piacenzasera.it, 18 dicembre 2025
Un detenuto di 24 anni, di origine indiana, si è suicidato nel pomeriggio del 16 dicembre nella Rems di Reggio Emilia. È il primo caso di questo genere in Emilia-Romagna. Il giovane era stato arrestato e incarcerato a Piacenza per furto di una bicicletta e resistenza a pubblico ufficiale. A riferire l’accaduto è il Garante regionale per i detenuti, Roberto Cavalieri. Gli operatori sanitari si sono tutti adoperati per sostenere gli altri pazienti della struttura.
di Enrico Fresu
L’Unione Sarda, 18 dicembre 2025
La presidente della Regione contro l’ipotesi di trasformazione in carcere di massima sicurezza: “Inaccettabile”. “L’ipotesi che il carcere venga svuotato e ristrutturato per ottenere una struttura destinata esclusivamente ai detenuti sottoposti al regime del 41-bis è concreta ed imminente. Se confermata, sarebbe una scelta gravissima per Nuoro e per l’intero territorio”. La presidente della Regione, Alessandra Todde, si mette nella scia della preoccupazione del vescovo di Nuoro, monsignor Antonello Mura, in relazione al carcere di Badu e Carros: stando a quanto trapelato il penitenziario barbaricino potrebbe essere svuotato per “accogliere” solo detenuti in regime di massima sicurezza. Mafiosi e terroristi, quindi, come i 92 destinati al braccio di imminente inaugurazione nel carcere di Uta. A Nuoro “non sarebbe un intervento temporaneo, ma una decisione strutturale, assunta senza alcun confronto con la Regione. Una punizione per una città, per un territorio e per un’isola che faticosamente stanno rialzando la testa”.
di Francesco Viviani
triesteallnews.it, 18 dicembre 2025
C’è qualcosa di profondamente ottocentesco, e non nel senso buono, nel fatto che a Trieste il carcere stia appiccicato al tribunale come una sacrestia all’altare. È una concezione austroungarica, figlia di un’epoca in cui giustizia, pena e redenzione dovevano condividere lo stesso corridoio, possibilmente sotto lo stesso sguardo morale. Una visione che oggi sopravvive più per inerzia che per ragione, e che continua a produrre effetti paradossali: logistici, simbolici, talvolta grotteschi. E, come si è visto, anche pericolosi. Il complesso del Coroneo, nel cuore della città, racconta questa storia meglio di qualsiasi trattato di architettura penitenziaria. Il tribunale a pochi metri, il carcere addossato, la città intorno che preme. Una giustizia che non si limita ad amministrare, ma occupa spazio urbano, lo colonizza, lo sovraccarica. È un’idea di Stato che non ha mai davvero aggiornato la propria mappa mentale: punire, giudicare, custodire tutto insieme, come se il semplice contatto fisico potesse garantire ordine.
ansa.it, 18 dicembre 2025
Burla, “la tanto proclamata sicurezza ha le sue falle”. “Inasprire le pene, creare nuovi reati, inserire sempre più stringenti ostatività alle misure alternative di esecuzione delle condanne e alle pene sostitutive, hanno avuto il solo risultato di incrementare il numero di persone ristrette in carcere anche per reati che certamente non destano particolare allarme sociale, mantenendo però la stessa pianta organica degli appartenenti alla polizia penitenziaria e alle altre aree”. Lo scrive in una nota il Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Trieste Elisabetta Burla che invita a “una riflessione seria e non per slogan”. Ricordando l’evasione dalla casa circondariale di Trieste una delle tre verificatesi nell’ultima settimana in Italia, Burla sottolinea che “la tanto proclamata sicurezza, evidentemente, ha le sue falle”.
iltquotidiano.it, 18 dicembre 2025
Qui i detenuti potranno incontrare i propri compagni e le proprie compagne. Alla Casa circondariale di Trento apre la stanza dell’affettività. Uno spazio dedicato ai colloqui intimi tra le persone detenute e i loro partner, realizzato dall’amministrazione penitenziaria con il sostegno della Conferenza e sostenuto dalla Conferenza regionale volontariato giustizia Trentino Alto Adige Sudtirol. Il progetto è stato promosso e accompagnato dalla direzione dell’istituto, guidata da Annarita Nuzzaci, che ha seguito l’intero percorso fino alla sua concretizzazione: rendendo possibile la traduzione operativa di un importante principio di diritto. Un progetto che nasce in risposta alla sentenza n. 10/2024 della Corte Costituzionale, che riconosce il diritto all’affettività come parte fondamentale della dignità delle persone detenute, compatibilmente con le esigenze di sicurezza e ordine.
di Ilaria Donati
La Ragione, 18 dicembre 2025
Parla Maria Mancarella, Garante dei diritti dei detenuti. A Lecce, quello che per anni era stato definito un carcere modello è oggi un istituto in sofferenza profonda. Per Maria Mancarella, garante dei Diritti dei detenuti nel capoluogo salentino, si tratta di “una situazione seria, complicata e di difficile soluzione”. I numeri parlano da soli: 780 posti regolamentari, spesso ridotti dai lavori di manutenzione, e quasi 1.400 persone recluse. Un sovraffollamento che si somma a un altro elemento decisivo: “La tipologia di detenuti è cambiata. Arrivano moltissime persone con dipendenze e gravi problemi di salute mentale”.
tfnweb.it, 18 dicembre 2025
La musica come ponte tra il buio e la luce, tra la solitudine e la speranza. È questo il messaggio che anima “La luce nel buio”, lo spettacolo portato dal maestro Capizzi nelle carceri di Caltanissetta e San Cataldo, un’iniziativa che trasforma il periodo natalizio in un momento di riflessione, rinascita e umanità per chi vive la difficile realtà della detenzione. Non si tratta solo di un concerto. Attraverso le note e le armonie, il maestro Capizzi offre ai detenuti la possibilità di credere ancora nella vita e in un futuro basato sul bene. La musica diventa così strumento di riscatto interiore, capace di parlare direttamente all’anima, abbattere muri invisibili e accendere una luce laddove spesso domina lo sconforto.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 18 dicembre 2025
Ho tenuto una lezione nel carcere romano a un gruppo di donne ristrette, intorno al tema della solidarietà. Più che una lezione è stato un incontro: di sguardi, di pensieri, di lacrime e di sorrisi. Tante le emozioni e le riflessioni. Io quei 30 occhi non me li dimenticherò mai. La rassegnazione, la rabbia, la fame di sapere: esprimono tutto con un’intensità così forte che ti si appiccica addosso e non se ne va più. È questo il mio pensiero appena il portone blindato si chiude dietro di me e torno fuori, sotto la pioggia. Sulla palazzina alla mia sinistra, dove si vede qualche panno steso tra le sbarre delle finestre, c’è un gabbiano: forse è lo stesso che ho visto al mio ingresso, si gode il panorama e il silenzio da lassù. Gli sembrerà la sua “oasi felice” questo posto, rispetto al caos di Roma, ancor più frenetico in questi giorni prenatalizi. E invece questo luogo non è né un’oasi né è felice: è la casa circondariale femminile di Rebibbia “Germana Stefanini”.
percorsiconibambini.it, 18 dicembre 2025
“Alla prossima”. Si è chiuso così il terzo e ultimo incontro dei ragazzi e delle ragazze della classe quinta classico del Liceo Vida di Cremona con le persone detenute. Un percorso che si inserisce nell’azione “Filosofi dentro” del progetto Terzo Tempo, finanziato da Impresa Sociale Con I Bambini all’interno del bando “Liberi di crescere”, che ha come capofila la coop. Bessimo di Brescia e di cui come Consorzio Sol.Co siamo partner. L’iniziativa pone al centro il tema della genitorialità e mira a creare spazi di dialogo capaci di superare le barriere fisiche e sociali.
tfnweb.it, 18 dicembre 2025
La musica come ponte tra il buio e la luce, tra la solitudine e la speranza. È questo il messaggio che anima “La luce nel buio”, lo spettacolo portato dal maestro Capizzi nelle carceri di Caltanissetta e San Cataldo, un’iniziativa che trasforma il periodo natalizio in un momento di riflessione, rinascita e umanità per chi vive la difficile realtà della detenzione. Non si tratta solo di un concerto. Attraverso le note e le armonie, il maestro Capizzi offre ai detenuti la possibilità di credere ancora nella vita e in un futuro basato sul bene. La musica diventa così strumento di riscatto interiore, capace di parlare direttamente all’anima, abbattere muri invisibili e accendere una luce laddove spesso domina lo sconforto.











