di Eleonora Martini
Il Manifesto, 13 dicembre 2025
Anche il Garante nazionale dei detenuti chiede subito misure contro il sovraffollamento. “Se poi in Parlamento non si trova una maggioranza ad hoc per atti di clemenza, ci sono altri strumenti come la conversione ope legis di brevi periodi in libertà vigilata”. Quattro detenuti morti, di cui due suicida, nel giro di 24 ore sono un brutto inizio per il Giubileo dei detenuti, tanto che a Rebibbia una delle cerimonie previste è stata annullata. “È triste e spiacevole”, commenta Riccardo Turrini Vita, attuale presidente del Collegio nazionale dei Garanti dei diritti delle persone private di libertà. L’ex magistrato e dipendente del Dap ha però anche delle proposte, stavolta in sintonia con quel mondo che si occupa di carcere e che più volte lo ha criticato. Questa è la seconda intervista che concede alla stampa da quando, il 31 ottobre 2024, ha preso il posto del defunto Felice D’Ettore.
di Alessio Briguglio
radioromasound.it, 13 dicembre 2025
Le notizie delle ultime ore sono di quelle che non dovrebbero mai diventare routine. Due detenuti morti a Rebibbia, una per overdose, l’altro dopo essere stato massacrato di botte nella sua cella e un terzo che si è tolto la vita nel carcere di Viterbo. Tre vite spezzate in un arco di tempo talmente ristretto da togliere il fiato. Tre storie che entrano nei notiziari come brevi di cronaca, quasi fossero fenomeni atmosferici inevitabili. Tre storie che entrano nei notiziari come brevi di cronaca, quasi fossero fenomeni atmosferici inevitabili. “È successo di nuovo”. Gli istituti penitenziari italiani non sono soltanto sovraffollati, aspetto che anche la più turpe vulgata sembra aver fatto proprio.
di Marta Tonti
huffingtonpost.it, 13 dicembre 2025
La morte di una donna avvenuta la notte scorsa presso la Casa Circondariale di Rebibbia interroga, ancora una volta, sulle criticità delle carceri italiane. La notte tra l’11 e il 12 dicembre è morta una donna detenuta nella Casa Circondariale di Rebibbia, a Roma. Sulle generalità e sulle dinamiche che hanno portato al decesso è ancora in corso un’indagine della Polizia Penitenziaria. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella di un’overdose da psicofarmaci. Una vicenda che torna a supportare la tesi di un carcere che, come nel resoconto della testimonianza di B., ex detenuta a Rebibbia, “placa, addormenta e annienta, mentre lo Stato risparmia su tutto ciò che davvero servirebbe per curare, riabilitare, rieducare”.
di Paolo Barbieri
terzogiornale.it, 13 dicembre 2025
Il presidente del Senato, La Russa, ha parlato di un indulto, sia pure limitato, ma i suoi non ci stanno. Intanto, la situazione dei detenuti è sempre più drammatica. Non è molto probabile che Ignazio La Russa voglia passare alla storia come un illuminato “progressista”, ma sul tema del sovraffollamento carcerario ha oggettivamente incrinato il cupo unanimismo forcaiolo della maggioranza di destra-centro (che si trasforma, in genere, nel suo contrario ipergarantista solo quando si parla di “colletti bianchi”). Certo, a voler pensare male secondo l’antica massima andreottiana, il tema potrebbe suggerire l’ambizione di ricalcare le orme degli ultimi presidenti della Repubblica, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, con la speranza di ereditarne la dorata residenza. Eppure, vale la pena di registrare che l’attivismo della seconda carica dello Stato ha smosso le acque su una situazione che, in questa legislatura, è tornata ad aggravarsi pesantemente, e ha costretto in più di un’occasione esponenti di governo a rintuzzare pubblicamente le sue esternazioni.
di Giorgio Paolucci
Avvenire, 13 dicembre 2025
Domenica il Giubileo dei detenuti, abbiamo raccolto le loro voci. In vista del Giubileo dei detenuti che verrà celebrato domenica 14 dicembre, che porterà a Roma seimila pellegrini e che avrà il suo culmine nella Messa presieduta alle 10 da Leone XIV nella Basilica di San Pietro, molti messaggi sono arrivati alla redazione di Avvenire. Vengono sia da parte di chi potrà recarsi nell’Urbe, sia da quanti, pur dovendo restare in carcere, hanno voluto testimoniare come stanno vivendo questo “tempo forte”. Alcuni nomi delle testimonianze che seguono sono di fantasia. Sul sito www.avvenire.it in questi giorni continueremo la pubblicazione dei loro messaggi, che restituiscono uno spaccato significativo e sorprendente dell’umanità che vibra in quei luoghi.
di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 13 dicembre 2025
Per il Giubileo dei detenuti, parla della loro situazione Giovanni Battista de Blasis, segretario generale aggiunto del Sappe, sindacato degli agenti penitenziari, “Siamo ben consapevoli della vicinanza della Chiesa al mondo delle carceri e, per certi versi, anche alla Polizia Penitenziaria. Non è un caso che, in quasi tutti gli istituti, il cappellano sia un costante e prezioso punto di riferimento anche per noi poliziotti penitenziari”. Classe 1958, da una vita nella Polizia penitenziaria, Giovanni Battista de Blasis è il segretario generale aggiunto del Sappe, il sindacato più rappresentativo degli agenti penitenziari, col 27% degli iscritti su un totale di 37mila agenti e funzionari in servizio.
di Irene Famà
La Stampa, 13 dicembre 2025
Il presidente Anm Parodi: “Le colpe di Palamara non possono ricadere su tutta la magistratura. Fatemi i nomi e i cognomi di chi sbaglia”. La maggioranza: “Non volete perdere il potere”. Le colpe di Palamara non ricadano sui magistrati. Quelli giovani e quelli di lunga data che hanno sempre tenuto un atteggiamento irreprensibile. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Cesare Parodi ha pochi dubbi: “Se quello scandalo non ci fosse stato, questa riforma non sarebbe stata proposta. O perlomeno sarebbe stata differente”. Poi sottolinea: “È una riflessione personale”. Ma una cosa è certa: chi è sul palco di Atreju a difendere la riforma costituzionale della Giustizia, tira in ballo in continuazione il caso che ha travolto palazzo Bachelet.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 13 dicembre 2025
Intervista al vicepresidente della Camera e responsabile di Forza Italia della campagna per il Sì al referendum: “La subordinazione del pm all’esecutivo esiste soltanto nella mente deviata di chi non ha ragioni, quella del gip al pm è un dato di fatto. Con la separazione delle carriere diminuiranno i casi di ingiusta detenzione”. “La riforma della giustizia non appartiene a una parte politica, ma è una riforma di civiltà che va esattamente nel solco della Costituzione. Alla congregazione degli smemorati, che va dal Pd all’Anm, passando per magistrati di primo piano come Gratteri, suggerirei un ripasso degli atti e dei lavori preparatori dell’Assemblea costituente perché lì c’è il seme di ciò che è previsto nella riforma di oggi: i giudici emettono le sentenze in nome del popolo italiano che - cito la Costituente - è il mandante della magistratura.
di Roberto Saviano
Corriere della Sera, 13 dicembre 2025
C’è una teoria rozza, antica e sempre pronta a riemergere quando la politica smette di comprendere la realtà: raccontare equivale a promuovere il male. È una teoria volgare perché confonde la descrizione con l’adesione, lo sguardo con la complicità, la narrazione con la propaganda. È su questa base che nasce la proposta di legge presentata da Maria Carolina Varchi, deputata di Fratelli d’Italia. La proposta di legge prevede l’estensione dell’articolo 416 bis introducendo il reato di “apologia e istigazione” dei comportamenti mafiosi. La norma punirebbe con 6 mesi/3 anni di carcere e multe fino a 10 mila euro chiunque, anche attraverso opere artistiche, media, musica o social, rappresenti o “esalti” la criminalità organizzata. Le pene sarebbero aggravate se il contenuto fosse diffuso tramite stampa o strumenti digitali.
garantedetenutilazio.it, 13 dicembre 2025
Una donna muore a Rebibbia, un suicida a Viterbo e un detenuto si spegne al Policlinico di Tor Vergata, dopo mesi in diversi ospedali, a seguito di un’aggressione nella Casa di reclusione di Rebibbia. “Questa notte una donna è morta nel carcere femminile di Rebibbia, mentre un uomo si levava la vita in quello di Viterbo. Ieri al policlinico di Tor Vergata perdeva la vita un uomo a lungo in coma, terapia intensiva e finalmente in riabilitazione, a seguito di un’aggressione violenta da parte di altri detenuti, mentre un altro si toglieva la vita nel carcere di Lecce. Una lunga scia di morti che non risparmia neanche il personale penitenziario”. Così venerdì 12 dicembre in una nota il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio, Stefano Anastasìa, alla notizia delle morti di tre persone detenute nel Lazio, avvenute tra giovedì 11 e venerdì 12 dicembre.
- Campania. Sovraffollamento carceri, il Garante: “Numero chiuso per ridare dignità ai detenuti”
- Viterbo. Detenuto si toglie la vita nel carcere di Mammagialla
- Lecce. Suicidi, l’allarme più drammatico e ignorato della condizione penitenziaria
- Lecce. Secondo suicidio in carcere in un mese: “Condizioni drammatiche di sovraffollamento”
- Roma. Rebibbia, morta detenuta 59enne: rinviati i “Giochi della Speranza” per le recluse











