di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 11 dicembre 2025
La reazione politica all’audizione del procuratore nisseno Salvatore De Luca in commissione antimafia era scontata. Anche se in un Paese normale non dovrebbe esserlo. Tra conflitti di interesse e approccio ideologico sul tema delle stragi di mafia, non si riesce a essere intellettualmente onesti. Si finisce solo per strumentalizzare in modo volgare i giudici Falcone e Borsellino. Ma è un problema antico. Basta ascoltare l’intervista che Corrado Augias fece a Giovanni Falcone all’indomani dell’uscita del suo libro scritto a quattro mani con Marcelle Padovani. Il giudice ammazzato a Capaci disse testualmente: “Spesso condizionati dalle contingenze della lotta politica, siamo portati a vedere questi problemi, in particolare il rapporto tra mafia e politica, con una lettura che in realtà è inadeguata rispetto alla gravità del problema”. E qual è la gravità del problema? Lo spiega sempre Falcone: “È che è la mafia a porre in condizione di autonomia le regole del gioco”.
di Diana Pompetti
Il Centro, 11 dicembre 2025
C’è la richiesta di archiviazione per il medico e i due infermieri iscritti nel registro degli indagati. Il 46enne di Mosciano fu stroncato da un attacco cardiaco. Il pm: “Garantita l’assistenza prevista”. Tra le tante inchieste in corso sui detenuti morti nel carcere di Castrogno nell’ultimo anno, c’è un fascicolo che si chiude con una richiesta di archiviazione nei confronti di un medico e di due infermieri all’epoca dei fatti in servizio nel penitenziario teramano. L’inchiesta è quella sulla morte di Domenico Di Rocco, il 46enne moscianese di etnia rom trovato morto nella sua cella nel marzo di quest’anno.
di Silvia Pogliaghi
trendsanita.it, 11 dicembre 2025
Negli istituti penitenziari italiani persistono criticità strutturali che ostacolano l’accesso alle cure: carenza di personale formato, servizi frammentati, scarsa integrazione con il territorio. Il Corso di Perfezionamento in Medicina Penitenziaria dell’Università degli Studi di Milano è nato per rispondere a queste esigenze. Negli istituti penitenziari italiani la tutela della salute continua a rappresentare una delle aree più critiche e meno visibili del sistema sanitario. Carenza di personale con competenze specifiche, frammentazione dei servizi, difficoltà di integrazione con le strutture territoriali e un fabbisogno crescente di professionalità specialistiche - dall’infettivologia alla salute mentale - rendono evidente la necessità di un rafforzamento formativo strutturato.
di Valeria Arnaldi
Il Messaggero, 11 dicembre 2025
La fondazione dell’ex ministra ha promosso l’iniziativa a Rebibbia. “Un simbolo potente di connessione tra il dentro e il fuori, tra chi oggi è recluso e una società che può — e deve — tornare a guardare”. Così, ieri mattina, l’ex ministra della Giustizia Paola Severino, ha definito l’installazione permanente Benu di Eugenio Tibaldi, entrata, proprio grazie alla Fondazione Severino - di cui l’ex ministra è presidente - e alla Fondazione Pastificio Cerere, con Intensa Sanpaolo, nel patrimonio della Casa circondariale femminile di Rebibbia “Germana Stefanini” e visibile, appunto, anche dall’esterno. Un messaggio reso ancora più potente e di impatto dall’inaugurazione dell’opera alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “La sua presenza ci onora e rappresenta un segnale forte di attenzione verso le persone detenute e verso un’idea di giustizia che non smette di credere nella possibilità di rinascere”, ha rimarcato Severino, ringraziando il presidente.
di Livia Montagnoli
artribune.com, 11 dicembre 2025
Dopo un percorso partecipato lungo oltre un anno, l’artista piemontese svela l’opera permanente che condensa desideri, speranze e voglia di riscatto delle detenute di Rebibbia. “BENU” si compone di due fenici luminose, visibili anche dall’esterno del carcere. BENU è il nome di una mitologica creatura egizia, antesignana della fenice, simbolo millenario di rinascita. E con le detenute della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, a Roma, Eugenio Tibaldi (Alba, 1977) ha lavorato proprio sulle molteplici prospettive di futuro, riempiendo di tanti significati diversi un simbolo comune: “Durante le giornate trascorse a Rebibbia ho avuto la netta percezione che la divisione fra chi è all’interno e chi non lo è sia davvero labile. La scelta di provare a immaginare insieme a tutte loro delle nuove fenici ha portato a elaborati intensi che ora con un ulteriore lavoro in studio sto cercando di sintetizzare per creare delle immagini finali che siano allo stesso tempo personali e comuni a tutti noi”, spiegava l’artista qualche mese fa, pronto a dare forma al processo creativo partecipato avviato nel carcere romano.
di Fiorenza E. Aini
gnewsonline.it, 11 dicembre 2025
Uno studente, di più, un laureando, che si interroga sul senso dell’utopia: il suo destino, i fallimenti cui è andata incontro nei vari periodi storici, la possibilità di una nuova società, capace di superare conflitti, guerre e fratture. Utopia: Wikipedia la descrive come “un ideale irrealizzabile, un progetto inattuabile, il modello immaginario di una società perfetta, dove gli uomini vivano nella piena realizzazione di un ideale politico e morale”. Un ‘progetto inattuabile’ proprio nulla ha a che vedere con quanto realizzato dallo studente che oggi si è laureato, e che nelle sue condizioni aveva tutto il diritto di immaginare difficoltà se non addirittura la sicura impossibilità di raggiungere il traguardo.
garantedetenutilazio.it, 11 dicembre 2025
Matinée riservata alle scuole per “Ramona e Giulietta” al Teatro Spazio Rossellini. “In carcere c’è tanta affettività tra le persone detenute, che litigano fra di loro e in qualche modo si aiutano molto tra di loro. Il problema è quando l’affettività diventa amore, e questa cosa in carcere non si vuole che ci sia tra le persone detenute. Poi ci sono i rapporti con chi sta fuori: i familiari, gli amici, le compagne, i compagni. In carcere si possono fare quei dieci minuti di telefonate alla settimana per poter parlare con il proprio marito, la propria moglie, i propri figli, il proprio fratello, la propria sorella. Dieci minuti alla settimana. La possibilità di incontrarsi, in mezzo ad altre persone, per un’ora: già l’abbraccio non si può fare”.
di Francesco Crippa
vita.it, 11 dicembre 2025
Bruxelles accelera sulla costruzione della “fortezza Europa”: approvati dal Consiglio dei ministri tre regolamenti di modifica del Patto immigrazione e asilo su Paesi sicuri, Paesi terzi sicuri e hub di rimpatrio esterni. Ora la palla passa al Europarlamento per il via libera definitivo. Settimana scorsa, invece, è stata approvata un’intesa sulla revoca delle agevolazioni sui dazi di accesso al mercato unico per i Paesi terzi che rifiutano di riaccogliere i propri cittadini espulsi.
di Matteo Losana
Il Manifesto, 11 dicembre 2025
L’adozione di politiche sull’immigrazione sempre più restrittive, lesive dei diritti fondamentali che - nonostante tutto - garantiscono i migranti, procede spedita, anche a livello sovranazionale. Prima, l’8 dicembre, il Consiglio europeo (organo dell’Unione europea) ha trovato l’accordo per allargare la definizione di Paesi sicuri. Consentendo così agli Stati membri di considerare inammissibile la domanda di asilo anche quando il richiedente potrebbe ricevere protezione in un Paese terzo (con il quale non è più necessario abbia alcun legame).
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 11 dicembre 2025
Palazzo Chigi esulta per il sostegno crescente, ma l’organizzazione internazionale fa scudo alla Convenzione europea e alla Corte. L’attacco al cuore dello stato di diritto è arrivato al Consiglio d’Europa. Ieri nell’ambito dell’organismo internazionale - da non confondere con istituzioni comunitarie come il Consiglio Ue o quello europeo - si è tenuta una riunione informale convocata dal segretario generale Alain Berset dopo la lettera promossa lo scorso maggio da Italia e Danimarca. Sette le firme raccolte in quel momento, poi cresciute nei mesi. Obiettivo: fissare dei paletti alla Corte europea dei diritti dell’uomo e aprire una discussione per la modifica della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Entrambe hanno come sigla “Cedu”, altro elemento che crea confusione su un tema serissimo.
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