di Lucia Risicato*
Il Riformista, 20 aprile 2026
Si calcola che, dal 2022 ad oggi, siano state 48 le fattispecie delittuose di nuovo conio e di alterne fortune, per un totale di oltre 400 anni di carcere variamente comminati. Beninteso, la tendenza al panpenalismo precede di molto il 2022, generando da anni - quasi sempre per decreto - nuovi delitti sanzionati sempre e soltanto con pesantissime pene detentive, sulla scia di un’idea vendicativa del carcere contemporaneo. Analizzando i provvedimenti normativi nell’arco temporale compreso tra il 1° gennaio 1993 e il 31 dicembre 2024, Roberto Cornelli ha osservato che “l’espressione governing through crime appare concettualmente ed empiricamente appropriata anche per il contesto italiano: si assiste… ad una tendenza sempre più marcata all’utilizzo della legislazione penale e della sicurezza come strumento di governo di fenomeni sociali eterogenei, spesso privi di una reale matrice penalmente rilevante”.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 20 aprile 2026
Nei provvedimenti si delinea l’identikit di un avvocato che va bene soltanto se rema nella stessa direzione della maggioranza Per le ammaccature delle automobili incidentate resta improponibile, perché l’avvocato dell’automobilista non può prendere soldi dall’assicurazione per convincere in conflitto di interessi il cliente ad accettare la soluzione proposta dalla compagnia, invece per le ammaccature delle vite degli esseri umani extra Ue si potrà fare: se alla Camera entro il 25 aprile nella legge di conversione del decreto legge sicurezza resterà l’emendamento fatto approvare al Senato dai partiti della maggioranza, l’avvocato che fornisca a uno straniero assistenza nella richiesta di rimpatrio volontario assistito (675 casi l’anno scorso sul totale di 6.772 rimpatri fra 66.617 migranti sbarcati) riceverà dallo Stato un incentivo di 615 euro una volta accertato l’avvenuto rimpatrio dello straniero.
di Serena Sileoni
Il Dubbio, 20 aprile 2026
La decisione del governo di pagare gli avvocati per il buon esito delle pratiche di rimpatrio volontario è sbagliata sul piano politico e su quello etico. La novità, secondo la quale il Consiglio nazionale forense e gli avvocati diventano soggetti attivi nel settore dei rimpatri assistiti, è contenuta in un emendamento estemporaneo al decreto sicurezza, che deve essere convertito in legge entro questa settimana. Il Consiglio nazionale forense ha precisato di non sapere nulla di una norma che lo riguarda direttamente, poiché lo chiama all’esercizio di un’attività pubblica finora svolta dal governo con la collaborazione di organizzazioni internazionali e non governative. L’avvocato Francesco Greco, che lo presiede, ha negato che l’Ordine sia stato mai consultato o ascoltato. Pensare di poter approvare un emendamento del genere solo perché vi è stato apposto il parere favorevole del governo, senza sentire quello, anche tecnico, dell’Ordine professionale coinvolto è stato un errore politico non da poco, per un governo che ormai da quattro anni ha dimestichezza con le procedure legislative.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2026
L’Ocf proclama lo stato di agitazione permanente e il Cnf prende le distanze. Le Camere penali contestano una difesa piegata agli obiettivi dello Stato. Anche l’Anm esprime sconcerto. Non si fermano le polemiche sulla norma, inserita nel decreto sicurezza, che prevede un “premio” per gli avvocati collaborativi nei procedimenti di rimpatrio degli immigrati. Il Consiglio nazionale forense, che pure figura tra gli enti coinvolti, afferma di non saperne niente. L’Organismo congressuale forense dichiara lo stato di agitazione. Le opposizioni sono sugli scudi e la maggioranza non sembra intenzionata a rivedere la norma, anche considerati i tempi strettissimi per la conversione del decreto. Unica apertura viene da Noi Moderati: Per il responsabile Giustizia Gaetano Scalise: “Si tratta di una forzatura normativa. Coinvolgere l’avvocatura in un meccanismo che prevede un compenso all’effettivo rimpatrio introduce una logica premiale incompatibile con libertà della difesa”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 aprile 2026
Nei lunghi mesi che hanno preceduto il referendum ci siamo impegnati con ogni sforzo possibile nel presentare la separazione delle carriere come un’occasione pacificatoria. Non solo all’interno del processo, fra accusa e difesa, ma anche rispetto alla vita democratica complessivamente intesa. Riportare su un piano di equilibrio l’attuale strapotere del pm, con una riforma che liberasse il giudice dal timore di una carriera condizionata dal partito delle Procure, egemone nell’Anm e dunque nel Csm: abbiamo cercato, da queste pagine, di ricordare che cogliere un obiettivo del genere avrebbe fatto bene alla democrazia, perché avrebbe cominciato a stemperare la degenerazione mediatica della giustizia penale, e la conseguente delegittimazione della politica per via giudiziaria. Ne sarebbe derivato, forse nell’arco di decenni, un migliore equilibrio fra politica e magistratura e, quindi, fra politica e opinione pubblica.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 aprile 2026
Di solito il Dubbio considera Giovanni Maria Flick un interlocutore privilegiato. Lo interpella ogni volta in cui c’è da riflettere su grandi questioni che infiammano il dibattito sulla giustizia, e ha la fortuna di trovarne spesso la generosa disponibilità. Il rapporto dialettico con il presidente emerito della Consulta attraversa fin dall’inizio la storia di questo quotidiano, che pochi giorni fa ha raggiunto il traguardo dei primi dieci anni. È il motivo per cui potrà sembrare paradossale che nei mesi del più intenso dibattito pubblico sviluppatosi nel nostro Paese, attorno alla giustizia e al processo penale, dai tempi di Mani pulite, il Dubbio non abbia mai incrociato, con un’intervista per esempio, la posizione di Flick. Ma è quest’ultimo che ha voluto tenersi ai margini della contesa. Non perché non avesse un’idea sulla separazione delle carriere e sulla riforma Nordio, ma per una propria rispettabilissima convinzione secondo cui la modifica costituzionale avrebbe eluso in gran parte “i veri, effettivi problemi della giustizia, e della giustizia penale soprattutto”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 20 aprile 2026
Come riconoscere un’inchiesta giudiziaria basata su prove documentali da una costruita su giudizi morali. Come difendersi dalle esondazioni di certe procure e dal processo mediatico che ne deriva. Una chiacchierata con Sabino Cassese. Se non siamo riusciti a separare quelle carriere, cerchiamo almeno di separare le altre. Quello che segue non è un semplice articolo di giornale ma è un piccolo manuale difensivo per provare ad avere qualche strumento in più, la mattina, quando aprite un giornale, quando ascoltate un notiziario, quando scorrete una testata online, per capire quando di fronte ai vostri occhi si palesa in modo minaccioso un’inchiesta giudiziaria figlia dell’esondazione di una procura. Viviamo in tempi complessi, lo sappiamo, in tempi in cui le esondazioni della magistratura, nell’indifferenza di milioni di elettori, sono all’ordine del giorno. Viviamo in tempi in cui, nell’indifferenza generale, vi sono magistrati che cercano di esercitare un potere di supplenza sul potere legislativo. Viviamo in tempi in cui i magistrati esercitano un potere di supplenza quando si occupano di immigrazione, uscendo dal proprio recinto, mossi dall’intenzione di conoscere meglio della politica cosa vuol dire paese sicuro e cosa vuol dire paese insicuro.
di Francesco Machina Grifeo
Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2026
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili, per difetto di motivazione, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 76, co. 4-bis, del Dpr n. 115/2002. Con la sentenza numero 55, depositata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili, per difetto di motivazione sulla rilevanza, le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 76, comma 4-bis, del decreto del Presidente della Repubblica numero 115 del 2002, recante “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia. (Testo A)”, per come introdotto dall’articolo 12-ter, comma 1, lettera a), del decreto-legge numero 92 del 2008, convertito, con modificazioni, in legge numero 125 del 2008, nella parte in cui, tra coloro per i quali si presume il possesso di un reddito superiore ai limiti di legge ai fini dell’accesso al patrocinio a spese dello Stato, ricomprende i condannati con sentenza definitiva per i reati previsti dall’articolo 73 del d.P.R. numero 309 del 1990, diversi dall’ipotesi del comma 5, ove aggravati ai sensi del successivo articolo 80, comma 1.
di Sara Del Corona
marieclaire.it, 20 aprile 2026
Abbiamo parlato con la direttrice, due giovani detenute e la comandante della Polizia penitenziaria. Se vi capita di andare a Pontremoli, a parte i testaroli - facile - dovete assolutamente provare gli amor: doppia cialda di wafer con una crema fresca e burrosa in mezzo, ogni pasticceria li fa a modo suo. Danno dipendenza. Don Giovanni Perini, il cappellano dell’unico Ipm (Istituto Penitenziario Minorile) esclusivamente femminile d’Italia (in Europa ne esiste solo un altro, in Belgio), ne ha sempre portati molti vassoi alle ragazze dentro. Una volta una è scappata, e quando l’hanno ripresa gli ha detto “don, ho battuto tutte le pasticcerie di Milano ma ci credi? Non avevano neanche un amor”.
La Nazione, 20 aprile 2026
Giovedì 23 aprile, alle 18:30, il Teatro Virginian di Arezzo ospiterà l’incontro pubblico “Liberi di ricominciare - Sicurezza, dignità e reinserimento”, un momento di confronto dedicato al sistema penitenziario e al suo rapporto con la sicurezza e la società, promosso da Azione Arezzo. L’iniziativa nasce dalla volontà di affrontare un tema complesso come quello delle carceri con un approccio fondato sull’analisi e sull’ascolto, privilegiando il contributo degli attori direttamente coinvolti: istituzioni, operatori, professionisti e realtà impegnate nei percorsi di reinserimento.
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