di Flavia Perina
La Stampa, 22 aprile 2026
L’insistenza normativa avvalora l’idea di una maggioranza poco efficace proprio sul suo perno politico: la sicurezza. Ma l’idea di una eterna emergenza sicurezza da affrontare pugnale tra i denti può pagare ancora a destra? È la domanda che la maggioranza dovrebbe porsi dopo l’esito surreale del quinto decreto sicurezza, che oggi vedrà il governo impegnato a cancellare con una mano ciò che aveva scritto pochi giorni fa con l’altra. Si può dire (e la destra lo dice): solo un incidente di percorso. Ma il provvedimento arrivato in queste ore al capolinea ha annaspato troppo tempo nelle difficoltà per chiudere la questione così.
di Danilo Paolini
Avvenire, 22 aprile 2026
Sembra l’insicurezza, per paradosso, l’elemento caratterizzante di molte iniziative legislative del Governo, che della sicurezza fa invece uno dei suoi temi fondativi. È già capitato, infatti, che norme varate per accrescere la sicurezza del Paese (secondo la visione della maggioranza politica pro-tempore) si siano rivelate malferme giuridicamente e bisognose di aggiustamenti in corsa. Stavolta è accaduto con il “premio rimpatri”, infilato nel testo originario del nuovo decreto sicurezza con un emendamento evidentemente poco meditato, che si è infranto sul primo vaglio di costituzionalità del Quirinale. Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non si è trattato di un pasticcio. Di certo, però, è un esempio di legislazione quanto meno creativa, perché avrebbe gratificato economicamente gli avvocati che avessero accettato di perseguire interessi diversi da quelli dei loro assistiti. Ora il contributo si estenderà anche ai mediatori e alle associazioni, grazie a un altro decreto che correggerà la norma precedente e sarà pubblicato “contestualmente” in Gazzetta Ufficiale.
di Andrea Colombo
Il Manifesto, 22 aprile 2026
La premier tira dritto sul tema sicurezza. Ci vuole coraggio per negare che il dl sicurezza non sia un pasticcio. Giorgia Meloni si è sempre vantata della sua audacia e ne dà prova: “Per me il decreto non è un pasticcio. Trasformeremo i rilievi tecnici del Quirinale in un provvedimento ad hoc perché non c’era tempo per correggere la norma, che però rimane perché è di assoluto buon senso”. I rilievi per la verità non erano tecnici ma costituzionali e la formula proposta dal governo aggira la forma senza modificare la sostanza.
di Monica Guerzoni e Virginia Piccolillo
Corriere della Sera, 22 aprile 2026
Comunque vada a finire, il braccio di ferro lascerà strascichi nei rapporti, già non privi di spine, tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Non un fiato è uscito dal Colle più alto sulle parole con cui, a Milano, Giorgia Meloni ha difeso il “buon senso” di quella contestatissima norma del decreto Sicurezza, stoppata da Sergio Mattarella. Eppure ieri è stata un’altra giornata di tensione istituzionale, di scontro in Parlamento e di arrovellamento dei giuristi del governo, che a sera però non avevano ancora trovato la soluzione del rebus. Un clima che sta tutto nell’insofferenza sfogata da Matteo Salvini: “I rilievi del Quirinale? Ormai non mi stupisco più”.
di Giansandro Merli, Eleonora Martini
Il Manifesto, 22 aprile 2026
Restano i provvedimenti già finiti sotto la lente del Csm. Fermo preventivo e limitazione del gratuito patrocinio potrebbero finire alla Consulta. Grazie al trucchetto di un nuovo decreto che rimedia al pasticcio della mancia agli avvocati pro-rimpatri, la legge di conversione del dl sicurezza otterrà, dopo il voto della Camera, la firma del capo dello Stato. Il quale effettua un controllo preventivo per evitare incostituzionalità palesi, ma non è l’organo deputato a verificare che le leggi ordinarie rispettino il dettato della carta fondamentale. Questo ruolo appartiene alla Consulta. E qui sono almeno due i punti del dl che potrebbero scricchiolare nel caso, non semplice né immediato, siano sollevati davanti alla Corte.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 22 aprile 2026
Pasticciaccio brutto Sicurezza, via il riferimento al Cnf, il contributo anche senza rimpatrio. Ma prima l’aula voterà il testo incostituzionale. Le opposizioni occupano l’aula in segno di protesta. Oggi il voto sulla fiducia, entro venerdì il via libera. In nessun caso un governo aveva rivendicato la bontà di un pasticcio. Un decreto modificherà il decreto, così che il secondo cancelli una norma incostituzionale contenuta nel primo. Non sembra complicato e pasticciato: lo è ed è la soluzione definitiva del governo, confermata ieri prima dalla premier e poi dagli altri ministri, per salvare il pacchetto sicurezza che ha rischiato di saltare per i rilievi del Colle all’articolo sugli incentivi agli avvocati che promuovono i “rimpatri volontari e assistiti”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 aprile 2026
Rimedio inedito per eliminare la norma del decreto sicurezza bocciata da Capo dello Stato e avvocati: domani il correttivo e la fiducia sul testo originario. Una giornata particolare. Ma forse la citazione cinematografica migliore è un’altra: una battaglia (persa) dopo l’altra. Il governo, la sua maggioranza, cercano a fatica di uscire dall’incidente sul decreto sicurezza. Dopo l’ipotesi di un emendamento correttivo con terza lettura lampo a Palazzo Madama, la giornata di oggi produce un altro schema. Complicato. Molto. Ma forse sostenibile sul piano giuridico, come ipotizza, interpellato dal Dubbio, il costituzionalista Giovanni Guzzetta: “Se davvero, come suggeriscono le indiscrezioni di stampa, ci si prepara a deliberare in Consiglio dei ministri un decreto correttivo che modifichi la norma contestata sugli incentivi agli avvocati, e se davvero si provvederà a pubblicare contestualmente in Gazzetta ufficiale sia la legge di conversione del decreto sicurezza, sia il decreto legge correttivo, evidentemente siamo di fronte a un provvedimento a efficacia sospensivamente condizionata”.
di Angela Stella
L’Unità, 22 aprile 2026
“Si trasforma l’avvocato in un cacciatore di taglie, eppure nessuno di quanti erano per la separazione delle carriere, a parte i penalisti, fa un fiato. Il loro non è mai stato garantismo, ma tutela dei privilegi di una parte”. “Io trovo stupefacente che nell’intero schieramento politico dei favorevoli al Sì per la separazione delle carriere, con la sola eccezione degli avvocati, nessuno, ma proprio nessuno, dei sedicenti garantisti abbia fatto sentire la propria voce in queste ore”. Chi parla è Luigi Manconi, ex professore di sociologia, ex senatore, presidente della associazione “A Buon Diritto”, editorialista di Repubblica.
di Paolo Borgna
Avvenire, 22 aprile 2026
Il compenso di 615 euro al legale che convinca il migrante assistito a rimpatriare lede un diritto costituzionale e stravolge e umilia il ruolo del difensore, in contrasto con i principi della giurisdizione. La norma, inserita nell’ultimo decreto sicurezza (art. 30 bis), che prevede un compenso di 615 euro all’avvocato che convinca il migrante assistito a rimpatriare è stata bloccata dal presidente Mattarella. È un’ottima notizia, che conferma l’importanza del ruolo di garanzia del Capo dello Stato. Ugualmente ottima è la notizia che, immediatamente e unanimemente, tutti gli organismi dell’avvocatura e il sindacato dei magistrati hanno denunciato che questa norma non solo lede il diritto di difesa (art. 24 della Costituzione) ma stravolge e umilia il ruolo dell’avvocato. E anche questa è una conferma: che la “cultura della giurisdizione” accomuna magistrati e difensori.
di Sandro Marotta
La Stampa, 22 aprile 2026
“Ma c’è tempo solo 14 giorni”. Il reinserimento occupazionale e sociale dei detenuti a Cuneo, Saluzzo, Alba e Fossano. Due settimane esatte per presentare un progetto di formazione completo destinato ai detenuti. Questi sono i tempi per partecipare al bando della Regione Piemonte per il reinserimento socio-lavorativo delle persone recluse nelle carceri piemontesi, nel Cuneese sono 4 (Cuneo, Saluzzo, Alba e Fossano). La misura mette a disposizione complessivamente 5,7 milioni di euro, è stato aperto il 7 aprile e scadrà oggi, alle 12. Possono partecipare tutti gli enti che si occupano di formazione o orientamento lavorativo, anche in forma associata. L’obiettivo è finanziare quelle iniziative che aumentino le competenze soprattutto tecniche dei reclusi, in modo da rispondere ai “fabbisogni professionali” e favorire l’occupabilità dei detenuti. Nel concreto si tradurrà in una serie di corsi, con un monte ore variabile da 60 a 600. Ciascun progetto riceverà una somma a seconda di quanto richiede il proponente e del filone in cui rientra.
- Rovigo. Carcere minorile, scontro politico sulla gestione dell’emergenza
- Catanzaro. La voce del Garante: un appello alla riflessione sul futuro del carcere
- Trento. “Spini pizza”, Ibris prepara i detenuti: si apre a settembre
- Palermo. Con “Restart-Salute e Inclusione” percorsi gratuiti per detenuti e famiglie
- Arezzo. “Liberi di ricominciare”, un confronto su sicurezza, carcere e reinserimento









