cepell.it, 21 dicembre 2025
Lunedì 22 dicembre alle ore 14, nel Carcere minorile di Nisida, lo scrittore Antonio Franchini e l’attrice Marianna Fontana incontrano i giovani detenuti per l’ultimo appuntamento di Libri Liberi, iniziativa promossa dalla Fondazione De Sanctis con il patrocinio del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità - e in collaborazione con il Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura. Antonio Franchini e Marianna Fontana si confrontano con un classico del romanzo di formazione per l’adolescenza, L’amico ritrovato di Fred Ulhman, apparso nel 1971 negli Stati Uniti e poi pubblicato in tutto il mondo, racconto di un’amicizia del cuore, un’intesa perfetta e magica spezzata dal gorgo della Storia, sullo sfondo della Germania nazista del 1933.
di Valentina Tisi
La Repubblica, 21 dicembre 2025
L’ha organizzata l’associazione “Bambini senza sbarre” per donare un momento di “normalità”. L’albero di Natale, lo scambio di regali, il coro in sottofondo, pandoro e panettone sul tavolo. Immagini tipiche del Natale, così come i sorrisi e il calore degli abbracci, ad essere insolito è il luogo, la casa circondariale Gozzini. A portare dietro le porte del carcere l’atmosfera natalizia, facendo incontrare i detenuti con le loro famiglie è l’associazione “Bambini senza sbarre”, che sabato 20 dicembre ha organizzato un momento pensato proprio per i più piccoli, donando un po’ di “normalità” a quei bambini che si trovano a passare le feste lontano dai padri. Sono quasi le 10 quando i bambini arrivano nella stanza del carcere attrezzata con tanti tavolini e sedie, mentre l’associazione Cori ensemble dell’Isolotto sul palco alterna canzoni della Disney e canti di Natale. Sono ormai 25 anni che Bambini senza sbarre lavora per dare sostegno psicopedagogico ai genitori detenuti e ai figli e da circa dieci è attiva nella realtà fiorentina del Gozzini.
di Gianluca Iovine
Il Dubbio, 21 dicembre 2025
All’apparenza parecchio diverso da altri titoli di Daniele Vicari, “Ammazzare stanca - Autobiografia di un assassino”, rivela in conclusione i temi sociali che più stanno a cuore al regista. Dunque, anche se assistiamo al racconto dell’espansione delle cosche di ‘ndrangheta in Nord Italia tra gli anni Settanta e Ottanta del Novecento, e al primo caso storico di pentimento, emergono, dal libro-confessione di Antonio Zagari che ha ispirato il film, il tema dell’immigrazione interna e quello della contrapposizione tra Settentrione industriale e Meridione rurale con il fattore delle dinamiche familiari a rilevare anche quando l’impresa consisteva nel business degli omicidi, dei sequestri e del dominio territoriale.
di Antonio Sanfrancesco
illibraio.it, 21 dicembre 2025
“Non ho mai portato la tonaca. Sono allergico a tutte quelle liturgie. Sono sempre stato un prete un po’ matto. Senza la follia non sarei riuscito a entrare in sintonia con i miei ragazzi e diventare per loro un educatore, e un padre”. Don Antonio Mazzi, che ha da poco compiuto 96 anni (“Ho chiesto al Padreterno una proroga perché ho ancora molto da fare”), ha festeggiato i quarant’anni della prima Carovana di Exodus, un’intuizione nata negli nel 1985 per spingere più in là la notte dei ragazzi tossicodipendenti portandoli in giro per un cammino educativo, di consapevolezza e rinascita.
di Luca Ricolfi
Il Messaggero, 21 dicembre 2025
Una vena di schizofrenia, da qualche tempo, affligge il dibattitto politico sulla sicurezza. La destra è in difficoltà perché diversi reati (a partire dalle violenze sessuali) sono in aumento, e la sinistra dà la colpa al governo. Le opposizioni, a loro volta, sono in imbarazzo perché si sentono costrette ad occuparsi di un tema che non è loro congeniale e che hanno sempre snobbato. Quello cui assistiamo è così uno spettacolo inedito: la destra costretta a minimizzare il problema della sicurezza, la sinistra a drammatizzarlo. Quello su cui un po’ tutti sembrano concordare è che la gente è preoccupata, ha paura di uscire di casa la notte, e chiede più pattuglie di polizia nelle strade. Ma è davvero la paura lo stato d’animo che si è impossessato dell’opinione pubblica? Ѐ davvero l’aumento del numero di poliziotti la via maestra per ridurre le ansie dei cittadini?
di Giuseppe Salvaggiulo
La Stampa, 21 dicembre 2025
La manifestazione per difendere Askatasuna, il Centro sociale torinese sgomberato dopo 29 anni di occupazione, ha seguito il copione peggiore, nonché più prevedibile. All’inizio migliaia di persone pacifiche, con mamme e bambini, in un quartiere in buona parte solidale. In mezzo duecento professionisti della guerriglia che prendono la testa del corteo, sfidando lacrimogeni e idranti della polizia, e mettono a ferro e fuoco un pezzo di città. Alla fine i cinquecento antagonisti rimasti che proiettano sui palazzi di piazza Vittorio la scritta “grazie per le luci di Natale, sindaco Lo Russo servo infame”. I video degli scontri, che rimbalzano da ieri pomeriggio su tv e web, non possono restituire il clima che ieri si respirava a Torino. I commercianti serravano le saracinesche. I bar rimuovevano i dehors. Le famiglie rinunciavano allo struscio in centro per lo shopping natalizio. Una città democratica, aperta e tollerante, refrattaria ai riflessi d’ordine, è stata costretta una volta ancora “a vivere nella paura della violenza”, come ha detto nei giorni scorsi l’arcivescovo Roberto Repole.
di Diego Motta
Avvenire, 21 dicembre 2025
Non c’è solo Askatasuna nella mappa dei centri sociali occupati. Nel mirino del Viminale, ci sarebbero diverse situazioni di illegalità da Nord a Sud, alcune delle quali riconducibili a gruppi di estrema destra. Nel giorno in cui Askatasuna ha convocato una manifestazione, con 500 agenti schierati a Torino, dopo lo sgombero di due giorni fa, i riflettori si accendono sempre di più sull’area antagonista, spesso molto presente soprattutto nelle grandi città. Realtà sempre al confine tra legalità e illegalità, che paiono essere state messe sotto la lente da parte degli uffici del ministero dell’Interno. Dopo lo sgombero di Askatasuna resta infatti ancora ampia la galassia delle occupazioni abusive di immobili, sia privati che pubblici, di area anarco-antagonista, all’interno dei quali sono attivi collettivi che organizzano iniziative di vario genere: se ne contano almeno 126 in tutta Italia. Le occupazioni riconducibili all’estrema destra italiana sono sostanzialmente due: CasaPound a Roma nella sede di via Napoleone III e Spazio Libero Cervantes a Catania.
di Paolo Valentino
Corriere della Sera, 21 dicembre 2025
L’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati: “Il Sudan è la prima emergenza, ma l’Europa è assente nonostante subirà le conseguenze maggiori di questa crisi”. “Viviamo in un mondo incapace di far la pace”, dice Filippo Grandi nella sua ultima intervista da Alto commissario dell’Onu per i Rifugiati. Il diplomatico italiano lascia l’incarico dopo dieci anni vissuti nella tormenta, scanditi da crisi umanitarie senza precedenti per dimensione e virulenza. Dal 2015, l’anno del suo insediamento, a oggi, il numero dei rifugiati nel mondo è raddoppiato fino a salire a 117 milioni.
di Sabrina Viviani
Il Riformista, 20 dicembre 2025
Il carcere indecente: 64.000 detenuti per 46.000 posti disponibili. Dal Presidente della Repubblica al Papa fino al Presidente del Senato, l’appello a risolvere subito questa vergogna. “Le carceri siano luoghi di rinascita”, così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 10 dicembre in visita al carcere di Rebibbia è tornato a dare voce alle detenute e ai detenuti nel giorno in cui si celebra in tutto il mondo l’anniversario della Dichiarazione Universale dei diritti umani. Ancora di recente Papa Leone ha richiamato i potenti alla misericordia e rinnovato l’appello del suo predecessore per “forme di amnistia e condono della pena…” volte a favorire processi di reinserimento sociale.
di Ornella Favero*
Il Riformista, 20 dicembre 2025
C’è qualcosa di sadico nel modo in cui gran parte della politica oggi rifiuta di trovare rimedi rapidi ed efficaci al sovraffollamento: sadico perché si finge di credere e far credere che una misura come la liberazione anticipata speciale, qualche manciata di giorni di libertà in più, costituirebbe un cedimento dello Stato. Ma qualcuno si chiede se lo Stato non stia invece cedendo là dove non garantisce condizioni di detenzione decenti? Là dove tiene le persone accatastate in letti a castello e nel frattempo calcola se ci sono i pochi metri sufficienti per non pagare multe? Là dove parla di rieducazione e poi lascia un sacco di gente ad “ammazzare il tempo” dalla mattina alla sera distruggendo ulteriormente la propria vita invece di ricostruirla?











