di Paolo Delgado
Il Dubbio, 10 marzo 2023
La premier passa dalla politica dei respingimenti a quella molto più discreta del “fermare le partenze”. E a gestire la partita saranno Mantovano e Crosetto. La partita in realtà durissima che, dietro i sorrisoni d’ordinanza, la premier e il ministro delle Infrastrutture hanno ingaggiato sul tema immigrazione non finirà a Cutro. Il fronte immigrazione è troppo importante perché Salvini possa mollarlo senza provare a combattere e in qualche modo alla fine probabilmente combatterà. Ma per il momento il Capitano è costretto ad arretrare e anche di parecchio. Il decreto di Cutro non solo segna il passaggio dalla strategia rumorosa e truculenta dei respingimenti a quella discreta e sotterranea del “fermare le partenze” ma sottrae anche a Salvini e ai salviniani ogni voce in capitolo.
di Enrico Pugliese
Il Manifesto, 10 marzo 2023
Strage di Cutro. Nei commenti immediatamente successi alle sciagure c’è un copione unico: un vacuo dibattito caratterizzato dalla tesi secondo che i migranti sono vittime di una figura che ne determina le decisioni e ne organizza il viaggio spesso stimolandolo: gli scafisti o i “mercanti di carne”.
di Giacomo Agosta
laregione.ch, 10 marzo 2023
La prevenzione del suicidio all’interno delle strutture carcerarie cantonali (Ssc) presenta delle criticità. È quanto hanno segnalato gli operatori alla commissione del Gran Consiglio che vigila sulle condizioni di detenzione. La preoccupazione emerge dal rapporto dell’attività della commissione presieduta da Lara Filippini (Udc) nel periodo compreso tra il giugno 2022 e il marzo 2023, che verrà discusso la settimana prossima dal parlamento. “Seppur siano stati messi in atto molti accorgimenti - si legge nel documento redatto dalla deputata democentrista - si ritiene che la prevenzione del suicidio non debba essere soltanto di competenza delle Ssc e del servizio medico, ma di tutte le istanze coinvolte”.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 10 marzo 2023
La svolta autoritaria e razzista del presidente Saied ha reso la permanenza impossibile agli africani. La crisi economica fa fuggire i giovani locali: si spegne l’unica democrazia uscita dalla Primavera araba. Il 21 febbraio, in un discorso ai consiglieri per la sicurezza nazionale, il Presidente tunisino Kais Saied ha accusato “orde di migranti irregolari” provenienti dall’Africa sub-sahariana di violenza e criminalità, “orde - ha detto - parte di una impresa criminale volta a cambiare la composizione demografica del Paese”. Un discorso che unisce razzismo a teorie cospiratorie diffuse ormai in gran parte della Tunisia attraverso il Parti Nationaliste Tunisien (Pnt) alla testa di una campagna che sta inondando i social media con attacchi ai migranti.
tgcom24.mediaset.it, 10 marzo 2023
Ghassan Al Sharbi, 48 anni, fermato a Faisalabad, in Pakistan, nel marzo 2002 per i suoi legami con Al Qaida, era tra i sospettati per gli attacchi dell’11 Settembre. Gli Stati Uniti hanno annunciato il rilascio dal carcere di Guantanamo di un ingegnere saudita arrestato più di vent’anni fa come sospetto negli attacchi dell’11 Settembre 2001, ma che non è stato mai incriminato. Ghassan Al Sharbi, 48 anni, era stato fermato a Faisalabad, in Pakistan, nel marzo 2002 per i suoi legami con Al Qaida. Con il suo rilascio, a Guantanamo, restano 31 detenuti.
di Giulia Merlo
Il Domani, 9 marzo 2023
I giudici di piazza Cavour hanno ritenuto di non sollevare una nuova questione di costituzionalità. Gli atti torneranno al tribunale di sorveglianza per valutare se la legge approvata dal governo Meloni permetta un mutamento delle condizioni di detenzione del detenuto che aveva sollevato il caso.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 9 marzo 2023
Torna davanti al Tribunale di Sorveglianza il caso che ha fatto finire il 4 bis davanti alla Corte costituzionale. Nessuno tocchi Caino: “Anche noi rispediamo indietro la riforma”. Ieri la Prima sezione penale di Cassazione, riunita in Camera di Consiglio, ha deciso sul ricorso di Salvatore Francesco Pezzino contro l’ordinanza del Tribunale di sorveglianza di L’Aquila, con il quale gli era stata negata la liberazione condizionale in ragione della mancata collaborazione con la giustizia (e preso atto dell’assenza della cosiddetta collaborazione impossibile).
di Angela Stella
Il Riformista, 9 marzo 2023
Sul ricorso dell’ergastolano Pezzino (che vorrebbe accedere ai benefici pur essendo non collaborante) la Cassazione ha disposto il rinvio al TdS dell’Aquila perché valuti sulla base della riforma del regime ostativo del governo Meloni. No al rinvio alla Corte costituzionale.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 9 marzo 2023
Al primo vaglio di legittimità, dunque, gli ermellini hanno promosso la riforma dell’ergastolo ostativo - uno dei primi atti dell’esecutivo di destra - che ha allentato i paletti che precludevano i benefici penitenziari in favore dei condannati per reati gravi ritenuti ostativi a concessioni premiali. Si tratta del meccanismo che vieta a mafiosi e terroristi, condannati al fine pena mai, di accedere ai benefici penitenziari e alla libertà vigilata, dopo 26 anni di detenzione, se non collaborano prima con la magistratura.
di Franca Garreffa*
icalabresi.it, 9 marzo 2023
Il caso Cospito ha riaperto il dibattito sul fine pena mai. Una misura pensata per i capimafia ma che spesso finisce per accantonare i principi della Costituzione e ridursi a trattamento disumano a prescindere dai reati commessi dai detenuti.
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