di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 20 dicembre 2025
“Ho voluto conoscere ogni detenuta e ho instaurato con ognuna un bel rapporto. A volte mi sento mamma, a volte sorella, ma l’importante è che chi è qui sappia che il dolore può essere condiviso”. Maurizia Campobasso, è direttrice da settembre del carcere femminile, presente ieri alla proiezione del documentario “Le farfalle della Giudecca” di Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli con voce narrante di Ottavia Piccolo. Una occasione per stare insieme e per partecipare alla messa del patriarca Francesco Moraglia che, insieme a Piccolo, ha ricordato Alberto Trentin detenuto in Venezuela da oltre un anno. “Ho trovato una struttura accogliente e ringrazio il ministero e il provveditorato alla Giustizia che ci permettono di avviare iniziative come quella di oggi - precisa.
di Mario Serio*
Il Dubbio, 19 dicembre 2025
A chi dubitasse della possibilità di ricondurre la speranza - intesa come aspirazione individuale alla verificazione di circostanze materiali e psicologiche capaci di determinare un miglioramento delle proprie condizioni di vita - alla ampia e generale categoria dei diritti soggettivi potrebbe utilmente venire in soccorso l’esperienza dei diritti dell’antichità. Ed infatti, sin dal diritto romano, la spes costituiva apprezzabile oggetto di diritti, sia in termini di semplice attesa di un evento aleatoriamente (emptio spei) preso in considerazione, sia in termini di concretizzazione di una ragionevole speranza (emptio rei speratae): distinzione sostanzialmente trapassata nell’odierno codice civile, che distingue tra vendita di cosa sperata e vendita di cosa futura. Questa reviviscenza di istituti millenari serve qui lo scopo di munire di un solido fondamento positivo lo stato psicologico di chi nutre, appunto, una speranza.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 19 dicembre 2025
Un pessimo tic della scena pubblica italiana è l’attacco alla magistratura quando un suo verdetto viene ritenuto come prodotto “contro” qualche attore della politica. Una lettura che deforma la stessa democrazia. Mi perdoneranno gli abituali lettori, ma la rubrica quindicinale di oggi risente di un crescente disagio: ogni decisione di una qualunque magistratura sgradita a chi sta al potere diventa il pretesto non per (legittime) critiche nel merito ma per attacchi scomposti e smodati alla magistratura nel suo insieme, o ai giudici, siano essi ordinari o amministrativi (ma il problema, ci era stato detto e ripetuto, non erano i pubblici ministeri?). Questi atteggiamenti e comportamenti del mondo politico o di suoi segmenti non sono compatibili con la nostra Costituzione.
di Angela Stella
L’Unità, 19 dicembre 2025
Ha preso il via ufficialmente due giorni fa la campagna di comunicazione per il no al referendum sulla riforma della giustizia, promossa dal Comitato “Giusto Dire No”, quello dell’Anm. La campagna ha esordito sui canali social del Comitato con un contenuto visivo che pone al centro una domanda: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?” A rispondere alla domanda, una cittadina, che esibisce un grande fumetto con la scritta “No” a caratteri cubitali. Messaggio sicuramente performante quello adottato. Tuttavia nel ddl costituzionale su cui saremo chiamati ad esprimerci la prossima primavera non c’è scritto da nessuna parte che i giudici saranno asserviti al Governo di turno. Si tratta di una deduzione da parte dei contrari alla riforma che potremmo annoverare nella categoria della fallacia del pendio scivoloso.
di Quirino Camerlengo
Il Domani, 19 dicembre 2025
Avremo un Csm che diventerà lo spazio in cui i pm saranno ancora di più corporazione, avendo come interlocutori solo i membri laici. Quanto alle derive correntizie e partitocratiche, non cambierà nulla, neanche con il sorteggio, sia per i togati che per i laici. Se fossi un elettore davvero interessato alla separazione delle carriere, mi sentirei molto deluso da questa riforma. Parliamoci chiaro. Tutto nasce dalla volontà di arginare lo strapotere dei pubblici ministeri. Inchieste ad orologeria, fuga di notizie dalle procure, iniziative avventate che sistematicamente coinvolgono esponenti di uno schieramento politico di centrodestra. E, poi, casi giudiziari che mettono in evidenza errori e incompetenze: dal caso Tortora sino a Garlasco.
di Luciano Onnis
La Nuova Sardegna, 19 dicembre 2025
Dopo la decisione del Governo scoppia la polemica, l’assessora Laconi: “Stanno trasformando la Sardegna in un’isola-carcere”. La riorganizzazione nazionale del regime di 41-bis accende la polemica in Sardegna, con l’isola che assumerà “un ruolo sproporzionato” nella gestione del cosiddetto carcere duro. Il tema è emerso con forza nella seduta straordinaria della Conferenza Unificata del 18 dicembre, durante la quale il Governo ha illustrato il piano di razionalizzazione degli spazi detentivi destinati ai detenuti sottoposti al regime speciale.
di Gianni Bazzoni
La Nuova Sardegna, 19 dicembre 2025
Nel 1992 arrivarono all’Asinara 154 detenuti per reati di mafia, poi anche Totò Riina. È una storia che si ripete. Dall’Asinara fino a oggi. Dal 1992 quando il regime penitenziario 41bis è stato introdotto come misura straordinaria per contrastare la criminalità organizzata. In particolare l’isola che ricade nel territorio comunale di Porto Torres che aveva in quel periodo dismesso le strutture di Fornelli - temutissime dai capi della criminalità organizzata - venne rimessa al centro della lotta alla mafia. Dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, il supercarcere venne riaperto a pieno regime per accogliere appunto i 41bis. Fu il primo passo per sperimentare l’efficacia degli strumenti ritenuti necessari per interrompere i collegamenti tra i detenuti mafiosi e le organizzazioni esterne.
parmatoday.it, 19 dicembre 2025
Dodici edizioni in serre diverse sedi sperse sul territorio dell’Emilia-Romagna; 128 persone coinvolte, 27 donne e 101 uomini, delle quali ben 75 hanno portato a termine il percorso formativo con successo. Sono i numeri che riassumono l’attività di Pro.Digi, il progetto di formazione digitale rivolto alle persone in esecuzione penale, o sottoposte a misure di comunità, selezionato e sostenuto dal Fondo per la Repubblica Digitale - Impresa sociale, e promosso da Aeca (capofila), Cefal Emilia-Romagna e Ciofs Fp Emilia-Romagna Ets.
di Stella Bonfrisco
Il Resto del Carlino, 19 dicembre 2025
Il giovane indiano con problemi psichiatrici era stato arrestato per un furto di bicicletta a Piacenza. Il monito del Garante regionale dei detenuti: “La struttura di Reggio è un’eccellenza, interroghiamoci tutti”. Si è tolto la vita a 24 anni, alle 17 dello scorso martedì, nella Rems - residenza esecuzione misure di sicurezza, che fa capo all’Ausl - di via Montessori. Il giovane, di origine indiana, si chiamava Shekhawat Manvendra Sing. Si tratta del primo caso che accade in regione a un paziente costretto in misura di sicurezza giudiziaria, nell’unica Rems presente in Emilia-Romagna.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 19 dicembre 2025
Il trasferimento “temporaneo” di circa 140 detenuti al carcere di Bollate potrebbe compromettere il suo modello rieducativo. Ecco cosa sta succedendo. Negli ultimi vent’anni il carcere di Bollate si è affermato come l’eccezione che conferma la regola: un istituto capace di mettere al centro la rieducazione della persona, il lavoro e la responsabilizzazione dei detenuti. Un vero e proprio modello virtuoso capace di puntare alla funzione rieducativa che dovrebbe essere sottesa alla detenzione, evitando di concepire la pena come puro contenimento. Oggi, però, questo modello potrebbe essere a rischio.
- Palermo. Housing sociale per detenuti a rischio chiusura: appello per la proroga
- Bergamo. “InConTra”, la giustizia della mediazione
- Perugia. Il “modello riparativo” che unisce città e carcere
- Bologna. Una nuova palestra per i giovani detenuti Zuppi: gesto che aiuta
- Fermo. Il pranzo di Natale nel carcere è stellato: “Una festa unica”











