di Riccardo Bizzarri*
ore12.net, 3 maggio 2026
C’era una volta il grande dibattito nazionale sul “Sì o No” al referendum sulla giustizia. Ore di talk show, editoriali infuocati, giuristi in cravatta e cittadini in apnea. Tutti a discutere di principi, riforme, garanzie. Poi arriva la realtà. E la realtà è la distanza tra teoria e pratica. È quel confine sottilissimo tra indagine e accanimento, tra deduzione e pregiudizio. Non serve essere colpevoli per finire nei guai. Basta essere interpretati male. E allora il consiglio, amaramente ironico ma terribilmente concreto, è uno solo: mai finire nelle spire della giustizia. Non perché sia ingiusta sempre. Ma perché, quando ci finisci dentro, non basta avere ragione. Devi dimostrarla. Per anni.
di Vincenzo Scalia
osservatoriorepressione.info, 3 maggio 2026
La rotta segue le disuguaglianze tra clemenza selettiva e repressione politica. Il timone della giustizia, come anche i fatti recenti dimostrano, ha una barra ferma, fermissima. In quanto segue la rotta della giustizia di classe, spietata coi gruppi sociali marginali, indulgente con amici e amiche. Il tutto condito da punte significative di sadismo e sfrontatezza, oltre che provocazione.
terzultimafermata.blog, 3 maggio 2026
La Cassazione penale sezione 1 con la sentenza 14411/2026 si è soffermata sui criteri che il magistrato di sorveglianza deve utilizzare per una completa valutazione, fattuale e psicologica, degli addebiti, in modo da precisarne l’incidenza negativa sulla partecipazione del condannato al percorso riabilitativo. La Suprema Corte ha ricordato che ai fini del rigetto dell’istanza di liberazione anticipata, il Tribunale di sorveglianza può tenere conto del contenuto di un rapporto disciplinare anche nel caso in cui la successiva sanzione inflitta al condannato sia stata annullata per vizi formali (nella specie, per mancanza di adeguata motivazione), in quanto, per la concessione della detrazione di pena, le infrazioni commesse non rilevano per le loro conseguenze sanzionatorie, ma esclusivamente come dato fattuale, indicativo della mancata adesione al trattamento rieducativo” (Sez. 1, n. 32203 del 26/06/2015, Carlesco, Rv. 264293-01; conf. Sez. 1, n. 37101 del 31/10/2025, Di Bella, non mass.).
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 3 maggio 2026
La relazione sull’istituto Meucci dopo la visita del Gruppo Focault: “Si dorme anche a terra”. Ventiquattro giovani detenuti a fronte di una capienza regolamentare di diciassette posti, con un tasso di sovraffollamento pari al 141%. È questo uno degli elementi più critici dell’istituto penale minorile Meucci emerso durante la visita dello scorso 27 aprile del Gruppo Focault, collettivo aperto nato da Sinistra Progetto Comune con l’associazione Progetto Firenze. “Per far fronte al sovraffollamento - si legge nella relazione fatta dopo la visita - Vengono adottate soluzioni emergenziali, come l’aggiunta di materassi a terra o l’utilizzo di spazi non originariamente destinati alla detenzione ordinaria”.
di Jacopo Domenichini
Il Resto del Carlino, 3 maggio 2026
“Come in carcere non ci sono mostri da lasciar marcire, così a scuola non ci sono persone da lasciare indietro”. Da questa riflessione sviluppata tra i banchi di scuola, è nato il progetto di scrittura del libro ‘L’ora di libertà. Racconti di ri-educazione’, edito da Compagnia editoriale Aliberti, presentato mercoledì nella sala degli artisti della biblioteca Panizzi. Protagonisti dell’iniziativa sono stati gli studenti dell’Iis Nobili, che nei mesi scorsi hanno intervistato alcune persone detenute negli istituti penali di Reggio e, partendo dalle loro testimonianze, hanno realizzato, con l’aiuto di un tutor letterario, dei racconti che esplorano i temi della detenzione e del reinserimento sociale.
di Marianna Vazzana
Il Giorno, 3 maggio 2026
Davide Mesfun ha passato metà della vita in carcere. Oggi lavora per l’associazione Kayros e Spazio Polline. “Il futuro oggi non è qualcosa che fa sognare ma spaventa gli adolescenti, e questo già la dice lunga. C’è chi si stordisce con sostanze, sia per staccarsi dalla realtà e sia per poter sembrare forte nonostante la paura. La società lancia l’allarme criminalità, punta il dito contro i “maranza”, si aspetta soluzioni immediate. Ma bisogna seminare e pazientare”. La riflessione è di Davide Mesfun, che ha 50 anni e ne ha passati 23 da detenuto. Originario di Napoli, ha iniziato a delinquere da minorenne specializzandosi in rapine e spaccio di droga.
immediato.net, 3 maggio 2026
È stato registrato nel teatro del carcere dalla giornalista e volontaria Annalisa Graziano, insieme con un gruppo di detenuti. Il lancio il 7 maggio alla presenza delle autorità e dei protagonisti del percorso. Si terrà giovedì 7 maggio 2026, alle ore 10.30, presso l’Istituto Penitenziario di Foggia (Via delle Casermette, 22 - caserma agenti, sala riunioni - I piano), la presentazione del podcast “Ci credo ancora”, realizzato all’interno della Casa Circondariale di Foggia con il coinvolgimento diretto di un gruppo di persone detenute.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 3 maggio 2026
Nel carcere romano la lettura del testo teatrale scritto dai detenuti per raccontarci un’Odissea inedita, una ‘Nessunea’ che riguarda tutti da vicino. Lo sapevate che Ulisse aveva un ghost writer, o, meglio, un ghost inventore? Io l’ho saputo e imparato assistendo nel carcere romano di Rebibbia alla prima lettura del testo teatrale ispirato all’Odissea della compagnia dei detenuti diretta da due maestre del teatro, Emilia Martinelli e Tiziana Scrocca, registe e attrici. Davanti a un pubblico di ‘addetti ai lavori’ i 13 giovani uomini hanno letto la loro elaborazione dell’opera di Omero che metteranno in scena prossimamente come restituzione di un laboratorio realizzato anche quest’anno dallo Stap Brancaccio di Roma, scuola di teatro e arti performative, che ha potuto realizzare il progetto grazie ai fondi dell’8x1000 della Chiesa Valdese.
pisatoday.it, 3 maggio 2026
Domenica 3 maggio, ore 21:00, al Teatro Nuovo di Pisa, sarà in scena “Dai diamanti non nasce niente” una produzione Binario Vivo. Lo spettacolo è un progetto artistico che unisce teatro, musica e impegno sociale portando sul palco testi e storie ispirati all’esperienza di “Parole liberate: oltre il muro del carcere”, iniziativa che da oltre dieci anni dà voce alle persone detenute nelle carceri italiane. Quest’opera nasce con l’obiettivo di raccontare un percorso fatto di scrittura, ascolto e restituzione. Al centro, una poesia lontana dagli stereotipi: non più esercizio formale o linguaggio elitario, ma espressione diretta, spesso cruda, della realtà vissuta. Il progetto “Parole liberate”, associazione di promozione sociale che promuove anche un premio nazionale per “poeti della canzone” detenuti, rappresenta il cuore di questo lavoro.
di Maria Francesca Rivano
La Stampa, 3 maggio 2026
Appuntamento “off” al Dugentesco il 15 maggio. Davvetas e Vitali protagonisti degli incontri con i detenuti. Il maggio dei lettori vercellesi guarda al mondo dei giovani e delle persone a rischio di marginalità estrema, quali sono i detenuti del carcere di Billiemme. Fa tappa in città il Salone Off, kermesse che allunga e allarga il Salone del Libro, disseminando in tutto il Piemonte incontri con l’autore, spettacoli e momenti di cultura. Curato da Marco Pautasso e Paola Galletto, che i vercellesi hanno imparato a conoscere nell’ambito della programmazione di Vercellae Hospitales, il cartellone della 22ª edizione offre alla città una curiosa incursione nel genere romance, con la presentazione di “Abroad2”, libro di Alessia Merola in uscita il 12 maggio.
- Quando la libertà non basta a sé stessa
- Invisibili anche dopo la morte. Quando il lavoro uccide gli immigrati
- “Via da Salone 323”, così un gruppo di scout prova a rompere lo stigma sul campo rom
- L’inquietante documento dell’amministrazione Trump sulla pena di morte
- Se il mondo di Israele è fatto solo di nemici









