La Sicilia, 24 dicembre 2025
Monsignor Russotto, in vista al carcere minorile “Malaspina” ha voluto dedicare tempo e attenzione a chi vive quotidianamente il carcere, ribadendo l’importanza della sua presenza costante. “Stare in carcere non è facile - afferma padre Giuseppe Alessi, cappellano dell’istituto - ci sono tante difficoltà legate al sovraffollamento, alle infrastrutture inadeguate e alla mancanza di spazi. Tanti operatori lavorano in modo silenzioso e attento. Grazie, monsignore, per il tempo e l’attenzione che ci dedica”. Durante la celebrazione, il vescovo ha rimarcato anche la necessità di un maggiore supporto educativo all’interno delle carceri, elemento fondamentale per il reinserimento sociale dei detenuti. Ha ricordato inoltre la continuità del suo impegno: “Sono alla mia 45ª visita - ha sottolineato - in 23 anni ho saltato solo un appuntamento, durante il lockdown per il Covid. I miei cannoli vi sono arrivati comunque”, ha aggiunto scherzando, suscitando sorrisi e trasmettendo un clima di sincera vicinanza.
di Gianni Alati
Il Dubbio, 24 dicembre 2025
Giustizia o vendetta? La domanda è quanto mai legittima e attuale, e ha attraversato tutti gli interventi che lo scorso 19 dicembre si sono succeduti nel corso della tavola rotonda che il Coa di Siracusa ha dedicato al carcere e alla pena. Ha aperto i lavori il presidente dell’avvocatura siracusana Antonio Randazzo che ha fortemente voluto e organizzato l’iniziativa. Il presidente Randazzo ha posto al centro del dibattito l’articolo 27 della nostra Costituzione, sottolineando il passaggio in cui si stabilisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Ristretti Orizzonti, 24 dicembre 2025
Un evento di straordinario valore umano e culturale ha avuto luogo presso la Casa di Reclusione di Padova, dove l’Auditorium Chamber, Orchestra. composta da giovani leve e musicisti già affermati, ha tenuto un concerto che ha superato i confini tradizionali del palcoscenico. Accanto all’orchestra. ha partecipato attivamente un gruppo musicale formato da detenuti, “Coristi per caso”, dando vita a un’esperienza artistica intensa e autentica. La contaminazione di stili musicali diversi ha creato un’atmosfera carica di allegria, con momenti di profonda emozione che hanno coinvolto tutti i presenti.
di Enrico Mattia Del Punta
La Nazione, 24 dicembre 2025
Trecento panettoni per i detenuti del carcere Don Bosco di Pisa e un contributo economico a sostegno dei casi di maggiore difficoltà e di solitudine. È il gesto di solidarietà che si è rinnovato anche quest’anno, alla vigilia delle festività natalizie, con la consegna avvenuta nella mattinata di ieri all’interno della casa circondariale pisana. Una delegazione di esponenti politici del territorio, insieme ai rappresentanti dei soci di Unicoop Firenze e della Caritas diocesana di Pisa, ha portato all’istituto di pena 300 panettoni destinati ai detenuti, proseguendo un’iniziativa che da anni si ripete nel periodo natalizio.
enelcuore.it, 24 dicembre 2025
Ogni persona ha diritto a una seconda possibilità. Per chi vive o ha vissuto l’esperienza della detenzione, però, il ritorno alla vita sociale e lavorativa è spesso segnato da isolamento, fragilità e mancanza di opportunità concrete. Senza strumenti adeguati, il rischio è che il percorso di rieducazione si interrompa proprio nel momento più delicato: quello del reinserimento. L’Associazione Culturale D’aRteventi opera dal 2011 per contrastare queste forme di marginalità, promuovendo il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti attraverso il teatro. Nel tempo ha costruito una rete solida con istituzioni, scuole, università e comunità locali, valorizzando le tradizioni culturali del territorio e affermando il teatro come spazio di espressione, consapevolezza e cambiamento. Dal 2016 l’Associazione opera anche con il sostegno della Caritas Diocesana di Messina e della Curia di Messina.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 24 dicembre 2025
È stato l’anno della fine del diritto internazionale, calpestato senza poter punire chi lo infrange. Viene sottomesso senza scrupoli all’interesse nazionale. L’Ue produce regole, non deterrenza. Il 2025 sarà ricordato come l’anno in cui abbiamo accettato che le guerre potessero essere governate da regole diverse, applicate a seconda del contesto, degli alleati, della geografia morale di chi guarda. Non è stata la violazione del diritto internazionale a segnare questo tempo - il diritto è sempre stato violato - ma la sua trasformazione in strumento selettivo, invocato quando utile, sospeso quando scomodo, svuotato del suo presupposto fondamentale: l’universalità. Per tutto l’anno abbiamo continuato a evocare il diritto internazionale come se fosse una struttura solida, quando ormai funziona come un lessico flessibile: utile a denunciare l’avversario, facilmente accantonabile quando ostacola una strategia. Non è il suo tradimento a definire questo tempo, ma la sua perdita di universalità.
di Maurizio Martina*
Avvenire, 24 dicembre 2025
Nel mondo oggi si conta il numero più alto di conflitti dalla Seconda Guerra mondiale. Quest’anno sono state contate oltre quaranta crisi umanitarie, con otto milioni di bambini nati in aree di guerra. Fame e guerra si tengono la mano da sempre. Pensavamo di avere lasciato alla storia le immagini più drammatiche di questo binomio devastante prodotto dall’uomo. Ma la cronaca, purtroppo, ci ha riproposto e ci ripropone ancora il manifestarsi concreto di questa spirale che colpisce, ovunque e prima di tutto, donne e bambini. È forse vero che le guerre del nuovo secolo, quelle “ibride” e di ultima generazione, si fanno con droni e satelliti.
di Susanna Ronconi
Il Manifesto, 24 dicembre 2025
Non è passato nemmeno un anno dalla innovativa Risoluzione approvata dalle Nazioni unite nel marzo 2025, che prevede la valutazione delle Convenzioni internazionali, nella prospettiva di un cambiamento dell’approccio globale proibizionista. Un inedito e cruciale passo avanti che tuttavia oggi appare minacciato da una inversione reazionaria all’insegna di una resuscitata centralità della ‘lotta all’offerta’ manu militari. A dire il vero non è solo la reiterazione della tradizionale war on drugs: piuttosto, i venti di guerra che spirano a tutte le latitudini rilanciano e intercettano anche la guerra alla droga. L’esempio più lampante è quello degli attacchi Usa alle imbarcazioni venezuelane accusate di narcotraffico: decine di morti in violazione palese dei diritti umani e del diritto internazionale, morti che sono esecuzioni extragiudiziali, proprio come quelle dei battaglioni della morte filippini o brasiliani.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 24 dicembre 2025
“Signora Armanda, sono Sergio Mattarella. Forza, non perdete la speranza: l’Italia è con Alberto. E con voi”. Nei giorni scorsi è squillato il telefono di casa Trentini. A chiamare era il Quirinale: il presidente della Repubblica voleva parlare con Armanda Trentini, la madre di Alberto, il cooperante italiano detenuto in Venezuela da 404 giorni, per esprimerle la solidarietà e la vicinanza di tutto il Paese. La signora Trentini, con l’avvocata Alessandra Ballerini, da mesi chiede agli italiani di non lasciarla sola, disperata perché non si intravede una soluzione immediata. Alberto è detenuto nel carcere di El Rodeo, a pochi chilometri dalla Capitale, senza alcuna accusa. Più che un detenuto è un ostaggio: Trentini era stato arrestato il 15 novembre 2024 mentre viaggiava da Caracas a Guasdualito, nello Stato di Apure. Un fermo a un posto di blocco, senza spiegazioni, seguito da settimane di isolamento: nessun contatto con la famiglia, nessuna possibilità per l’Italia di vederlo o di avere informazioni attendibili.
di Stefano Anastasìa
garantedetenutilazio.it, 23 dicembre 2025
L’ultima notizia dal fronte delle carceri è quella della morte di un uomo di quarantasette anni, con gravi problemi di salute, e che pure era ancora in carcere a tre mesi dal suo fine pena. Pena certa, inflessibile, disumana. Con questi saldi principi siamo arrivati a quasi 64mila detenuti per meno di 47mila posti detentivi. Tre anni di annunci e sproloqui sulla costruzione di nuove carceri, incentivi alle comunità di accoglienza e riduzioni delle misure cautelari in carcere ci hanno portato a questo: al numero di detenuti che erano nelle carceri italiane quando il nostro paese è stato condannato dalla Corte europea dei diritti umani per il sovraffollamento strutturale che lo caratterizzava e che è tornato a caratterizzarlo (oggi non abbiamo ancora subito l’onta di una nuova sentenza pilota solo perché è stato istituito un rimedio interno prima di andare in Europa, e infatti i magistrati di sorveglianza nel 2024 hanno riconosciuto in 5837 reclami le condizioni inumane o degradanti cui sono costretti i detenuti).
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