di Simona Musco
Il Dubbio, 18 aprile 2026
Deliri “pedosatanisti” e l’accusa di “rapire i bambini”: in tutta Italia si moltiplicano gli attacchi agli assistenti sociali. Che una narrazione mediatica e politica ha ormai trasformato in “nemico pubblico”. Le facce degli assistenti sociali tappezzano i muri di Arezzo, con svastiche impresse sulla fronte e fumetti che farneticano di “élite pedosataniste”. Poi a Vasto, nelle vicinanze della casa famiglia che ospita i bambini della “famiglia nel bosco”, sulle pareti del Tribunale e dei Servizi, compare l’accusa infamante: “Gli assistenti sociali rapiscono i bambini”. A Sansepolcro il registro vira sulla negazione della sovranità: “Se i figli sono dello Stato è dittatura”. Infine Barco di Bibbiano, epicentro di una demonizzazione mai sopita dopo l’inchiesta “Angeli e Demoni”, la sede dei servizi sociali è stata imbrattata con l’accusa “giudici e assistenti sociali nazisti”. Tutte scritte con lo stesso rosso e la stessa firma, quella W cerchiata, simbolo del gruppo no vax complottista che si è già reso protagonista di numerosi raid contro sedi sindacali e istituzionali.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 18 aprile 2026
Per la Consulta, sentenza n. 54/2026, è illegittima la mancata previsione della conversione, in caso di insolvenza, nella detenzione domiciliare sostitutiva. Con la sentenza numero 54, depositata oggi, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 102 della legge numero 689 del 1981 e 660, comma 3, del codice di procedura penale, nella parte in cui, in caso di insolvenza nel pagamento delle pene pecuniarie principali, non prevedono la conversione della pena anche nella detenzione domiciliare sostitutiva.
di Giulia Ghirardi
fanpage.it, 18 aprile 2026
Suicidio in carcere a Busto Arsizio: un 34enne è stato trovato morto in cella. “È stato il mio compagno a lanciare l’allarme”, ha riferito a Fanpage.it la compagna di uno dei detenuti. “Nessuno si è accorto di lui, è giusto che si sappia”. Si è verificato un altro suicidio in carcere: nel corso di ieri pomeriggio, giovedì 16 aprile, un uomo di 34 anni è stato trovato senza vita all’interno della propria cella, nella terza sezione del carcere di Busto Arsizio (Varese). “Si è impiccato con i lacci delle scarpe”, ha riferito a Fanpage.it la compagna di un detenuto, recluso nella stessa sezione dove si sono verificati i fatti.
di Valentina Moro
La Stampa, 18 aprile 2026
La famiglia chiede di fare chiarezza sulla morte dell’elettricista, affetto da problemi di tossicodipendenza in carcere a Quarto. “Vogliamo capire cos’è successo in quelle ore prima della morte di Christian. Non chiediamo vendetta, ma sapere com’è andata e avere giustizia”. Alessia Guercio, sorella del giovane che il 28 dicembre si è ucciso in carcere, spiega così la nascita del comitato “Verità e luce per Christian”. A costituirlo sono famigliari e amici, lo scopo è fare luce sui passaggi che hanno portato Guercio, elettricista e dj noto con il nome di Guè, a finire nell’istituto penitenziario di Asti dove si è ucciso nella sua cella a tre giorni dall’arresto. “Quello che noi chiediamo - continua Alessia, di professione educatrice - è che questa cosa non ricapiti più a nessuno. Chi è tossicodipendente deve essere curato, non messo in carcere”.
novaradio.info, 18 aprile 2026
Un decesso e un tentativo di fuga tra ieri ed oggi nel carcere fiorentino di Sollicciano. Il decesso, che risale a ieri, è avvenuto per arresto cardiaco. La vittima, si spiega dalla direzione del carcere, aveva circa 40 anni ed era originario dell’Est Europa, recluso in una sezione giudiziaria a seguito di una condanna in primo grado. L’uomo è descritto come un detenuto “tranquillo”. Era inserito nel gruppo dei detenuti della “MOF”, la Manutenzione Ordinaria del Fabbricato, addetti alle piccole riparazioni in carcere. Si tratta della seconda morte in carcere dall’inizio dell’anno a Sollicciano. La salma è stata consegnata all’autorità giudiziaria, che ha aperto un fascicolo di indagine. Sarà disposta un’autopsia per stabilire se la morte sia dovuta a cause naturali o - come spesso in questi casi - all’abuso di sostanze.
parmatoday.it, 18 aprile 2026
Il legale chiede l’intervento del Dap: “Situazione delicata, serve un trasferimento”. Intanto a Modena si discute la richiesta di archiviazione per una novantina di agenti. Un detenuto che aveva denunciato presunte torture subite nel carcere di Modena nel marzo 2020 è stato recentemente trasferito nell’istituto penitenziario di Parma. Una situazione che solleva preoccupazioni, perché nella stessa struttura lavora, con funzioni di comando, anche uno degli agenti della polizia penitenziaria indagati nel procedimento.
di Giuseppe Fin
Il Dolomiti, 18 aprile 2026
In Trentino si chiede da più parti la regionalizzazione del servizio del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, Paola Demagri (Casa Autonomia): “Senza questo passaggio, continueremo a subire un sovraffollamento determinato anche dai trasferimenti provenienti da altre province”. Il presidente della Camera Penale di Trento e Rovereto, Roberto Bertuol: “In questo momento il numero di detenuti nella struttura di Trento si avvicina a 400 e il problema non è più emergenziale, ma strutturale. Se non si interviene, è destinato ad aggravarsi”.
di Antonio Andreotti
Corriere del Veneto, 18 aprile 2026
La direttrice incontra la sindaca Cittadin. “I detenuti mai fuori dalla struttura”. Entro il prossimo mese di maggio è previsto un aumento del numero di agenti penitenziari al carcere minorile “Vivaldi” in via Verdi. Inoltre i detenuti non usciranno dalla struttura per nessun motivo. Tutte le attività degli ospiti si svolgeranno all’interno del carcere, senza alcuna presenza all’esterno. Sono queste le informazioni date dalla direttrice del “Vivaldi”, Roberta Ghirelli, alla sindaca Valeria Cittadin nell’incontro dell’altro ieri al quale ha partecipato anche l’assessora comunale al Sociale Dominga Milan. L’incontro, spiega Cittadin, “è stato l’occasione per condividere la preoccupazione della nostra città in merito all’evento di sabato pomeriggio scorso che ha destabilizzato i residenti e tutte le persone che si trovavano a transitare nella zona del carcere minorile”.
cuneodice.it, 18 aprile 2026
L’intervento di Giulia Marro (Avs): “Basta ridurre i percorsi e le possibilità riabilitative. Non va mai perso di vista che dentro ai muri non ci sono numeri ma persone”. “Un presidio a Roma per ribadire l’ovvio: se le carceri non rieducano, ma disumanizzano ed emarginano ulteriormente le persone detenute, a cosa servono se non a creare ulteriore insicurezza e condizioni insostenibili per detenuti e personale carcerario?”, spiega Francesca Druetti, segretaria Possibile, presente oggi al presidio in piazza Cairoli.
bellunopress.it, 18 aprile 2026
Inizia sabato 18 aprile a Lozzo di Cadore il ciclo di incontri dal titolo “Liberare il carcere” organizzati dai quattro presidi di Libera del territorio provinciale (Cadore, Agordino, Valbelluna e Bellunese Orientale) in stretta collaborazione con l’associazione Antigone (Veneto ed Emilia-Romagna). Si tratta di un’iniziativa frutto di un confronto fra i membri dei presidi iniziato nel 2025 e volto a concertare e concentrarsi su un tema comune nel corso del 2026. La scelta è caduta sul mondo delle carceri e sul valore della giustizia riparativa (o rigenerativa), argomento quest’ultimo già affrontato in passato dal coordinamento provinciale dell’associazione che ha portato in provincia “Amunì”, un progetto di Libera rivolto ai ragazzi sottoposti a procedimento penale da parte dell’autorità giudiziaria minorile e impegnati in un percorso di riparazione.
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