di Eugenio Giannetta
Avvenire, 23 aprile 2026
Parola chiave del 2026 per Treccani, il confronto richiede distanza, fiducia, capacità di ascolto. Dal cinema alla psicoterapia, emerge il valore della relazione come luogo del senso condiviso. Senza reciprocità, anche nei conflitti globali, ogni comunicazione perde efficacia e lascia ferite. La Fondazione Treccani Cultura ha scelto “dialogo” come parola del Festival della lingua italiana 2026, per riflettere sulla necessità di favorirne la pratica e la diffusione nella società e nei rapporti internazionali. Ottima iniziativa. Ma prima ancora che nel vocabolario, è nel nostro immaginario che dovremmo forse riappropriarci del dialogo. L’etimologia greca della parola dialogo - dià, “attraverso”, e logos, “parola” - ci suggerisce che gran parte del valore di quel termine sta proprio nel vocabolo “attraverso”. E qui viene il difficile per una società come la nostra, sempre più individualista. Una società che quando parla di dialogo si dimentica (almeno) di due fattori: il primo è lo spazio che intercorre tra noi e l’altro. E qui ci viene incontro l’approccio della psicoterapia sistemico-familiare che, a differenza di approcci terapeutici centrati esclusivamente sull’individuo (quindi intrapsichici), ritiene invece che il disagio non risieda nel singolo soggetto, ma nel contesto relazionale in cui vive, quindi in quello spazio che si crea, di volta in volta, tra noi e l’altro. Il secondo fattore è l’importanza dell’ascolto. Nell’etimologia della parola dialogo viene infatti valorizzato il termine logos, ma la parola ha davvero valore se sappiamo ascoltarla, non solo se sappiamo pronunciarla. Oggi è questo che manca al dialogo: uno spazio d’ascolto.
di Monica Pasquino*
Il Domani, 23 aprile 2026
Il voto al Senato sul disegno di legge Valditara sul consenso informato nelle scuole è stato rinviato, è un primo segnale positivo, ma l’obiettivo è fermare la legge. Se l’accesso a contenuti educativi fondamentali viene subordinato a un consenso individuale e preventivo, il rischio è quello di trasformare la scuola da spazio pubblico a spazio negoziato, in cui diritti e opportunità dipendono dal contesto di provenienza e non da un orizzonte comune. Un rinvio che le organizzazioni presenti leggono come un primo segnale positivo, ma non come una battuta d’arresto definitiva. “È un risultato - spiegano - ma il nostro obiettivo è impedire l’approvazione di questa legge”. Al centro della contestazione c’è innanzitutto il divieto di affrontare l’educazione sessuo-affettiva nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, previsto dal disegno di legge. Un’impostazione che esclude proprio le fasce d’età in cui si costruiscono le prime rappresentazioni del corpo, delle relazioni e dei confini. A questo si aggiunge il meccanismo del consenso preventivo delle famiglie per le attività legate all’educazione affettiva, al corpo, alle relazioni e alle differenze negli ordini scolastici successivi.
di Angela Nocioni
L’Unità, 23 aprile 2026
Lo denuncia la rete di attivisti di Mai più lager-No ai Cpr. Testimonianza diretta con foto e documenti di uno dei ragazzini illegalmente detenuti. Cinque minorenni rinchiusi nelle gabbie del Centro per il rimpatrio di via Corelli a Milano. Tra loro c’è un quattordicenne. Lo denuncia Mai più lager-No ai Cpr, la rete di attivisti che da anni svolge un prezioso (e solitario) lavoro di monitoraggio quotidiano di quel che avviene dietro quelle sbarre fuorilegge. La notizia arriva agli attivisti da una testimonianza diretta, corredata da foto e documenti che confermano l’età del ragazzino che ha fatto uscire la notizia. La legge vieta sia d’espellere minori sia di rinchiuderli nei Cpr. Dicono da Mai più lager: “Abbiamo segnalato già martedì questa situazione a Prefettura, Ats direzione del centro, garante nazionale e comunale, senza finora nessuna risposta”.
Il Dubbio, 23 aprile 2026
Per Nicholas Emiliou l’accordo può essere compatibile con il diritto europeo, ma solo se ai migranti sono garantite tutte le tutele previste. Il Protocollo Italia-Albania può reggere al vaglio del diritto europeo, ma soltanto a una condizione precisa: che i diritti dei migranti coinvolti siano garantiti in modo pieno ed effettivo. È questa la linea indicata dall’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Nicholas Emiliou, intervenuto sul meccanismo che consente all’Italia di istituire e gestire in Albania centri destinati al trattenimento e al rimpatrio. Il parere affronta uno dei nodi più delicati dell’intesa firmata il 6 novembre 2023 tra Roma e Tirana, chiarendo che la compatibilità con il diritto dell’Unione non può essere valutata in astratto, ma dipende dalla capacità concreta dello Stato italiano di assicurare tutte le garanzie previste dal sistema europeo comune di asilo.
di Andrea Pravato
Corriere del Veneto, 23 aprile 2026
“Arrivati in Italia dopo un percorso ad ostacoli. Ora vogliamo integrarci”. L’esperienza di Vicenza: gli iscritti sono 120: “Nei nostri paesi vita impossibile a causa di un regime o della povertà”. Storie, lingue e nazionalità diverse si incrociano al civico di via Vaccari. Tante vite differenti, quindi, spesso segnate da un passato che non ha fatto sconti, ma che hanno un desiderio comune: imparare l’italiano, trovare un lavoro, e integrarsi quindi in una nuova comunità. Sono più di un centinaio i cittadini stranieri che frequentano i corsi offerti gratuitamente da Comunicando, associazione attiva dal 2010 nell’organizzazione di corsi gratuiti di lingua italiana rivolti a cittadini stranieri. C’è chi proviene da paesi di guerra e chi è arrivato in Italia per raggiungere un parente, chi fa doppiamente fatica ad imparare una lingua non essendo mai andato a scuola (ma ci sono anche medici e avvocati), chi invece in poco tempo ha fatto passi da gigante. È il caso di Abderrahmane, ventottenne marocchino, che ha raggiunto Vicenza a inizio 2025. In primavera ha iniziato a frequentare i corsi di Italiano, dopo la pausa estiva è tornato tra i banchi a settembre e a dicembre ha iniziato lavorare in fabbrica alla Beltrame. Nonostante ciò, tra un turno e l’altro, Abderrahmane torna in via Vaccari, per affinare il suo italiano.
di Gruppo Carcere Magistratura democratica
magistraturademocratica.it, 22 aprile 2026
Il peggioramento costante e drammatico delle condizioni di vita nelle carceri italiane induce a concentrarsi sulla logica dell’emergenza, ma occorre prestare attenzione anche a scelte amministrative e organizzative che rischiano di sterilizzare i principi della fondamentale riforma del 1975 e di allontanare definitivamente l’esecuzione penale dal suo orizzonte costituzionale. In questo contesto si inserisce il recente riassetto delle Direzioni generali del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, avviato con il dPR n. 189 del 2025. Con questo provvedimento sono state istituite due nuove Direzioni generali: quella delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria e quella dei servizi logistici e tecnici del Corpo. Già questa scelta avrebbe richiesto un confronto pubblico e trasparente, ma il vero nodo affiora in uno schema di decreto ministeriale attuativo, in corso di approvazione, che ridefinisce in modo sostanziale gli equilibri interni all’amministrazione.
di Massimo Lensi
Left, 22 aprile 2026
Il nuovo decreto sicurezza introduce dietro le sbarre agenti sotto copertura con esenzione dalla responsabilità penale. La previsione di operazioni sotto copertura all’interno degli istituti penitenziari, prevista dal nuovo decreto sicurezza, segna un ulteriore slittamento della funzione penale verso un modello emergenziale, in cui l’eccezione diventa regola. L’idea che appartenenti alla polizia penitenziaria possano agire sotto mentite spoglie, con esenzione dalla responsabilità per reati commessi durante tali operazioni, incide su principi cardine dell’ordinamento: legalità, proporzionalità, controllo giurisdizionale effettivo. Non si tratta di strumenti ignoti al diritto penale, già utilizzati in contesti delimitati come il contrasto alla criminalità organizzata. Qui, però, vengono trasposti in un ambiente strutturalmente fragile, privo di reali contrappesi e segnato da una compressione quotidiana dei diritti fondamentali.
di Gabriele Arosio
glistatigenerali.com, 22 aprile 2026
“Scuola di perfezionamento del crimine” diceva Filippo Turati nel 1904. Un secolo dopo siamo ancora allo stesso punto, poco o nulla è cambiato. La crisi del sistema penitenziario italiano sta tutta in una semplice illustrazione di dati: alla fine di novembre 2025 nelle carceri italiane erano detenute 63.868 persone, quasi 2.000 in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti (700 in meno di quelli che vi erano all’inizio dell’anno). Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È talmente drammatica la crisi che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un discorso agli agenti penitenziari lo scorso marzo ha parlato di “sconfitta dello stato” per le condizioni odierne e la terribile piaga dei suicidi in aumento. Non mancano le proposte e le discussioni.
di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 22 aprile 2026
L’allarme degli avvocati Cosimo Palumbo e Francesco Crimi. Alcuni Tribunali stranieri hanno bloccato le estradizioni in Italia per le condizioni degradanti degli istituti di pena. “Il tasso di sovraffollamento nelle carceri ungheresi, secondo un rapporto del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti pubblicato nel dicembre 2025, è del 116%. Mentre in Italia, secondo Antigone, attualmente è del 138%. Un dato allarmante destinato a crescere a causa dei nuovi reati e inasprimenti di pene contenuti nei decreti sicurezza emanati in questi anni”. A tracciare il parallelismo tra le carceri dei due Paesi europei sono gli avvocati Cosimo Palumbo e Francesco Crimi.
di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 22 aprile 2026
I giudici ordinano la scarcerazione di un 56enne accusato di aver falsificato monete e su cui pende un mandato di cattura europeo emesso dalle autorità ungheresi. I suoi avvocati: “Potrebbe essere sottoposto a trattamenti inumani”. È il 24 ottobre 2025 quando un 56enne viene arrestato dalla polizia di Torino su mandato di cattura europeo emesso dalle autorità ungheresi. L’uomo, stando alle accuse, sarebbe un falsario di monete e ad attenderlo in Ungheria c’è un processo in cui rischia una condanna fino a 15 anni. Ed è per questo che ne viene chiesta l’estradizione. Ma il trasferimento viene negato: per la Corte d’appello di Torino “sussistono criticità che non consentono di escludere il rischio” che l’indagato “venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti” nel penitenziario nel quale sarebbe stato rinchiuso.









