di Sofia Coletti
La Nazione, 24 aprile 2026
Un nuovo capitolo, l’ottavo, del prezioso progetto che attraverso il teatro vuole contribuire al recupero dell’identità personale e alla risocializzazione dei detenuti. Torna “Per Aspera Ad Astra - riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” promosso da Acri, realizzato con il sostegno di Fondazione Perugia e prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria: il risultato è lo spettacolo “Dalla costola di una colomba - Assemblea poetica” della regista Vittoria Corallo, liberamente ispirato da ‘Le tre ghinee’ di Virginia Woolf e in scena giovedì 14 maggio alle 18 alla Casa Circondariale di Capanne e lunedì 18 maggio alle 19.30 al Teatro Morlacchi, a ingresso libero.
monzatoday.it, 24 aprile 2026
È questo Ri-Creo, progetto dedicato al reinserimento e alla rieducazione attraverso la lettura e il confronto il cui primo appuntamento si è tenuto il 23 aprile nella casa circondariale di Monza e che si inserisce nell’iniziativa promossa da Orangle, realtà discografica già ideatrice del progetto Free For Music ovvero il primo laboratorio musicale in Italia realizzato proprio all’interno del carcere monzese. Protagonista dell’incontro - dove è stato presentato il libro “La legge del processo”, opera che racconta un percorso di trasformazione personale - l’autrice Luisa Belmonte Ingargiola, cofondatrice della realtà Parola della Grazia Milano, da anni impegnata in attività sociali, culturali e spirituali rivolte al sostegno delle persone in contesti di fragilità.
di Marzio Breda
Corriere della Sera, 24 aprile 2026
È la data fondativa del Paese e va festeggiata perché sta alla base della scelta repubblicana e della Costituzione. La linea ovviamente non cambia: il 25 aprile è la data fondativa del Paese e va festeggiata perché sta alla base della scelta repubblicana e della Costituzione, costituendo la base morale della nostra democrazia. Questa la posizione che il presidente ha sempre manifestato e che vale per tutti gli italiani e chiunque abbia responsabilità pubbliche non può starne fuori. A maggior ragione se ha responsabilità di governo. Non si discosterà da questi concetti l’intervento che il capo dello Stato svolgerà sabato a San Severino Marche per onorare l’anniversario della Liberazione. Nonostante alcune dispute divisive degli ultimi tempi, che ricalcano quelle andate in scena da ottant’anni in qua, Sergio Mattarella non sarebbe preoccupato per questa ricorrenza. Perché il clima generale sui valori della Carta, nata come repubblicana e antifascista, gli sembra mutato in meglio. In particolare tra i giovani, nonostante tutto.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 24 aprile 2026
Basterebbe riandare alla storia e al senso della Festa della Liberazione per trarre motivi e argomenti utili a deflazionare la ricorrente spirale della corsa normativa e per rafforzare la coesione nel corpo sociale, premessa per la vera sicurezza pubblica. Sarà una mera coincidenza, ma anche quest’anno, a ridosso della Festa della Liberazione, il dibattito pubblico ci consegna l’ennesima discussione sul cosiddetto decreto-legge “sicurezza”. Anche quest’anno, se possibile in misura più marcata, il tema cruciale è la legittimità costituzionale di alcune clausole di tale decreto. E siccome sarebbe del tutto stravagante pensare che la Costituzione repubblicana non abbia a cuore il bene sicurezza, sorgono spontanei alcuni dubbi: non è che si scambiano per attinenti alla sicurezza pubblica contenuti normativi che, più che alla sicurezza reale, attengono alla sicurezza ideologicamente o politicamente percepita? O ancora, non è che ciò che davvero si vuole è alzare polveroni, mettendo in difficoltà le istituzioni di garanzia (Quirinale, Corte costituzionale), piuttosto che risolvere concreti e precisi problemi di aumento della violenza, urbana e non?
di Ernesto Galli della Loggia
Corriere della Sera, 24 aprile 2026
Una democrazia senza voce. E il declino della parola si riflette nell’incapacità di prendere decisioni efficaci e coraggiose. “Non potendo mobilitare più soldati, Churchill mobilitò la lingua inglese e la mandò in battaglia contro Hitler”. Non si sa bene chi l’abbia detto (spesso la frase è attribuita a John Kennedy) ma di sicuro è un’evocazione efficace non solo delle straordinarie capacità oratorie del grande primo ministro inglese ma di qualcosa di più importante: del valore che ha nella politica dei regimi democratici la parola, il discorso. Beninteso però se si tratta della parola detta - impugnando al massimo un foglietto di appunti da sbirciare ogni tanto o magari imparata a memoria - non già della parola detta solo in apparenza ma in realtà letta quasi parola per parola, gettando disperatamente l’occhio ogni pochi secondi su un testo scritto.
Il Dubbio, 24 aprile 2026
Dall’adulterio all’affettività in carcere, passando per la libertà di sciopero e l’aborto. La Corte festeggia e ricorda le sue decisioni storiche, oltre quattromila pronunce di illegittimità costituzionale dal 1956. La Corte costituzionale è “sempre stata al di qua della sottile linea di demarcazione tra le valutazioni di legittimità costituzionale e le scelte politiche riservate al legislatore”. A sottolinearlo è stato il presidente Giovanni Amoroso nel suo intervento alla cerimonia al Quirinale per i 70 anni di attività della Consulta.
Migranti. Via l’assurdo vincolo di avvenuto rimpatrio, gli avvocati restano “in partita” sui diritti
di Errico Novi
Il Dubbio, 24 aprile 2026
Il “tavolo” post referendum di via Arenula può servire ad arginare l’erosione delle tutele. Il più è fatto. L’obbrobrio costituzionale è cancellato. L’articolo 30 bis del decreto sicurezza sarà modificato, stamattina, in modo che l’assistenza, anche stragiudiziale, dell’avvocato al cittadino straniero non sia più condizionata da un “vincolo economico di risultato”. Il presidente del Consiglio nazionale forense Francesco Greco lo ha detto con chiarezza nell’intervista pubblicata due giorni fa da Repubblica: “Sarà rimosso ogni legame tra l’esercizio dell’attività di difesa svolta dall’avvocato e l’esito della sua assistenza”, ed era questo “uno degli aspetti su cui abbiamo mosso delle osservazioni critiche”. Naturalmente l’avvocatura guarda all’ispirazione complessiva del decreto sicurezza, al coinvolgimento in quanto tale della professione forense nelle pratiche di rimpatrio volontario.
di Simona Musco
Il Dubbio, 24 aprile 2026
Il parere dell’avvocato generale Nicholas Emiliou: nessun divieto ai centri fuori territorio, ma lo Stato di diritto deve essere effettivo. Il Protocollo e la relativa normativa italiana sui Cpr in Albania sono compatibili con il diritto dell’Unione europea, a condizione che i diritti individuali e le garanzie riconosciuti ai migranti ai sensi del sistema europeo comune di asilo siano pienamente tutelati. A dirlo è Nicholas Emiliou, nel parere non vincolante che anticipa la futura sentenza dei giudici di Lussemburgo. Il parere apre dunque uno spiraglio giuridico, ma allo stesso tempo traccia una linea molto chiara: il modello dei centri in Albania non è di per sé contrario al diritto europeo, ma resta subordinato a una condizione decisiva, il rispetto pieno e verificabile dei diritti fondamentali delle persone coinvolte. Non basta, cioè, che tali diritti siano previsti sulla carta.
di Fabrizio Geremicca
Il Manifesto, 24 aprile 2026
Il Centro dovrebbe occupare un’area naturalistica pregiata, i lavori saranno effettuati in deroga. Si individua un’area naturalisticamente pregiata, una zona umida gestita dal reparto Carabinieri per la biodiversità, preziosa per il transito degli uccelli migratori e meta degli appassionati di birdwatching. La si cementifica in deroga a qualunque norma urbanistica e paesaggistica e senza neanche la preventiva valutazione di impatto ambientale, poi la si trasforma in una sorta di carcere per 120 stranieri che siano stati sorpresi senza i permessi per stare in Italia. Per realizzare tutto ciò si spendono oltre 40 milioni di soldi pubblici che avrebbero potuto essere destinati a centri di accoglienza, trasporti, servizi, infrastrutture, difesa della costa o bonifiche.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 aprile 2026
La visita del pontefice alla prigione della Guinea Equatoriale, nota per detenzioni arbitrarie e torture. Sotto una pioggia torrenziale che si è abbattuta su Bata nel tardo pomeriggio di mercoledì, più di seicento detenuti vestiti di arancione e verde oliva hanno accolto Papa Leone XIV cantando e ballando nel cortile della prigione. Capelli rasati, sandali di plastica ai piedi, alcuni con la mascherina sul volto. Sul palco allestito per l’occasione, tappeto rosso, bandiere vaticane e altoparlanti che diffondevano musica festosa. Le autorità guineane avevano ridipinto le pareti e messo in scena la migliore versione possibile di un luogo che i rapporti internazionali descrivono da anni come uno dei più duri e opachi del continente africano.
- “Il decreto Sicurezza stravolge l’assetto legale e costituzionale del sistema penitenziario”
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