di Gabriele Segre
Il Domani, 24 luglio 2023
Chiederci oggi un sacrificio per qualcosa che ci tornerà utile tra 50 anni sembra una pessima strategia di marketing, ma è una scelta che ci viene presentata spesso. Di fronte all’offerta del futuro ci troviamo inoltre con due opposti modelli di “acquirenti”: da un lato chi considera il progresso come un orizzonte inesorabile, dall’altro chi ne ha paura perché colpito dalle privazioni insopportabili che esso può causare. Dovremmo ricordarci però che il progresso non è “inesorabile”, ma plasmato da noi e allo stesso tempo costruirlo prestando ascolto ai timori di coloro che si sentono minacciati.
di Vincenzo Trione
Corriere della Sera, 24 luglio 2023
Sin dalle scuole medie si potrebbero riservare alcune ore di insegnamento a una materia trasversale, capace di disegnare i confini mobili all’interno dei quali ambiti non contigui scoprono finalità e significati comuni. Si fa presto a dire Italia. Ma - occorre chiedersi - in che modo è davvero possibile conoscere il nostro Paese? Vorrei avanzare una proposta. In via sperimentale, sin dalle scuole medie inferiori, si potrebbero riservare alcune ore di insegnamento a una materia trasversale, capace di disegnare i confini mobili all’interno dei quali ambiti non contigui - storia dell’arte, storia, letteratura, filosofia, scienze e religione - pur salvaguardando differenze e tensioni reciproche, si co-appartengono e scoprono finalità e significati comuni: l’educazione al patrimonio culturale. Un campo del sapere inedito, al quale Tomaso Montanari ha recentemente dedicato un appassionato libro, che ha il tono di “un’orazione civile in un piccolo teatro di provincia” e, insieme, di “una preghiera a voce bassa in una chiesa amica” (Se amore guarda, Einaudi).
di Bruno Ballardini*
Il Fatto Quotidiano, 24 luglio 2023
Fa un caldo bestia e bisognerebbe almeno cercare di non incazzarsi. Però, per un pubblicitario, è dura: escono campagne sempre peggiori. Prima fra tutte quella del dipartimento per l’Editoria della presidenza del Consiglio dei ministri, contro la droga. Di norma, le pubblicità governative hanno tutte uno stesso problema, non funzionano. Perché lo Stato ripropone il solito atteggiamento top down, paternalistico, e pretende che la sua parola sia sufficiente a indirizzare i cittadini verso le buone pratiche. Ma c’è dell’altro.
di Enzo Riboni
Corriere della Sera, 24 luglio 2023
Quadro poco confortante dagli ultimi dati: un nato all’estero su 3 si sente discriminato. Lingua, lavoro e pregiudizi tra gli ostacoli. Sacche di povertà, le donne più penalizzate.Occupazioni al di sotto delle competenze. Non è facile, per gli immigrati, l’integrazione in Italia: handicap di varia natura, infatti, rendono arduo il traguardo dell’appartenenza. Dalla lingua all’acquisizione di cittadinanza, dall’ottenimento di un’occupazione alla qualità del lavoro, dalla difficoltà della condizione femminile alla diffusione di pregiudizi e sentimenti di razzismo. Sono questi gli ostacoli che emergono dall’ultimo rapporto Inapp: “Indicatori di integrazione dei cittadini con background migratorio”.
di Lucio Caracciolo
La Stampa, 24 luglio 2023
Il governo parla di incubo invasione ma la nostra malattia è lo spopolamento. Basta finanziare i regimi arabi per chiudere i confini: è l’unica cura possibile. Alla grande conferenza di Roma su sviluppo e migrazioni i governanti europei, a cominciare dai nostri, non parlano che di fermare i migranti irregolari. Comprensibile e persino commendevole, magari cominciando a rendere meno impossibile approdare in Italia e in Europa per via regolare, come assicura Meloni. Finora pare non si riesca a inventare nulla di meglio che finanziare regimi arabi mediterranei perché sbarrino la loro frontiera terrestre con l’Africa profonda, facendo leva sul diffuso disprezzo per i neri. Il caso tunisino è modello. Morire pugnalati nel Sahara come alternativa ad affogare nel Mediterraneo? Confidiamo che persuasione morale e incentivi economici del nostro governo nei confronti del presidente Saied - non più né meno dittatore di quasi tutti i suoi colleghi nordafricani - migliorino il clima a Sfax e dintorni.
di Federico Capurso
La Stampa, 24 luglio 2023
Giorgia Meloni avrà evitato l’argomento “blocco navale” con gli ospiti della prima conferenza internazionale sullo sviluppo e l’immigrazione che si è tenuta ieri alla Farnesina, a Roma. Erano presenti Capi di Stato e primi ministri di molti Paesi africani e del Medio Oriente, oltre ai vertici europei, di istituzioni bancarie e di organizzazioni internazionali.
di Fabio Tonacci
La Repubblica, 24 luglio 2023
Nello spazio occupato di Spin Time Labs riuniti egiziani, sudanesi, gambiani, eritrei: “Gli accordi non fermeranno le partenze”. Dovrebbero essere i veri protagonisti del vertice internazionale alla Farnesina sulle migrazioni ma poiché i governi non hanno interesse ad ascoltare la loro voce, i rifugiati africani si sono fatti un proprio controvertice.
La Repubblica, 24 luglio 2023
L’intervento della relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto di associazione e di riunione pacifica. “Centinaia di attivisti e manifestanti sono stati arbitrariamente detenuti, torturati, sottoposti a violenza sessuale e di genere, fatti sparire con la forza e uccisi”, ha detto Clément Nyaletsossi Voule, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti legati alla riunione pacifica e all’associazione. Per Voule le vittime raramente hanno ricevuto giustizia, mentre gli autori dei reati non vengono sottoposti a procedimenti giudiziari e hanno il potere di continuare a reprimere i diritti e le libertà altrui”.
di Carlo Petrini
La Stampa, 24 luglio 2023
Più di due miliardi di persone vivono senza il cibo, che è un diritto. Il vertice delle Nazioni Unite al via oggi a Roma non “venda” i più poveri. Per sfamare otto miliardi di persone, e in prospettiva dieci, la strada è tanto chiara quanto rivoluzionaria: smettere di inseguire il profitto e cominciare a difendere la produzione alimentare, la terra da cui essa dipende e le persone che la coltivano. Il cibo dev’essere un diritto, non un bene da scambiare in Borsa; una priorità universale non una commodity grazie alla quale arricchirsi a scapito di qualcun altro, della salute del pianeta e del futuro dell’umanità.
di Agnese Pini
La Nazione, 23 luglio 2023
A lasciarci in un silenzio che dovrebbe suggerire sofferta incredulità, sono le parole di un detenuto: “Se non ti tagli le braccia, nessuno ti ascolta”. A lasciarci in un silenzio che dovrebbe suggerire sofferta incredulità, prima ancora che indignazione, non sono le pareti sporche di vomito, non sono le blatte e la sporcizia, gli odori molesti e talvolta insopportabili, le infiltrazioni di umido, il caldo soffocante, gli occhi svuotati, le braccia penzolanti piene di cicatrici. Sono invece le parole di un detenuto: perché quelle parole più di tutto disvelano la disumanità del carcere. “Se non ti tagli le braccia, se non provi a impiccarti, nessuno ti ascolta”.
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