di Giada Lo Porto
La Repubblica, 7 maggio 2026
Le motivazioni della condanna a sette agenti del carcere di Torino spiegano perché abbia retto il reato così difficile da provare. “In un contesto di custodia, un singolo schiaffo a una persona detenuta da parte di un rappresentante delle forze dell’ordine, integra il reato di tortura”. È uno dei passaggi incisivi contenuto nelle motivazioni della sentenza con cui il 6 febbraio, i giudici hanno condannato a pene che vanno da 2 anni e 8 mesi a 3 anni e 4 mesi di reclusione, sette agenti della polizia penitenziaria per il reato di tortura, in relazione alle violenze avvenute nel carcere di Torino tra il 2017 e il 2019. Il collegio, presieduto dal giudice Paolo Gallo con a latere Elena Rocci e Giulia Maccari, rifacendosi alla giurisprudenza europea “non può che concludere - si legge - che tale condotta sia al contempo degradante, lesiva della dignità e inumana in quanto gratuita e arbitraria”.
di Simona Lorenzetti
Corriere di Torino, 7 maggio 2026
Per i giudici i 7 poliziotti condannati per tortura nel carcere Lorusso e Cutugno agivano con “totale senso di impunità”. “È stato costretto a subire vessazioni verbali, umiliazioni morali e percosse fisiche. La sua dignità è stata gravemente lesa: l’uomo, oltre che il detenuto, si è visto “spogliato” non solo materialmente, ma anche metaforicamente, rimanendo nudo di fronte a una inaccettabile, violenta e gratuita ostentazione di potere”. L’uomo di cui parlano i giudici del Tribunale di Torino è stato rinchiuso nel padiglione C del Lorusso e Cutugno tra il 2017 e il 2019 e le violenze che ha subito al suo arrivo in carcere sono descritte dai giudici che lo scorso 6 febbraio hanno condannato sette agenti della polizia penitenziaria - a pena dai 3 anni e 4 mesi ai 2 anni e 8 mesi di reclusione - per tortura.
Il Resto del Carlino, 7 maggio 2026
“Il percorso che ha portato a progettare e poi a richiedere la possibilità di tenere un Consiglio Comunale presso la Casa Circondariale è iniziato con lettera protocollata ed inviata via il 16 ottobre 2025 con la precisa richiesta alla direzione del Sant’Anna in cui veniva chiarito tutto. Nel pieno rispetto del Ministero della Giustizia, del suo sottosegretario Alberto Balboni e del Dap, non posso non evidenziare e ribadire la correttezza e la logica istituzionale sottesa al percorso compiuto”. Così il presidente del Consiglio Comunale Antonio Carpentieri sulla vicenda del no all’iniziativa. Sul tema intervengono anche i capigruppo della maggioranza in Consiglio comunale con una nota congiunta.
di Federico Di Bisceglie
Il Resto del Carlino, 7 maggio 2026
“Come primo atto da sottosegretario alla Giustizia ho voluto accertarmi sull’organico nella struttura di via Arginone. Previste integrazioni di personale della polizia penitenziaria”. Il primo dossier è quello più caldo. E la risposta arriva subito, numeri alla mano. Alberto Balboni debutta da sottosegretario alla Giustizia partendo dal carcere dell’Arginone e dalla questione, annosa, degli organici. “Come primo atto - scandisce - ho voluto accertarmi della situazione del personale in servizio a Ferrara”. L’esito dell’approfondimento è un intervento immediato: “Ho appurato che è stata disposta l’assegnazione di 19 nuovi agenti del 186° corso, con un aumento netto pari a 14 unità per la casa circondariale estense”. Un segnale operativo che si inserisce in una fase di transizione delicata per via Arenula, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro Delle Vedove e il conseguente riassetto delle deleghe, tra cui quelle sul dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ora in capo al senatore ferrarese.
di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 7 maggio 2026
Dal 14 al 17 maggio torna l’atteso appuntamento, alla settima edizione, con grandi ospiti. Guido Sola: “Quest’anno il tema centrale ci consente di dialogare anche con scrittori, filosofi e scienziati”. In un momento in cui l’opinione pubblica è scossa ma soprattutto divisa da casi giudiziari complessi, che hanno travolto le vite di tante persone, non ultimo il ‘caso Garlasco’ è più che mai opportuno confrontarsi, dibattere sul complesso tema della giustizia e, soprattutto, della difesa. ‘Difendere. L’innocente, il colpevole, i diritti’: è attorno a questi concetti, infatti, che ruota la settima edizione - la settima - del Festival della Giustizia Penale, in programma a Modena, Carpi, Sassuolo, Formigine, Mirandola e Pavullo dal 14 al 17 maggio.
di Giulia Carbone
Quindici, 7 maggio 2026
Il reinserimento sociale dei detenuti passa da attività formative e culturali. Le risse tra detenuti, l’autolesionismo, le molestie al personale carcerario, il senso di abbandono, le precarie condizioni igieniche e le “visite vuote” di politici e dirigenti ministeriali. Ma anche l’importanza della scuola, del lavoro, seppur dietro le sbarre, e della formazione: una nuova biblioteca, un progetto teatrale e una scuola di barberia. È lo spaccato dell’istituto minorile “Pietro Siciliani” di Bologna (conosciuto dai più come carcere del Pratello) e, in un certo senso, di tutti gli istituti penali minorili italiani. Perché sono simili le storie e le condizioni in cui vivono i giovani detenuti: minori italiani, italiani di seconda generazione e minori stranieri non accompagnati, accomunati tra loro da vicende di violenza domestiche, di abbandoni e vagabondaggi, di spaccio, bullismo e aggressioni dentro e fuori dall’istituto. Ad oggi sono 48 i ragazzi presenti all’interno del Pratello, a fronte di una capienza massima di 44 posti: un dato che segnala una situazione in linea con il recente passato. Solo nel 2025, per esempio, si registravano presenze ben oltre i limiti regolamentari, fino a 49 o addirittura sopra le 50 unità, con ripercussioni sull’organizzazione interna e sui percorsi educativi.
calabrianews24.com, 7 maggio 2026
Presentato il volume nato dal laboratorio creativo del progetto “Libri che camminano” promosso dal Comune di Cosenza. Nella casa circondariale di Cosenza è stato presentato il libro “Controluce, racconti dal carcere”, volume nato dai laboratori di scrittura creativa e autobiografica realizzati all’interno dell’istituto penitenziario nell’ambito del progetto “Libri che camminano”. L’iniziativa è stata promossa dal Comune di Cosenza grazie al finanziamento del Centro per il Libro e la Lettura del Ministero della Cultura, dopo il riconoscimento della città come Città che legge. Il progetto è stato sviluppato dall’associazione LiberaMente su impulso dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Franz Caruso e della consigliera delegata alla Cultura Antonietta Cozza. Il libro raccoglie racconti, prose e poesie scritte dai detenuti di alta e media sicurezza, molti dei quali stranieri, che attraverso la scrittura hanno intrapreso un percorso personale di introspezione e riflessione.
cronachetarantine.it, 7 maggio 2026
Nasce dalla convinzione che la musica possa diventare “strumento di espressione, ascolto e trasformazione” il laboratorio di scrittura rap promosso dall’APS Rublanum a Taranto, in collaborazione con Noi e Voi Onlus, all’interno del progetto “Oltre l’Ombra” sostenuto da Impresa Sociale Con i Bambini. Un percorso creativo che ha coinvolto persone in detenzione sostitutiva al carcere e che ha trovato il suo esito nel brano “099”, una canzone costruita a partire dalle loro parole, dalle loro fragilità e dal desiderio di riscatto. A guidare il laboratorio è stato Kiave, nome d’arte di Mirko Filice, artista cosentino tra le voci riconosciute dell’hip hop italiano. Da anni porta avanti un lavoro che unisce scrittura, performance e attività laboratoriali, con un’idea precisa: il rap come linguaggio capace di generare coscienza e relazione. La sua presenza, spiega Rublanum, è stata decisiva “non solo per l’autorevolezza artistica, ma per la capacità di accompagnare i partecipanti in un lavoro autentico sulla parola”. Dalla metrica alla costruzione del testo, fino alla ricerca di una voce personale, il percorso ha trasformato la scrittura in un esercizio di ascolto e consapevolezza.
di Rosario Tronnolone
vaticannews.va, 7 maggio 2026
Presentato ieri al Nuovo Cinema Aquila di Roma il documentario di Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli realizzato col patrocinio del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, del Ministero della Giustizia italiano, del Patriarcato e del Comune di Venezia e di diverse fondazioni e associazioni tra cui “Antigone”. Racconta l’eccezionale, ma non lo cerca. Scorre invece con la semplicità della quotidianità il documentario di Rosa Galantino e Luigi Ceccarelli “Le farfalle della Giudecca”, presentato ieri, 5 maggio, al Nuovo Cinema Aquila di Roma e introdotto con la stessa semplicità dallo sguardo diretto di Ottavia Piccolo.
di Andrea Venanzoni
Il Foglio, 7 maggio 2026
“A via de la Lungara ce sta ‘n gradino chi nun salisce quello nun è romano, e né trasteverino”. Lo scalino del famoso detto romanesco da tempo ormai è molto meno utilizzato. Una volta, infatti, si accedeva al complesso penitenziario di Regina Coeli da via della Lungara, dove sono ubicati i famosi tre scalini ridotti a uno solo nel detto, ma ormai l’ingresso più frequentato è quello di via San Francesco di Sales. Ma l’aura di purissima romanità del luogo rimane integra, a partire da antiche tradizioni che forse diradatesi nell’epoca dell’alta tecnologia rimangono spettrali a tramandarsi nella memoria di un certo romanticismo criminale: il colle del Gianicolo, sovrastante il carcere, per decenni è stato parlatorio informale, con famiglie che urlavano i loro incoraggiamenti e le notizie più importanti ai loro parenti ristretti tra le mura screpolate del carcere.









