di Gad Lerner
Il Manifesto, 30 aprile 2026
Da tempo denunciamo una degenerazione squadristica di elementi che nelle scuole e per strada minacciano e aggrediscono chi individuano come nemico di Israele. L’ebreo fascista che il 25 aprile 2026 va a sparare sul raduno antifascista dell’Anpi, sentendosi con ciò guerriero d’Israele… non avrei mai immaginato che si arrivasse fino a dover provare questa vergogna, fino a un tale capovolgimento della storia. Ne proviamo una tristezza infinita. Nel nostro immaginario ci sta che a Milano dei caporioni della destra al potere giustifichino un pestaggio squadristico perché strappare un manifesto commemorativo dell’orribile uccisione di Sergio Ramelli, proprio il giorno dell’anniversario, vorrebbe dire andarsela a cercare. Ma non ci sta l’ebreo che prende la mira e spara sugli antifascisti. Perché noi serbiamo memoria dei martiri ebrei antifascisti della prima ora, da Carlo e Nello Rosselli a Leone Ginzburg, da Emanuele Artom a Eugenio Curiel.
di Giorgia Serughetti*
Il Domani, 30 aprile 2026
L’aspetto più peculiare di questo tempo in cui gli avversari politici sono trasformati in nemici esistenziali è l’uso della figura della vittima come leva per l’esercizio della violenza. Spari alla manifestazione del 25 aprile a Roma; spari nello stesso giorno a Washington, alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca all’hotel Hilton. Del secondo episodio sappiamo che il responsabile è un trentunenne incensurato, Cole Tomas Allen, presumibilmente intenzionato a colpire il presidente Trump che in vari post sui social paragonava a Hitler. Per il primo, che ha visto il ferimento di due militanti dell’Anpi, è stato arrestato ieri il ventunenne Eitan Bondi, che alla polizia ha detto di far parte della Brigata ebraica, l’associazione che è stata negli ultimi giorni al centro di furiose polemiche dopo il suo allontanamento dal corteo di Milano.
di Mario Della Cioppa
Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2026
Il fatto che, puntualmente, si guardi ai successivi appuntamenti pubblici con la previsione di nuove tensioni è la conferma più chiara di una politica che alimenta il conflitto. Nei giorni scorsi, all’interno del Parlamento, è andata in scena una nuova amara conferma di una deriva ormai evidente: il 24 aprile, durante il voto sul decreto Sicurezza. Cori contrapposti, simboli esibiti come bandiere, appartenenze gridate più che argomentate. “Bella ciao” da una parte, l’Inno di Mameli dall’altra. Nel mezzo, chi resta seduto e in silenzio, come se fosse estraneo a quanto accade. Il punto non è cosa si canta ma dove e come: il Parlamento. Quello che è accaduto in Aula richiama ciò che, da anni, si vede anche il 25 aprile, sempre più caratterizzato da tensioni, contestazioni, appartenenze contrapposte.
di Francesco Rosati
Il Riformista, 30 aprile 2026
La domanda di supporto psicologico e psichiatrico cresce ancora L’iniziativa di “Diritto a Stare Bene” ha già raccolto oltre 70mila firme per costruire una rete pubblica di assistenza gratuita e integrata. Nel 2024 quasi 850mila persone in Italia hanno chiesto aiuto per la propria salute mentale. Non sono solo freddi numeri o dati sanitari, ma la triste storia di un sistema che non regge più. Secondo l’ultimo report del Ministero della Salute, la domanda di supporto psicologico e psichiatrico continua a crescere, colpendo in modo diseguale la popolazione. Le più esposte sono le donne: i casi di depressione sono quasi il doppio rispetto agli uomini. Anche tra i giovani i dati sono allarmanti.
di Nello Scavo
Avvenire, 30 aprile 2026
“Da oggi in poi, ogni 3 maggio, l’Italia renderà omaggio a tutti quei giornalisti che hanno perso la propria vita per garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, in Italia come all’estero”. Con queste parole il Governo ha salutato il voto unanime del Senato per istituire una Giornata nazionale dedicata. Non è sottile il filo che tiene insieme i nomi dei giornalisti minacciati, uccisi, perseguitati da querele e intercettazioni indebite, e la qualità della libertà di stampa in Italia. Non è una questione di distanza o di brutalità della violenza. Quando raccontare diventa scomodo, il giornalista smette di essere un osservatore e diventa un problema.
di Matteo Cavezzali
Il Fatto Quotidiano, 30 aprile 2026
Palantir è il sistema che permise di catturare Bin Laden, e che oggi guida i rastrellamenti dell’Ice, la polizia anti-immigrazione di Trump, e detta le linee operative per la guerra in Iran. Ci spaventiamo sempre delle cose sbagliate. Abbiamo paura della AI pensando che sia quella cosa chiamata ChatGpt o Gemini, che scrive temi ai ragazzi pigri o che genera immagini con gattini con gli occhi troppo grandi. L’AI deve fare paura, ma non per questo motivo. Non ci porterà via il lavoro, ma ci toglierà qualcosa di molto più importante. Ogni giorno la nostra esistenza lascia tracce. La mappa che puntiamo per raggiungere un luogo, i commenti che scriviamo nei social network, le mail che inviamo, le telefonate che facciamo, e anche le cose che diciamo in confidenza mentre abbiamo un telefono appoggiato sul tavolo o in tasca. Ognuna di queste azioni viene registrata. Ognuno di questi elementi diventa un’informazione. C’è un cervello elettronico che inghiotte tutti questi dati, e li trasforma in una mappa meticolosa del mondo in cui viviamo. Un sistema di sorveglianza e controllo.
di Sara Gentile*
Il Domani, 30 aprile 2026
La presidenza Trump corre sul binario di una violenza inaudita: una violenza del linguaggio e degli atti, normalizzata e presentata come l’unico mezzo per garantire ordine e sicurezza quando invece è proprio essa a produrre caos ed insicurezza. Oggi l’America è una democrazia in pericolo: deve usare tutti gli anticorpi di cui dispone per proteggersi. Gli spari di un individuo durante il pranzo di gala della stampa americana il 25 aprile scorso, al Washington Hilton, a Washington, cui per la prima volta partecipava Donald Trump, ha sollevato tensione e preoccupazione nel mondo politico ben al di là del fatto specifico, oltre che l’inizio di un dibattito sull’esplodere di questa violenza.
di Daria Bignardi
Vanity Fair, 29 aprile 2026
Una delle cose più riuscite a cui ho partecipato in 30 anni di progetti in carcere è stato l’incontro di una classe di liceali con un gruppo di detenuti del Carcere di Alta Sicurezza di Saluzzo. Avevo prima visto e preparato, separatamente, sia gli studenti che le persone detenute, insieme ai loro insegnanti. E mi ero detta: “Ecco una cosa che serve davvero. Dovrebbero farla in tutte le carceri e con tutte le scuole”. Ci ero andata con un progetto che il Salone del libro di Torino portava avanti da tempo, “Adotta uno scrittore”, grazie al quale ogni anno uno scrittore prepara una classe, la accompagna in carcere e alla fine degli incontri, durante il Salone, gli studenti (i detenuti non hanno mai avuto il permesso di partecipare) raccontano l’esperienza e quel che ne è seguito. Ricordo che a Saluzzo c’era stato un vero scambio: sincero e crudo. I ragazzi avevano fatto domande che mai nessuno ha il coraggio di fare. I detenuti erano stati più onesti che mai. E al Salone del libro se n’erano visti i frutti. Dopo 15 anni, “Adotta uno scrittore” non può più entrare a Saluzzo né a Torino né ad Alessandria. Tutti i progetti, da quello del Salone a moltissimi altri ovunque in Italia, sono stati bloccati da una circolare del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione Penitenziaria. Una di quelle che arrivano come fulmini: come l’altra che rinchiude i detenuti tutto il giorno nelle loro camere di pernotto, che sarebbero le celle. Circolari che non fanno che peggiorare una situazione disastrosa.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 aprile 2026
Il 31 marzo scorso, la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria inviava una nota ai provveditori regionali con un oggetto inequivocabile: “Attenzionamento in vista della stagione estiva”. A firmarla era il direttore generale Ernesto Napolillo. Il tono era quello di chi sa bene che nelle carceri italiane l’estate è una stagione da affrontare con anticipo e con misure concrete. La nota ricordava che le alte temperature aumentano il rischio di atti autolesionistici e autosoppressivi tra i reclusi, e chiedeva alle direzioni degli istituti di provvedere entro il 10 maggio a una serie di interventi: modulare gli orari dei passeggi per evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde, garantire punti idrici e nebulizzatori nei cortili, creare spazi ombreggiati dove possibile, fornire acqua in bottiglia e taniche negli istituti con problemi di approvvigionamento idrico. E tra le misure indicate c’era anche quella di implementare la disponibilità di frigoriferi nelle sezioni per il deposito di bottiglie d’acqua e generi alimentari, anche per evitare che i detenuti usassero l’acqua del rubinetto per refrigerarsi.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 29 aprile 2026
Don Grimaldi, ispettore generale dei 230 cappellani degli istituti penitenziari, riflette sulle criticità del sistema al centro del convegno al via oggi ad Assisi: “La situazione peggiora. Il sovraffollamento è un fenomeno endemico, su minori e stranieri ristretti nessun investimento di tipo riabilitativo”. “Il carcere è sempre più il luogo della pena e sempre meno l’occasione per capire che si può cambiare strada. I provvedimenti restrittivi decisi in questi mesi hanno penalizzato i percorsi di riabilitazione, e anche la nostra attività incontra delle limitazioni. Ma noi non possiamo dimenticare che lì dentro ci sono persone, uomini e donne che hanno la dignità di figli di Dio. E noi siamo al loro servizio”.
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