di Diana Ligorio
Il Domani, 14 dicembre 2025
Federica Lombardia ha una malattia genetica che si chiama acondroplasia. La sua passione è la scrittura, che ha portato tra le mura del penitenziario: “Qui mi sento me stessa”, dice. Da Castel Maggiore alla Dozza, in bici sono ventitré minuti e sei chilometri di case basse, pianura e poi campagna. Non è provincia, non è periferia della città. Nessuna identità nel paesaggio. Nessuna architettura verticale. Solo un muro di cinta mostra nella sua altezza la sostanza di una separazione. “Alla Dozza ci devi proprio voler andare”, dice Federica Lombardi mentre lega il manubrio a un palo e tira fuori il documento per accedere alla casa circondariale Dozza di Bologna. Federica, alla Dozza, ci vuole proprio andare: “Se salto un martedì, mi mancano i ragazzi, mi manca quello spazio”.
di Tiziano Grottolo
Corriere del Trentino, 14 dicembre 2025
Oltre mille persone hanno attraversato la città in segno di protesta per dire no ai Cpr: “Migranti criminalizzati”. “Più di 1.500 persone sono qui per dire no al sistema dei centri di permanenza per i rimpatri, non vogliamo i Cpr né a Trento né in Albania”. È il messaggio lanciato dagli attivisti che ieri hanno preso parte alla manifestazione promossa da un coordinamento di oltre 60 sigle. Si tratta di movimenti, collettivi antirazzisti, scuole di italiano, associazioni, sindacati e partiti di sinistra e centrosinistra.
di Stella Bonfrisco
Il Resto del Carlino, 14 dicembre 2025
“Una vita caduta per terra” il titolo dello spettacolo andato in scena alla ‘Pulce’. È il risultato di un laboratorio teatrale organizzato da MaMiMò. “Perché l’anagramma di carcere è ‘cercare’ e forse il senso della vita è proprio cercare, andare avanti”: una battuta in un copione carico di emozioni e voglia di spiegare la condizione di chi è privato della libertà, ma chiede comunque di aprirsi all’intera comunità. “Una vite è caduta per terra” è il titolo dello spettacolo che venerdì sera è andato in scena nella palestra - fresca di ristrutturazione - del carcere reggiano. Protagonisti i detenuti della sezione maschile: Ahmed, Anass, Angelo, Bruno, Davide, Gaetano, Khalil, Marco e Mattia, che hanno inoltre lavorato alla scrittura del testo, con la regia di Gian Marco Pellecchia e la drammaturgia di Paolo Bruini.
orvietonews.it, 14 dicembre 2025
La Casa di Reclusione di Orvieto, in collaborazione con la Caritas Diocesana di Orvieto-Todi e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto presenta “Spezzacatene. Una storia di brigantaggio”, un fotoromanzo ideato, scritto e fotografato dai detenuti all’interno di un percorso educativo e artistico guidato da Manuela Cannone e Ludovica Andò, da un’idea del capo area educativa della Casa di Reclusione di Orvieto Paolo Maddonni. La presentazione, come annunciato, si terrà lunedì 15 dicembre alle 11 all’Auditorium “Gioacchino Messina” di Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto.
di Roberto Barzanti
Il Manifesto, 14 dicembre 2025
Temi, memorie, recensioni, opere Due fascicoli della rivista internazionale “Todomodo” (Olschki editore) e il XVI “Leonardo Sciascia colloquium”: la drammatica attualità delle accuse dello scrittore siciliano. Se uno scrittore contemporaneo sollecita un gruppo di amici a produrre una serie di iniziative che non solo ne mantengano viva la memoria, ma ne approfondiscano le predilette tematiche e raccolgano testimonianze, recensioni, opere grafiche consone alla sua alacre creatività, questa è la migliore verifica della permanenza del suo mondo, delle domande che ha formulato, delle accuse che ha gridato. Come se le sue pagine fossero restate aperte e sollecitassero a proseguire il lavoro avviato con furore. È quanto è accaduto e accade a Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 settembre 1921- Palermo, 20 novembre 1989). Nel ‘93 Francesco Izzo si adoperò per far nascere il sodalizio Amici di Leonardo Sciascia e in seguito, tra variegate forme di omaggio, riuscì a dare alle stampe dal 2011, in accordo con l’Università Ca’ Foscari di Venezia, una rivista annuale e internazionale edita da Olschki (Firenze) ricca di saggi, riletture, incisioni, proposte relative a un autore amatissimo. Non uno strumento di culto, ma una sede di incontri in cui filologia e storiografia, critica e inchiesta si fondono in una sapiente architettura.
di Letizia Tortello
La Stampa, 14 dicembre 2025
Lo scrittore greco: “La manipolazione dei media è un grande rischio per la democrazia”. “La resistenza non ha età”. Lo scrittore greco Petros Markaris condensa in un titolo - quello del suo prossimo libro del commissario Charitos - lo slogan più adatto per sopravvivere ai tempi durissimi che stiamo vivendo. “Tempi di retromarcia”, in costante sfida della democrazia e dei diritti acquisiti. In cui la libertà di espressione, di critica e di dissenso cedono sotto i colpi feroci del potere che bolla sommariamente come “fake news” le notizie più scomode e pericolose.
ansa.it, 14 dicembre 2025
La Bielorussia ha liberato 123 detenuti tra cui l’attivista anti-regime Maria Kolesnikova, in carcere dal 2020. Lo hanno reso noto i media di Stato. All’operazione hanno partecipato anche i servizi segreti ucraini, ha rivelato il presidente Volodymyr Zelensky. “Grazie al ruolo attivo degli Stati Uniti e alla collaborazione dei nostri servizi di intelligence, circa un centinaio di persone, tra cui cinque ucraini, stanno tornando in libertà”, ha spiegato su Telegram. Kolesnikova era stata condannata a 11 anni di carcere nel 2021 a seguito delle proteste seguite alle elezioni presidenziali bielorusse del 2020. La donna ha già parlato con sua sorella, Tatyana Khomich, ha affermato Igor Kravtsov, rappresentante della squadra del leader dell’opposizione bielorussa Viktor Babariko. Secondo Kravtsov, Kolesnikova si trova già fuori dalla Bielorussia.
di Anna Maselli
Corriere della Sera, 14 dicembre 2025
Il cooperante veneziano detenuto da oltre un anno a Caracas. Appello dell’attrice Ottavia Piccolo alle istituzioni: “Ricordatevi di lui”. Il tempo al Lido di Venezia trascorre lento, scandito dalla congiunzione “e”. Un anno e un giorno, un anno e dieci giorni, un anno e un mese. Ogni scatto in avanti delle lancette è un istante in più che Alberto Trentini trascorre dietro le sbarre del carcere di El Rodeo, poco distante da Caracas in Venezuela. E venerdì la mamma Armanda Colusso è tornata a lanciare un nuovo appello dai microfoni della trasmissione radio “Tutta la città ne parla”: “Sono ormai tredici mesi che Alberto è in prigione e noi non sappiamo darci pace. Mi chiedo ogni mattina, cosa penserà del suo Paese che sembra averlo abbandonato?”.
di Pino Ciociola
Avvenire, 13 dicembre 2025
Una donna deceduta a Rebibbia, due uomini si sono tolti la vita a Viterbo e a Lecce. L’appello dell’arcivescovo Fisichella: forme di amnistia e liberazione almeno nell’anno del Giubileo. Il Giubileo dei detenuti inizia nel peggiore dei modi, con notizie di morte e disperazione”, ha detto sconsolato il Garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia. Perché la scorsa notte è morta nel carcere di Rebibbia una donna cinquantanovenne, probabilmente per overdose. E prima, l’altro ieri - ha continuato Anastasia - “c’è stato un caso di suicidio nel carcere di Viterbo e il decesso di un detenuto a lungo in coma e in terapia intensiva per una violenza tra detenuti all’interno di Rebibbia”: una brutta “successione di morte che segna queste giornate dedicate ai detenuti”. Ed è stata preceduta, giovedì, dal suicidio di un uomo recluso nel carcere di Lecce.
di Giulia Marrazzo
ansa.it, 13 dicembre 2025
Quattro vittime in 24 ore, uno deceduto dopo mesi di agonia. Quattro morti in 24 ore, nel pieno del Giubileo dei detenuti, riportano al centro dell’agenda nazionale l’emergenza carceraria. Una donna stroncata da un’overdose al carcere femminile di Rebibbia a Roma e una ricoverata in ospedale. Un uomo suicida a Viterbo, mentre un altro si toglieva la vita nel carcere di Lecce. E un uomo di 45 anni di Formia, deceduto a Tor Vergata dopo mesi di coma e travagliati periodi in riabilitazione per un pestaggio subito mentre era detenuto a Rebibbia. Un quadro impietoso che ha spinto il Vaticano a un appello esplicito: aprire finalmente ad alternative alla detenzione, riprendendo l’invito di papa Francesco a misure di clemenza e amnistia.











