di Giulia Merlo
Il Domani, 19 aprile 2026
“Avvocati pagati per convincere i migranti al rimpatrio”. L’emendamento, a firma del centrodestra, prevede che ogni avvocato che abbia fornito assistenza per compilare le carte del rimpatrio volontario venga pagato 625 euro “ad esito della partenza dello straniero”, attraverso il Consiglio nazionale forense. Che ha risposto: “Noi non siamo stati coinvolti” e chiede di non essere chiamato in causa perché l’attività “non rientra tra le competenze istituzionali”. Ma il decreto va convertito entro il 25 aprile. Avvocati pagati per convincere i migranti al rimpatrio volontario.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 19 aprile 2026
Le opposizioni: “Taglie da Selvaggio West. A un passo dall’Ice di Trump”. “Servirà una riflessione” ammette la maggioranza. Magi (+Europa) scrive a Mattarella. Il pasticcio è servito. L’emendamento al decreto Sicurezza, segnalato ieri dal manifesto, che riconosce un contributo economico ai legali che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio assistito è scritto male e andrà rifatto. Lo sa la maggioranza, tradita dalla fretta e dalla smania della rincorsa a destra. E lo sa il mondo forense che ritiene la norma inaccettabile e lesiva del diritto e della dignità professionale, da cancellare. D’altronde, è roba da remigrazione.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 aprile 2026
Avviati nel 2011 sono entrati, con poche differenze, nelle proposte sulla remigrazione. La vera partita, per ora, si gioca dall’altro lato del Mediterraneo. “Volontari e assistiti”. Così lo Stato e le organizzazioni coinvolte definiscono i rimpatri che presentano come “buoni”. Li hanno avviati nel 2011 e non riguardano i destinatari di espulsione. L’”elemento fondamentale è la volontarietà: la decisione di tornare in patria espressa dal cittadino del Paese terzo deve essere libera e spontanea”, si legge nel Manuale operativo pubblicato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Questi rientri prevedono assistenza prima e dopo il viaggio, con sostegno psicologico e monitoraggio della reintegrazione (spesso inesistente). A incentivarli ci sono anche 615 euro per affrontare “le prime necessità”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 19 aprile 2026
La massima istituzione dell’avvocatura interviene sul Dl sicurezza, votato venerdì a Palazzo Madama, che le attribuirebbe compiti fuori dalla Costituzione: “Mai informati, ipotesi fuori dalle nostre competenze”. Un incidente e forse si potrebbe dire un mistero. Di sicuro la norma inserita nel decreto sicurezza che attribuisce al Consiglio nazionale forense l’onere di pagare gli avvocati disposti a trasformarsi in agenzia per il rimpatrio di migranti, ecco, sa di assurdo giuridico e costituzionale già solo a raccontarla. Ma ieri, il provvedimento, l’ennesimo, che restringe le maglie dei diritti e che stavolta lo fa soprattutto a danno delle persone di origine extra Ue, ha ottenuto il via libera in aula al Senato con dentro la misura che “premia” i legali disponibili a incoraggiare il cittadino immigrato a lasciare l’Italia, e che pretende di attribuire appunto alla massima istituzione dell’avvocatura il compito di pagare tali “professionisti”.
di Rocco Vazzana
Il Manifesto, 19 aprile 2026
Dopo l’emendamento al dl sicurezza sui rimpatri favoriti dai legali parla Francesco Greco, presidente del Consiglio nazionale forense. All’indomani dell’approvazione al Senato del decreto sicurezza che chiama in causa il Consiglio nazionale forense tra gli attori protagonisti in materia di rimpatri volontari, il presidente del Cnf Francesco Greco si sente “in un frullatore”. L’organo istituzionale che presiede è stato inserito nel testo “senza che io ne sapessi nulla”, garantisce.
di Angelo Greco
laleggepertutti.it, 19 aprile 2026
La Cassazione equipara il ritardo nella scarcerazione alla mancata concessione dei domiciliari, aprendo alla riparazione per ingiusta detenzione. Esiste una differenza profonda, non solo quantitativa ma soprattutto qualitativa, tra lo scontare una pena all’interno di una cella o tra le mura della propria abitazione. La privazione della libertà subita in un istituto penitenziario incide sulla vita dell’individuo in modo molto più afflittivo rispetto alla detenzione domiciliare. Per questo motivo, ogni giorno trascorso ingiustamente in carcere quando si avrebbe diritto a stare a casa deve essere oggetto di riparazione economica. La Corte di cassazione ha stabilito che l’ingiusta detenzione non si configura solo quando una persona è del tutto innocente, ma anche quando l’autorità giudiziaria o gli uffici di cancelleria ritardano ingiustificatamente l’adozione o l’esecuzione di un provvedimento che dispone il passaggio dal regime carcerario a quello dei domiciliari.
di Luca Fiorucci
La Nazione, 19 aprile 2026
Una detenuta di 41 anni, ternana, è stata trovata senza vita, ieri mattina, nella sua cella nel reparto femminile del carcere di Capanne. Ad accorgersene l’agente di Polizia penitenziaria addetta alla vigilanza, riferisce Angelo Romagnoli della segreteria regionale della Uilpa - che, appurato che la donna, ancora a letto, non respirava più, ha immediatamente attivato i soccorsi. Il personale sanitario ha cercato di rianimare la donna, senza però riuscire nell’intento. Sul posto si è subito recato il magistrato di turno e il medico legale. Gli accertamenti sono ancora in corso.
di Samuele Ciambriello
Ristretti Orizzonti, 19 aprile 2026
Mohamed D., un detenuto di 42 anni originario del Bangladesh, è morto nella prima mattinata di ieri nell’ospedale Cardarelli di Napoli, dove era arrivato il 17 marzo dal carcere di Poggioreale. Ai familiari residenti in provincia di Napoli le nostre condoglianze e la nostra vicinanza. In Italia dall’inizio dell’anno nelle carceri 64 morti, di cui 15 suicidi.
di Sarah Valtolina
ilcittadinomb.it, 19 aprile 2026
La novità scaturisce dalla consapevolezza delle crescenti difficoltà che si incontrano per gli ingressi nel penitenziario. Sollecitata una riflessione sulle condizioni detentive. Una quindicina di associazioni e realtà del terzo settore che operano nella casa circondariale di Monza hanno sottoscritto un appello alleanza per denunciare “la riduzione della concreta possibilità di relazione con il territorio che indebolisce ulteriormente la logica costituzionale della detenzione come percorso di reinserimento sociale già fortemente compromessa dalla natura stessa del carcere e dalle condizioni di sovraffollamento”, si legge nel documento. Un appello che fa seguito all’allarme lanciato dal cappellano del carcere, don Tiziano Vimercati, “perché la cittadinanza ne sia consapevole e perché gli sforzi che il volontariato, le istituzioni, le persone che lavorano nella casa circondariale compiono non venga vanificato da norme e regolamenti che vanno nella direzione opposta a quel che servirebbe”.
di Alice Muri
Il Resto del Carlino, 19 aprile 2026
Un momento del convegno a Palazzo Gradari per la presentazione dei progetti e delle attività di “Bracciaperte”. Laboratori formativi in carcere dedicati al reinserimento socio-lavorativo dei detenuti, ma anche attività di formazione nelle scuole e assistenza alle famiglie in difficoltà, alle quali vengono consegnati generi di prima necessità. Sono queste le principali attività realizzate nel 2025 dall’associazione Bracciaperte, presente a Pesaro da oltre dieci anni, che ieri mattina ha organizzato a Palazzo Gradari una presentazione del proprio operato e dei progetti per il futuro. Il presidente, Mario Di Palma, ha aperto la giornata di presentazione: “Io ero un artigiano - dice - e avevo il desiderio di creare dei laboratori formativi all’interno del carcere, tanto che ho iniziato portando una lavatrice o un frigo da mettere a disposizione dei detenuti per fare dei lavori di riparazione. Vedevo che c’era molto interesse e grazie alla fiducia accordata sia dagli istituti che dalla polizia penitenziaria, ma anche dei volontari siamo cresciuti come realtà. Nel 2025 abbiamo chiuso il progetto ‘Artigiani Dentro’, che ha coinvolto 30 detenuti del carcere di Pesaro in tre laboratori: tecnico riparatore, tecnico bici (realizzato insieme all’associazione Isaia) ed uno di xilografia artistica, durante il quale è stato realizzare anche un logo del carcere. Poi siamo impegnati nella riqualificazione degli spazi interni dal carcere di Pesaro, nella formazione nelle scuole (grazie anche a Csv) e, attraverso alla collaborazione con il Banco Alimentare, siamo arrivati ad aiutare 75 famiglie nel nostro territorio. Voglio ringraziare anche l’Auser Pantano ed il presidente Ezio Bracco per il costante sostegno, le forze di polizia oggi presenti, gli assessori Luca Pandolfi e Maria Rosa Conti e il consigliere regionale, Nicola Baiocchi”.









