di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2026
Il 25 Aprile invita a riflettere su come la libertà democratica si realizzi solo attraverso un impegno costante per la giustizia sociale, politica ed economica. La festa del 25 Aprile non è solo cura e custodia della memoria della liberazione. È una domanda che ogni anno ci interroga su che cosa significhi, davvero, vivere da uomini e donne liberi. Liberi dalla dittatura e dall’occupazione, dalla paura e dalla violenza politica. Liberi da un potere che pretende di decidere chi può parlare, lavorare, esistere, dissentire. Liberi da qualcosa, dunque, ma anche liberi di essere, di costruire una vita comune, una cittadinanza più piena, una promessa di giustizia.
di Mariapia Garavaglia*
Avvenire, 25 aprile 2026
Istituita nel 1946 e resa stabile nel 1949, la ricorrenza civile richiama unità nazionale, democrazia repubblicana e rispetto esclusivo dei principi costituzionali. Un processo in cui i cattolici furono protagonisti. Il 22 aprile 1946 con un decreto legislativo, su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, fu istituita provvisoriamente la festività nazionale, “a celebrazione della totale liberazione del territorio italiano”. Nel 1949, con la legge n. 260 del 27 maggio, divenne definitiva, simboleggiando la Resistenza e la nascita della democrazia italiana. Non si tratta quindi di una festa “di parte”, ma riguarda tutti gli italiani.
di Giovanni De Luna
La Stampa, 25 aprile 2026
Mai il 25 aprile è stata la festa di tutti gli italiani. Una parte di essi, quella neofascista legata alle memorie del Repubblica sociale, non ha mai festeggiato una data da sempre vissuta come un lutto da elaborare (quello di Mussolini e dei suoi gerarchi esposti a piazzale Loreto) più che come un evento da celebrare. Eppure quel giorno in Italia finì la guerra; finirono i bombardamenti, la borsa nera, la fame e il freddo di quel lunghissimo inverno 1944-1945, le stragi, le imboscate di una guerra civile che, come si diceva allora, in tutto il Nord aveva portato “la morte sull’uscio delle case”. Tutto questo sì che si poteva festeggiare. E invece no: quella festa era solo per gli antifascisti, per i partigiani che si erano ribellati contro gli ordini di Salò, rifiutando venti anni di servilismo, di disciplina, di conformismo, e scegliendo la strada della libertà.
di Pasquale Hamel
L’Unità, 25 aprile 2026
Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, lo ricorderemo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale lui ha vissuto fino all’ultimo. Marco Pannella è stato una delle figure più originali della politica italiana del secondo Novecento. Ha rappresentato un modo radicalmente diverso di intendere l’azione politica: non come semplice gestione del potere o mediazione tra interessi, ma come esercizio permanente di libertà civile, fondato sulla partecipazione diretta, sulla nonviolenza e sulla disobbedienza civile.
di Alan Arrigoni
Avvenire, 25 aprile 2026
Trump aveva cancellato nei primi giorni del nuovo mandato la moratoria di Biden sulla pena di morte federale. È stata annunciata anche l’intenzione di aggiungere la sedia elettrica e l’asfissia con gas tra i metodi d’esecuzione. A poco più di un anno dalla reintroduzione di fatto della pena capitale a livello federale voluta da Donald Trump, a Washington potrebbero tornare le esecuzioni tramite fucilazione. E si tratta soltanto di uno dei provvedimenti annunciati dal dipartimento di Giustizia americano, che sta seguendo le direttive del presidente Usa.
di Riccardo Noury*
Corriere della Sera, 25 aprile 2026
Ahmadreza Djajali, medico e ricercatore specializzato in medicina dei disastri, cittadino svedese di origine iraniana, è stato arrestato il 25 aprile 2016 durante una visita accademica in Iran. Un anno dopo è stato condannato a morte per spionaggio in favore di Israele, al termine di un processo-farsa con tanto di “confessioni” trasmesse alla televisione di stato. Djalali ha vissuto a lungo con la famiglia a Novara, collaborando con l’Università del Piemonte orientale e con il Crimedim (Centro interdipartimentale di ricerca e formazione in medicina dei disastri, assistenza umanitaria e salute globale).
di Sara Sedici
ilmirino.it, 24 aprile 2026
Tra crescita della popolazione detenuta, sovraffollamento e aumento di eventi critici come suicidi e atti autolesivi, il carcere si configura sempre più come lo specchio di una società attraversata da marginalità, dipendenze e disagio psichico, oltre a un luogo dove si concentrano patologie croniche, psichiatriche e infettivologiche. Interventi di prevenzione sono previsti, ma restano ancora applicati in modo disomogeneo. Di questi temi si è discusso nel XXVI convegno nazionale “Agorà Penitenziaria 2026” della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria - SIMSPe. Intitolato “Tutela della Salute ed Esecuzione Penale”, che si è svolto il 21 e 22 aprile a Roma presso l’Aula Agostini dell’Istituto Nazionale Salute Migrazioni e Povertà, Via di S. Gallicano 25/A.
di Vinicio Marchetti
today.it, 24 aprile 2026
I direttori degli istituti penitenziari italiani attendono il primo contratto di categoria dal 2005. Ora una riforma li trasforma in esecutori. Il Coordinamento Nazionale Dirigenti Penitenziari insorge. C’è un modo per distruggere uno Stato senza sparare un colpo. Basta riscrivere un decreto. Basta cambiare i nomi degli uffici, spostare le dipendenze funzionali, trasformare chi governa in chi esegue. E farlo di notte, in silenzio, con il linguaggio burocratico che addormenta le coscienze e nasconde la violenza dentro i subordinati di una circolare ministeriale. È quello che sta accadendo nelle carceri italiane. O meglio: è quello che si vuole fare alle carceri italiane.
Ristretti Orizzonti, 24 aprile 2026
La salute è un diritto umano e la Costituzione italiana la tutela come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività: come garantirla alle persone detenute è uno dei grandi temi che affronta quotidianamente chi opera a qualunque titolo, anche da volontario, in carcere.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 24 aprile 2026
Per il 24 aprile è in programma uno spettacolo a Rebibbia, ma dei 20 attori “di alta sicurezza” solo 4 potranno accedere al teatro. Non per lo spettacolo di un’ora, ma per 20 minuti: “Continua la negazione del valore della libertà di espressione”. A Genova laboratorio autorizzato, con ritardo. Cannata (direttrice artistica): “Quando lo spettacolo sarà pronto, speriamo di poterlo fare davanti a un pubblico”. A Rebibbia del teatro dell’alta sicurezza resta solo un simulacro. E lo stesso vale ad Asti. A Monza, un festival lungo un mese tutto dedicato al teatro in carcere è stato completamente ripensato, perché bisognava escludere i detenuti dell’alta sicurezza.
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