di Cristina Lacava
Io Donna, 19 aprile 2026
I detenuti di diversi Ipm (Istituti penali minorili) hanno reinterpretato con la Fondazione Rava il cartone della Scuola di Atene di Raffaello, in un’opera collettiva che ha permesso loro di ritrovare la fiducia e sperare. Così come altri progetti che li preparano dalle carceri minorili al “dopo”. Hanno cominciato da Hakimi, calciatore marocchino del Paris Saint-Germain. Via via, hanno disegnato gli altri: Mandela con Rosa Parks, Bob Marley, Marco Pannella, Shakira, Fabri Fibra, Sponge Bob e Homer Simpson. Tra personaggi reali e protagonisti dei fumetti, ci sono anche frammenti di vita vissuta, uno pneumatico a ricordare il lungo viaggio da clandestini verso l’Europa, l’autoritratto di un minorenne che si nasconde il viso con la mano, i messaggi in bottiglia come: “Il perdono con se stessi rende liberi” e il commovente Sos lanciato alla mamma: “Tra pochi mesi vieni a prendermi”. Ci sono tante storie dietro quelle figure, storie di chi si è, e magari si trova in un carcere minorile, e di chi si vorrebbe essere.
gnewsonline.it, 19 aprile 2026
Ago e filo come strumenti di libertà. Un gruppo di aspiranti sarti detenuti nel carcere di Secondigliano sono stati insigniti del premio sociale “Ilario Piscioneri”. Il riconoscimento, si legge nel comunicato dell’iniziativa, riguarda “progetti che utilizzano l’artigianato come via di riscatto sociale, in continuità con la visione di Ilario Piscioneri”, storico presidente dell’accademia nazionale dei sartori. La sartoria è arte non nuova nei penitenziari. A Santa Maria Capua Vetere, grazie a una collaborazione con lo storico marchio Marinella, i detenuti confezionano cravatte per le divise della Polizia penitenziaria. La casa circondariale di Biella ospita un laboratorio industriale condotto da Ermenegildo Zegna Holditalia Spa.
di Aldo Grasso
Corriere della Sera, 19 aprile 2026
Mentre a sinistra si discute di primarie, campo largo, coalizioni, necessità di un programma comune, si riaffaccia il fantasma del gazebo. Il chiosco da giardino inglese - il cui etimo deriva dal verbo to gaze (contemplare) e dal suffisso latino -ebo, tipico del futuro - da creazione ludica è diventato la trincea dei rassegnati, la garitta di strategie populiste, un ingombro stradale, rifugio della retorica demagogica dei social. La politica è altra cosa: è carisma, determinazione, progetto, acume, militanza, anche spietatezza.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 19 aprile 2026
Formazione, sostenibilità e solidarietà si intrecciano nel progetto “Sartorie Sociali di Periferia A/R” di Made in Carcere e Fondazione Conad Ets. In una prima fase, offrirà una seconda opportunità a 20 donne di Cagliari, Lecco, Udine, Palermo e Lecce un periodo intensivo di formazione sartoriale. Via a un progetto nazionale di Fondazione Conad Ets e Made in Carcere per l’autonomia delle donne vittime di sfruttamento, violenza ed emarginazione. Per molte donne, la libertà comincia dal lavoro. Ed è da questa convinzione che prende vita “Sartorie Sociali di Periferia A/R”, che sarà realizzato da Made in Carcere, impresa sociale impegnata da quasi 20 anni nella creazione di opportunità lavorative per donne detenute o provenienti da contesti di vulnerabilità. In questo caso l’iniziativa punta a sostenere il reinserimento lavorativo e sociale di circa 20 donne emarginate dal mondo del lavoro, in particolare vittime di violenza o sfruttamento, attraverso un percorso di formazione professionale nel settore sartoriale.
di Glauco Giostra
Avvenire, 19 aprile 2026
Perché siamo in una situazione così angosciante e umanamente intollerabile? Si tratta del potere conquistato da alcuni con la forza, da altri illudendo un popolo con promesse non mantenute. “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni” è la dolorosa constatazione di papa Leone XIV: parole sacrosante, è proprio il caso di dire. Ma perché siamo in una situazione così angosciante e umanamente intollerabile? Nel caso in cui si sia dinanzi a tiranni-dittatori la spiegazione è agevole: si tratta del potere conquistato da alcuni con la forza, che con la forza vogliono ribadirlo ed espanderlo. I tiranni democraticamente eletti, invece, dovendo il loro potere ad un popolo che si è lasciato abbacinare dalla loro promessa di magnifiche sorti e progressive, devono trovare in obiettivi esterni al loro Paese la distrazione e la compensazione rispetto agli insuccessi interni.
di Fabio Carminati
Avvenire, 19 aprile 2026
Il vignettista etiope, inviso al regime del dittatore Isaias, è stato liberato il mese scorso: non ha mai potuto vedere i familiari, come altri diecimila detenuti politici. Quindici anni, tra quattro mura e una finestra, senza sapere perché l’avevano rinchiuso lì. Per 5. 478 giorni, Biníam ha solo visto la tazza di ferro smaltato, infilata in una feritoia della porta al mattino e ritirata la sera. Per 131. 490 ore si è sforzato di passare in rassegna, per non dimenticare, i tratti del viso della donna che amava, dei genitori, degli amici e di chi conosceva prima di finire in quel buco della storia. Alla fine, però, anche i ricordi erano diventati indistinguibili, confusi in un volto sopra l’altro, come i 473 milioni di secondi trascorsi rinchiuso in un “carcere criminale” nel cuore del quartiere vecchio di Asmara, la capitale dell’Eritrea.
di Sabrina Panarello
agenparl.eu, 19 aprile 2026
Oltre 360 giornalisti, operatori dei media e attivisti per i diritti umani hanno sottoscritto una lettera aperta esprimendo profonda preoccupazione per la sorte dei reporter detenuti in Afghanistan, chiedendone il rilascio immediato e incondizionato. I firmatari hanno attribuito alle autorità di Kabul la piena responsabilità per la salute e la sicurezza dei giornalisti in carcere, denunciando le dure condizioni di detenzione. Nel documento, indirizzato alle Nazioni Unite, all’Unione Europea e alle principali organizzazioni internazionali di vigilanza sui media, vengono citati i nomi di diversi reporter prigionieri, tra cui Shakeeb Ahmad Nazari, Bashir Hatef e Hamid Farhadi. Secondo quanto riportato dai firmatari, le condizioni di salute di Nazari e Hatef sarebbero in costante peggioramento.
di Giovanni Ribuoli
Il Domani, 18 aprile 2026
Oggi qualcuno vorrebbe di nuovo un carcere minorile fatto per nascondere in cella chi ha ricevuto una condanna ma soprattutto caricarlo del pesante insulto della società. Una copia in miniatura del carcere degli adulti. Ma “proteggere l’infanzia e la gioventù”, come richiede la Costituzione, anche quando è autrice di reati, significa soprattutto portarla al più presto al di fuori dalle logiche criminali. Nell’inchiesta della procura di Roma che coinvolge dieci agenti del reparto della polizia penitenziaria in servizio a Casal del Marmo, due di loro sarebbero accusati di tortura. Senza nulla togliere alla presunzione di innocenza, il dato è molto preoccupante. Non solo perché sembra un’eco sinistra dell’inchiesta milanese, arrivata a stampa e giornali nel 2024, che contesta gli stessi reati. È di questi giorni la celebrazione del processo con più di quaranta indagati tra il personale dell’Istituto penale per i minorenni (Ipm) Cesare Beccaria.
di Cesare Burdese*
L’Unità, 18 aprile 2026
Una composita brigata del “Viaggio della Speranza”, promosso da Nessuno tocchi Caino, tra il 25 e il 27 marzo ha visitato la Casa Circondariale di Cuneo, la Casa di Reclusione di Saluzzo e la Casa Circondariale di Brissogne, presso Aosta. I sopralluoghi hanno confermato un sistema penitenziario lontano dai principi costituzionali. Le criticità più evidenti sono la carenza di organico e supporto psicologico, la scarsa offerta formativa e lavorativa, i deficit nell’assistenza sanitaria, l’ozio forzato, lo spaccio e il consumo di droga, la fatiscenza delle strutture. A queste si aggiungono la mancanza di informazione sui diritti dei detenuti e del regolamento interno, particolarmente grave a Brissogne, con conseguenze che comprimono le garanzie e ostacolano percorsi rieducativi concreti.
di David Maria Riboldi*
Avvenire, 18 aprile 2026
Lettera aperta del cappellano del carcere di Busto Arsizio, dove si è tolto la vita un ragazzo: “La cella non era il posto dove dovevi stare. Avevi più bisogno di galera o più bisogno di cure?”. Caro Denis (nome di fantasia), perdonaci: i nostri occhi non sono arrivati in tempo a vedere quel male, che certo hai nascosto molto bene in questi anni o forse solo in questi ultimi tempi. O addirittura in quei pochi, irrevocabili attimi. Certo, tu non hai proprio dato modo di poterci accorgere che qualcosa andasse storto. O chissà, forse neanche tu ti sei realmente reso conto dell’oscurità che stava in agguato, alla porta del tuo cuore. Così giocondo, così buono, dopo le tante prove della vita. Dopo 6 mesi di coma, ormai tanti anni fa, che ti avevano rubato un po’ a te stesso, facendoti rimbalzare continuamente dal carcere ai centri per la salute mentale. Senza la visione che serve, per intuire dove avresti potuto vivere. E non morire.
- Decreto sicurezza: immunità per gli agenti “istigatori”
- “FinePena”, una bussola digitale per detenuti e famiglie
- Quante sciocchezze feroci, la grazia a Minetti è un’opportunità da cogliere
- Dl sicurezza, ok del Senato. Compenso all’avvocato che “favorisce” i rimpatri
- Passa il decreto Sicurezza. Ombre di incostituzionalità pure sulla spinta ai rimpatri









