di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
L’Unità, 29 aprile 2026
Giovedì, nell’area carceraria comune, con la coda dell’occhio vediamo passare una barella, sopra un corpo completamente coperto. Poco dopo scopriamo che Andrea si è impiccato alla finestra del bagno. “Era un bravo ragazzo - dice l’ispettore - ma da un po’ di tempo faceva discorsi confusi: non stava bene”. Aveva chiesto un permesso per passare qualche ora con la sua compagna e il suo bambino, gli era stato negato. Nel primo pomeriggio di giovedì eravamo davanti all’aula universitaria di Tor Vergata, nell’area carceraria comune, dove si incrociano persone detenute di tutti i bracci. Con la coda dell’occhio vediamo passare una barella, ma il corpo che vi è adagiato è completamente coperto fino alla testa.
di Sabrina Panarello
agenparl.eu, 29 aprile 2026
Spendere come la Svezia, morire come in Italia. Mentre il Ministero della Giustizia analizza la “complessità del fenomeno”, i dati del 2025 inchiodano il sistema. L’Italia spende 161 euro al giorno per detenuto, ma produce il doppio dei decessi rispetto ai partner UE. L’ultima fiammata al G11 di Rebibbia è solo l’ennesimo segnale di un incendio che sta divampando in ogni istituto della Penisola, da Nord a Sud. La morte di Andrea, 36 anni, detenuto lavoratore che sognava di riabbracciare il figlio, è il volto di un fallimento che non conosce confini regionali. È la prova di un sistema che, dati alla mano, sta scivolando fuori dai confini del diritto europeo e della dignità umana. Nonostante i tentativi istituzionali di inquadrare la crisi carceraria come un fenomeno multifattoriale, i numeri raccolti da Ristretti Orizzonti e dal Focus Suicidi di Antigone raccontano una verità speculare: l’Italia è oggi stabilmente sul podio europeo della morte volontaria dietro le sbarre, seconda solo alla Francia per numero assoluto di decessi.
di Guido Vitiello
Il Foglio, 29 aprile 2026
La prospettiva che decine di migliaia di nostri simili in gabbia vadano incontro a un’estate atroce ci interessa infinitamente meno dell’eventualità che una sola persona sia graziata per motivi umanitari su basi viziate. Emergenze ignorate e scandali mediatici. Testa o croce? Nel suo Punto sul Corriere della Sera, Gianluca Mercuri dice che in un paese un po’ più serio la notizia del giorno sarebbe la grande crisi energetica alle porte, e invece “siamo il paese di Nicole Minetti”. Nulla da eccepire sulla frivolezza del dibattito italiano. Ho semmai da ridire sul paragone disomogeneo - crisi energetica, grazia a Minetti. Ne suggerisco un altro: mentre noi chiacchieriamo sulla macchinazione transatlantica che avrebbe risparmiato a Minetti i servizi sociali, una nota del Dap ha deliberato che i pozzetti frigo non dovranno essere sistemati nei corridoi delle sezioni, e men che mai nelle celle. I detenuti potrebbero farne usi impropri. Per un bicchiere d’acqua fresca gli ospiti delle nostre carceri straripanti dovranno fare una domandina all’agente, e solo in orari definiti.
di Frank Cimini
L’Unita, 29 aprile 2026
Il ricorso del Pg. Alfredo Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un Cd. La direzione del carcere non aveva dato corso alla decisione. Il procuratore generale ha presentato ricorso in Cassazione affinché l’ok dei giudici venga annullato. I libri sono: Dio gioca a dadi con il mondo di Giuseppe Mussardo edizioni Castelvecchi; L’incubo di Hill House di Shirley Jackson edizioni Adelphi; Gli altri figli di Dio di Catherine Nixey ed Bollati Boringhieri; Ghost Story di Peter Straub ed Fanucci. Il cd è Who Let the Dogs Out di Lambrini Girls. Il pg solleva dubbi sulla base delle recensioni prese dalla rivista online Rock Nation che direbbe che i testi sono espliciti e provocatori, un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali, intrecciano anarchia e attivismo femminista. Secondo la procura generale non è opportuno che “un detenuto con il percorso dell’attuale reclamante acquisti libri i CD veicolanti messaggi di disobbedienza e di contestazione istituzionale”.
di Giulia Beatrice Filpi
napolimonitor.it, 29 aprile 2026
Tra gli utenti libici dei social media, un video girato all’interno del carcere dell’Ucciardone di Palermo ha raccolto, nei giorni scorsi, decine di migliaia di visualizzazioni. Nel filmato, girato circa due settimane fa, Mohanned “Jarkass” Khashiba*, trentenne, detenuto in Italia da oltre undici anni, annunciava una protesta per chiedere certezze rispetto alle possibilità e alla data del rimpatrio, suo e di altri due cittadini libici reclusi in Italia, Mohammed Mezgui e Tarek Laamami. Nel filmato, il trentenne appariva in primo piano, con il volto segnato dalle occhiaie. Sosteneva di aver minacciato il suicidio, di essere stato trasferito in isolamento dopo aver avuto dei problemi con le forze dell’ordine all’interno del carcere, di aver iniziato uno sciopero della fame e della sete (attualmente sospeso, ndr).
di Fabrizio Roncone
Corriere della Sera, 29 aprile 2026
Tutte le polemiche sul ministero della Giustizia, dall’affaire Andrea Delmastro al rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi per il caso Almasri. Ecco il ministero della Giustizia, palazzo Piacentini, con spigoli rinascimentali, massiccio, sul marciapiede di sinistra, appena svoltato l’angolo tra Lungotevere De’ Cenci e via Arenula. Ma che posto è diventato? In questa legislatura è stato il teatro buio di gravi pasticci e di memorabili baruffe, di gaffe e di arroganze, di storiche sconfitte e adesso pure di un disastroso incidente che coinvolge, addirittura, quel luogo sacro chiamato Quirinale. C’è un lungo corridoio nella penombra. Il marmo. Il silenzio. Gli impiegati camminano sulle punte dei piedi. Un tempo sarebbe uscita lei, Giusi Bartolozzi. Alta, imperiosa, accigliata. Il rumore dei tacchi rimbombava fuori dalla stanza, la voce squillante. “Che succede?”. Controllava tutto, decideva tutto. Molto più di una capa di gabinetto. Persino più di una zarina. “È la mia ministra”, diceva lui, Carlo Nordio, il Guardasigilli in carica. Spesso compiaciuto, talvolta atterrito.
di Angelo Picariello
Avvenire, 29 aprile 2026
È del tutto legittimo chiedersi perché sul caso Minetti ulteriori verifiche non siano state fatte durante l’interlocuzione tra magistratura e ministero della Giustizia, prima di arrivare sul tavolo del Quirinale. Nello stesso tempo va preservato il valore in sé del provvedimento di clemenza, basato sul possibile cambiamento della persona. La procuratrice generale di Milano Francesca Nanni che ha curato, con il sostituto Gaetano Brusa, il parere favorevole alla concessione della grazia a Nicole Minetti, ora non esclude una revisione di tale parere e la contemporanea apertura di un’indagine a carico dell’imputata. L’uomo della strada, con qualche ragione, si chiede se tali ulteriori verifiche non potevano esser fatte durante l’interlocuzione di prassi che deve esserci fra magistrati e ministero della Giustizia, prima cioè di far arrivare la richiesta sul tavolo presidenziale.
di Stefano Giordano
Il Riformista, 29 aprile 2026
Il penalista Giovanni Fiandaca sostiene che la procura non possa indagare su un reato prescritto ma il pm può proseguire le indagini per accertare la presenza di fattispecie diverse dalla prima. Giovanni Fiandaca è uno dei più insigni penalisti italiani, garantista autentico - e va detto, perché in questa vicenda conta. Da agosto 2024 su Il Foglio si è dimostrato particolarmente sensibile ai diritti degli indagati eccellenti, Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone, indagati a Caltanissetta per favoreggiamento aggravato nel filone mafia-appalti, arrivando a invocare la soppressione della Commissione Antimafia come organo inutile e confusivo. L’ultimo contributo muove su due fronti: che una procura non possa indagare su un reato prescritto; e che l’audizione pubblica del Procuratore De Luca abbia violato le garanzie degli indagati. Su entrambi mi permetto di dissentire.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 29 aprile 2026
L’Eurocamera approva una risoluzione che chiede agli Stati membri di allineare la normativa sul reato di violenza sessuale. Si smarcano Fdi e Lega, e in Italia è stallo sul ddl Bongiorno. A dare la linea sul reato di violenza sessuale ora è il Parlamento europeo, che invita tutti gli Stati membri ancora fermi a una definizione di stupro fondata sulla “forza” a riformare la propria normativa ponendo al centro il principio del consenso. Lo prevede già la Convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro Parlamento nel 2013. E molti Paesi, da ultimo la Francia, si sono allineati allo standard internazionale. Mentre l’Italia fatica a trovare la quadra sul ddl approvato in autunno alla Camera e attualmente fermo al Senato.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 29 aprile 2026
“Dolori atroci, non mi curano”. In alcune lettere un detenuto al 41bis del carcere di Rebibbia ha espresso la volontà di morire a causa di dolori cronici non curati. La Ong Bon’t Worry Ingo ha denunciato a Fanpage.it “cure inadeguate” e il mancato trasferimento sanitario. “Voglio chiedere il suicidio assistito: non posso essere curato e ho dolori atroci”. A parlare è Salvatore F., 39 anni, malato cronico, detenuto al 41bis nel carcere romano di Rebibbia che, stando alle lettere che Fanpage.it ha potuto visionare, non riuscirebbe “a stare in piedi” a causa del dolore: “Non mi guardo neanche più allo specchio, sono deformato”.
- Macomer (Nu). In fiamme due blocchi del Cpr: la protesta dei 50 detenuti non si ferma
- Gorgona (Li). Tra vino e agricoltura, imparare un mestiere aiuta il reinserimento dei detenuti
- Roma. È stato presentato “Fuori”, il progetto culturale di reinserimento per i giovani detenuti
- Il carcere, la cultura e il riscatto
- Variante Italia









