di Francesco Riccardi
Avvenire, 28 aprile 2026
È la nostra liberazione che ricordiamo, è la nostra resistenza. E tutti abbiamo diritto di scendere pacificamente in piazza, dietro all’unica bandiera che ci unisce davvero: quella italiana. La soluzione più semplice e giusta l’ha indicata su La Stampa Edith Bruck, sopravvissuta alla Shoah: “Alla manifestazione del 25 aprile si portino solo le bandiere dell’Italia”. E ciò risolverebbe sul piano pratico buona parte dei problemi che si creano, da 30 anni ormai, a ogni ricorrenza della Liberazione. Tra contestazioni pesanti, provocazioni e da ultimo esclusioni arbitrarie dai cortei e dalle piazze. La questione da dirimere, però, è più profonda. E riguarda quella che potremmo definire la “privatizzazione” di una Festa che invece per sua stessa natura dovrebbe essere pubblica.
di Alberto Iannuzzi
Il Fatto Quotidiano, 28 aprile 2026
Nel dossier si parla di deriva sociale, che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie e arricchendo clan. Perché lo Stato consente al sistema di crescere? Si rimane sempre più increduli nel leggere le cifre da capogiro contenute nell’ultimo dossier di Libera sul gioco d’azzardo nell’anno 2025. Lo sbigottimento si tramuta in indignazione, se esaminiamo le implicazioni economiche e culturali del fenomeno, ma soprattutto constatando l’inadeguatezza delle risposte date sino ad ora a quella che ormai è una vera e propria emergenza sociale. Il dato complessivo è eloquente: oltre 165 miliardi di euro la spesa complessiva in Italia, con un aumento del 9% del gioco online rispetto al 2024. Nel dossier si parla di deriva sociale, che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le diseguaglianze ed offrendo spazi di profitto alle organizzazioni criminali.
di Francesco Dandolo
Corriere del Mezzogiorno, 28 aprile 2026
Appello al governo per fermare la realizzazione di un centro per il rimpatrio dei migranti a Castel Volturno (Ce). Non si avverte la necessità di una struttura di reclusione che imita espressamente quelle carcerarie nel separare i migranti dalla popolazione locale in un territorio che tra difficoltà e sostanziale assenza di un sostegno da parte delle istituzioni, realizza da decenni un laboratorio di integrazione. È dal sangue versato per l’uccisione di Jerry Masslo e per la strage di San Gennaro, vicende ineludibili della memoria della nostra Repubblica, che le strutture educative e la rete associativa suppliscono alle palesi inadempienze di chi dovrebbe essere preposto alla tutela delle persone fragili. Grazie al loro apporto, Castel Volturno è in buona parte un esempio virtuoso del vivere bene insieme, in cui sono coinvolti innanzitutto i più giovani.
di Elisa Campisi
Avvenire, 28 aprile 2026
Il rapporto del Sipri sugli investimenti degli Stati nella difesa fotografa un balzo del 2,9%, con un’impennata europea (+14%) e un calo per gli Usa (-7,5%) dopo lo stop agli aiuti militari all’Ucraina. “Gli Stati hanno risposto a un altro anno di guerre, incertezza e sconvolgimenti geopolitici con massicci programmi di riarmo”: così Xiao Liang, ricercatore del programma sulla spesa militare e la produzione di armi dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri) ha dato una lettura dei nuovi dati diffusi ieri dall’Istituto sulla spesa militare globale, che nel 2025 è aumentata nuovamente - del 2,9% in termini reali rispetto al 2024 -, arrivando a un nuovo record storico: 2.887 miliardi di dollari complessivi. Più della metà li hanno spesi Stati Uniti, Cina e Russia. “Considerata la portata delle crisi attuali - continua Liang -, nonché gli obiettivi di spesa militare a lungo termine di molti Stati, è probabile che questa crescita continui fino al 2026 e oltre”. La spesa è cresciuta, ma meno dell’anno scorso (quando era stata di +9,7%) soprattutto per la frenata del 7,5% negli Stati Uniti, che nel corso dell’anno non ha approvato alcun nuovo aiuto finanziario militare per l’Ucraina. Gli Usa hanno speso comunque più di tutti, 954 miliardi di dollari, e “il calo sarà probabilmente di breve durata - avverte già Nan Tian, direttore del programma sulla spesa militare e la produzione di armi del Sipri -. La spesa approvata dal Congresso degli Stati Uniti per il 2026 è salita a oltre mille miliardi di dollari, un aumento sostanziale rispetto al 2025, e potrebbe salire ulteriormente a 1.500 miliardi nel 2027 se l’ultima proposta di bilancio del presidente Trump venisse accettata”.
di Enzo Cannizzaro
Il Riformista, 28 aprile 2026
La crisi di cui si parla in tutto il mondo, è soprattutto la crisi del divieto dell’uso o della minaccia della forza: la norma fondativa del diritto internazionale dei nostri tempi. Questo divieto è stato stabilito in un momento storico eccezionale: quello immediatamente successivo alla Seconda guerra mondiale. L’eccezionalità è ben descritta nella prima frase della Carta dell’ONU: “Noi, popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità…”. Questo evento storico ha certamente contribuito a realizzare un obiettivo che fino ad allora era stato evocato solo nella letteratura utopica, e, cioè, codificare la pace come il bene supremo dell’umanità. Ma il magico momento nel quale si credeva possibile di realizzare la Kantiana pace perpetua è presto svanito. Gli Stati, in particolare le grandi Potenze, non hanno mai rinunciato alla guerra; semplicemente hanno rinunciato alla parola “guerra”, sostituendola con altri termini ambigui: legittima difesa preventiva; operazioni militari speciali; interventi umanitari, e così via. Questa operazione semantica è interessante, seppur ipocrita. Uno Stato che usa la forza, ma che invoca una giustificazione della propria azione, paradossalmente riconosce l’autorità della regola che gli impone di non usare la forza.
Il Dubbio, 28 aprile 2026
Prigioni bloccate in tutta la Francia per le proteste del sindacato, che chiede misure urgenti contro sovraffollamento e carenza di personale. Ma il guardasigilli dice no allo “svuota-carceri”. Prigioni bloccate per protestare contro il sovraffollamento penitenziario. È la protesta lanciata oggi in diversi istituti francesi dal sindacato degli agenti penitenziati, Ufap-Unsa, che chiede misure urgenti contro le celle strapiene e la carenza di personale. Secondo gli ultimi dati ufficiali, al primo marzo il tasso di sovraffollamento era del 137,5%, con 87.126 detenuti a fronte di 63.500 posti disponibili. E alla stessa data si contavano 7mila materassi posti sul pavimento in assenza di letti disponibili. In Europa solo la Slovenia e Cipro presentano un tasso di sovraffollamento superiore alla Francia, sebbene questi due Paesi abbiano un numero assoluto di detenuti inferiore. E un progetto di legge è attualmente in fase di elaborazione per affrontare il problema.
ansa.it, 28 aprile 2026
Una nuova legge elimina la possibilità di scarcerazione anticipata per reati gravi commessi da minori, suscitando forti preoccupazioni sui diritti umani e la riabilitazione. È entrato in vigore il 26 aprile 2026 in El Salvador un controverso pacchetto di riforme penali promosso dal presidente Nayib Bukele che prevede l’ergastolo per i minorenni. Il testo introduce la condanna alla pena perpetua per i reati di omicidio - compreso il femminicidio - stupro e appartenenza a bande criminali, considerate gruppi terroristici, negando il diritto alla libertà condizionale o alla scarcerazione anticipata. Organizzazioni come la Commissione Interamericana per i Diritti Umani (Cidh) e Human Rights Watch (Hrw) denunciano tuttavia che tali misure sono incompatibili con gli standard costituzionali internazionali.
di Manfredo Pavoni Gay
Il Manifesto, 28 aprile 2026
Nel sovraffollatissimo carcere di San Pedro, a La Paz, in Bolivia, i detenuti si autogestiscono e i parenti possono stare con loro. Ma all’interno la vita è regolata dalle dure leggi del capitalismo. Se l’America latina è il continente del realismo magico, sicuramente il carcere di San Pedro ne è una delle tante dimostrazioni. E forse solo la Bolivia, il paese meno occidentale e più radicato nella cultura indigena dell’America latina, poteva ospitare un carcere così particolare. Un Paese che ha la più alta percentuale di popolazione indigena dell’America latina, uno Stato plurinazionale che riconosce costituzionalmente 36 nazioni indigene, la cui architettura politica si basa sul pluralismo etnico, anziché sullo Stato Nazione.
di Mauro Palma
treccani.it, 27 aprile 2026
Era il 7 dicembre 2022, il nuovo ministro della Giustizia si era insediato da poco e la tradizionale ‘Prima alla Scala’ veniva trasmessa all’interno del carcere di San Vittore. In quell’occasione, il ministro lodò la lungimiranza di proporre un rapporto con l’arte nel luogo dell’esecuzione penale detentiva, perché - queste le sue parole - la finalità rieducativa che la Costituzione afferma come orizzonte a tutte le pene ha bisogno di concretizzarsi, oltre che nel lavoro e nell’istruzione, nel rapporto con il bello. È vero: il bello ha un valore rigenerativo nella rilettura del proprio passato, soprattutto in un luogo di dolore, quale è in ogni caso anche il miglior carcere.
Il Dubbio, 27 aprile 2026
L’associazione richiama il caso Alemanno e i migliaia di ricorsi accolti per trattamenti inumani, chiedendo riforme urgenti a governo e Parlamento. Le carceri italiane sono ormai “fuori dalla legalità” a causa di un sovraffollamento che non si arresta e che continua a produrre conseguenze concrete sui diritti delle persone detenute. A rilanciare l’allarme è Antigone, che richiama il caso di Gianni Alemanno come uno tra i tanti episodi che mostrano la gravità della situazione: all’ex sindaco di Roma sono stati riconosciuti 39 giorni di sconto di pena per aver subito, secondo quanto stabilito, trattamenti inumani e degradanti.
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