di Lisa Ginzburg
Avvenire, 7 maggio 2026
Dominik Moll - Il caso 137 Francia 2025. 115 minuti. Ordine e giustizia possono sovvertirsi in disordine e ingiustizia: se questo in astratto certo si sa, molto meno lo si sa quando il sovvertimento risulta interno all’ordine e alle “forze” che quell’ordine dovrebbero mantenere e tutelare. Nel film di Dominik Moll, il caso rubricato come “137” viene affidato a IGPN, una commissione di vigilanza istituita per controllare sui comportamenti della polizia francese. Lo stesso caso diviene così oggetto di un’indagine flagrante, che da subito e man mano di più trova ostacoli per ragioni che sono di ordine sociale tanto quanto politico. Nell’ottavo arrondissement di Parigi, nel corso di una manifestazione di “gilets jaunes” un ragazzo arrivato in città dalla banlieue per manifestare viene ferito alla testa da colpi a salve e avrà danni cerebrali permanenti. Un video mostra il momento degli spari, ma quale tra i poliziotti filmati ha sparato?
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 maggio 2026
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha adottato le sue osservazioni conclusive sull’Italia, dopo aver esaminato il settimo rapporto periodico del governo nelle sedute del 15 e 16 aprile a Ginevra. Il documento - quarantasette paragrafi di rilievi, raccomandazioni e preoccupazioni - fotografa un paese che fatica a rispettare gli obblighi internazionali che ha liberamente sottoscritto. Carceri sovraffollate, centri di detenzione per migranti in condizioni degradanti, respingimenti verso la Libia, tentativi parlamentari di abolire il reato di tortura e criticità sul Garante nazionale delle persone private della libertà. Sono i nodi principali attorno a cui ruota la valutazione del Comitato, conosciuto con la sigla CAT.
di Simona Ciaramitaro
collettiva.it, 7 maggio 2026
Stato delle carceri, centri di detenzione per migranti, uso della violenza, accordi con la Libia e con l’Albania all’attenzione del Comitato contro la tortura. Il Comitato contro la tortura (Cat) delle Nazioni Unite contesta al governo italiano, mostrando forte preoccupazione, le politiche in materia di immigrazione, uso della forza da parte delle forze dell’ordine e stato delle carceri. Per capire la valenza del rapporto dell’organismo dell’Onu è necessario sapere che viene stilato da un gruppo di esperti indipendenti che hanno il compito di vigilare sull’applicazione della Convenzione contro la tortura sulla base di visite sul territorio degli Stati aderenti e l’analisi dei loro rapporti in materia inviati al Comitato. Il Cat, che ha sede a Ginevra, ha il potere di avviare inchieste confidenziali ed anche è il destinatario di denunce da parte di chi ritiene di essere vittima di violazioni da parte di uno Stato. Infine, il Comitato emana indicazioni e commenti sull’applicazione delle norme.
ansa.it, 7 maggio 2026
Il Ddl S.1635 amplia i percorsi terapeutici in carcere includendo anche il gioco patologico. Prosegue al Senato l’esame del disegno di legge S.1635 sulle misure alternative alla detenzione per persone affette da dipendenze. Nelle ultime settimane sono stati depositati emendamenti che ampliano il testo includendo anche il contrasto al gioco patologico nei percorsi di recupero destinati ai detenuti. Il provvedimento, attualmente all’esame della Commissione Giustizia di Palazzo Madama, è intitolato “Disposizioni in materia di detenzione domiciliare per il recupero dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti” e punta a favorire programmi terapeutici e di reinserimento sociale attraverso misure alternative al carcere. Negli atti ufficiali del Senato si legge che gli emendamenti intervengono per estendere l’ambito applicativo anche alle dipendenze comportamentali, riconoscendo il gioco patologico come elemento da includere nei percorsi di cura e recupero.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 7 maggio 2026
Quando il potere si fa narrazione. Gli atteggiamenti del presidente Usa sono il frutto di una nuova filosofia autoritaria. Le fluviali dichiarazioni del presidente Trump hanno uno scopo che travalica i contenuti. Servono a comunicare l’immagine del leader forte, che decide e fa la storia. Trump impone e revoca dazi, bombarda Caracas e rapisce il presidente del Venezuela, redige un piano per Gaza, tanto ridicolo quanto tragico, ma che trasmette comunque l’idea dell’esistenza di un progetto, bombarda l’Iran in due tempi successivi, dichiarando in entrambi i casi di avere vinto, chiude lo stretto di Hormuz, ma annuncia che intende soccorrere le petroliere rimaste bloccate, dopo l’Iran sbarcherà a Cuba, impone dazi sulle auto europee, ordina il ritiro di 5 mila uomini dalla Germania. Per Slavoi Zuizedk, filosofo sloveno che si professa marxista, Trump è un liberalfascista (Liberal Fascisms, 2026): liberale in economia e fascista in tutto il resto. La definizione non coglie i limiti della categoria del fascismo né va al fondo dei caratteri di questo nuovo autoritarismo.
di Daniele Zaccaria
Il Dubbio, 7 maggio 2026
La vita di Narges Mohammadi è appesa a un filo. Ricoverata d’urgenza all’inizio di maggio dopo un rapido peggioramento delle sue condizioni, la premio Nobel giornalista e attivista iraniana in carcere dallo scorso dicembre rischia di morire in un ospedale non attrezzato, sotto stretta sorveglianza delle autorità della Repubblica islamica. Secondo i suoi legali e i membri della famiglia, Mohammadi ha subito una crisi cardiaca e diversi episodi di perdita di coscienza, mentre le cure ricevute restano insufficienti rispetto alla gravità del quadro clinico. L’allarme è stato lanciato pubblicamente da Parigi dalla sua avvocata, Chirinne Ardakani, che parla apertamente di un rischio imminente di morte. Accanto a lei, rappresentanti della fondazione che porta il nome dell’attivista e della coalizione internazionale per la sua liberazione hanno denunciato una responsabilità diretta del regime iraniano nel deterioramento delle sue condizioni. Per Jonathan Dagher di Reporters sans frontières, non si tratta più soltanto di una battaglia per la liberazione: “E’ una corsa contro il tempo per salvarle la vita”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 6 maggio 2026
Trenta giorni. Tanto ci è voluto per aggiungere altri 500 detenuti a un sistema già al limite. Ogni mese aumentano. Al 30 aprile le persone rinchiuse nelle carceri italiane sono 64.436, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti. Significa 13.171 persone in più di quanto il sistema potrebbe tecnicamente ospitare, con un tasso di sovraffollamento che supera il 125 per cento. In realtà il numero del sovraffollamento è anche maggiore, perché alla capienza regolamentare andrebbero sottratte migliaia di celle inagibili. Al 31 marzo erano 63.997, con un eccesso di 12.738 rispetto alla capienza. Un mese, 439 detenuti in più: la tendenza è esattamente questa, ed è la direzione in cui si muove il sistema da anni. I dati del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) sono pubblici, aggiornati, disponibili per chiunque voglia leggerli, e non lasciano spazio a interpretazioni rassicuranti. I numeri parlano da soli.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 6 maggio 2026
Sovraffollamento record con 64.436 reclusi. Oggi il commissario Doglio in audizione. Aveva 42 anni e una figlia di sei, l’assistente capo palermitano in servizio nella casa circondariale di Torino che il 30 aprile scorso ha deciso di togliersi la vita nella propria abitazione. Tre giorni dopo, il 4 maggio, dietro le sbarre di quello stesso carcere in cui lavorava l’agente di polizia penitenziaria, si è suicidato Francesco Curcio, detenuto di 54 anni. Nel penitenziario torinese Lorusso e Cutugno la comunità di agenti e detenuti ha pianto così il terzo morto nel giro di due mesi.
di Angela Stella
L’Unità, 6 maggio 2026
A togliersi la vita due detenuti e un agente, intanto la popolazione reclusa ha superato quota 64mila. Gonnella: “Il Dap ritiri le circolari che hanno reso il carcere un luogo senza speranza”. Ciambriello: “Stretta in nome della sicurezza”. Tre suicidi in pochi giorni nelle carceri italiane: due detenuti e un agente. La denuncia è arrivata ieri dall’associazione Antigone: “il 30 aprile si è suicidato un agente penitenziario di 42 anni, ieri (due giorni fa, ndr) è morto, dopo tre giorni di agonia, un uomo di 27 anni che si trovava in custodia cautelare nel carcere di Parma e si è tolto la vita un altro uomo, di 54 anni, recluso nel carcere di Torino. Sono già 19 le persone detenute che si sono tolte la vita da inizio anno”.
di Enrico Sbriglia*
L’Opinione, 6 maggio 2026
Occupandomi di carcere e del mondo penitenziario da tanti, forse fin troppi, anni, spesso rivedendo le stesse devastanti storie di inefficienza del sistema, pensavo di aver letto tutto, ma alcune note recenti, a firma del capo del dipartimento che non allego per pudore, mi hanno proiettato, insieme a tanti giovani colleghi, direttori d’istituto penitenziario, spesso provenienti dalle professioni di avvocato o di altre afferenti il mondo giuridico, oppure da altre importanti amministrazioni dello Stato, in una dimensione surreale. Siamo passati dalla gestione dell’emergenza calura all’interno delle carceri a una sessione imprevista di analisi grammaticale e semantica, dove ci viene spiegato - con un tono che percepiamo tra il paternalistico e il professorale - che “frigo” è l’abbreviazione di “frigorifero” e che non bisogna confondere un elettrodomestico da cucina con un minibar, lì dove un direttore ritenesse doveroso, perché rispettoso della dignità umana, consentirne l’impiego in quei indecenti loculi tropicali in cui si trasformano le celle d’estate.
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