letto. E così dalla Campania è partita una proposta per modificare il codice di procedura penale per consentire alle mamme detenute, che hanno figli con un’età massima di 10 anni, di scontare la pena in case di accoglienza. L’altro giorno il Consiglio regionale della Campania, presieduto da Gennaro Oliviero, ha approvato all’unanimità una proposta di legge. “I bambini che cresceranno dietro le sbarre - ha detto il garante campano per i diritti delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello - non dimenticheranno mai questa esperienza. Le parole che usano maggiormente sono: apri e chiudi”. Chiudiamo il sipario su una condizione che non può essere propria di un Paese Civile.
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