di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 16 dicembre 2025
Dalla condanna russa al Procuratore Khan (15 anni di carcere) per il mandato di arresto contro Putin), alle feroci sanzioni degli Usa di Trump, fino alle minacce britanniche di togliere i fondi (per il mandato d’arresto contro Netanyahu). Il procuratore Karim Khan condannato a 15 anni da un tribunale russo per il mandato di arresto a Vladimir Putin, decine di magistrati della sua squadra sottoposti a sanzioni dell’amministrazione Trump per un analogo mandato nei confronti di Benjamin Netanyahu (per l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant), Londra che da tempo minaccia di tagliare i fondi e uscire dallo Statuto di Roma sempre in difesa del premier israeliano: il quadro è flagrante.
di Luca Miele
Avvenire, 16 dicembre 2025
Il magnate dei media asiatico, storico oppositore di Pechino, è stato giudicato colpevole di collusione e di sedizione. Ora rischia l’ergastolo. La sentenza potrebbe essere una pietra tombale sull’intero movimento libertario. “Sono nato ribelle”, ha detto di sé in un’intervista rilasciata alla Bbc, poco prima che iniziasse il suo calvario giudiziario. E sulla testa del “ribelle” Jimmy Lai si è abbattuta la scure della “giustizia” di Hong Kong. Colpevole, hanno sentenziato i giudici Alex Lee, Esther Toh e Susana D’Almada Remedios del tribunale di West Kowloon.
di Giovanni Gambassi
Avvenire, 15 dicembre 2025
Da Leone XIV la denuncia del sovraffollamento delle carceri e di insufficienti progetti di recupero. “Dal terreno duro del peccato, sbocciano fiori meravigliosi. Il Giubileo offra la possibilità di ricominciare”. “Che nessuno vada perduto! Che tutti siano salvati! Questo vuole il nostro Dio”. Leone XIV lo ripete con forza nell’ultimo appuntamento giubilare dell’Anno Santo 2025. Nella terza domenica d’Avvento, quella del “Gaudete”, si celebra il Giubileo dei detenuti. Messa presieduta dal Papa nella Basilica di San Pietro dove siedono i reclusi usciti con permessi speciali dal carcere per partecipare all’iniziativa dedicata a loro, gli agenti della polizia penitenziaria e i volontari che si fanno Samaritani dietro le sbarre. A tutti loro, “detenuti e responsabili del mondo carcerario”, guarda il Pontefice quando rinnova l’appello di papa Francesco che auspicava “si potessero concedere, per l’Anno santo, anche “forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società” e ad offrire a tutti reali opportunità di reinserimento”, dice citando il predecessore e la bolla di indizione del Giubileo. Parole per il momento non ascoltate da chi ha in mano le sorti delle nazioni. Da qui il richiamo di Leone XIV: “Confido che in molti Paesi si dia seguito al suo desiderio. Il Giubileo, come sappiamo, nella sua origine biblica era proprio un anno di grazia in cui ad ognuno, in molti modi, si offriva la possibilità di ricominciare”.
di Carlo Ciavoni
La Repubblica, 15 dicembre 2025
Che oggi sia o no il Giubileo dei detenuti, poco importa, al di là dell’alto richiamo e il forte significato politico che Leone XIV ha voluto dare a questa giornata. Resta il fatto che il nostro Paese può vantare anche il primato del tasso di affollamento negli istituti di pena tra i più alti d’Europa: il 137%, con picchi assurdi come nel carcere di Lucca dove c’è un tasso del 244%. Sono numeri che si spiegano così: il totale delle persone detenute oggi è di 63.545; i posti regolamentari sarebbero 51.276; quelli che invece sono realmente disponibili sono 41.114. Quindi nelle celle delle carceri italiane ci sono 22.431 persone in più.
di Riccardo Benotti
agensir.it, 15 dicembre 2025
Il Papa ha auspicato amnistie e condoni durante la messa per il Giubileo dei detenuti, rilanciando l’appello di Francesco. Ha invitato a offrire a ogni persona la possibilità di ricominciare, denunciando le difficoltà del sistema carcerario e promuovendo una giustizia riparativa e inclusiva. “Confido che in molti Paesi si dia seguito” all’auspicio di amnistie e condoni. Papa Leone XIV rilancia con forza, nella messa per il Giubileo dei detenuti celebrata questa mattina in San Pietro, il desiderio espresso da Papa Francesco nella Bolla Spes non confundit di concedere “forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società e ad offrire a tutti reali opportunità di reinserimento”.
di Susanna Marietti*
Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2025
Lo scorso 26 dicembre Papa Francesco aprì la porta Santa a Rebibbia. Oggi - Giubileo dei detenuti - su una capienza di 46.124 posti vivono 63.868 persone. Siamo governati dall’ipocrisia. Tutti si definiscono cristiani ma nessuno ascolta le parole del capo della Chiesa. Lo scorso 26 dicembre Papa Francesco aprì la porta Santa a Rebibbia, dove giovedì è morta una detenuta e dove il giorno prima si è recato il Presidente della Repubblica. Le parole del Pontefice, che al carcere aveva dedicato pensieri e azioni, sono rimaste inascoltate, colpevolmente rimosse da parte di chi dirige il nostro sistema penitenziario.
di Enrico Rossi*
pensalibero.it, 15 dicembre 2025
Oggi, nel Giubileo dei detenuti, a Roma si parla di “speranza”, di dignità per le persone che sono in carcere. In Vaticano l’evento dura dal 12 al 14 dicembre e stamattina c’è la Messa in San Pietro: un rito pubblico che obbliga tutti - credenti e non - a domandarsi in quali condizioni versi il nostro sistema carcerario. La fotografia è questa: 63.868 persone detenute a fine novembre, con una capienza regolamentare di 51.275 posti, ma soprattutto con posti effettivamente disponibili scesi a 46.124 perché migliaia di celle e sezioni sono inagibili o chiuse. Più che un “sovraffollamento”, è una compressione quotidiana di corpi e di vita, con un sistema che lavora oltre la soglia minima di sicurezza. I numeri della disperazione li ricorda Antigone: nel 2024 i suicidi sono stati 91 (un record) e nel 2025 l’emergenza non si è fermata e ha raggiunto parlano i 74 suicidi (più altri decessi e casi da accertare).
di Ugo Adamo
lacnews24.it, 15 dicembre 2025
Nel 2024 i Tribunali di sorveglianza hanno accolto più di 5.800 ricorsi per trattamenti inumani e degradanti. Finora inutili gli appelli di Papa Francesco che chiese in vista dell’anno giubilare provvedimenti di clemenza per restituire speranza. Il titolo attribuito a questo nostro intervento, che può apparire provocatorio, è stato scelto per richiamare l’attenzione del lettore su una situazione drammatica, quale quella che si vive nelle carceri italiane da ormai troppo tempo. La condizione degli istituti penitenziari ha raggiunto livelli allarmanti: a fronte di 46.500 posti realmente disponibili, essi ospitano circa 63.500 persone, in condizioni di sovraffollamento estremo.
di Lino Fresca
calabria7.news, 15 dicembre 2025
Suicidi, violenze e sovraffollamento. È il dramma che si vive nelle carceri italiane. Cinque detenuti si sono suicidati negli ultimi giorni negli istituti di pena italiani. Il Giubileo dei detenuti inizia nel peggiore dei modi, con notizie di morte e disperazione. Pochi giorni fa è morta nel carcere di Rebibbia una donna cinquantanovenne, probabilmente per overdose. Precedentemente ci sono stati un caso di suicidio nel carcere di Viterbo e il decesso di un detenuto a lungo in coma e in terapia intensiva per una violenza tra detenuti all’interno di Rebibbia. Una brutta successione di morte che segna queste giornate dedicate ai detenuti. Ancora un altro suicidio è stato segnalato nel carcere di Lecce.
di Alex Corlazzoli
Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2025
“Senza rieducazione, si preparano solo nuovi delinquenti”. Intervista a don Roberto Musa, cappellano della casa circondariale di Cremona: “Chi lavora in carcere è continuamente preoccupato di non svolgere appieno la sua missione”. “Non si può andare avanti a dare la tachipirina ha chi ha il tumore. Entro in carcere dal 2010. Da allora sono passati governi di ogni colore politico ma non so quanto, ci sia in Parlamento, la volontà trasversale di agire su quanto avviene dietro le sbarre. Questa non è un’emergenza ma un problema strutturale: le celle scoppiano, i funzionari sono oppressi dalla burocrazia, non siamo attrezzati ad affrontare le persone detenute a causa delle dipendenze da nuove sostanze, spesso manca un accompagnamento per il post detenzione”.
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