di Marco Birolini
Avvenire, 23 dicembre 2025
L’ultimo caso ad Avezzano, in una cascina usata come riparo notturno. Dal 2020 si sono contati oltre 1.200 decessi tra i clochard. Nel 2026 l’Istat quantificherà (finalmente) il fenomeno. Sono storie tanto minime quanto tragiche, confinate ai margini della cronaca. Le morti dei senza dimora non fanno notizia, ma continuano senza sosta. L’hanno chiamata “la strage invisibile”, perché in strada si muore di freddo ma non solo, d’inverno ma anche d’estate, eppure nessuno sembra accorgersene. I clochard vivono sotto un portico, dormono in un letto fatto di stracci e cartoni, ma in pochi si curano di loro.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 23 dicembre 2025
Una clemenza parziale che cancella oltre metà della pena residua. L’uomo, in prigione dal 2015 come “scafista”, si professa innocente. La sua avvocata, Cinzia Pecoraro, afferma: “Chiederemo comunque un’altra revisione del processo. Il nostro obiettivo è ottenere giustizia attraverso l’assoluzione da tutte le accuse”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato una grazia parziale per Abdelkarim Alla F. Hamad: ha cancellato undici anni e quattro mesi dai venti che gli restano ancora da scontare in carcere. Il cittadino libico, conosciuto come Alaa Faraji, si trova all’Ucciardone di Palermo con una condanna definitiva per concorso in omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È in prigione dal 2015, quando ad appena 19 anni sbarcò in Italia.
di Gea Scolavino Vella
napolimonitor.it, 23 dicembre 2025
Dopo diciassette mesi di detenzione il Tribunale di Napoli ha assolto quattro giovani migranti dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Le storie di S., A., K. e I. si intrecciano nel luglio 2024, quando la nave dell’Ong Ocean Viking recupera due imbarcazioni partite dalle coste libiche, in area Sar (ricerca e soccorso) e le conduce al porto di Napoli. Appena sbarcato il gruppo, prende avvio la consueta ricerca dello “scafista”. Bastano poche ore e qualche testimonianza raccolta in modo raffazzonato per individuare i nomi di quattro ragazzi.
di Annalisa Camilli
Internazionale, 23 dicembre 2025
Ricorderemo il 2025 per il suo impatto sulla libertà e sui diritti umani nel mondo, in primo luogo perché l’arrivo al potere di Donald Trump negli Stati Uniti ha avuto delle immediate conseguenze sul diritto di asilo e sul diritto internazionale umanitario. Infatti tra le prime decisioni prese da Trump il giorno del suo insediamento, il 20 gennaio 2025, c’è stata la firma dei decreti esecutivi che prevedevano quelle che poi sono diventate delle vere e proprie deportazioni di massa dagli Stati Uniti ad altri paesi come il Salvador o Cuba, cioè dei trasferimenti forzati di cittadini stranieri in paesi terzi che non sono il loro paese di origine, sulla base di valutazioni sommarie del loro status legale.
Corriere del Veneto, 23 dicembre 2025
La nuova speranza per Alberto Trentini si chiama Alberto Rafael López Moreno. Venezuelano di origine e trapiantato a Vienna, di professione ambasciatore presso l’Onu, López da qualche giorno ha raggiunto il Paese sudamericano con l’obiettivo di spalancare le porte del carcere El Rodeo in cui si trova il cooperante del Lido da 403 giorni. La missione, promossa con il sostegno dell’Onu, dell’Organizzazione per lo sviluppo delle relazioni diplomatiche, dell’Organizzazione internazionale per i diritti umani e della Santa Sede, è facilitata dalla rete di relazioni dello stesso López nel Paese d’origine.
di Giovanni Federico
ildomaniditalia.eu, 22 dicembre 2025
La dignità della pena nel tempo del Natale: il Giubileo dei detenuti richiama la responsabilità civile, costituzionale e umana di non voltarsi dall’altra parte. A volte, anche in un tempo di festa, si deve parlare di ciò che è scomodo e che scatena reazioni opposte, impulsi di consenso o di rigetto in chi si confronta con il tema della condizione carceraria nel nostro Paese. Anche Leone XIV con il Giubileo dei detenuti ha voluto ricordare agli uomini liberi che non si può restare indifferenti a quanti stanno pagando una pena dietro le sbarre a cui non va mai sottratta la dignità della persona e la speranza di un positivo futuro.
La Sicilia, 22 dicembre 2025
Dal 2022 al 2025 almeno 319 detenuti si sono tolti la vita. In quell’elenco ci sono corde improvvisate con le lenzuola, lacci di scarpe trasformati in cappi, gas inalati dai fornelletti: dettagli che raccontano un punto di rottura, personale e collettivo. È l’apertura che firma Fanpage.it, ma dietro quelle parole c’è un dossier più ampio: una crisi che intreccia sovraffollamento, suicidi ai massimi storici, omicidi tra compagni di cella, evasioni in serie e il rimpallo di responsabilità tra Governo, Ministero della Giustizia e sindacati della Polizia penitenziaria.
Il Sole 24 Ore, 22 dicembre 2025
Giornali e riviste in carcere realizzate dai detenuti. È l’altra faccia delle carceri dove riabilitazione, libertà di stampa e informazione si incontrano. A raccontare questo scenario in diversi Paesi dell’Ue è un servizio pubblicato da Obct (Osservatorio Balcani Caucaso e Transeuropa) nell’ambito del progetto internazionale Pulse. “A differenza di quanto accade altrove, in Italia esistono da decenni decine di esperienze di questo tipo, tra cui probabilmente la più solida e più nota è quella di Ristretti Orizzonti, il bimestrale del carcere di Padova - si legge. Ma il primo esempio di rivista carceraria in Italia risale a ben un secolo fa, con la fondazione della Domenica del Carcerato nel 1925 nel carcere di Regina Coeli a Roma”. Nel servizio, come esempio per l’Italia, viene ricordato quello di Ristretti Orizzonti nel carcere di Padova, nato quasi per caso e oggi punto di riferimento non solo per il mondo dei detenuti.
La Sicilia, 22 dicembre 2025
Un detenuto di 37 anni si è tolto la vita nel carcere di Balate a Gela, dove era ristretto dopo essere stato coinvolto in una recente indagine antidroga. L’uomo è stato trovato impiccato all’interno della sua cella e, nonostante i soccorsi, è deceduto. I funerali si sono svolti oggi alla presenza di familiari e conoscenti, lasciando sgomenta la comunità locale e riaccendendo i riflettori sul crescente fenomeno dei suicidi nelle carceri italiane.
Corriere Adriatico, 22 dicembre 2025
La corte d’appello di Ancona ha riconosciuto un risarcimento complessivo di quasi mezzo milione di euro ai familiari di Achille Mestichelli, ascolano morto il 18 febbraio 2015 in seguito alle gravissime lesioni riportate durante una violenta lite avvenuta cinque giorni prima, il 13 febbraio, all’interno di una cella della casa circondariale di Marino del Tronto. Una decisione che ribalta l’esito del primo grado civile e che individua la responsabilità dell’amministrazione penitenziaria per omessa vigilanza. Per la morte di Mestichelli è già stata emessa una sentenza penale definitiva: Mohamed Ben Alì, tunisino oggi trentenne, è stato condannato a dieci anni di reclusione per omicidio preterintenzionale.
- Ancona. Un pensiero per Marco
- Acireale (Ct). Avviato progetto lavorativo per i giovani ospiti dell’Ipm
- San Gimignano (Si). Il saluto del Papa arriva ai detenuti
- Spoleto (Pg). Natale in carcere, l’Arcivescovo porta un messaggio di speranza ai detenuti
- Ivrea (To). La mensa del carcere diventa ristorante per un pranzo d’amore











