di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 3 novembre 2023
Il ministro dell’Istruzione: “In aula non si mettano in discussione l’Olocausto, i pogrom, le foibe. Sarò al corteo della Lega per i valori occidentali”. “La scuola costituzionale deve fornire gli antidoti contro qualsiasi rigurgito di discriminazione e di antisemitismo”. Giuseppe Valditara, leghista, è il ministro dell’Istruzione e ne è assolutamente convinto: “La scuola costituzionale è quella che insegna il giudizio. Quella del pregiudizio è la scuola fascista, comunista e di tutti i totalitarismi”.
di Beppe Severgnini
Corriere della Sera, 3 novembre 2023
I protagonisti dell’orrore sembrano interessati a causare sofferenza, più che a comprenderla. Sarebbe più onesto limitarsi a dire, come papa Francesco: la guerra è una sconfitta per tutti. Gli studenti palestinesi di una scuola di Nablus, in Cisgiordania, sono andati in visita al campo di sterminio di Auschwitz. Quando qualcuno ha chiesto perché lo avessero fatto, l’insegnante di filosofia ha risposto: “Restiamo nazionalisti, ma siamo tornati più umani”. Sembra di risentire Carlo Maria Martini, che amava quei luoghi: “Ci sarà la pace quando capiremo il dolore degli altri”. Questa storia risplende, come una piccola luce nel buio.
di Piero Ignazi*
Il Domani, 3 novembre 2023
Iniziamo da una domanda scomoda, molto scomoda. Israele ha sempre ragione, qualunque cosa faccia? O anche questo paese, come tutti quelli che fanno parte dell’Onu, è vincolato al rispetto delle norme e delle convenzioni internazionali cui ha aderito, come la convenzione di Ginevra? Da molte parti si irride al richiamo al diritto internazionale nel conflitto in corso e lo stesso sentimento di sufficienza si applica anche ai lunghi decenni di occupazione israeliana del territorio palestinese (la Cisgiordania, Gerusalemme est e la Striscia di Gaza). La scienza politica insegna che nelle relazioni internazionali, così come a livello domestico, sono i rapporti di forza a contare, non certo le magne o piccole carte. Eppure, pezzi di carta come le costituzioni americane e francesi, e la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, base per il testo delle Nazioni unite del 1948, sono pietre miliari nel processo di civilizzazione. La clava più nodosa vince sempre, ma la impugna il barbaro. E la società moderna ha cercato di disarmare i barbari, di controllare la violenza bruta, non solo contrapponendo una forza superiore, di cui Hiroshima e Nagasaki, ma anche Dresda e Amburgo sono i simboli più terribili, ma invocando il rispetto di regole, convenzioni, principi. Qui, il processo di Norimberga è il riferimento obbligato, così come quello ad Adolf Eichmann, contro il quale venne usata l’arma del diritto in quanto “Israele aveva recepito nel suo ordinamento quegli stessi principii derivanti dal diritto internazionale che col Processo di Norimberga si erano tradotti in giurisprudenza”, scrive Alberto Scigliano.
di Greta Privitera
Corriere della Sera, 3 novembre 2023
L’ambasciatore alle Nazioni Unite Ali Bahreini supervisiona la conferenza in cui si discute del ruolo di scienza e tecnologia nella promozione dei diritti umani. Nel suo Paese, intanto, si succedono esecuzioni, arresti e violenze. Sadeq Tajik e Yadollah Farokhi sono stati impiccati all’alba. Quando sorge il sole e le città ancora dormono è il momento prediletto dal regime per punire i cittadini che infrangono le sue leggi. Lo ha fatto anche ieri, nel giorno in cui ha assunto la presidenza del Forum sociale del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Una coincidenza sfortunata? Vediamo: se avesse assunto la presidenza due giorni prima, secondo la ong Hrana, l’avrebbe iniziata mentre giustiziava altri cinque detenuti; sei giorni prima, sarebbe coincisa con la data della morte di Armita Garavand, la sedicenne uccisa dalla polizia morale perché non aveva il velo. Non c’è ora in Iran in cui non ci sia un arresto ingiusto, un’aggressione per dei capelli al vento, una minaccia per un post sui social, un’impiccagione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 2 novembre 2023
Un giovane detenuto di 28 anni si è tolto la vita domenica 29 ottobre nella Casa circondariale di Caltanissetta, dove era recluso dal luglio del 2021. Sarebbe uscito dal carcere tra sei mesi. La sua morte porta il numero dei suicidi nelle carceri italiane nel 2023 a 54, creando una media spaventosa di un suicidio quasi ogni cinque giorni, con alcune tragedie che si sono succedute in modo rapidissimo, come dimostrato dai due recenti casi che sono avvenuti nel giro di sole 24 ore. A comunicarlo è il Garante nazionale delle persone private della libertà.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 2 novembre 2023
La curiosa proposta di riutilizzare le caserme dismesse come carceri, Mentre il ministro Carlo Nordio, forse consigliato da quanti non hanno una visione realistica del mondo penitenziario, ipotizza un riutilizzo delle caserme, dismesse tanti anni fa, per fronteggiare lo straripamento delle già stressate carceri italiane, in modo irriverente, mese dopo mese, prendono invece forma tante carceri “virtuali”, tutte piene di persone detenute con i propri nomi e cognomi, le quali si vanno a aggiungere a quelle già tronfie di ristretti. I dati che ho analizzato non hanno personalità politica e non conoscono la dimensione del pregiudizio.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 2 novembre 2023
Felice Maurizio D’Ettore, Irma Conti e Mario Serio saranno i nuovi componenti del collegio nazionale del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Ormai manca solo la firma del Quirinale e poi, avendo ricevuto il placet dalle commissioni Giustizia di Senato e Camera, Felice Maurizio D’Ettore, Irma Conti e Mario Serio saranno i nuovi componenti del collegio nazionale del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. In particolare sulla nomina di D’Ettore come presidente sono arrivati 20 voti favorevoli e 5 contrari, su quella relativa a Conti 20 voti favorevoli e 5 contrari, mentre sulla nomina di Serio 19 voti favorevoli e 6 contrari.
di Liana Milella
La Repubblica, 2 novembre 2023
L’ordine di Carlo Nordio era stato perentorio: “Il mio disegno di legge che cancella l’abuso d’ufficio è bloccato al Senato, deve andare avanti”. Vertice di maggioranza sulla giustizia una settimana fa a palazzo Chigi, presente la premier Giorgia Meloni. Il tema caldo è la prescrizione, e il ministro della Giustizia riesce in corner a mettere il cappello sul ddl Costa. Ma poi eccolo chiedere alla presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno di “accelerare” il suo disegno di legge che oltre a cancellare l’abuso d’ufficio, vieta ai giornalisti di pubblicare le intercettazioni se non sono contenute nei provvedimenti dei giudici e impone anche il gip collegiale anziché il giudice unico per decidere sugli arresti chiesti dai pm.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 2 novembre 2023
In commissione Giustizia la proposta degli azzurri che cambia le (folli) regole sulle misure di prevenzione. FdI e Lega permettendo. Appena alla Camera si chiuderà, a inizio settimana prossima, il capitolo della nuova prescrizione, in commissione Giustizia potrebbe iniziare la discussione, su pressing di Forza Italia, della proposta di legge di iniziativa dei deputati azzurri Pittalis, Mulè, Calderone e Patriarca che punta a modificare la normativa sulle misure di prevenzione. Come spiega al Dubbio proprio il vicepresidente della commissione Pietro Pittalis, “approvata in prima lettura la legge sull’estinzione dei reati, avremmo da dibattere su due temi molto importanti: la questione intercettazioni e quella della modifica del codice antimafia.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 2 novembre 2023
Numerose sono state nel corso degli anni le vittime della legge Severino, che prevede la sospensione degli amministratori locali per sentenze di condanna non ancora definitive. Così la democrazia è stata compromessa. L’incredibile vicenda che ha visto per protagonista il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà (sospeso dalle sue funzioni in seguito a una condanna in primo grado e in appello per abuso d’ufficio, e poi reintegrato in ruolo dopo due anni in seguito all’assoluzione di fronte alla corte di Cassazione), ha riportato a galla il tema dei danni causati dalla legge Severino, che prevede la sospensione per 18 mesi degli amministratori locali per sentenze di condanna non ancora definitive. Un obbrobrio giuridico che, pur essendo stato salvato dalla Corte costituzionale (in nome della “tutela dell’immagine dell’amministrazione”), ha attribuito di fatto alla magistratura un ulteriore potere di condizionamento sul funzionamento di organi democraticamente eletti, sulla base di sentenze di condanna soltanto provvisorie.
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