di Luisa Pozzar
diocesi.trieste.it, 22 dicembre 2025
In occasione del Giubileo dei detenuti, giovani musicisti del Tartini hanno suonato dal vivo e regalato emozioni alle persone recluse al Coroneo. Mercoledì 16 dicembre la musica - e che musica - è entrata in carcere. Grazie, infatti, alla collaborazione tra il Conservatorio di Musica “Giuseppe Tartini” di Trieste e la Caritas diocesana, in occasione del Giubileo dei detenuti, due gruppi di musicisti hanno fatto ingresso nei locali della Casa Circondariale “Ernesto Mari” per esibirsi in concerto - “Ritmi di Speranza: Jazz per il Giubileo” il titolo dell’appuntamento - a favore di un pubblico per loro davvero inconsueto: quello composto dalle detenute e dei detenuti.
di Caterina Stamin
La Stampa, 22 dicembre 2025
Il fondatore di Libera: “Prendiamo le distanze dalla violenza, il progetto del Comune è coraggioso”. È sommersa di appunti la scrivania di don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele e presidente di Libera. Righe nere su fogli bianchi, corrette con inchiostri verdi o rossi. “Il tema è delicato, ho scritto appunti per non sbagliare”, ripete. Pesa ogni parola. E gesticola. Punta il dito sul tavolo in legno quando parla del patto per trasformare Askatasuna - centro sociale occupato e sgomberato - in bene comune: “È un progetto coraggioso da portare avanti: dobbiamo tutelare le positività condannando la violenza”.
di Massimo Lensi
Left, 21 dicembre 2025
Cinquant’anni dopo la legge 354 del 1975 - il cuore civile dell’esecuzione penale - il bilancio non può che essere negativo. Non perché quella riforma non avesse una propria forza innovatrice, ma perché la sua promessa è rimasta schiacciata sotto il peso di una macchina penitenziaria che ha continuato a operare secondo logiche estranee alla Costituzione. L’Ordinamento del 1975 nasceva per tradurre l’articolo 27 in prassi quotidiana: umanizzazione del trattamento (principio di personalizzazione della pena), centralità della persona detenuta, finalità rieducativa, controllo giurisdizionale sull’esecuzione. Un progetto ambizioso che i regolamenti successivi - da quello del 2000 al più recente tentativo di riscrittura - hanno tecnicizzato senza riuscire a farne realmente un dispositivo di garanzia, e che nel tempo è stato progressivamente svuotato da una legislazione penale speciale sempre più orientata all’eccezione, alla sicurezza e alla neutralizzazione.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 21 dicembre 2025
Il Guardasigilli al IX congresso di Nessuno tocchi Caino: “Diminuire i detenuti in attesa di giudizio”. “Quando avremo chiuso la parentesi del referendum, metteremo subito mano al processo penale”. Lo ha annunciato il ministro di Giustizia Nordio che ha voluto - malgrado la recente perdita di suo fratello Roberto - intervenire alla giornata conclusiva del IX congresso di Nessuno tocchi Caino svoltosi nel teatro interno all’Istituto penale per minorenni Beccaria di Milano. “Stiamo lavorando per un nuovo codice di procedura penale che enfatizzi i momenti del garantismo”, ha assicurato il Guardasigilli agli amici radicali prefigurando un ritorno “ai primordi ispirati a Vassalli, una medaglia d’argento della Resistenza”. Tre dunque i “principi” cardine che Nordio spera “troveranno attuazione in questa legislatura”: “La presunzione di innocenza, la certezza di una pena che però deve essere umana e non contraria al senso dell’umanità e la rieducazione del condannato”.
di Maurizio Piccinino
La Discussione, 21 dicembre 2025
Il garantismo come architrave del sistema penale, articolato in tre passaggi distinti ma connessi: presunzione di innocenza, certezza della pena, rieducazione del condannato. È il filo seguito dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio nel video intervento al congresso di Nessuno tocchi Caino, ospitato al Teatro Punto zero dell’istituto penale per minorenni Cesare Beccaria di Milano. Nordio ha definito il garantismo una responsabilità dello Stato, non una concessione. Il primo snodo è la presunzione di innocenza, che resta, a suo giudizio, un punto critico dell’attuale sistema. Il ministro ha ricordato che oltre 15mila persone sono detenute senza una condanna definitiva e che una parte consistente viene poi scarcerata perché la detenzione risulta ingiustificata. Un dato che, secondo il Guardasigilli, impone un intervento mirato. Il Governo, ha spiegato, intende ridurre il ricorso alla carcerazione preventiva, proprio per rendere effettivo il principio costituzionale secondo cui si è innocenti fino a sentenza definitiva.
di Fiorenza E. Aini
gnewsonline.it, 21 dicembre 2025
“Il garantismo, di cui siamo tutti fedeli osservanti, si coniuga in tre momenti, quello della enfatizzazione della presunzione di innocenza, quello della certezza della pena e quello della rieducazione del condannato del detenuto”. Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante il video intervento al congresso di ‘Nessuno tocchi Caino’ i cui lavori si sono tenuti nel Teatro Puntozero dell’istituto per i minorenni Cesare Beccaria di Milano. Nell’approfondire il primo dei tre momenti cardine del garantismo, la presunzione di innocenza, Nordio ha ricordato che “vi sono più di 15mila persone in detenzione che non scontano una condanna definitiva e una buona parte di queste viene poi scarcerata, perché la loro detenzione si è manifestata ingiustificata”. Il Governo- ha proseguito - “ha intenzione di intervenire per limitare il più possibile la carcerazione preventiva, proprio in ossequio alla presunzione di innocenza”.
di Valentina Pigliautile
Il Messaggero, 21 dicembre 2025
Domani in Cdm il provvedimento che permetterà di votare anche di lunedì sulla separazione delle carriere di giudici e pm. I timori di Palazzo Chigi per l’astensione. La data precisa ancora manca, ma quel che è certo è che non sarà unica. Pronto ad approdare in Consiglio dei ministri, già domani, c’è il decreto che permetterà al governo di svolgere in due giorni il referendum sulla separazione delle carriere. Un copione che si ripete, in analogia con i pregressi appuntamenti elettorali, per cercare di “tamponare” l’astensionismo dilagante e mobilitare quante più persone possibili: l’unica strategia vincente quando - come nei referendum confermativi - non esiste quorum e basta un solo voto in più per vincere. Intanto il Guardasigilli pensa al prossimo passo: la riforma del processo penale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 dicembre 2025
Venerdì 19 dicembre quindici cittadini si sono presentati in Cassazione per voler promuovere la raccolta di almeno 500mila firme per richiedere il referendum sulla separazione delle carriere. Potranno quindici cittadini mandare all’aria i piani del Governo sulla data della separazione delle carriere? Come vi abbiamo raccontato oggi, Palazzo Chigi sarebbe intenzionato a convocare entro la fine dell’anno un Consiglio dei Ministri per indire la data del referendum sulla riforma costituzionale targata Carlo Nordio con l’obiettivo di portare quanto prima, addirittura il 1° marzo, i cittadini alle urne.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 21 dicembre 2025
Presentata la formazione guidata da Giovanni Bachelet, con Cgil, Arci, Anpi e Libera. Il 10 gennaio la prima assemblea. “Se votano gli stessi di giugno si può vincere”. Si allungano i tempi per il governo: impossibile andare alle urne già a inizio marzo. È ufficialmente nato il comitato della società civile per il No al referendum costituzionale sulla giustizia, il secondo dopo quello dell’Associazione nazionale magistrati. Presentato ieri, la formazione è presieduta da Giovanni Bachelet ed è composto da Cgil, Arci, Anpi, Acli, Libera e decine di altre associazioni. L’idea è che, accanto alla campagna dei magistrati che hanno promesso di non voler politicizzare la questione (come anche il governo del resto), in seno al nuovo comitato si promuova l’idea che la riforma sia dannosa in primo luogo per i cittadini. “Vota No per difendere Giustizia, Costituzione, Democrazia” è lo slogan scelto.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 dicembre 2025
Dottor Edmondo Bruti Liberati, già presidente dell’Anm, giovedì è nato il Comitato nazionale “Sì Riforma”, molto vicino al centrodestra. Che ne pensa di tutto questo? Apprezzo il titolo perché, a differenza del Comitato “Sìsepara”, chiarisce che non solo di separazione si tratta. È Sì sul complesso della riforma, nonostante diversi promotori si siano espressi, di volta in volta, contro il sorteggio o contro la separazione delle carriere. La sgangherata Alta Corte disciplinare ha raccolto l’unanimità delle critiche dei costituzionalisti che se ne sono occupati. Il presidente professor Zanon afferma che ciò che unisce i promotori sono “le storie personali” e un “orientamento culturale e politico”. In ogni caso è la condivisione del progetto di fondo: la riduzione alla quasi irrilevanza del Csm.
- “Voto Sì perché un giudice senza padroni è la prima difesa dei cittadini”
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- Detenuto per 413 giorni, poi assolto. Ora chiede 100mila euro di danni
- Ferrara. I Radicali visitano il carcere: “Un sovraffollamento da paura”











