di Giansandro Merli
Il Manifesto, 13 maggio 2026
L’obiettivo è limitare la libertà di movimento dentro le frontiere Ue. La relazione della prefetta Rabuano: identificazioni e controlli per bloccare i migranti. “Ci è stato imposto il numero più alto di procedure obbligatorie”, dice la rappresentante del Viminale. Il Patto Ue rischia di trasformarsi in un boomerang per il governo Meloni. Via via che si chiariscono gli aspetti concreti, i tanti dubbi sollevati dai critici acquistano valore. Dubbi venuti da sinistra, rispetto alla tutela dei diritti fondamentali dei migranti, ma anche da destra destra, come l’Ungheria del premier uscente Viktor Orbán che in sede europea ha votato contro il maxi-pacchetto di normative e poi evitato di adeguare il sistema nazionale all’accordo.
di Giovanna Cavallo*
L’Unità, 13 maggio 2026
Il nuovo Ddl racconta di un progressivo arretramento nella tutela dei diritti che con la legge Zampa invece aveva raggiunto uno dei punti più avanzati e riconosciuti anche a livello europeo. C’è una parola che ritorna, puntuale, ogni volta che si interviene in materia di immigrazione: “sicurezza”. E ogni volta che questa parola viene associata alla vita delle persone migranti, tanto più se si tratta di minori, è legittimo preoccuparsi, visto che spesso sono le tutele ad essere messe in discussione. Il nuovo disegno di legge presto all’esame del Senato, che interviene sulla disciplina dei minori stranieri non accompagnati modificando la Legge 7 aprile 2017, n. 47, si presenta come un intervento tecnico di semplificazione e razionalizzazione, ma dietro questa narrazione si intravedono scelte politiche che rischiano di segnare un passo indietro rispetto a uno dei sistemi di tutela più avanzati in Europa.
di Stefano Vecchio
Il Manifesto, 13 maggio 2026
La realtà complessa del mondo delle droghe, nel corso del tempo, è diventata sempre più un universo fortemente intersezionale con i processi politici ed economici e sociali: dal controllo sociale alla geopolitica delle guerre, alla crisi ambientale. Oggi, che la war on drugs è stata rilanciata in una serie di scenari nazionali e internazionali, è necessario un ampliamento dei soggetti e dei movimenti con i quali condividere confronti, posizioni politiche, strategie comuni. Di recente, in una Contro-conferenza sulle droghe radicalmente alternativa a quella governativa, la Rete per la riforma ha dedicato uno spazio importante e significativo alle relazioni con i movimenti. A partire da questa apertura, abbiamo messo al centro dell’assemblea di Forum Droghe (Roma, 16 maggio, ore 9,30-16 presso la Redazione di Scomodo a Spin Time) il rapporto con la società civile meno coinvolta nei nostri temi.
di Gabriele Segre
La Stampa, 13 maggio 2026
Nel vuoto lasciato dall’America il disordine viene usato come arma. Da Putin a Netanyahu, da Trump a Xi, i leader moltiplicano le guerre. Tutto nasce dal caos. Poi arrivarono la luce e il buio, la terra e il mare, gli dèi, gli uomini, le leggi, gli imperi, le banche centrali, i summit Nato e persino le call su Zoom. L’ordine aveva prevalso. O almeno così ci raccontano le grandi cosmologie, dalla Genesi a Esiodo fino alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Quello che si sono dimenticate di dirci è che il fenomeno è reversibile: il caos torna. Quasi sempre senza avvisare.
di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 13 maggio 2026
Il Parlamento israeliano ha approvato con 93 voti a favore e nessun voto contrario la legge che istituisce a Gerusalemme un tribunale militare speciale per giudicare i responsabili degli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023. La proposta di legge è stata presentata dal deputato Simcha Rothman del partito della coalizione di governo, “Sionismo religioso”, e dalla deputata di opposizione Yulia Malinovsky del partito “Yisrael Beytenu”. Il tribunale speciale dovrà processare circa 300 presunti terroristi, ora in carcere, arrestati dalle forze di sicurezza israeliane durante gli attacchi del 2023 che provocarono la morte di circa 1.200 persone. L’organismo giudiziario appena istituito avrà un ampio margine di manovra, in quanto potrà perseguire i soggetti accusati di una serie di reati, come il genocidio, il “danneggiamento della sovranità israeliana”, l’“istigazione alla guerra”, l’“assistenza al nemico in tempo di guerra” e i crimini rientranti nella legge israeliana del 2016 per il contrasto al terrorismo. La novità principale riguarda i casi di genocidio per i quali è prevista la pena di morte. Ai giudici del tribunale speciale, secondo i legislatori israeliani, verrà richiesta precisione nella ricostruzione dei fatti, senza tralasciare la trasparenza. Per questo i processi saranno aperti al pubblico e saranno trasmessi su un portale dedicato.
di Mauro Palma
treccani.it, 12 maggio 2026
I numeri dicono molto nel descrivere l’attuale situazione del in Italia, in particolare il suo affollamento e il ritmo di crescita della popolazione ristretta, spesso per reati minori. Ma non dicono tutto. Si può partire allora proprio da ciò che non dicono. Il non detto è la cultura che aggrava quei numeri e che è sottesa ai più recenti provvedimenti sulla vita all’interno di quei muri e al significato a essa attribuito. Perché spostano l’asse dell’esecuzione penale dalla costruzione di un percorso per il ritorno all’esterno all’imposizione di una penitenza meritata. Sta sempre più affermandosi, infatti, e si riflette spesso anche nelle parole di alcune persone che hanno responsabilità istituzionali, la cultura della chiusura, della durezza del castigo inevitabile e dovuto, anche buttando le chiavi, del limite prospettico rivolto all’oggi e dentro, senza uno sguardo verso il domani e fuori.
Nel Decreto Sicurezza priorità all’espulsione di detenuti, ma ci sono i “paletti” della Costituzione
di Maurizio Troccoli
umbria24.it, 12 maggio 2026
La nuova regola rischia di incidere direttamente sui percorsi di recupero e reinserimento sociale previsti dall’ordinamento penitenziario italiano. Il decreto Sicurezza accelera le procedure di espulsione per alcuni detenuti stranieri e cambia i tempi con cui i magistrati dovranno decidere sui provvedimenti. La novità riguarda i casi di ingresso clandestino, permanenza irregolare sul territorio italiano senza permesso di soggiorno oppure appartenenza alle categorie considerate socialmente pericolose. La norma prevede che il magistrato di sorveglianza debba decidere sull’espulsione entro 15 giorni, dando priorità a questa pratica rispetto alle altre richieste presentate dal detenuto.
di Piero Sansonetti
L’Unità, 12 maggio 2026
La politica repressiva del governo ha portato a un fortissimo aumento del numero dei carcerati. I reati non sono diminuiti ma il numero dei detenuti è aumentato. Oggi le prigioni sono luoghi terribili, del tutto incivili. Il sovraffollamento in molte carceri supera il 150 per cento. Le condizioni dei prigionieri sono lontane da tutti i principi stabiliti dalla nostra Costituzione. Recentemente ci sono stati altri tre suicidi. Nell’ultimo anno i carcerati sono aumentati di 2000 unità, superando la linea record di 64mila su circa 46mila posti disponibili. Ma quel che è più grave è che nell’ultimo mese il trend si è impennato: 440 detenuti in più rispetto al mese precedente.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera - Buone Notizie, 12 maggio 2026
Nasce il “Movimento italiano diritti detenuti”: intelligenza artificiale anche per fine pena e lavoro esterno. Atenei e non profit. L’associazione fondata da Giulia Troncatti, il Comitato scientifico con Statale e Cattolica. L’intelligenza artificiale al servizio dei diritti umani di chi è in galera. Per scrivere istanze, calcolare cumuli di pena, magari non perdere possibilità di lavoro: via maestra di reinserimento per il singolo, di sicurezza per tutti. Specie pensando a quanti - sempre di più - non hanno soldi per pagarsi un avvocato attento a queste cose visto che quello d’ufficio, fatto il processo, di rado se ne occupa.
di Francesco Grignetti
La Stampa, 12 maggio 2026
La senatrice dem: con il decreto Caivano repressione senza prevenzione. Le ronde punitive di giovanissimi che odiano gli stranieri sembrano solo l’ultima frontiera di un fenomeno in crescita: la violenza giovanile. Il governo Meloni ha usato la mano pesante con il decreto Caivano, che ha avuto come effetto quasi immediato l’aumento di adolescenti negli istituti minorili. Andrea Ostellari, sottosegretario leghista alla Giustizia, ieri rivendicava su questo giornale: “C’è un’esigenza molto precisa, che è quella di tutelare i ragazzi, toglierli dalla strada e dalle mani di quei criminali che li utilizzano per commettere reati”.
- Minori. “Le regole vanno rispettate, il carcere serve a educare i giovani”
- Minori. Al via gli Stati Generali della giustizia minorile
- La buoncostume del pensiero
- Nordio sfida Melillo sulle norme contro le intercettazioni a strascico
- Le priorità dell’avvocatura per il processo civile, il penale e per le carceri









