di Samuele Trianni
Il Fatto Quotidiano, 13 dicembre 2025
Nel penitenziario i ristretti sono il 175% della capienza. L’avvocato che collabora con Antigone Puglia: “In 1.400, dovrebbero essere 800”. Gli agenti penitenziari: “Momento più critico”. È notte fonda. Mentre il compagno di cella dorme, un detenuto costruisce un cappio rudimentale con un lenzuolo e lo usa per togliersi la vita. Succede a Lecce, una manciata di giorni fa, protagonista un uomo originario del barese che scontava la sua pena nel carcere di Borgo San Nicola. Sabato mattina, alle 10, le volontarie e i volontari del penitenziario hanno organizzato un sit-in davanti ai cancelli dell’istituto.
di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 13 dicembre 2025
Per la donna non si esclude l’assunzione di droga. Tragedia nel carcere femminile di Rebibbia. Una detenuta di 59 anni è morta nella notte scorsa e sono in corso accertamenti da parte della polizia penitenziaria per ricostruire la dinamica dei fatti. La procura ha aperto un’inchiesta mentre si cerca di capire se la reclusa sia deceduta per cause naturali o in seguito a un malore. Non si esclude dopo l’assunzione di qualche sostanza, visto che anche un’altra detenuta si è sentita male ed è stata portata in ospedale.
di Carlo Millino
Gente Veneta, 13 dicembre 2025
Un nuovo spazio all’interno dell’orto del carcere femminile di Venezia, da vivere e costruire assieme. Lì dove una volta c’era un piccolo laghetto, che poi è stato prosciugato: è questo l’obiettivo del progetto “A cielo aperto”, che la cooperativa Rio Terà dei Pensieri ha ideato e per il quale si sta adoperando nel raccogliere i fondi necessari attraverso un crowdfunding, dopo aver partecipato ad un bando di progettualità di Fondazione di Venezia ed essere stata tra i selezionati.
di Mario Marazziti
Avvenire, 13 dicembre 2025
Mai così tanti Paesi hanno abolito gli “omicidi di Stato”. Ma molto resta da fare: siamo da anni in mezzo a una “guerra mondiale a pezzi”, serve una cultura della vita. Il 1° agosto 1975 c’era un bel clima tiepido, quando a Helsinki la Conferenza sulla Sicurezza e la cooperazione in Europa segnava l’inizio di una distensione possibile tra Est e Ovest. Tra l’altro, si indicava anche la strada per rinunciare a quello strumento disumano e degradante che è la pena capitale. Allora erano appena 16 - e tra questi l’Italia - i Paesi che avevano abolito nel mondo la pena di morte. L’anno scorso è stata usata da 15 Stati, mentre 184 non l’hanno praticata, anche se le esecuzioni conosciute nel mondo sono diventate 1.518 da 1.523 dell’anno precedente. Sono 145 i Paesi che l’hanno abolita per legge o abbandonata da più di dieci anni. E all’Onu la Risoluzione per una Moratoria universale delle esecuzioni ha raggiunto 130 “sì” dai 103 che furono quando venne approvata per la prima volta al Palazzo di Vetro nel 2007. Ero lì, ci avevamo lavorato a lungo, con la Comunità di Sant’Egidio, sostenendo anche l’azione diplomatica di Italia e Unione Europea. E continuiamo a lavorare per questo. Il 30 novembre più di 2.500 città nel mondo hanno riempito piazze, aule di università, teatri, illuminato monumenti, nel movimento delle Città per la Vita, le Città contro la Pena di Morte, unendosi al Colosseo, diventato il testimonial della vita più famoso del mondo. Erano appena 58 città nel 2000.
di Valerio Fioravanti
L’Unità, 13 dicembre 2025
Secondo l’Institute for Crime and Justice Policy Research di Londra, sono almeno 733.000 le donne in stato di detenzione in tutto il mondo. Si ritiene che il numero effettivo sia molto più elevato, poiché i dati relativi a cinque paesi (Cuba, Eritrea, Somalia, Uzbekistan, Corea del Nord) non sono disponibili, e quelli relativi alla Cina sono incompleti. Le donne sono sempre una minoranza nella popolazione carceraria: nel 2024 costituivano solo il 6,8% a livello globale. Eppure il numero cresce, e a un ritmo più rapido rispetto a quello degli uomini. Dal 2000, le donne in prigione sono aumentate del quasi 60%, e pare che il motivo principale sia la povertà. I reati commessi dalle donne sono spesso per la sopravvivenza della famiglia. Una ricerca ha rilevato che le leggi criminalizzano gli atti di sopravvivenza, e le donne sono sproporzionatamente colpite perché sono sovrarappresentate tra i settori più poveri della società. La stessa mancanza di proporzione vale per i reati per cui vengono incarcerate, come il furto di cibo per bambini, l’accattonaggio, la “guerra alla droga” e il lavoro nell’economia informale, termine sotto il quale rientra anche la prostituzione “per necessità”.
di Nello Scavo
Avvenire, 13 dicembre 2025
Il giudice Suvorov ha emesso la condanna in contumacia del magistrato della Corte penale internazionale, che aveva chiesto l’arresto del presidente russo. Con lui sono stati ritenuti colpevoli altri otto magistrati. La Cpi aveva spiccato un mandato contro lo zar per la deportazione illegale di bambini ucraini. Nella settimana che viene definita “decisiva” per ottenere una tregua in Ucraina, Mosca lancia un nuovo messaggio nello stile tipico del Cremlino: 15 anni di carcere per il giudice italiano Rosario Aitala, che ha istruito le indagini della procura internazionale contro Vladimir Putin. Il magistrato è colpevole del peggiore degli affronti: primo firmatario del mandato di cattura per il leader del Cremlino, inizialmente per il crimine di deportazione dei bambini ucraini e successivamente per altri crimini di guerra, a cominciare dalla deliberata distruzione di infrastrutture civili.
di Francesca Luci
Il Manifesto, 13 dicembre 2025
Arrestati a un funerale. Narges torna in carcere: deve scontare ancora dieci anni: “L’attacco israeliano ha convinto il sistema di essere infetto da una rete capillare di spie e gli dà la giustificazione per colpire di più gli attivisti, deportare centinaia di migliaia di afghani e restringere il campo anche ai riformisti”. Prendere di mira le donne sembra un esercizio senza fine per il potere della Repubblica islamica, anche ora che il Paese è colpito da una devastante crisi economica che ha portato anche a carenze di elettricità e acqua.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 dicembre 2025
Nell’aula del Senato si è tenuto il convegno “Dignità e diritti in carcere. Verso il Giubileo dei detenuti, le proposte dei Garanti”, nato su iniziativa del senatore Filippo Sensi. Una giornata per rimettere al centro dell’attenzione politica una questione che troppo spesso viene ricordata solo d’estate, quando il caldo rende ancora più insopportabile la vita dietro le sbarre. Il senatore Sensi lo ha detto chiaro: “Se le istituzioni parlamentari si mostrano in qualche modo sensibili, altrettanto non è da parte del Governo”. Ha citato il Presidente del Senato La Russa, che si è detto favorevole a un gesto di clemenza, ma ha sottolineato come dal Governo arrivino segnali opposti. “Il sottosegretario Del Mastro delle Vedove stamattina e il sottosegretario Mantovano nei giorni scorsi sembrano avversare fortemente la possibilità di un’iniziativa per dare respiro alle persone detenute”.
di Enzo Fortunato
Il Sole 24 Ore, 12 dicembre 2025
Ci sono porte che si aprono raramente, e non per mancanza di chiavi, ma di sguardi. Le carceri italiane sono tra queste. Il Giubileo dei detenuti chiede di tornare a vedere chi vive ai margini. Secondo il Rapporto Antigone 2024, i detenuti sono oltre 61.000 a fronte di circa 51.000 posti; in molte regioni il sovraffollamento supera il 130%. Nel 2023 i suicidi sono stati 69, segno di un disagio che interroga la coscienza civile. Dietro i numeri ci sono persone.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 12 dicembre 2025
Il presidente del Senato torna a chiedere alla maggioranza un provvedimento immediato contro l’affollamento delle carceri. Ignazio La Russa non si arrende, e prova nuovamente a sollecitare alla sua maggioranza e al governo un provvedimento che alleggerisca nel breve termine la situazione di insostenibile affollamento nelle nostre carceri. Nel tradizionale scambio di auguri con la stampa parlamentare, il presidente del Senato riparte da lì, dal “no” ricevuto sul mini- indulto che aveva proposto alla premier Meloni. Un diniego che non lo frena, anzi lo spinge a rilanciare: “Visto che mi hanno detto di no, c’è un’altra strada: allarghiamo i criteri per gli arresti domiciliari, subito, prima di Natale”. Il sovraffollamento delle carceri, dice, “è reale” e può essere affrontato intervenendo su ciò che già esiste. E qui entra in scena un altro pezzo del sistema: i giudici di sorveglianza.
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