di Ermes Antonucci
Il Foglio, 10 marzo 2023
A Pesaro tutti assolti in un processo durato dieci anni e costato quattro milioni di euro in captazioni telefoniche e ambientali. Quattro milioni di euro. Tanto è costata l’attività di intercettazione portata avanti dalla magistratura di Pesaro per un processo che ora si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati. Quattro milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai circa duecento milioni che ogni anno lo stato italiano (cioè i contribuenti) spende per effettuare le intercettazioni richieste dai pubblici ministeri.
di Luigi Longo
Il Riformista, 10 marzo 2023
Di Ernesto Fazzalari avevamo già parlato un paio di settimane fa su questa pagina di Nessuno tocchi Caino. La buona novella è che la Corte di Cassazione gli ha dato ragione, annullando con rinvio la decisione dei giudici di sorveglianza in merito alle sue gravi condizioni di salute. Esiste dunque un giudice a Berlino. La famosa frase, mutuata da un’opera di Bertold Brecht nella quale si narra la storia di un mugnaio che lotta tenacemente contro l’imperatore per vedere tutelato un proprio diritto, può essere la metafora della sua vicenda umana e giudiziaria. Fazzalari si trova detenuto, in regime di 41 bis, presso il Centro Diagnostico e Terapeutico del Carcere di Parma in quanto sta espiando la pena dell’ergastolo, ridotta a trenta anni in seguito agli effetti della nota “sentenza Scoppola” della CEDU, comminata nell’ambito del processo Taurus che ha riguardato i tristi fatti della faida di Taurianova. Per lungo tempo, stante la sua latitanza durata oltre un ventennio, è stato considerato l’uomo più ricercato d’Europa dopo Matteo Messina Denaro.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2023
Il ricorso per cassazione contro il riconoscimento della sentenza esecutiva straniera non riapre la fase di cognizione. La decisione con cui la Corte di appello riconosce una sentenza straniera e stabilisce che l’esecuzione della pena va scontata in Italia non fa regredire il processo alla fase di cognizione. Infatti, la richiesta di esecuzione della condanna elevata all’estero pone la Corte di appello nel ruolo di giudice dell’esecuzione e non del merito.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2023
La data di applicazione del nuovo regime non si riferisce dunque al momento di adozione del decreto autorizzatorio. L’utilizzo delle intercettazioni disposte in altro precedente procedimento è ammesso se ai fini dell’attività investigativa su determinati reati risulta assolutamente necessario. Quindi solo se il contenuto è indispensabile per l’accertamento dei reati elencati al comma 2 bis dell’articolo 266 del Codice di procedura penale. Ciò ha disposto un ampliamento della deroga al divieto di utilizzabilità prima ammesso solo per i reati che prevedono l’arresto in flagranza. Ma tale ampliamento è applicabile solo ai procedimenti iscritti dopo la data del 31 agosto 2020. Su tale punto va sottolineato che con la nuova disciplina non ha più rilevanza la data del decreto che dispone le intercettazioni. Quindi anche in caso il decreto sia successivo alla data di efficacia della nuova disciplina stabilita dalla legge 7/2020 ciò che rileva è la data di iscrizione del procedimento che se antecedente impedisce di utilizzare le intercettazioni disposte in altro procedimento anche a fini investigativi.
di Fabrizio Geremicca
Corriere del Mezzogiorno, 10 marzo 2023
Cirigliano: “È competenza della Regione”. L’assessore Filippelli: “Nessuno mi avverte”. “La formazione professionale manca negli istituti penitenziari minorili della Campania. Siamo senza da due anni”. È l’amara denuncia di Mariangela Cirigliano, la coordinatrice dell’area tecnica del Centro di Giustizia minorile dei Colli Aminei, a Napoli, pronunciata nella sala Caduti di Nassiriya del consiglio regionale durante la conferenza stampa di presentazione del protocollo d’intesa tra il Garante dei detenuti, Samuele Ciambriello, ed il dirigente del Centro di Giustizia minorile e di comunità della Campania, Giuseppe Centomani. “La formazione professionale - ha precisato Cirigliano - è di competenza della Regione. Il nostro dipartimento prepara i progetti, ma la certificazione delle competenze spendibili ed il rilascio delle qualifiche spettano alla Regione”.
ansa.it, 10 marzo 2023
Tragedia nel carcere di Regina Coeli a Roma: un detenuto, A.D.G. di 31 anni, è morto dopo essersi impiccato stamattina. Il 31enne, in carcere per omicidio e incendio, avrebbe finito di scontare la pena nel maggio del 2045. Nel carcere romano si trovava in isolamento sanitario. Si sarebbe impiccato con un lenzuolo legandolo alla finestra. Nonostante l’intervento delle Forze di Polizia che lo hanno prontamente soccorso, il giovane è morto.
Il Centro, 10 marzo 2023
Un tunisino di 30 anni soccorso in cella e trasportato in ospedale: la Procura dispone l’autopsia. È stato soccorso in cella dopo l’allarme di un altro detenuto, portato prima nell’infermeria del carcere e subito dopo in ospedale dove è morto: sarà l’autopsia a fare chiarezza sulle cause della morte di Afi Amhza, trentenne tunisino recluso a Castrogno per fatti legati allo spaccio di sostanze stupefacenti.
di Lorenzo Priviato
Il Resto del Carlino, 10 marzo 2023
A soli 23 anni fu trovato suicida in cella. Era il 16 settembre 2019, le guardie lo trovarono impiccato a un cappio rudimentale. Dell’iniziale procedimento per istigazione al suicidio, a carico di ignoti, fu chiesta l’archiviazione. Ma la madre, Elisabetta Corradino, non si è mai rassegnata a quel tragico epilogo, convinta del fatto che le richieste di aiuto del figlio fossero rimaste inascoltate.
di Aldo Tani
Corriere della Sera, 10 marzo 2023
Si chiude dopo quasi 5 anni il caso del detenuto tunisino coinvolto in un pestaggio nel carcere di Ranza con condanne che vanno da sei anni e 6 mesi a 5 anni e 10 mesi. Condanne che vanno da sei anni e 6 mesi a 5 anni e 10 mesi. Si chiude dopo quasi 5 anni il caso del detenuto tunisino coinvolto in un pestaggio nel carcere di Ranza, a San Gimignano. Il giudice Simone Spina ha riconosciuto tra i capi di imputazione il reato di tortura in concorso.
agrigentonotizie.it, 10 marzo 2023
Gabriella Cucchiara ha già avuto i primi contatti con la casa circondariale “Di Lorenzo”. In carcere per cercare un banconista e un cameriere da far lavorare in sala. Sembra strano, raccontata così, ma è quello che sta facendo Gabriella Cucchiara, titolare del famoso bar “La Promenade”, che aderirà al progetto chiamato “Seconda chance”, promosso dall’omonima associazione no profit creata da Flavia Filippi, Alessandra Ventimiglia Pieri e Beatrice Busi Deriu.
- Palermo. “Mi riscatto per Palermo”, i detenuti addetti alla cura del verde
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