di Marta Abbà
balcanicaucaso.org, 10 maggio 2026
In Europa, reinserire un ex detenuto nella società è una delle sfide più difficili che uno Stato possa affrontare, e più costose se le istituzioni decidono di ignorare la questione. Pedro das Neves, esperto di sistemi penitenziari e autore di uno dei pochi studi sistematici sull’uso dei fondi europei nelle carceri, non ha dubbi su dove si inceppa il meccanismo: “Il Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+) è uno strumento magnifico per chi si trova in condizioni di svantaggio. Ma a meno che i responsabili dei servizi penitenziari vengano al tavolo e dicano ‘guardateci’, non succederà nulla”. Il problema, dice, non è il fondo. È chi decide come spenderlo - e per chi. Nell’Unione Europea ci sono oggi più di 700.000 persone detenute in circa 2.500 istituti (Prison Systems EU). Metà avrebbe bisogno di interventi strutturali per migliorare la propria occupabilità. Un terzo non ha qualifiche spendibili nel mercato del lavoro. Quando escono, tornano spesso agli stessi problemi con cui erano entrati: niente casa, niente lavoro, niente rete. E il ciclo ricomincia.
di Giovanna Branca
Il Manifesto, 10 maggio 2026
Amadou Ly, americano senegalese, ha creato una fondazione che aiuta i migranti africani a difendersi dagli agenti delle truppe di Trump. Lui stesso ha rischiato la deportazione. Quando si arriva in aeroporto a New York ormai è impossibile non incontrare gli agenti dell’Ice - molti di loro sostituiscono perfino gli agenti aeroportuali al controllo passaporti, gli altri ciondolano in giro, come pura evocazione della minaccia perenne dell’amministrazione Trump. Fra i primi a precipitarsi in uno degli aeroporti della città, La Guardia, a riprendere le attività dell’Ice quando Trump l’ha dispiegata in decine di aeroporti, c’è stato Amadou Ly, presidente e creatore di una Fondazione per il sostegno agli immigrati - in particolare africani - che porta il suo nome, Amadou Ly Foundation. “Uno dei nostri scopi - ci dice - è tenere informata la città su quello che sta succedendo”.
di Fabio Carminati
Avvenire, 10 maggio 2026
Il governo del presidente Bukele ha rinnovato per ben 48 volte lo stato di emergenza contro la criminalità organizzata. Ma oltre 33mila arrestati, su quasi 92mila, non avrebbero mai avuto contratti con le gang. “Il rapporto tra il presidente statunitense Donald Trump e quello di El Salvador, Nayib Armando Bukele Ortez, è pari a quello che lega un’industria inquinante all’azienda che ne smaltisce gli scarti”. Chiaramente lo sostengono i detrattori, di uno o dell’altro capo di Stato, perché nella realtà il “contratto” è del tutto regolare. O almeno così sembra. In realtà l’America di Trump ha trovato nel salvadoregno il principale alleato a sud del Rio Bravo.
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 9 maggio 2026
Sovraffollamento a livelli record. Nei penitenziari 2mila persone in più in un anno. Anche gli istituti minorili strapieni per una maggiore severità nelle condanne. Carceri sempre più affollate e alta tensione dietro le sbarre. Negli ultimi giorni due detenuti si sono suicidati a Parma e Torino, città dove anche un agente penitenziario di 42 anni si è tolto la vita: è il secondo poliziotto dall’inizio dell’anno dopo quello di Bollate a gennaio, mentre le vittime tra i ristretti sono 19. In un mese gli ospiti nei 189 istituti di pena sono aumentati di 439 unità superando quota 64mila, a fronte di una disponibilità effettiva di 46.318 posti: il tasso di sovraffollamento ha raggiunto, in aprile, il 139,1% con 73 strutture che registrano presenze oltre il 150%. In un anno la popolazione carceraria è salita di 1.991 unità che sono 3.000 in più rispetto al 2024.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 9 maggio 2026
Una sentenza della corte d’Appello dell’Aquila boccia gli orari di servizio imposti dal Dap agli agenti. Sono pochi, male organizzati e sottoposti a turni stressanti. Ed è uno dei motivi che concorrono a rendere le carceri un luogo disumano e insicuro. In Sicilia tutte le sigle sindacali della polizia penitenziaria hanno proclamato lo stato di agitazione contro l’assegnazione di “sole 77 unità destinate alla regione degli agenti usciti dal 186° corso”. Mentre a L’Aquila la Corte d’Appello della sezione Lavoro ha dichiarato “assolutamente illegittima” la “predisposizione di turni di lavoro di durata eccedente le sei ore giornaliere”. A dare notizia della sentenza del 3 maggio è Gennarino De Fazio, segretario della Uil Fp penitenziaria che è ricorsa in appello contro il Dap.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 9 maggio 2026
Dopo l’allarme del capo della Dna, il ministro apre ai pm: “Forniteci dati sulle indagini ostacolate”. Via Arenula invita il Procuratore antimafia a “un confronto tecnico” che stabilisca un “progetto normativo” per il Parlamento. “Un adeguato approfondimento tecnico”, basato sui dati, “sul quale costruire un’ipotesi di affinamento della normativa vigente”. Carlo Nordio apre, almeno sulla carta, a rivedere la stretta del governo sulle intercettazioni dopo l’allarme del procuratore nazionale Antimafia Gianni Melillo.
di Francesco Carotenuto
L’Unità, 9 maggio 2026
È singolare e che la lettera “aperta” del Procuratore abbia come principali destinatari i ministri della Giustizia e dell’Interno, in quanto ai sensi dell’art. 71 Cost. è il Governo ad avere il potere di iniziativa legislativa. Occorre innanzitutto chiarire ai non addetti ai lavori che l’attuale questione, sollevata dal Procuratore Antimafia Dott. Giovanni Melillo, di modificare - o meglio, allargare - i confini delle intercettazioni, attraverso la modifica o la pura e semplice abrogazione dell’art. 270 c.p.p., non ha nulla a che vedere con la Politica né con l’amministrazione della giustizia né tantomeno con l’amministrazione degli affari interni. È pertanto singolare e fonte di incertezza che la lettera “aperta” del Procuratore abbia come principali destinatari i ministri della Giustizia e dell’Interno, in quanto ai sensi dell’art. 71 Cost. è il Governo quale organo unitario, e non i singoli Ministri, ad avere il potere di iniziativa legislativa.
di Giorgio Spangher
Il Dubbio, 9 maggio 2026
L’inerzia sulle norme per il sequestro delle “chat”, segnalata da Guido Camera, è solo l’ultimo dei casi in cui la consulta resta l’unico baluardo. Con una lettera indirizzata al Parlamento, l’avvocato Guido Camera, in relazione ai ritardi della politica nell’attuare le leggi riformatrici, evidenzia come i vuoti in questione siano colmati dall’intervento della giurisprudenza. Il dato relativo alle implicazioni dei ritardi della politica sulle varie tematiche, soprattutto se conflittuali o sensibili, è noto: basti pensare al tema del “fine vita”. Calando questa premessa sui nodi della giustizia penale, si possono sviluppare alcune riflessioni più articolate.
di Francesca Scopelliti*
L’Unità, 9 maggio 2026
Il 19 maggio 2026 ricorre il Decennale da quando Marco Pannella è venuto a “mancare”. Dalle ore 10 alle 20, saremo nella nuova sede di Nessuno tocchi Caino a Roma in Via della Panetteria 15, di fronte alla casa nella quale Marco ha vissuto fino all’ultimo. Nella stessa giornata, nel 38° Anniversario della sua scomparsa, ricorderemo anche Enzo Tortora, vittima di un sistema di giustizia medievale. Anche se il 18 e il 19 maggio ne ricordiamo i tristi anniversari, Enzo Tortora e Marco Pannella non appartengono al passato: sono figure che continuano a vivere nel presente e nel futuro civile e politico dell’Italia, incarnando valori che restano attuali e necessari.
di Diego Motta
Avvenire, 9 maggio 2026
Oggi è la giornata dedicata alle vittime del terrorismo, 48 anni dopo il ritrovamento del corpo di Aldo Moro. Tra le nuove generazioni, prevale la scarsa conoscenza e si fa una gran confusione sulla matrice delle stragi e sui gruppi eversivi. Gli storici: nelle scuole non se ne parla, ma i segnali di nuove tensioni sociali dovrebbero metterci in guardia. La violenza politica resta un fantasma. Oggi riaffiora, come un incubo che credevamo cancellato, tra proiettili sparati, aggressioni antisemite, spedizioni punitive, insulti, cori e striscioni. Sono segnali preoccupanti, che chiedono di tenere alta la vigilanza, soprattutto sulle nuove generazioni. Gli estremismi incombono, dai raid post-fascisti alle frange estreme dei cortei pro-Pal, e forse la ragione di tutto questo va ricercata nella memoria che non c’è più (o non c’è mai stata).
- Milano. Morto un detenuto di Opera: “Era andato in infermeria, l’hanno mandato via”
- Parma. “Le condizioni di Marco Bondavalli continuano a peggiorare, incompatibili col carcere”
- Rossano Calabro. “Abustanji sta male ma in carcere non lo curano”
- Trento. “Non è facile avere fiducia qui dentro”. Il testo scritto da una detenuta*
- Lecco. “Carceri sovraffollate? Basterebbe non introdurre un nuovo reato a settimana”









