di Shady Hamadi
Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2023
“Come fa l’Europa a stare ferma, immobile, mentre osserva la sponda sud del mediterraneo divorata dal fuoco, senza capire che ad essere mangiato da queste fiamme è anche il suo stesso volto?”. È una domanda che continua a porre Nouri al Jarrah, poeta siriano, classe 1956, dopo decenni alla ricerca di una identità, culturale e sociale, che leghi le due sponde ormai divise da una storia lunga secoli.
di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 30 aprile 2023
L’allarme di Vanessa Pallucchi e del Forum del Terzo settore: “Prestazioni di base garantite e finanziate per tutti, o l’autonomia produrrà nuove disuguaglianze”. “In un Paese come il nostro, caratterizzato da profondi divari, dobbiamo evitare che nuove norme finiscano per approfondirli piuttosto che ridurli”. Le parole sono di Vanessa Pallucchi e la preoccupazione che esprimono è quella del Terzo settore italiano del cui Forum nazionale è portavoce. È l’allarme rispetto a un tema che il Parlamento sta (finalmente) affrontando in questi giorni con appena vent’anni - anzi ventidue - di ritardo: la definizione cioè dei “Livelli essenziali di prestazioni” (Lep) che lo Stato deve garantire a tutti i suoi cittadini, a prescindere da dove vivono. Che bella cosa, uno dice. Il rischio paventato dal Forum è che venga usata come una specie di cavallo di Troia per far passare quell’altro progetto, quello sulla “autonomia differenziata” delle Regioni, che almeno sulla carta va in direzione opposta. “In questi giorni in cui entra nel vivo l’iter del testo in Parlamento - è il monito di Vanessa Pallucchi - ci aspettiamo un ascolto reale delle varie parti sociali e del Terzo settore, soprattutto un impegno che dimostri di voler evitare pericolose fughe in avanti a scapito della garanzia dei diritti dei cittadini”.
di Alessandra Ghisleri
La Stampa, 30 aprile 2023
Il sondaggio Euromedia: soltanto per il 28% è una festività importante, il 30% crede che sia diventata propaganda. Quattro italiani su dieci si ritengono sottopagati, per il 13% l’occupazione è un’emergenza.
di Massimo Cacciari
L’Espresso, 30 aprile 2023
La rivoluzione tecnologica riduce la necessità di occupati. È un’occasione da cogliere per svincolare il valore della persona dal mercato. Non è utopia. Ecco come si può fare. 1° Maggio, giornata del lavoro. E dei milioni di precari, sotto-occupati, disoccupati. Repubblica fondata sul lavoro. Quale lavoro? Fino a quando non ci porremo con sobrietà e disincanto questa domanda la retorica più frustra continuerà a imperversare. Mai lo sviluppo economico-tecnologico ha prodotto una riduzione del lavoro necessario più drammaticamente rapida e intensa. Ciò è nella natura del sistema di produzione sociale che domina ormai il pianeta e che chiamiamo capitalismo - e tuttavia oggi essa si manifesta, almeno in Occidente, con tratti qualitativamente nuovi e con effetti sociali dirompenti. Il flusso innovativo, il salto tecnologico e organizzativo, attraverso momenti di crisi, tendevano in passato a sostituire vecchie forme di lavoro con altre altrettanto di massa. Così è stato nel passaggio tra primario e grande industria manifatturiera, e ancora tra questa e i nuovi settori del terziario. L’innovazione oggi funziona riducendo ovunque sistematicamente e massicciamente il bisogno di forza-lavoro. Gli stessi servizi alla persona sono coinvolti nel processo, basti pensare agli effetti che già si stanno verificando nella sanità o nella formazione. L’idolatria per digitalizzazione, on line, robotica, intelligenza artificiale (idolatria che è l’opposto di una esatta valutazione delle loro straordinarie potenzialità liberatorie, come vedremo subito) insieme all’ideologia della perfetta sostituibilità della comunicazione con la semplice informazione, sembrano oggi rendere queste tendenze complessive del nostro “modello di sviluppo” anche culturalmente inarrestabili. Il salto tecnologico, inoltre, poteva produrre in passato nuove polarizzazioni di classe. Oggi non hai che un polo egemone, per quanto possa al suo interno presentare elementi di fortissima competizione e anche di contraddizione - dall’altra parte hai una moltitudine di individui, che erogano il proprio lavoro come tali, senza alcuna capacità di dar vita a forme di solidarietà e organizzazione. Da un lato gli addetti al Sistema, dall’apparato tecnico-scientifico connesso al potere economico, politico e militare, ai cosiddetti “creativi” a vario titolo (e “creativi” nel nostro Paese sono senza dubbio anche le legioni degli evasori) - dall’altro, non la plebe (come si dice erroneamente, poiché la plebe è concetto giuridico e politico), ma una moltitudine di precari, oscillante tra lavoro dipendente incerto, fasi più o meno lunghe di disoccupazione, ricerca affannosa di impiego, percorsi di riqualificazione.
di Riccardo Chiari
Il Manifesto, 30 aprile 2023
Legalità e democrazia. Migliaia di persone a Scafati, cittadina del salernitano, alla manifestazione in difesa del Fondo agricolo Nicola Nappo, confiscato alla camorra e sotto attacco con continui furti e atti vandalici. In corteo Cgil e Flai, Libera e Alpaa. Maurizio Landini: “Una lotta anche per il diritto di poter lavorare con dignità, per realizzarsi”.
di Diletta Bellotti
L’Espresso, 30 aprile 2023
La Sardegna è il luogo più militarizzato d’Europa tra poligoni (anche pericolosi per la salute) e basi. La protesta degli abitanti è una battaglia contro i guasti dell’industria bellica. Gli appunti che tengo per il 25 aprile sono molteplici e debitamente onerosi: ogni anno cercare di riscrivere una definizione di antifascismo che sia alla portata dell’idra di fascismi che ci attornia. Tra tutti, l’avvicinarsi della mobilitazione del prossimo 28 aprile, a Dèximumannu (Decimomannu) in Sardegna, mi fa sottolineare con forza a penna: l’antifascismo è antimilitarismo, l’antifascismo è contro ogni imperialismo. Un modo utile per sciogliere i nodi dei sillogismi che abbiamo, coscienziosamente, scolpito sulla pietra, è ripercorrere la resistenza sarda.
di Gianluca Di Feo
La Repubblica, 30 aprile 2023
La Russia che riarma la Bielorussia, gli Usa che offrono uno “scudo” alla Corea del Sud. E le basi europee, Italia compresa, accolgono bombe più moderne. L’equilibrio del terrore si sta pericolosamente incrinando. La terribile equazione messa a punto durante la Guerra Fredda per tenere a freno gli arsenali nucleari, senza però riuscire a smantellarli nel trentennio della pace, comincia a perdere pezzi. Vengono schierate altre testate, sospesi accordi di garanzia e soprattutto inaspriti i toni retorici del confronto: è come se l’invasione dell’Ucraina avesse provocato una slavina, all’inizio lenta ma che accelera ogni giorno, rischiando di riaprire i cancelli dell’Apocalisse. Nei discorsi dei leader gli ordigni atomici non sono più un tabù: stanno diventando un argomento quotidiano, spingendo dal Baltico al Pacifico a interrogarsi sulle prospettive concrete di impiego delle atomiche.
di Ester Nemo
Il Manifesto, 30 aprile 2023
Un video di presunte torture su giovani libici fa esplodere la rabbia contro le autorità locali e quelle di Tripoli. Ma il timore ora è che a pagare siano i migranti. A ovest della capitale libica, è da Al-Zawiya è che si imbarcano tantissimi subsahariani. E sono loro oggi i più a rischio dopo i disordini scaturiti da video pubblicati online di torture perpetrate su giovani libici. I responsabili, secondo l’opinione pubblica, sarebbero non meglio identificati “africani”. Al soldo, dicono, delle milizie attive ad al-Zawiya. Che mercoledì scorso si è sollevata, in prima fila gli studenti universitari: hanno prima sospeso le lezioni e poi chiamato alla disobbedienza civile contro le autorità locali e nazionali.
di Alberto Simoni
La Stampa, 30 aprile 2023
All’annuale appuntamento “White House Correspondents’ Association Dinner” il presidente ha dedicato i primi dieci minuti del suo intervento a Evan Gershkovich, il reporter del Wall Street Journal accusato di spionaggio in Russia.
open.online, 30 aprile 2023
Un fiume di persone a Tel Aviv è sceso in strada per la 17esima settimana consecutiva di proteste contro la riforma giudiziaria del governo di Benyamin Netanyahu. Secondo quanto riportato dai media locali, le manifestazioni nella giornata di oggi, 29 aprile, sono andate avanti in 150 luoghi del Paese con circa 200mila persone coinvolte. “Mai arrendersi”, una delle scritte giganti apparse sugli striscioni tenuti dalla folla. Al grido di “democrazia” e “libertà”, le migliaia di persone hanno percorso il viale Kaplan di Tel Aviv con bandiere e cartelli in difesa della Corte Suprema, nel mirino della nuova riforma pensata per ridurne i poteri. A intervenire in un video messaggio diffuso durante la manifestazione nella capitale israeliana il premier spagnolo Pedro Sanchez, anche presidente dell’Internazionale socialista: “L’organizzazione ha sempre lottato per la libertà, l’eguaglianza, la giustizia e la democrazia”, ha detto, “e come molti di voi sanno, questi sono valori che non possiamo dare per scontati e per i quali occorre lottare ogni giorno”. Nelle ultime ore il leader dell’opposizione Yair Lapid, parlando alla dimostrazione a Kfar Saba, ha attaccato il ministro della giustizia Yariv Levin, uno degli ideatori della riforma. “Lo stesso uomo che ha dichiarato guerra alla Corte Suprema non può, e non potrà, essere lo stesso che nomina il prossimo presidente della Corte Suprema”, ha dichiarato. Mentre la Knesset, il parlamento di Israele, si prepara a riprendere la sua attività dopo un momento di pausa, con il governo che appare intenzionato ad approvare alcuni provvedimenti legati alla riforma, gli organizzatori delle proteste hanno annunciato per giovedì prossimo una nuova manifestazione.











