di Chiara Ludovisi
vita.it, 5 dicembre 2025
“Non faccio volontariato: vado in carcere. Poi io esco, loro restano”. Da quasi 30 anni, Daria Bignardi entra periodicamente nel carcere di San Vittore a Milano e in altri istituti penitenziari, non solo come giornalista ma anche per collaborare alla realizzazione di attività culturali. Perché lo fa? Non certo per dare, piuttosto per ricevere. Daria Bignardi fa volontariato da molti anni, ma in questa espressione non si riconosce: lo ha detto e scritto in diverse occasioni e lo conferma anche ora. Non si sente “una volontaria” quando entra in carcere per incontrare i detenuti e trascorrere con loro alcune ore: scrivendo, leggendo, discutendo e confrontandosi.
di Livia Montagnoli
artribune.com, 5 dicembre 2025
Il progetto editoriale di Hyperlocal. La piattaforma editoriale Hyperlocal dedica un numero speciale del suo magazine, concepito come un giornale in formato affissione, alla comunità carceraria di Rebibbia. Con il contributo di fotografi e scrittori per condividere le storie del più grande polo penitenziario d’Italia. Un anno fa, era il 21 dicembre del 2024, Marinella Senatore svelava l’opera site-specific di arte partecipata realizzata con i detenuti di Rebibbia, installata nel piazzale antistante la chiesa della Casa circondariale romana. L’arrivo dell’arte contemporanea in carcere - rapporto che presto sarà rinsaldato, proprio a Rebibbia, dall’inaugurazione di un progetto permanente di Eugenio Tibaldi - si concretizzava per volere della Santa Sede in avvio dell’Anno Giubilare, e in ottemperanza di un percorso fortemente caldeggiato da Papa Francesco.
di Michela Angelici
Il Messaggero, 5 dicembre 2025
Un pomeriggio all’insegna della musica per i detenuti del carcere Rebibbia. A promuovere l’insegnativa l’associazione “Seconda Chance” e la fondazione “Franco Califano”. Nel teatro del carcere di Rebibbia le luci non si spengono del tutto quando la band guidata da Laurenti e Mattioli inizia a suonare in ricordo di Califano. È l’inizio di un pomeriggio che si muove a ritmo di musica, per cercare di lasciare un segno in quei cuori celati come il marmo. L’inizio di un pomeriggio che sembra socchiudere quelle porte di ferro, sempre così ostinatamente serrate. La musica, in fondo è una delle poche cose che lì dentro ha ancora il potere di fare breccia. Ha una forza che poche altre cose possiedono. Entra nell’anima, la afferra, la scuote. Riporta alla mente ricordi lontani, di quando la vita non si consumava dentro una cella. Di quando una scelta era ancora possibile. Tocca corde che lì dentro restano assopite, mentre prova a risvegliare qualcosa che si rischia di dimenticare: che là fuori c’è vita. E così, mentre Mattioli dà voce a Califano, tra i detenuti scorre un’aria diversa. Un’aria dal sapore di vita. Una vita spezzata, rimasta fuori dalla porta ad aspettare mentre il tempo scorre, inevitabile.
di Andrea Pugiotto
L’Unità, 5 dicembre 2025
Per troppo tempo i costituzionalisti hanno rinunciato a occuparsi di giustizia penale. Galliani ora ci prova in forme dinamiche e originali: solleva questioni e ipotizza soluzioni, spesso creative o inaspettate. I suoi percorsi didattici sono prima ancora. 1. Per troppo tempo i costituzionalisti hanno rinunciato a occuparsi di giustizia penale. È stata una resa all’eccessiva specializzazione del sapere che crea mondi paralleli, dunque separati. È stato un errore perché il costituzionalismo è una tecnica delle libertà, minacciate dal continuo ricorso al maglio penale. Servono scambi, non monopoli. Ora qualche costituzionalista ci prova, come fa Davide Galliani in forme dinamiche e originali.
di Matteo Maria Zuppi
La Repubblica, 5 dicembre 2025
In occasione del Giubileo dei Detenuti, che cade in questi giorni, le porte del penitenziario femminile della Giudecca, a Venezia, si aprono ai visitatori. Sarà un gruppo di detenute ad accogliere chi vorrà visitare la mostra “I volti della povertà in carcere”. Per raccontare dolore e speranza senza giudizio, come spiega il cardinale e arcivescovo di Bologna proprio commentando le immagini della mostra. Dal 6 al 19 dicembre la Casa di Reclusione Femminile della Giudecca a Venezia ospita, nella cappella di Santa Maria Maddalena, la mostra fotografica I volti della povertà in carcere ispirata all’omonimo volume di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero (Edb edizioni). La mostra arriva a Venezia in concomitanza con il Giubileo dei Detenuti, e coinvolge direttamente un gruppo di donne detenute che accompagneranno il pubblico durante la visita dopo un percorso di formazione dedicato. Vi proponiamo qui il testo che il cardinale Matteo Maria Zuppi ha scritto per il libro I volti della povertà in carcere. “Ero in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25, 43), afferma il Vangelo. Non si dice nulla delle caratteristiche della persona rinchiusa, non si cercano meriti o al contrario condanne per giustificare la scelta di abbandonare i detenuti. “Ero in carcere e non mi avete visitato”, ma noi siamo chiamati a non lasciare soli questi uomini e queste donne.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 5 dicembre 2025
“Ogni contributo è importante” (Every contribution matters) è il tema che l’United Nations Volunteers (Unv) ha scelto per la Giornata internazionale del volontariato che si celebra venerdì 5 dicembre e che quest’anno segna anche il lancio ufficiale dell’Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile, proclamato dall’Assemblea generale dell’Onu. L’International Volunteer Day è stato istituito nel 1985 ed è divenuto un appuntamento simbolo di una comunità globale che conta oltre un miliardo di volontarie e volontari. Un momento per riconoscere l’impatto dell’azione volontaria nelle comunità e per ribadire che le azioni guidate dalle persone sono decisive per affrontare le sfide condivise del nostro tempo. Un impegno che, come ricordano le Nazioni Unite, accelera lo sviluppo e rafforza la resilienza dei territori.
di Renato Balduzzi
Avvenire, 5 dicembre 2025
La spinta partecipativa che raggiunse il proprio acme negli anni Settanta, si è via via indebolita. Ma le astensioni potrebbero essere lette come una domanda di più spazi di partecipazione. C’era da aspettarselo. Dopo l’ulteriore tracollo della partecipazione elettorale alle ultime consultazioni regionali, abbiamo per qualche giorno letto preoccupati commenti di alcuni opinionisti attorno alla malattia della democrazia, poi il silenzio: ciascuno è tornato riflettere sugli scenari italiani e mondiali o sull’ultimo fatto di cronaca, in un dibattito pubblico sempre più esposto a diversivi e a vere e proprie falsificazioni. Sembriamo insensibili alla eloquenza dei fatti: quale legittimità possono avere una maggioranza e un governo, nazionale o regionale, votati, quando va bene, da un quarto degli aventi diritto? Come non vedere che tale situazione, in parte comune ad altre democrazie, è particolarmente acuta in Italia? Eppure, da molti decenni si riflette sull’intreccio tra crisi della rappresentanza politica e crisi del rappresentato, cioè del cittadino-elettore: la spinta partecipativa, che raggiunse il proprio acme negli anni Settanta, si è, per molteplici motivi, via via indebolita, con la conseguenza di rendere sempre più isolato il circuito rappresentativo classico, consentire il perdurare di una “Repubblica dei partiti” anche una volta che questi ultimi abbiano smesso di svolgere il compito assegnato loro dall’art. 49 della Costituzione, smontare alla base il funzionamento di quegli istituti complementari alla rappresentanza (ad es., il referendum abrogativo, anch’esso divenuto sempre più eterodiretto) e marginalizzare i pur promettenti esempi di democrazia deliberativa che qua e là si è cercato di realizzare. Anche sulle proposte di favorire, attraverso un impiego accorto delle nuove tecnologie, l’esercizio del voto (elettronico, per corrispondenza, per procura, a domicilio per ragioni di infermità, anticipato presidiato) non sono state mai davvero prese sul serio, almeno nel senso di verificare sino a quale punto esse o alcune di esse siano compatibili con il modello costituzionale del voto
di Chiara Lalli
Il Dubbio, 5 dicembre 2025
Il 13 novembre 2025 il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Ferrara ha disposto l’archiviazione del procedimento avviato a seguito della denuncia- querela di Davide Merchiori riguardo alla morte di Maria Vittoria Mastella. Perché, scrive il giudice, non si formulerebbe “una ragionevole previsione di condanna”. Questa storia comincia a luglio 2024, quando Maria Vittoria Mastella muore. Ha un tumore, viene sedata, rimane tre giorni sedata. Secondo il suo fidanzato, però, Mastella non avrebbe mai consentito alla sedazione palliativa profonda e non sarebbe mai stata informata in modo esaustivo delle sue condizioni.
di Lara Tomasetta
The Post Internazionale, 5 dicembre 2025
Il costituzionalista Salvatore Curreri spiega cosa è andato storto. E che fine faranno. Edi Rama, il premier dell’Albania, ogni volta che vede Giorgia Meloni si inginocchia pubblicamente. E a ben vedere tutta la storia dei Centri per migranti (ora Centri di Permanenza per il Rimpatrio, Cpr) al di là dell’Adriatico, non è difficile capirne il motivo. Ma partiamo dall’inizio. Le strutture di Shengjin e Gjader sono nate da un accordo tra i due Paesi, volto a esternalizzare la gestione dei flussi migratori, in particolare per quanto riguarda le persone intercettate in acque internazionali. L’intesa prevede che, dopo il soccorso in mare, i migranti vengano trasferiti in Albania, dove saranno sottoposti a procedure di identificazione e valutazione delle richieste di asilo, con la possibilità di essere trattenuti appunto nei Cpr.
di Angela Stella
L’Unità, 4 dicembre 2025
Il presidente del Senato aveva sollecitato un decreto contro il sovraffollamento, ma Mantovano frena e da via Arenula fanno sapere che la questione non è all’ordine del giorno. Serracchiani (Pd): “Da tre anni lavorate per peggiorare la situazione”. Due giorni fa il presidente del Senato Ignazio La Russa aveva sollecitato un provvedimento di clemenza contro il sovraffollamento, auspicando che per Natale ci fosse un decreto che consenta “a chi ha scontato la maggior parte della pena, di finire di scontarla dentro di sé o in un altro luogo”. Il suo precedente appello, prima dell’estate, si era infranto contro il muro alzato dal suo stesso schieramento politico, Fratelli d’Italia, insieme alla Lega.
- Tutta questa visibilità non ha allargato di un millimetro lo spazio di vita in carcere
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