di Riccardo De Vito
volerelaluna.it, 23 dicembre 2025
Nel corso del Giubileo dei detenuti, il Papa ha pronunciato una parola che da anni la politica evita con cura: amnistia. Nell’omelia del 14 dicembre 2025, Leone XIV ha rilanciato l’auspicio - già coltivato da Francesco nella Bolla di indizione dell’anno giubilare - che si possano “concedere forme di amnistia o di condono della pena” in molti Paesi. Non in un futuro indeterminato, ma qui, ora, subito. Il Papa ha pronunciato quella parola senza enfasi, nella convinzione che sia normale e necessaria in un’epoca in cui la pena della reclusione, per moltissime ragioni - il sovraffollamento è solo una di queste - sta tornando a essere supplizio, presa terribile sul corpo.
di Paola Balducci
Il Dubbio, 23 dicembre 2025
Ci ricordiamo di alcuni temi solo quando nella coscienza collettiva riesce a farsi strada il “dovere” di farlo. E c’è in effetti un momento, ogni anno, in cui il tema delle carceri italiane sembra riaffacciarsi con più forza nel dibattito pubblico: è il Natale. Un tempo simbolico, sospeso, in cui parole come umanità, dignità, misericordia e reinserimento tornano a circolare anche laddove, per il resto dell’anno, dominano rimozione, silenzio e anche quasi fastidio. Per qualche giorno, le celle sovraffollate, le vite sospese, le morti dimenticate sembrano rompere il muro dell’indifferenza. Poi, puntualmente, tutto torna com’era prima.
di Denise Amerini
sinistrasindacale.it, 23 dicembre 2025
Il 26 dicembre 2024 papa Francesco aprì la Porta Santa dentro il carcere di Rebibbia: la prima ad essere aperta dopo quella di San Pietro, a simboleggiare il carcere come luogo dove può esistere anche una sacralità, a fronte del rifiuto, dell’esclusione e della separazione dalla “società civile”, che sempre più ne fa una istituzione chiusa, totale, estranea. Il Giubileo della speranza, si disse, doveva essere speranza per tutti gli esclusi, per tutti coloro che vengono considerati scarti, da allontanare ed espellere. In quella occasione, come in tante altre, alta si levò la denuncia, da parte di molti, dello stato in cui versano gli istituti penitenziari, le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti.
di Erald Hoxha, René Paniga, Alessandro Nathan Demolii
Corriere della Sera, 23 dicembre 2025
“Siamo ancora qua”, canta Vasco. Ma proprio per niente: a volte, specie quando viene Natale, la verità è che almeno noi abitanti delle prigioni non siamo più né qua né là. Anche se per ora, nello specifico di questo Natale strano, noi che fino a qualche giorno fa ci trovavamo nel carcere milanese di San Vittore siamo planati nel giro di una notte dentro quello di Bollate. Il migliore d’Italia, dicono. Ma torniamo a quando tutto è cominciato, sabato 13 dicembre. Un giorno che ricorderemo sempre. L’una del pomeriggio, terzo raggio di San Vittore, alcuni sono appena tornati dai colloqui. A un tratto le tv si spengono. È saltata la luce, su tutti i quattro piani.
di Paul Oliviery*
Corriere della Sera, 23 dicembre 2025
Le festività e l’aria di Giuseppe Verdi, la forza di “ricordare che là fuori c’è qualcuno che ti ama e che ti aspetta: sono nato libero, voglio continuare a sorridere e far capire a chi come me è rinchiuso, e a mia moglie che tra breve partorirà, che la vita va oltre il buio”. Una lettera dal carcere: “Va’ pensiero” oltre il muro, la conquista della felicità. Scrivendo nel silenzio ascolto il vento. E attraverso la finestra della cella il tram sulle rotaie che se ne va. E le automobili in movimento. Seduto al tavolino osservo la sezione mentre i miei compagni dormono ancora. L’appuntato passa camminando senza far rumore, anche se il dondolio delle chiavi si fa sentire. Allora pensi al fatto che nonostante tu sia chiuso in questa stanza la tua mente ti trasporta lì fuori.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 dicembre 2025
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge in base al quale le consultazioni elettorali del 2026, compreso il referendum sulla separazione delle carriere, si svolgeranno in due giornate, domenica e lunedì. Dietro questa scelta ci sarebbe l’esigenza di contrastare in tutti i modi possibili l’astensionismo che, almeno in teoria, potrebbe mettere a rischio la vittoria del Sì. Nulla invece è stato deciso sulla data della consultazione. L’incognita è legata all’iniziativa presa venerdì scorso da 15 cittadini che si sono recati in Cassazione per chiedere di raccogliere 500mila firme sullo stesso tema, ma con un quesito formulato in modo più ampio.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 23 dicembre 2025
Le opposizioni hanno considerato inopportuna la scelta delle consigliere laiche Eccher e Bertolini di scendere in campo come fondatrici del comitato “Sì riforma”. La critica è legittima e più che fondata: si tratta di una sgrammaticatura istituzionale. E’ opportuno che dei membri del Consiglio superiore della magistratura si mettano a fare campagna elettorale referendaria? La critica viene mossa alle consigliere laiche Claudia Eccher, di area Lega, e Isabella Bertolini, di area FdI, che sono scese in campo come fondatrici del comitato “Sì riforma”, favorevole alla legge Nordio sulla separazione delle carriere dei magistrati. Per le opposizioni, si tratta di una scelta inopportuna per chi fa parte di un’istituzione di garanzia, com’è appunto il Csm, che rischia di non apparire più come un organo imparziale. La critica è legittima e più che fondata: la partecipazione attiva a una campagna elettorale così importante ad alta intensità di scontro politico è una sgrammaticatura istituzionale.
di Guido Camera
huffingtonpost.it, 23 dicembre 2025
C’è qualcosa di curioso, e ormai abituale, nel dibattito sulla riforma della giustizia: si discute come se si trattasse di una partita di calcio. Da una parte i favorevoli, dall’altra i contrari. In mezzo, poco spazio per le sfumature, per il ragionamento, per l’idea - decisamente meno eccitante - che le riforme istituzionali non servano a “vincere”, ma a far funzionare meglio il sistema. È forse anche per questo che la riforma viene spesso raccontata in modo caricaturale: come un attacco alla magistratura, come un cedimento alla politica, come una rivincita punitiva. Narrazioni semplici, rassicuranti per chi le usa, ma poco aderenti alla realtà. Se si prova ad abbandonare la logica delle tifoserie, emerge invece un dato più sobrio ma più interessante: questa riforma non riscrive la Costituzione, prova piuttosto a darle finalmente attuazione.
di Giorgio Costantino
Il Domani, 23 dicembre 2025
La proposta di riforma costituzionale esprime il rancore di chi è riuscito soccombente di fronte ad iniziative del pm e tenta di giustificare la sconfitta con l’appartenenza di questo al medesimo ordine del giudicante. Quanto ai due Csm, nessuna persona ragionevole affiderebbe a soggetti scelti per sorteggio la decisione di qualunque questione. Nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025 è stato pubblicato il testo della legge costituzionale approvato dal Parlamento in seconda votazione a maggioranza assoluta, ma inferiore ai due terzi. Perché quel testo diventi legge occorre che sia approvato anche dalla maggioranza dei votanti al referendum costituzionale.
di Massimo Siclari*
Il Domani, 23 dicembre 2025
Una scelta anticipata rispetto allo scadere dei novanta giorni dalla pubblicazione del testo su cui si andrà a votare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica (curiosamente avvenuta il giorno stesso dell’approvazione parlamentare) sarebbe inopportuna ed inevitabilmente destinata a turbare il clima in cui dovrebbe svolgersi la campagna referendaria. Stando alle dichiarazioni del ministro Carlo Nordio e del viceministro Francesco Paolo Sisto, il referendum costituzionale in tema di giustizia potrebbe tenersi nel mese di marzo, se non entro la metà del mese, secondo quest’ultimo. Più di recente, è apparsa notizia per cui in ambienti governativi sarebbe emersa la volontà di chiamare i cittadini al voto il 1 marzo, la prima domenica del mese.
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