di Matteo Garavoglia
Il Manifesto, 7 dicembre 2025
Ondata di arresti: giornalisti, oppositori, membri della società civile. Ieri la protesta. In Tunisia, ogni giorno che passa il vento della repressione si fa sempre più forte, occupa le istituzioni, le stanze di chi si oppone all’attuale regime autoritario del presidente della Repubblica Kais Saied e, in generale, le strade di tutto il Paese. Un vento gelido che ha travolto dissidenti, giornalisti, attivisti e membri della società civile. Nelle ultime ore è stato toccato il livello più alto della repressione politica dal colpo di Stato del 25 luglio 2021, quando il responsabile di Cartagine ha congelato il Parlamento, sciolto il governo, svuotato lentamente i poteri della magistratura e intrapreso un percorso istituzionale sempre più autoritario. Gli effetti di queste manovre si stanno vedendo su più fronti e rappresentano probabilmente un punto di non ritorno per il futuro politico e sociale della Tunisia.
ilpiacenza.it, 7 dicembre 2025
Manifestazione per chiedere la liberazione dei sanitari palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane. Mercoledì 10 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale dei Diritti Umani, si terrà un flash mob davanti agli ospedali di tutta Italia per chiedere il rilascio di oltre 90 operatori sanitari Palestinesi, tra cui il pediatra Hussam Abu Safiya.
di Estefano Tamburrini
Il Fatto Quotidiano, 7 dicembre 2025
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha assicurato al ministro Tajani il suo impegno per il rilascio. Washington, al di là dell’escalation, resta uno dei principali partner del Venezuela. Il fattore Usa potrebbe giocare un ruolo decisivo per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante veneto detenuto da 385 giorni nel penitenziario de El Rodeo I - che di recente ha ricevuto la visita dell’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito - e degli altri connazionali reclusi in Venezuela, tra cui il giornalista con doppio passaporto Biagio Pilieri. L’opzione prende piede dopo il recente colloquio telefonico nel quale il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha assicurato al titolare della Farnesina, Antonio Tajani, l’impegno di Washington per riportare a casa l’operatore umanitario e gli altri italiani detenuti in Venezuela, insieme ad altri stranieri, usati dalle autorità di Caracas come pedine di scambio con i loro relativi governi. “Lavoriamo senza sosta per la loro liberazione”, ha scritto Tajani su X in un post di ringraziamento a Marco Rubio.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 6 dicembre 2025
1. All’interno della Costituzione, amnistia e indulto figurano tra gli strumenti di politica criminale nella disponibilità del legislatore. Dunque, entrambi hanno piena cittadinanza costituzionale. Perché, allora, sono del tutto negletti? Perché l’Italia repubblicana, più ancora di quella monarchica, per molto tempo ha continuato a essere il “paese delle amnistie” (Gaetano Salvemini). Dopo l’ampia amnistia di pacificazione del 1946, tra il 1948 e il 1992 sono stati concessi 23 provvedimenti di clemenza, con un ritmo assai superiore a quello del precedente regime.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 dicembre 2025
Insufficienti le misure prese dopo le condanne Cedu, più posti nelle Residenze per i folli rei. Il Consiglio d’Europa non spegne i riflettori sulle carceri e sull’intero sistema di giustizia italiano, e torna ad esprimere “preoccupazione”. Questa volta - dopo i due incontri ad alto livello del Comitato per la prevenzione della tortura con il ministro della Giustizia Nordio nell’arco di un anno - a farsi sentire è il Comitato dei ministri dell’organizzazione internazionale che punta l’indice, in particolare, contro l’alto numero di suicidi in cella e la mancanza strutturale di posti nelle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza destinate ai folli-rei.
di Pietro Cavallotti
L’Unità, 6 dicembre 2025
Dei mali della giustizia si parla poco. Poco delle condizioni dei detenuti nelle carceri, poco delle disfunzioni del processo penale, ancor meno degli innocenti che finiscono in galera e meno ancora di quelli che, dopo essere stati assolti, non hanno diritto neanche all’indennizzo. Ma meno di qualunque altra cosa si parla delle misure di prevenzione, di quelle persone che, riconosciute innocenti dalla Magistratura, hanno subito lo stesso la confisca di tutto il loro patrimonio, perdendo ogni cosa e, come successo in qualche caso, anche la vita per la disperazione causata da un processo inquisitorio in cui l’esito, cioè la distruzione di tutto, sembra deciso già al momento del sequestro.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 dicembre 2025
C’è un filo invisibile, eppure pesante come una sbarra di ferro, che collega Torino a Caltanissetta. È lungo quasi 1.400 chilometri e, in questi giorni, lo ha percorso Mohamed Shahin. Ma per sparire. Shahin non è un fantasma. È l’imam della moschea Omar Ibn al- Khattab di via Saluzzo, a Torino. Vive in Italia da oltre vent’anni, ha una famiglia, un ruolo pubblico. Eppure, oggi si trova rinchiuso nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) di Pian del Lago, a Caltanissetta. La sua vicenda sta sollevando un polverone che va ben oltre la cronaca locale, toccando i nervi scoperti del nostro Stato di diritto: la libertà di opinione e l’uso della detenzione amministrativa come strumento punitivo.
di Teresa Valiani
Il Manifesto, 6 dicembre 2025
L’attacco frontale questa volta è diretto alla magistratura di Ascoli Piceno e campeggia sui social del capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami. “Un gambiano aggredisce le forze dell’ordine, mordendo un dito ad una poliziotta. E il giudice cosa fa? Lo assolve! È sconcertante e vergognosa l’ideologia di certe toghe rosse sempre dalla parte dei criminali”. L’attacco frontale questa volta è diretto alla magistratura di Ascoli Piceno e campeggia sui social del capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, seguendo di un giorno un intervento dello stesso tenore arrivato dal Siulp: “Basta: queste sono leggi assurde. Decisioni completamente distaccate dalla realtà e che minano la credibilità dello Stato e di chi lo rappresenta, ma anche la coesione sociale”.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo*
L’Unità, 6 dicembre 2025
A Venezia rimosso improvvisamente Enrico Farina, che ha trasformato una struttura degradata in un luogo di cultura, lavoro e dignità, ha costruito ponti tra il dentro e il fuori, ridotto la recidiva, restituito senso alla pena. Forse il cambiamento spaventa. Parlare di merito è semplice se si ignora da dove si parte, è facile invocare il merito quando si vive in quartieri prestigiosi, si frequentano le migliori scuole, si cresce circondati da reti familiari e culturali solide. Ma cosa significa merito per chi nasce in periferia, frequenta scuole pubbliche e attraversa momenti bui, combatte ogni giorno contro ostacoli invisibili?
di Elisabetta Andreis
Corriere della Sera, 6 dicembre 2025
I disagi tra direttore part time, personale a rotazione e celle sovraffollate. L’istituto, attenzionato del ministero per le inchieste della Procura per i presunti maltrattamenti, non ha ancora, dopo decenni, un direttore a tempo pieno. L’ impennata dei trasferimenti nelle altre regioni d’Italia e nelle carceri per adulti. Il cartello “lavori in corso”. E da qualche giorno una rete con il filo spinato in cima che rende più alto il muro dell’Ipm Beccaria. Un segno netto, che si vede da fuori e pesa soprattutto da dentro. Lo notano subito i detenuti quando corrono sull’unico spazio esterno che utilizzano, il campetto da calcio in sintetico. Il campo grande, quello regolamentare, è fermo da anni e aspetta di tornare in vita.
- Torino. Ecco come sarà la stanza dell’affettività per i detenuti
- Venezia. “I volti della povertà”, detenute Cicerone. “Il riscatto inizia con la fiducia”
- San Gimignano (Si). Formazione, lavoro e natura per i detenuti con il progetto targato Estra
- Viterbo. Cuori e zampe oltre le sbarre, i cani in aiuto dei detenuti di Mammagialla
- Modena. Un ciclo di tre reading nelle carceri, a cura del Teatro dei Venti











