di Simonetta Ieppariello
ottopagine.it, 1 maggio 2026
Deve scontare la sua pena in carcere ad Avellino, ma è malata di cancro. Si chiama Elena ha 56 anni, e da alcune settimane le sono stati diagnosticati più tumori. Il suo quadro clinico la costringe ad enormi sofferenze e oggi il garante dei detenuti Samuele Ciambriello ha lanciato un appello per lei, perché si possa curare fuori dal carcere. “Elena soffre, sta male. Spiega Ciambriello. Bisogna garantirle cure fuori, quel diritto sancito dalla costituzione che vorrei fosse garantito anche ad altri malati carcerati”.
di Giulio Gavino
La Stampa, 1 maggio 2026
Un contratto, vero, con busta paga, i contributi pagati e tutti gli annessi e connessi, per riprendere a vivere dopo aver saldato il conto con la Giustizia e la Società. Da trafficante di droga all’impiego stabile con un’azienda che ha bisogno di manodopera qualificata. E’ iniziato qualche tempo fa un progetto che non fa del reinserimento solo una “stampella” provvisoria ma una pietra angolare della “seconda vita” fuori dal carcere. A beneficiarne, in effetti, è un detenuto poco più che trentenne che al momento vive in regime di semi-libertà. Ma ancora per poco. Di giorno se ne va al lavoro, la sera per dormire torna in cella.
cronachesalerno.it, 1 maggio 2026
Si è tenuto ieri un dialogo aperto tra S. Ciambriello e Manuela M. Siniscalco una delle mediatrici del centro di giustizia riparativa istituito a Salerno. Il dialogo ha spaziato dall’importanza di divulgare la cultura della giustizia riparativa preparando sempre di più i mediatori esperti nelle università - oggi deputate alla formazione dei nuovi mediatori - per poi concludersi con una proposta concreta del garante dei detenuti alle mediatrici di giustizia riparativa di Salerno di iniziare con lui questa opera di divulgazione della G. R. proprio tra i detenuti negli istituti penitenziari del territorio.
di Eugenio Raimondi
Avvenire, 1 maggio 2026
Per non limitarsi alla sola tregua, la giustizia riparativa ricerca una terzietà generativa che non imponga dall’alto ciò che richiede invece un processo lento, teso al futuro. Per non limitarsi alla sola tregua, il nuovo numero di Gutenberg, il supplemento culturale di Avvenire in edicola e in digitale il 1° maggio, affronta le pratiche e le forme della giustizia riparativa, dal pensiero giuridico ai casi concreti, fino alle risonanze culturali e storiche della ferita.
di Simona Bonfante
Il Riformista, 1 maggio 2026
Le serie tv a tema carcerario vanno sempre fortissimo. Oz, Prison Break, Orange Is the New Black ma anche l’italianissima Mare Fuori fanno audience, appassionano il pubblico, creano un corpo solido di fedeli del genere. Il carcere delle serie è naturalmente un carcere finto, un pretesto narrativo più che un oggetto di racconto. Il carcere vero interessa parecchio meno, diciamo quasi niente. L’attenzione si accende di rado, quando scoppia una rivolta, per esempio, o quando a fine anno si fa la contabilità dei morti suicidi. Si comprende come, nello scroll ininterrotto, l’attenzione sfugga e nel diluvio di meme, foto, video e roba del genere il carcere non ci possa stare perché non escono foto, video o reel da dentro.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 1 maggio 2026
Giunti infine alla sesta stagione, le modalità con cui “Mare Fuori” - una coproduzione Rai Fiction-Picomedia, per la regia di Beniamino Catena e Francesca Amitrano - viene offerto al pubblico non cambiano. Forse sarebbe più corretto scrivere “ai pubblici”, perché la serie è ormai diventata un caso di scuola per la tv contemporanea che ibrida il palinsesto con le piattaforme digitali. Come già per le stagioni precedenti, “Mare Fuori” - che rappresenta e si rivolge a un pubblico giovane - passa prima da RaiPlay per poi approdare su Rai 2, in una più classica programmazione in prima serata (4,9% di share). Non è facile descrivere la trama, che vede una Rosa Ricci (Maria Esposito) più protagonista e intensa che mai.
di Franco Corleone
L’Espresso, 1 maggio 2026
In nome della sicurezza, un sistema fatto di Daspo urbani, fogli di via, zone rosse, che incide sui diritti. Alla vigilia della Liberazione è stato approvato l’ennesimo decreto sicurezza, privo dei requisiti costituzionali di necessità e urgenza, con una conclusione farsesca che ha certificato una profonda crisi istituzionale e la riduzione del ruolo del Presidente della Repubblica. La Camera dei deputati si è rifiutata di correggere un errore del Senato (dando un colpo mortale al bicameralismo) e ha bocciato le pregiudiziali di costituzionalità su un punto riguardante il diritto di difesa, segnalato dal Quirinale, e il governo ha messo una toppa con un decreto abusivo, per cancellare una norma non in vigore e costringendo Mattarella a un doppio salto mortale.
di Emilio Minervini
Il Dubbio, 1 maggio 2026
La libertà di stampa è ai suoi minimi da un quarto di secolo a questa parte. È l’allarme lanciato dall’Ong francese Reporters sans frontiers (Rsf) nel suo ultimo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo pubblicato ieri. Da 25 anni Rsf vigila sullo stato di salute della libertà di stampa nel mondo con l’Indice globale sulla libertà di stampa. “In oltre la metà dei paesi del mondo, lo stato della libertà di stampa rientra ormai nelle categorie “difficili” o “molto gravi” - si legge nella nota stampa pubblicata da Rsf che ogni anno redige l’Indice globale della libertà di stampa - in 25 anni il punteggio medio complessivo dei 180 Paesi valutati è ai minimi storici.
di Alessandro Saccomandi
Avvenire, 1 maggio 2026
Il problema non è soltanto morale - se sia accettabile speculare su guerre e tragedie - ma anche molto concreto: questi mercati rischiano di influenzare gli eventi stessi. Il futuro, oggi, si acquista con pochi spiccioli: una quota, un clic. Pura speculazione: borse valori dove non si scambiano azioni di aziende, ma scommesse sul verificarsi di eventi futuri. Sono i prediction market, arene digitali in cui si monetizza l’incertezza puntando sull’esito di eventi reali. Il valore dei contratti fluttua in base alle probabilità stimate dal mercato: se il “no” a un referendum vale il 55%, la quota costa 55 centesimi; in caso di vittoria, se ne incassa uno - dollaro o euro. In alternativa, si può speculare sulla variazione: vendere a 70 centesimi una quota pagata 55 garantisce un profitto immediato.
di Federico Zuolo*
Il Domani, 1 maggio 2026
Di fronte al manifesto pubblicato sul profilo di Palantir, dobbiamo chiarire quali opzioni politiche e materiali effettivamente abbiamo, senza farci sviare dagli oscuri riferimenti filosofici. La battaglia politica, deve iniziare da subito, denunciando chi si sottomette a questi personaggi, e deve puntare all’indipendenza tecnologica da queste dinamiche di asservimento. Cosa c’è dietro al manifesto di Palantir? Thiel e Karp, i capi di Palantir, propongono una chiamata alle armi che molti hanno chiamato tecnofascismo.
- “Le attività culturali in carcere sono una luce. Spegnerla rende la società più fragile”
- Carceri, inizia il caldo e i frigoriferi sono vietati nelle celle
- La surreale circolare del Dap: frigoriferi vietati nelle carceri per rischio rivolte
- Per lo Stato i libri e i cd di Cospito sono come “pizzini”
- La società non abbandoni chi è recluso









