di Edmondo Bruti Liberati
Il Dubbio, 4 maggio 2026
Il risultato del voto referendario è netto. NO al ridimensionamento fino alla quasi irrilevanza di quell’organo, il Csm, che la Costituzione ha voluto quale garante dell’effettiva indipendenza della magistratura, giudici e Pm. Di questo disegno elemento portante era il sorteggio dei componenti del Csm, con il duplice obbiettivo di “ridimensionare” il Csm e di “distruggere” le correnti dell’Anm. Il secondo obbiettivo era impossibile. L’associazionismo giudiziario italiano, articolato nel pluralismo delle ‘correnti’, ha una lunga storia, di luci e anche di ombre.
di Errico Novi
Il Dubbio, 4 maggio 2026
Non sappiamo chi maneggerà il dossier giustizia nei prossimi anni. Possiamo dare per scontato, è vero, che non si tratterà dell’attuale guardasigilli. Subito dopo il referendum, Carlo Nordio ha dichiarato di voler portare a termine il mandato per poi allontanarsi dalla politica. Ma non abbiamo elementi per capire se chi governerà l’Italia a partire dal 2027 cercherà un nuovo equilibrio nel rapporto con la magistratura, al di là delle riforme grandi o piccole.
di Paolo Delgado
Il Dubbio, 4 maggio 2026
C’era una volta il correntismo. E no, non era una deviazione patologica della politica italiana: era la politica italiana. Negli anni Settanta e Ottanta, quelli della Prima Repubblica, per capirci, le correnti non erano un vizio da estirpare ma il motore stesso dei partiti, la loro grammatica interna, il modo concreto con cui il potere si distribuiva, si negoziava, si litigava. Prendete la Democrazia Cristiana: un partito che formalmente era uno, ma in realtà erano dieci, quindici, venti partiti sotto lo stesso tetto. C’era la corrente di Aldo Moro, quella di Giulio Andreotti, quella di Amintore Fanfani. E non erano sfumature ideologiche per anime belle: erano strutture di potere organizzate, con uomini, tessere, voti, giornali, enti pubblici e sottogoverno. Una corrente non era un’opinione: era una filiera. Il punto è che funzionava. Cinicamente, spudoratamente, ma funzionava.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 4 maggio 2026
È un paradosso il fatto che, persino con l’intelligenza artificiale, se si aprono le parole “Magistratura democratica” queste vengano affiancate subito al termine “garantismo”. È paradossale perché proprio sulle garanzie nel processo penale, la corrente di sinistra delle toghe, dopo averle evocate e teorizzate in ogni documento e in ogni congresso, ha subìto le più profonde lacerazioni, contraddizioni e divisioni. Fino a tristissime rotture di amicizie. Dagli anni Settanta, in particolare sul processo “7 aprile” contro Toni Negri e Potere Operaio, fino agli anni Novanta con Tangentopoli al Nord e i processi di mafia al Sud.
di Vinicio Marchetti
avellinotoday.it, 4 maggio 2026
Emergenza idrica, sovraffollamento e assenza di risposte negli istituti penitenziari napoletani e irpini. Claudia Cavallo, criminologa, referente regionale di Liberi Liberi Articolo 27 e membro dell’Osservatorio delle persone private della libertà personale della Regione Campania, ha deciso di parlare. Lo ha fatto con il peso di chi entra in quei posti, vede, e porta fuori quello che vede. Nel mirino tre istituti penitenziari campani: Bellizzi Irpino, Carinola, Poggioreale. Il problema principale ha un nome banale, quotidiano, elementare. L’acqua. Quella che manca. A Bellizzi Irpino e Carinola i rubinetti restano spesso a secco, senza preavviso e senza spiegazioni. A Poggioreale funziona diversamente: l’acqua c’è, ma solo fino alle undici del mattino. Poi sparisce fino alle quattro del pomeriggio. Cinque ore. Ogni giorno.
sassaritoday.it, 4 maggio 2026
Due modelli che rappresentano filosofie di detenzione differenti. In Sardegna il sistema penitenziario si muove su due binari opposti. Da un lato, l’isola è l’unica regione italiana, insieme al Molise e alla Valle d’Aosta, a non avere nemmeno un posto in sezioni a custodia attenuata. Dall’altro, è tra i territori che utilizzano maggiormente la vigilanza dinamica, con 746 persone - il 30,61% dei presenti - dislocate in 32 reparti dove il controllo è meno invasivo e si punta su una maggiore autonomia dei detenuti.
di Federico Malavasi
Il Resto del Carlino, 4 maggio 2026
La tragedia si è consumata nella mattinata di sabato nel carcere di via Arginone L’uomo aveva 45 anni. Quando in tarda mattinata gli agenti sono passati davanti alla sua cella per un controllo, hanno trovato insolito che fosse ancora a letto. L’allarme è scattato quando l’uomo, 45 anni, è rimasto immobile senza rispondere alle chiamate dell’operatore di polizia penitenziaria. A quel punto, è apparso subito evidente che il detenuto era stato colto da un malore e che necessitava di un intervento sanitario urgente. L’arrivo del 118 e la corsa in ospedale non sono però bastati a salvare la vita dell’uomo, deceduto poco più tardi all’ospedale di Cona.
di Giacomo Bini
La Nazione, 4 maggio 2026
Il progetto è stato realizzato dai Lions Club di Pistoia per la casa circondariale di Santa Caterina. I Lions Club della Provincia di Pistoia hanno promosso un corso di primo soccorso per un gruppo di detenuti della casa circondariale di Pistoia alla quale hanno donato anche un defibrillatore. L’iniziativa rientra nelle finalità umanitarie dei Lions e nel contempo nelle attività trattamentali e formative rivolte alla popolazione detenuta dalla direzione della casa circondariale di Pistoia. È stato organizzato un corso di ‘Esecutore BLSD Adulto e Pediatrico’ e di apprendimento delle manovre di rianimazione cardiopolmonare.
di Alessio Sartore
Corriere della Sera, 4 maggio 2026
A Grisignano, in provincia di Vicenza, c’è un magazzino logistico dove ogni giorno arrivano camion carichi di rifiuti. Vestiti, biciclette, piatti, libri, elettrodomestici. Di tutto. E tutto tecnicamente classificato come scarto. Ma in quel magazzino di Grisignano è diverso. Lo scarto non finisce in discarica, anzi: viene smistato, valutato, riparato e infine rimesso in vendita in un grande negozio dell’usato a Vicenza. Ritorna ad essere bene. Il magazzino e il negozio sono il cuore operativo di Cooperativa Insieme a r.l., realtà del terzo settore fondata nel 1979 raccogliendo le “strasse” (stracci in dialetto veneto) e oggi una delle esperienze più originali in Italia nel campo dell’economia circolare e dell’inserimento lavorativo.
di Giorgio Paolucci
chiesadimilano.it, 4 maggio 2026
Un detenuto non può essere “ridotto” al reato di cui è responsabile: questo il punto di partenza dell’appuntamento promosso l’8 maggio dall’associazione Incontro e Presenza, dai Francescani e dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, con interventi e testimonianze. Una giustizia che punisca chi, commettendo un reato, ha ferito la società e che nel contempo lavori al recupero del condannato. Obiettivo tanto nobile e condivisibile quanto spesso negato nei fatti: basta guardare quanto accade in tante, troppe carceri del nostro Paese, dove all’espiazione della pena non si accompagna un adeguato percorso di rieducazione. Eppure la detenzione può diventare l’occasione per un cambiamento radicale di vita, il momento in cui prendere consapevolezza che la persona non è riducibile al reato che ha commesso. In questa dinamica, che spazio c’è per il perdono, di un perdono che possa essere esercitato senza che l’esercizio della giustizia venga indebolito?
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