di Luciana Cimino
Il Manifesto, 19 dicembre 2025
Nella Giornata internazionale dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, anche il Cnel presieduto da Renato Brunetta avvisa il governo: gli immigrati sono irrinunciabili. Il rapporto sulle migrazioni 2025 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, “Conoscere per includere” ha evidenziato la funzione di “ammortizzatore” del progressivo calo della popolazione autoctona delle migrazioni. Spiega l’indagine statistico-demografica realizzata con l’Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione (Onc) che i cittadini di origine straniera, oltre a fungere da “leva demografica”, hanno un ruolo anche nella tenuta economica del paese, grazie alla presenza di una forte componente giovane e in età attiva.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 19 dicembre 2025
Alle istituzioni europee basta una sola riunione per trovare l’accordo sui “Paesi sicuri”. In Italia le partite su centri in Albania e referendum sulla riforma della magistratura si possono incrociare a inizio 2026. A Strasburgo si fanno le ore piccole oppure ci si sveglia presto pur di accelerare la corsa allo smantellamento del diritto d’asilo. Tra mercoledì e giovedì, intorno all’una di notte, i negoziatori di Parlamento, Commissione e Consiglio hanno concluso l’accordo per introdurre nei nuovi regolamenti il concetto di “paese terzo sicuro”: ci è voluta una sola riunione, praticamente un record. Ieri mattina l’intesa è arrivata con analoga rapidità sui “paesi di origine sicuri”, sia sulla lista comune che sulle modifiche legislative per ampliarne la definizione.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 19 dicembre 2025
C’è uno spettro che si aggira per i corridoi di Bruxelles, ed è quello della vecchia, cara “guerra alla droga”. Lo si capisce leggendo i documenti presentati lo scorso 4 dicembre dalla Commissione europea. Sulla carta si chiama nuova “Strategia antidroga dell’Ue”, ma a guardarla bene sembra più un bollettino di guerra che un documento di politica sociale e sanitaria. Un cambio di passo netto rispetto al passato che sta facendo discutere. L’International drug policy consortium (Idcp), insieme a 83 organizzazioni della società civile, tra cui diverse italiane come Forum droghe, Lila e l’Associazione Luca Coscioni, hanno scritto la settimana scorsa al Consiglio dell’Unione europea chiedendo modifiche sostanziali prima dell’adozione finale. Il problema è chiaro: la nuova strategia sposta l’asse dalla salute alla sicurezza, relegando in secondo piano quegli interventi di riduzione del danno che negli ultimi anni hanno salvato migliaia di vite in tutta Europa.
di Giacomo Gambassi
Avvenire, 19 dicembre 2025
La gente chiede pace e i governanti aumentano le spese militari. “Mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. Ed è un grido contro il clima bellicistico e le derive “guerrafondaie” che contaminano le nazioni quello che si alza da Leone XIV. Ma è anche un invito al coraggio della fiducia che vince la paura. Perché “la pace esiste, vuole abitarci”, assicura il Papa. Anche in “un tempo di destabilizzazione e di conflitti”. Un tempo, ammonisce il Pontefice, che non considera “scandaloso” che “si faccia la guerra per raggiungere la pace”. Un tempo che ritiene “una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze”. Un tempo in cui si giustifica la folle corsa al riarmo con la scusa del nemico, in cui a scuola e sui media si lanciano “campagne di comunicazione e programmi educativi” che “trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”, in cui si assiste a un “processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane”. Un tempo in cui, con “forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio” si vuole “trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata”.
di Roberta Zunini
Il Fatto Quotidiano, 19 dicembre 2025
Secondo i giudici, l’agenzia di sorveglianza delle frontiere assistette al respingimento da parte delle autorità greche di un gruppo di persone sbarcate a Samos, alle quali fu impedito di presentare domanda d’asilo. La Corte di giustizia dell’Ue ha stabilito che Frontex, l’agenzia di sorveglianza delle frontiere, è stata coinvolta nell’espulsione illegale di un profugo siriano. Questa sentenza segna una svolta nella responsabilità dell’istituzione.
di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 19 dicembre 2025
Il richiamo alla sicurezza nazionale è fondato: anche se non nei numeri citati dal presidente, la strage di americani è reale. Tre giorni fa Donald Trump ha dichiarato il fentanyl arma di distruzione di massa in un ordine esecutivo che definisce il potente anestetico e antidolorifico usato in medicina ma sfruttato da oltre dieci anni dai narcotrafficanti come droga potente e micidiale che ha ucciso centinaia di migliaia di americani, “più vicino a un’arma chimica che a un narcotico”. Nell’intervento del presidente troviamo vari connotati critici del suo stile di governo. Intanto il ricorso continuo e in tutti i campi a ordini presidenziali, spesso scavalcando il Congresso: in 10 mesi ne ha già emessi 222, più dei 220 da lui firmati nei quattro anni del primo mandato e molto più di tutti i suoi predecessori.
di Silvia Giagnoni
Il Manifesto, 19 dicembre 2025
Keri Watson è una donna con una visione. Prima di entrare nel mondo accademico, e soprattutto prima di tornare nella sua nativa Florida, ha lavorato come chef personale di Francis Ford Coppola. “Soup lady” la chiamava il regista italoamericano, e così è accreditata nel cast di The Rainmaker (1997). Poi la decisione di dedicarsi allo studio e alla famiglia, cambiare vita. DAL 2014, Watson insegna storia dell’arte guidato presso la University of Central Florida, tra le più frequentate università pubbliche negli Stati uniti. Qualche mese dopo, la professoressa si trova ad Atlanta per una conferenza, sta seguendo un panel sulla prison education, quando viene mostrato un autoritratto fatto proprio da uno degli studenti che aveva avuto mentre insegnava nelle carceri con l’Alabama Prison Arts + Education Project.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 18 dicembre 2025
Non sono solo numeri, sono corpi. Corpi ammassati, uno sopra l’altro, in spazi pensati per una persona e abitati da tre. Se c’è una cifra che dovete tenere a mente, non è quella fredda dei comunicati stampa ministeriali, ma quella che emerge dalla realtà nuda e cruda dei bracci: 137,86%. È questo il tasso reale di affollamento nelle carceri italiane di metà dicembre. Una percentuale che non racconta solo un “disagio”, ma certifica una tortura di Stato silenziosa, quotidiana, burocratizzata. Siamo andati a guardare dentro i dati, quelli veri, quelli che il sito sovraffollamentocarcerario.it aggiorna con la costanza di un bollettino di guerra. Parliamo di un progetto curato da Marco Dalla Stella, giornalista specializzato in dati. E la guerra, lì dentro, è contro lo spazio fisico. I posti regolamentari sarebbero 51.276, ma quelli davvero disponibili - perché i muri cadono a pezzi, perché le sezioni chiudono, perché la manutenzione è un miraggio - sono scesi a 46.198. E dentro? Dentro ci sono 63.689 persone. Ci sono oltre 17.000 detenuti di troppo. Diciassettemila uomini e donne che lo Stato ha deciso di chiudere a chiave, ma per i quali non ha preparato un letto.
di Daniela Loffredo
labottegadellefilosofie.it, 18 dicembre 2025
Il sovraffollamento delle carceri e la condizione dei detenuti in Italia sono temi che non portano voti, l’argomento non è toccato molto dal panorama politico, per una serie di motivi. Innanzitutto è una realtà che sembra lontana, poi non è tema caro alla “pancia” del popolo e, inoltre, probabilmente stonerebbe come slogan, non funzionerebbe. Tutti, però, sono a conoscenza della gravità della situazione, sono a conoscenza delle condizioni atroci in cui vivono i detenuti, molto lontane dal concetto di umanità, dal concetto di dignità. Il rilievo costituzionale della dignità della persona umana impedisce, però, di considerare il carcere come luogo in cui vige un regime di extraterritorialità rispetto alle garanzie fondamentali assicurate dallo Stato, e la stessa legge prevede una serie di garanzie per il detenuto.
di Luigi Manconi
L’Unità, 18 dicembre 2025
In un articolo della bravissima Angela Stella sull’Unità del 16 u.s. leggo la seguente citazione delle parole pronunciate dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto: “Provvedimenti come amnistia e condono delle pene generano percentuali altissime di recidiva che arrivano fino all’87%”. Trasecolo. I dati di realtà, accertati su base scientifica, sono di tutt’altra natura. Gli effetti sulla recidiva dell’ultimo provvedimento di clemenza, approvato dal Parlamento italiano (l’indulto del 2006) vanno in una direzione ben diversa. Secondo la ricerca commissionata dal Ministero della giustizia all’Università di Torino, curata dal professor Giovanni Torrente, degli oltre 27 mila detenuti scarcerati nei mesi successivi all’approvazione dell’indulto, solo il 33,92% era rientrato in carcere cinque anni dopo, a fronte di un dato generale che vede intorno al 68,7% la percentuale di recidiva ordinaria: quella registrata tra quanti scontano interamente la propria pena in cella. Secondo l’indagine di F. Drago, R. Galbiati e P. Vertova (The Deterrent Effects of Prison: Evidence from a Natural Experiment, in Journal of Political Economy, n. 2/2009) il tasso di recidiva tra i beneficiari dell’indulto del 2006 è diminuito del 25%.
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