di Marina Mingarelli
Il Messaggero, 29 ottobre 2023
“Doveva essere portato subito in ospedale”. L’uomo in prigione per stalking, i telegrammi drammatici con i genitori poco prima di morire. Detenuto morto in circostanze sospette, cinque medici del carcere sono stati iscritti sul registro degli indagati per l’ipotesi di reato di omicidio colposo. La vicenda risale al 12 dicembre del 2020, quando Davide Pacifici, 43 anni residente a Frosinone viene arrestato per il reato di stalking. Il 15 dicembre l’uomo comincia ad avere disturbi respiratori.
di Vincenzo Falci
Giornale di Sicilia, 29 ottobre 2023
Sono accusati di mancata vigilanza e omicidio colposo. Il detenuto avrebbe manifestato l’idea di farla finita. Non sarebbero esenti da colpe per la morte nel carcere di Augusta di un detenuto nisseno. Così ha deciso il gip, accogliendo la tesi della procura, che ha ritenuto che direttrice e medico della struttura carceraria, con le loro scelte, si siano macchiati di responsabilità per l’estremo gesto compiuto in cella da un recluso, il quarantenne nisseno Emanuele Puzzanghera. Era la sera del 14 maggio 2021.
di Francesco Brun
Corriere del Veneto, 29 ottobre 2023
La vicentina: qui non solo reati ma persone. Voglio essere un seme. Una vita di spaccio e furti, poi un’altra vita dietro le sbarre del carcere ma anche sul palcoscenico di una carriera teatrale che le ha regalato soddisfazioni e riscatto. Ora Elena, 44 anni, di Altavilla vicentina, detenuta a Vigevano, sta affrontando una terza sfida: ha un tumore, potrebbe uscire di prigione ma non ha una casa. La sua lettera è stata pubblicata sui social e subito ha ricevuto offerte di ospitalità.
valdelsa.net, 29 ottobre 2023
Dare un supporto educativo sanitario alle persone detenute è possibile. Grazie al modello IDEA (Interventi di Educazione all’Autogestione), entra nel carcere di Ranza (San Gimignano) la formazione per le persone affette da malattie croniche come: diabete, ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco, ictus e malattie respiratorie. Il tutto è realizzabile grazie al contributo degli infermieri - conduttori formati secondo il metodo elaborato all’Università di Stanford. Qualche mese fa, è stato proposto alla Direzione della Casa di Reclusione di Ranza un progetto della durata di un anno per seminari per l’autogestione delle malattie croniche. Dal mese di agosto, questa opportunità è stata usufruita da una quindicina di detenuti affetti da diabete tipo 2. Il secondo seminario coinvolgerà a breve circa altre 20 persone affette da malattia cronica.
di Riccardo Bruno
Corriere della Sera, 29 ottobre 2023
L’esordio a Torino. “Prima reagivo anche per una sciocchezza, adesso mi piace stare in mezzo alla gente”. Il presidente della Federugby: “Il nostro sport ha una capacità innata di formare al rispetto delle regole”. Al quinto minuto di gioco non ha fretta di fischiare il fallo, concede il vantaggio e i ragazzi del Cus Torino lo sfruttano arrivando a meta. Alla sua prima partita, alla sua prima decisione importante, l’arbitro Klodian Bajraktari, albanese, 27 anni tra pochi giorni, fa la scelta corretta.
di Francesca Orsi
fotocult.it, 29 ottobre 2023
Tania Boazzelli, presidente dell’Associazione Scatto Libero, ci racconta un progetto con i detenuti del carcere di Rebibbia e altre iniziative tese ad aiutare attraverso il mezzo fotografico. L’Associazione Scatto Libero di Roma entra in contatto con realtà socialmente “difficili” e con la fotografia aiuta le persone che vivono situazioni di difficoltà a trovare la loro espressione, un modo creativo per ascoltare la loro voce, in carcere o anche in case famiglia. Ne abbiamo parlato con Tania Boazzelli, presidente di Scatto Libero.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 29 ottobre 2023
L’azione di un dittatore o di un gruppo terroristico non trascina con sé lo stigma per gli artisti. Per questo i casi Adania Shibli e Patrick Zaki ora e le follie come quella di annullare le lezioni su Dostoevskij perché russo sono preoccupanti. Eppure dovremmo aver imparato, grazie a secoli di letteratura, che dividere il mondo in due opposti invocando il sangue dell’uno o dell’altro significa dimenticare non solo che esiste l’ormai dileggiata complessità, ma che esistono le posizioni tacitate (quelle degli uomini e delle donne di pace, per esempio), ed esistono anche, in ognuno, le luci e le ombre. Ce lo ha insegnato fra gli altri il professor Tolkien, facendo soccombere il gentile Frodo al potere dell’anello e, prima ancora, cambiando senso a un aggettivo del poema La battaglia di Maldon, dove si narra del conte inglese Byrthnoth che nel 991 manda a morire i suoi uomini “for his ofermod”. “Audacia”, si era tradotto fino a Tolkien. “Smisurato orgoglio”, corresse il professore.
di Ugo Mattei
L’Espresso, 29 ottobre 2023
Il funzionamento della tecnologia sofisticata ci sfugge del tutto. Così siamo costretti a fidarci di chi la produce. Mentre bisognerebbe sviluppare un sapere critico, lavorando sull’alfabetizzazione e introducendo nelle aule le storie di chi ha lottato in questa direzione. La nostra epoca va caratterizzata come l’era della conoscenza. La conoscenza è strettamente legata all’intelligenza, ma non ne è un sinonimo. L’intelligenza, infatti, è etimologicamente comprensione, sicché uno potrebbe considerare impossibile conoscere ciò che non si comprende. Scienza, conoscenza, intelligenza e comprensione tuttavia, di fronte alla complessità del reale, hanno via via sviluppato fra loro relazioni sfumate e cangianti, generando fenomeni sociali, come la tecnologia, di fronte ai quali lo iato fra conoscere e comprendere diviene abissale. Per millenni gli umani hanno conosciuto il fuoco senza comprenderlo, e ciò risulta vero oggi per la stragrande maggioranza degli automobilisti, di coloro che ascoltano la radio, guardano la tv o utilizzano un cellulare. Per il non specialista, infatti, la tecnologia è sempre una sorta di magia, che genera sorpresa e meraviglia. A fine Ottocento sentire la voce di una persona lontana in una cornetta. Oggi vedere sullo smart phone l’immagine del nipotino che ti sorride da New York.
di Adil Mauro
L’Espresso, 29 ottobre 2023
I Centri di permanenza per il rimpatrio sono gestiti da privati che puntano a un tesoretto di 56 milioni di euro, lasciando i reclusi spesso in condizioni vergognose. “C’è gente che specula sulla pelle di queste persone e non gente qualsiasi. Parliamo di lobby rappresentate in Parlamento. Tutto questo avviene nell’indifferenza generale”, spiega la senatrice Ilaria Cucchi.
di Susanna Rugghia
L’Espresso, 29 ottobre 2023
Morti sospette, detenuti che spariscono, impossibilità di parlare con un avvocato, abuso di psicofarmaci. Il racconto di quello che succede nei centri di permanenza per il rimpatrio fatto da chi ci ha lavorato e ha provato a ripristinare la legalità e l’umanità. “Questo Cpr è una bomba pronta a scoppiare”. L’ultimo allarme sulla situazione ormai ingestibile del Centro per i rimpatri di Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, è arrivato nelle ultime ore dalla sindaca Linda Tomasinsig. Ma la storia di questa struttura arriva da lontano, ed Eva Vigato la conosce bene. “Ormai si vuole sostituire il sistema di accoglienza con la detenzione amministrativa dei Cpr. Che il governo dichiari apertamente che intende portare il modello libico in Italia”.
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