di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 17 aprile 2026
Disegno di legge su giovani e Servizio civile universale, alla Commissione affari sociali della Camera le critiche delle associazioni: “Le radici del Servizio stanno nell’obiezione di coscienza e nella difesa non violenta della Patria, quel valore deve restare. Insieme con l’assenza di scopo di lucro”. Il Servizio civile è nato come “difesa non violenta della Patria” e tale deve restare: non trasformatelo in agenzia di collocamento. È questo il monito del Forum nazionale del Terzo settore sul disegno di legge governativo in materia di “giovani e Servizio civile universale” attualmente in discussione presso la Commissione affari sociali della Camera: un testo che - si legge in una nota del Forum - rappresenta “sicuramente un passaggio rilevante per il rafforzamento delle politiche rivolte alle nuove generazioni”, ma con “importanti criticità”. Soprattutto sul tema specifico del Servizio civile che appunto “non nasce per essere un’opportunità di trovare lavoro, ma per formare cittadini attivi e consapevoli”. Lo dichiarano il portavoce del Forum Giancarlo Moretti e Licio Palazzini, referente del Gruppo di lavoro sul Servizio Civile costituito nel Forum. Sulla stessa linea i rappresentanti di associazioni come Arci Servizio civile, secondo cui “ricondurre il Servizio civile all’interno delle generiche “politiche giovanili” potrebbe farne perdere l’identità”.
di Paola D’Amico
Corriere della Sera, 17 aprile 2026
Il rispetto dei diritti delle persone con disabilità è un indicatore della qualità di una democrazia. Il report del primo anno di operatività della Autorità Garante. L’avvocato Maurizio Borgo: “Servono leggi che rendano esigibile ciò che oggi è incerto”. Sopralluoghi nelle scuole, nelle strutture protette, in ospedali e case per anziani, controlli in stazioni ferroviarie, linee metropolitane, aeroporti e porti. E poi, interventi per far valere i diritti delle persone con disabilità, dall’inserimento scolastico agli orari di lavoro fino ad uno stallo auto sotto casa.
di Andrea Ceredani
Avvenire, 17 aprile 2026
Madrid regolarizzerà 500mila persone migranti, le stesse che vivono (e lavorano) in Italia tra irregolarità e accoglienza. Intanto, noi ci dividiamo sulla remigrazione. Ci sono scelte europee che, più di altre, interrogano l’Italia. Quella del governo spagnolo, che ieri ha approvato la regolarizzazione di mezzo milione di migranti senza permesso di soggiorno, è una di queste. Non solo perché sembra andare in direzione opposta rispetto a Bruxelles, che a giugno approverà il nuovo Patto su migrazione e asilo irrigidendo la gestione dei rimpatri e accelerando l’esternalizzazione delle frontiere. Né soltanto perché arriva sull’onda del sostegno popolare, a vent’anni dall’ultima sanatoria, con il supporto di oltre mille associazioni della società civile e della Chiesa spagnola. Ma soprattutto perché la soluzione spagnola tenta di rispondere a problemi che sono del tutto simili ai nostri.
Il Dubbio, 17 aprile 2026
La famiglia e i legali hanno potuto vederla sabato nella prigione di Zanjan. Secondo la fondazione che la sostiene, la Nobel iraniana mostra chiari segni di peggioramento fisico. Tornano a peggiorare le condizioni di Narges Mohammadi, la premio Nobel per la Pace 2023, detenuta nel carcere di Zanjan, nel nord dell’Iran. Secondo persone a lei vicine e secondo quanto riferito dalla sua fondazione, dopo l’infarto che l’ha colpita il mese scorso il suo stato di salute viene ora descritto come critico. La famiglia e gli avvocati hanno potuto incontrarla sabato e, da quel colloquio, sarebbe emerso un quadro fisico molto preoccupante. Già all’inizio di aprile la Fidh aveva denunciato che il team legale e un familiare, autorizzati a visitarla il 29 marzo, l’avevano trovata molto debilitata, pallida, dimagrita e in condizioni generali estremamente precarie. La stessa organizzazione aveva parlato di cure mediche essenziali negate o fortemente ritardate dopo un presunto attacco cardiaco avvenuto in carcere.
di Nello Trocchia
Il Domani, 16 aprile 2026
“La situazione è pessima, ci sono i problemi di sempre che peggiorano di giorno in giorno. Il sovraffollamento, ma anche il fantomatico piano carceri che è totalmente campato in aria mentre le strutture detentive cadono a pezzi e gli agenti sono sottoposti a caporalato di stato”. L’analisi è di Gennarino De Fazio, sindacalista che si prepara alla rielezione come segretario della Uil penitenziaria. Domani lo ha raggiunto al telefono. Il congresso che si è aperto in queste ore è l’occasione per stabilire priorità dopo il crollo di credibilità che ha colpito i vertici con le dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, che aveva la delega alla penitenziaria.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 16 aprile 2026
Il provvedimento, in queste ore al Senato, consente ai poliziotti di agire sotto copertura per scovare reati (anche quelli ordinari) in cella, ma rischia di diventare esplosiva in un contesto pieno di problemi, a partire da un inarrestabile sovraffollamento. Il parere di Scandurra (Antigone) e di De Fazio (Uilpa Polizia penitenziaria). Nelle carceri sempre più sovraffollate arriva una misura che, vestita con i panni della caccia al crimine, porterà ancora più caos. Si tratta dell’agente di polizia penitenziaria infiltrato. La norma è in vigore da quasi due mesi, ma è passata sotto silenzio. Tenuta lontana dal dibattito pubblico concentrato sul divieto di acquisto di coltelli e sulle misure contro i manifestanti, è già pienamente operativa e di qui a fine mese sarà legge.
di Emanuele Bonini
eunews.it, 16 aprile 2026
Il Comitato per la prevenzione della tortura chiama in causa anche l’Italia: “Situazione preoccupante in tutta Europa, abusi soprattutto al momento dell’arresto e durante gli interrogatori informali. Cresce l’impunità”. In Europa gli abusi su fermati e detenuti aumentano, con insulti e percosse anche prima del loro ingresso in penitenziario. Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa lancia l’allarme: dentro e fuori le carceri la situazione sta precipitando, con l’Italia chiamata in causa. La relazione annuale 2025 è stata stilata al termine di visite che hanno visto la delegazione dell’organizzazione internazionale anche nelle carceri di Avellino, Foggia, Firenze Sollicciano, Genova Marassi, Santa Maria Capua Vetere (Caserta). Pur non essendoci una specifica scheda Paese e pur mancando richiami diretti e specifici, viene tracciata una situazione generale che finisce inevitabilmente per ricomprendere anche l’Italia.
di Gianni Alemanno e Fabio Falbo
Il Dubbio, 16 aprile 2026
È passata una settimana da Pasqua, tre dal Referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, è tempo di riaprire un tavolo di confronto sulle emergenze della Giustizia italiana e tra queste anche su quella a più grave impatto umano: l’emergenza del sovraffollamento delle carceri italiane. Sono trascorsi anche 9 mesi dal Consiglio dei Ministri del 22 luglio 2025 specificatamente dedicato, per volere del Presidente Meloni e del Ministro Nordio, agli interventi contro il sovraffollamento delle carceri. Da quel giorno non un solo nuovo posto in cella è stato creato del Commissario straordinario per il “Piano carceri” dott. Marco Doglio, mentre il sovraffollamento è passato dal 130% all’attuale 138%.
di Francesca Fulghesu
Il Domani, 16 aprile 2026
Diciassette progetti, 3.000 ragazzi, 370 enti del terzo settore insieme agli Uffici di servizio sociale per i minorenni e i servizi sociali territoriali, per un importo complessivo di 14,5 milioni. A Roma il convegno sui risultati del bando “Cambio rotta: percorsi inclusivi nella giustizia minorile” promosso da Con i Bambini. Nel lessico familiare di Elena Ferrante c’è un termine che dà il titolo anche a un suo saggio: la parola che sua madre pronunciava per descrivere le impressioni contraddittorie che a volte fanno sentire lacerati. La “frantumaglia” è il deposito del tempo senza l’ordine di una storia, di un racconto.
di Sergio Segio
L’Unità, 16 aprile 2026
La caccia a Elia Del Grande. Mai come in questi anni in Italia il giornalismo mainstream sta dimostrando il suo punto più basso. Non è solo questione di asservimento, autocensura, pressapochismo: è proprio la propensione a scrivere e commentare (e giudicare, etichettare, additare, esecrare, mobilitare i peggiori sentimenti) senza sapere e senza documentarsi. Nel caso di Elia Del Grande, che ha riempito per giorni e giorni telegiornali e pagine di quotidiani in un crescendo di allarmismi, per evitare imprecisioni o vere e proprie sciocchezze sarebbe stato sufficiente avere memoria e leggere qualcosa. Non necessariamente corposi libri, come il fondamentale “Un ossimoro da cancellare,” a cura di Giulia Melani, con scritti di Franco Corleone, Katia Poneti e Grazia Zuffa (edizioni Menabò, 2023).
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