Il Dubbio, 7 dicembre 2025
“Un detenuto di origini rumene, 54 anni d’età, accusato di reati contro la persona e in attesa di primo giudizio, si è impiccato nel primo pomeriggio nel bagno della sua cella della Casa circondariale di Pistoia”. Lo rende noto Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria. “È il 73esimo ristretto, più un internato in una Rems, che dall’inizio dell’anno si toglie la vita, cui bisogna aggiungere ben 4 operatori, uno dei quali solo ieri è stato scagionato, post mortem, dalle infamanti accuse di tortura per i fatti occorsi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere nel 2020. Un totale di 77 morti di carcere e per carcere - aggiunge De Fazio - che da solo rende l’idea di un sistema d’esecuzione penale inframurario che toglie ogni speranza, alla stregua dell’inferno dantesco, a chi lo subisce in quanto recluso ea chi, a sua volta, lo patisce in quanto vi lavora indossando l’uniforme blu della Polizia penitenziaria il cui motto, despondere spem munus nostrum, viene quotidianamente oltraggiato”.
collettiva.it, 7 dicembre 2025
Cgil e Fp chiedono il differimento dell’apertura del 15 dicembre fino al completamento dei lavori: “Il reinserimento dei minori è al momento impossibile”. “Istituto penale per minorenni di Lecce: lacune strutturali, organizzative e di sicurezza”. A una settimana dall’apertura dell’Ipm e del Centro di prima accoglienza nei locali dell’ex Itca, sulla via per Arnesano, Cgil e Fp Cgil Lecce puntano il dito sulle carenze dell’immobile e soprattutto su quelle che riguardano il personale. Proclamato lo stato di agitazione, chiedono un incontro urgente al prefetto e il differimento dell’apertura, fino al completamento dei lavori di adeguamento degli ambienti interni ed esterni, previsto entro aprile”.
di Viola Mancuso
gnewsonline.it, 7 dicembre 2025
Il progetto “Dolce Lavoro” nasce dal sogno di un detenuto in regime di Alta Sicurezza nel carcere di Catanzaro. Condannato all’ergastolo e appassionato di pasticceria, ha raccolto in un libro “Dolci (C)reati” (pubblicato da Città del Sole Edizioni), le numerose ricette sperimentate nella sua cella nel corso degli anni. L’idea matura durante un laboratorio di scrittura creativa interno al penitenziario e si distingue per un elemento davvero originale: a ogni dessert viene affiancato il riferimento di un reato previsto dal Codice penale, creando un parallelismo insolito e potente tra creatività culinaria e percorso di rielaborazione personale.
monzatoday.it, 7 dicembre 2025
Non era mai accaduto nel panorama sportivo nazionale. Ora, diploma alla mano, sono ufficialmente dei personal trainer. Dieci detenuti della casa circondariale di Monza hanno conseguito nei giorni scorsi il diploma di personal trainer di 1° livello Fipe (Federazione italiana pesistica), diventando i primi nella storia a ottenere questa qualifica all’interno di un istituto penitenziario. L’iniziativa, unica nel panorama sportivo nazionale, è stata possibile grazie alla collaborazione tra Fipe e Csi Milano, e pensata per offrire opportunità reali di reinserimento e crescita personale per i detenuti.
di Marco Benvenuti
La Stampa, 7 dicembre 2025
Accusato di calunnia e interruzione di servizio. Tra le sue vittime l’ex direttrice del carcere e 5 agenti. È un personaggio noto nei corridoi del “41 bis”, il carcere duro per i mafiosi. Non solo per il suo pesante trascorso criminale ma anche per il suo frequente prendere carta e penna e “farsi sentire”: richieste, istanze, segnalazioni, perfino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, poi liti e discussioni. Forte della sua laurea in Giurisprudenza (presa in carcere al pari di quella in Scienza della comunicazione), solo in Cassazione ha fatto arrivare circa 700 ricorsi per trattamenti inumani e degradanti, che hanno impegnato la Corte con oltre 300 sentenze e 350 ordinanze. Da fare invidia a un avviato studio legale.
soveratoweb.com, 7 dicembre 2025
Negli ultimi mesi il mondo carcerario italiano è tornato prepotentemente al centro delle cronache. Non solo per il sovraffollamento, ormai cronico, ma per una serie di criticità che si aggravano ogni giorno: mancanza di cibo, celle fredde, carenze di medicinali, servizi essenziali quasi al collasso. Una realtà che pesa soprattutto sulle case circondariali calabresi, dove i detenuti denunciano condizioni sempre più difficili e, spesso, disumane. Da questo scenario nasce un segnale forte di solidarietà. L’iniziativa parte dalla giornalista Ada Cosco, voce e cuore del programma SOS Donna, in onda su Radio Amore Catanzaro ogni mattina dalle 8 alle 9.
di Sara Bessi
La Nazione, 7 dicembre 2025
Il modello del Polo psicodinamiche in collaborazione con Uepe. Lo psicodramma come strada alternativa per riprendere in mano la propria vita dalla dipendenza dall’alcol e come metodo alternativo per chi segue un iter penale, dopo un incidente o il ritiro della patente legato alla guida in stato di ebrezza, per la sua riabilitazione. Un’esperienza nata e cresciuta a Prato tra le mura del Polo Psicodinamiche di via Giotto e che è stata parte di un servizio di Tv7, rubrica del TG1, andata in onda venerdì sera. In particolare, la puntata del 5 dicembre ha condotto i telespettatori lungo un viaggio nei rischi dei “Guida pericolosa”, tra controlli su strada, iter obbligatori e vite cambiate da un alcol test positivo.
di Ugo Magri
La Stampa, 7 dicembre 2025
Sull’Enciclopedia Treccani il patriottismo è così definito: “Sentimento di amore, obbedienza e devozione” che si prova verso la patria. Non è una bandiera politica né uno sticker da attaccarsi al petto. Significa semplicemente voler bene alla comunità nazionale, se occorre rimboccandosi le maniche. Magari gratis, come i quasi cinque milioni di volontari che dedicano ogni anno alla collettività 84 milioni di ore del loro tempo. Ecco, per Sergio Mattarella questi cittadini innamorati dell’Italia e della nostra gente sono “veri e propri patrioti” nel senso più nobile dell’espressione (certo non scelta a caso). Di sicuro non lo sono meno di altri. I volontari lo dimostrano quotidianamente, ha insistito il capo dello Stato, attraverso l’impegno di solidarietà che ha un immenso valore morale e non solo: generano un valore anche economico, garantendo “consistenti risparmi per i conti pubblici”. Mattarella li ha ringraziati a nome della Repubblica nel suo intervento di saluto alla cerimonia conclusiva di “Palermo capitale italiana del volontariato 2025”, tenuta al Teatro Massimo.
di Alessia Melcangi
La Stampa, 7 dicembre 2025
Per uscire dai conflitti bisogna accettare le contraddizioni. Cancellare il dissenso è rifiutare la complessità. Il dramma che continua a vivere Gaza, tra bombardamenti mai cessati, morti, sfollati e devastazione, rappresenta oggi una delle espressioni più acute e drammatiche di violenza collettiva su scala globale. Una brutalità che investe civili, famiglie, generazioni. Ogni persona uccisa, ogni abitazione rasa al suolo, è un grido di sofferenza, un appello all’umanità, ma anche un monito per la comunità internazionale: la violenza non è mai un’opzione. Ed è un dovere, soprattutto quando si tratta di violenza ingiusta, raccontarla, spiegarla e, dunque, condannarla. Questo principio dovrebbe esser valido da qualsiasi angolazione lo si legga: che si tratti di violenza verbale, fisica, psicologica. Per questo è difficile comprendere l’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa da parte di alcuni manifestanti pro-Palestina, che hanno imbrattato muri e messo a soqquadro gli uffici.
di Nina Fresia
La Stampa, 7 dicembre 2025
Mentre aspettano per mesi di ricevere lo status di rifugiato si accampano al Porto vecchio. Piazza Unità d’Italia, Trieste: tripudio di luci e alberi di Natale. Novecento metri più in là, i magazzini del Porto vecchio. Nessuna luce, niente stelle natalizie. Più di cento persone cercano di dormire nonostante il forte vento che scende dal Carso. Nonostante il cattivo odore e lo squittio dei topi. Sono migranti, arrivati dalla famigerata rotta balcanica fino a Trieste, in attesa di essere ricevuti dalle autorità italiane. “Torna domani” è quello che tutti i giorni si sentono dire dalla Questura, dove si presentano appena arrivati, anche a costo di stare in fila per ore. Per qualcuno quel domani si trasforma in mesi, passati senza un posto in cui dormire se non gli umidi silos del porto. Circa novanta di loro, settimana scorsa, sono stati “trasferiti” con lo sgombero di uno di questi edifici. Nella struttura accanto, in silenzio, ha invece perso la vita Hichem Billal, 32enne algerino arrivato a Trieste sei mesi fa. Quando l’hanno trovato era già morto da ore per il freddo. “Era venuto più volte a farsi medicare da noi volontari: estremamente vulnerabile, era totalmente consumato nel corpo. Mi parlava della moglie e del suo bambino”, racconta Lorena Fornasir, presidente dell’associazione Linea d’Ombra, che dal 2019 sostiene i migranti che arrivano in città.
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