di Gianluca Di Feo
La Repubblica, 30 aprile 2023
La Russia che riarma la Bielorussia, gli Usa che offrono uno “scudo” alla Corea del Sud. E le basi europee, Italia compresa, accolgono bombe più moderne. L’equilibrio del terrore si sta pericolosamente incrinando. La terribile equazione messa a punto durante la Guerra Fredda per tenere a freno gli arsenali nucleari, senza però riuscire a smantellarli nel trentennio della pace, comincia a perdere pezzi. Vengono schierate altre testate, sospesi accordi di garanzia e soprattutto inaspriti i toni retorici del confronto: è come se l’invasione dell’Ucraina avesse provocato una slavina, all’inizio lenta ma che accelera ogni giorno, rischiando di riaprire i cancelli dell’Apocalisse. Nei discorsi dei leader gli ordigni atomici non sono più un tabù: stanno diventando un argomento quotidiano, spingendo dal Baltico al Pacifico a interrogarsi sulle prospettive concrete di impiego delle atomiche.
di Ester Nemo
Il Manifesto, 30 aprile 2023
Un video di presunte torture su giovani libici fa esplodere la rabbia contro le autorità locali e quelle di Tripoli. Ma il timore ora è che a pagare siano i migranti. A ovest della capitale libica, è da Al-Zawiya è che si imbarcano tantissimi subsahariani. E sono loro oggi i più a rischio dopo i disordini scaturiti da video pubblicati online di torture perpetrate su giovani libici. I responsabili, secondo l’opinione pubblica, sarebbero non meglio identificati “africani”. Al soldo, dicono, delle milizie attive ad al-Zawiya. Che mercoledì scorso si è sollevata, in prima fila gli studenti universitari: hanno prima sospeso le lezioni e poi chiamato alla disobbedienza civile contro le autorità locali e nazionali.
di Alberto Simoni
La Stampa, 30 aprile 2023
All’annuale appuntamento “White House Correspondents’ Association Dinner” il presidente ha dedicato i primi dieci minuti del suo intervento a Evan Gershkovich, il reporter del Wall Street Journal accusato di spionaggio in Russia.
open.online, 30 aprile 2023
Un fiume di persone a Tel Aviv è sceso in strada per la 17esima settimana consecutiva di proteste contro la riforma giudiziaria del governo di Benyamin Netanyahu. Secondo quanto riportato dai media locali, le manifestazioni nella giornata di oggi, 29 aprile, sono andate avanti in 150 luoghi del Paese con circa 200mila persone coinvolte. “Mai arrendersi”, una delle scritte giganti apparse sugli striscioni tenuti dalla folla. Al grido di “democrazia” e “libertà”, le migliaia di persone hanno percorso il viale Kaplan di Tel Aviv con bandiere e cartelli in difesa della Corte Suprema, nel mirino della nuova riforma pensata per ridurne i poteri. A intervenire in un video messaggio diffuso durante la manifestazione nella capitale israeliana il premier spagnolo Pedro Sanchez, anche presidente dell’Internazionale socialista: “L’organizzazione ha sempre lottato per la libertà, l’eguaglianza, la giustizia e la democrazia”, ha detto, “e come molti di voi sanno, questi sono valori che non possiamo dare per scontati e per i quali occorre lottare ogni giorno”. Nelle ultime ore il leader dell’opposizione Yair Lapid, parlando alla dimostrazione a Kfar Saba, ha attaccato il ministro della giustizia Yariv Levin, uno degli ideatori della riforma. “Lo stesso uomo che ha dichiarato guerra alla Corte Suprema non può, e non potrà, essere lo stesso che nomina il prossimo presidente della Corte Suprema”, ha dichiarato. Mentre la Knesset, il parlamento di Israele, si prepara a riprendere la sua attività dopo un momento di pausa, con il governo che appare intenzionato ad approvare alcuni provvedimenti legati alla riforma, gli organizzatori delle proteste hanno annunciato per giovedì prossimo una nuova manifestazione.
di Caterina Morbiato
Il Manifesto, 30 aprile 2023
In 3.500 si sono messi in cammino in direzione del confine con gli Stati uniti per chiedere diritto al libero transito e giustizia per le 40 persone morte il mese scorso nell’incendio del centro di detenzione per migranti di Ciudad Juárez. La corruzione delle forze dell’ordine, le estorsioni di gruppi criminali e la miseria rendono gli spostamenti sempre più letali.
di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 29 aprile 2023
Ci sono direttori di carceri che hanno deciso di non interrompere quelle telefonate quotidiane, che stanno rinsaldando tanti legami famigliari.
di Federica Sapuppo
voceliberaweb.it, 29 aprile 2023
In Italia, le condizioni delle carceri e dei detenuti vengono spesso affrontate, ma raramente si considera la situazione dei bambini che nascono e crescono in carcere. Sono 21 i bambini italiani che attualmente si trovano in questa situazione, costretti a scontare una pena insieme ai loro genitori per i crimini commessi. Questi bambini, innocenti e privi di colpa, vivono tra le mura di un carcere, privati della libertà e della possibilità di godere di una vita normale fatta di giochi, scuola e amicizie.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 29 aprile 2023
“Non serviva la sentenza della Cassazione per capire che la trattativa stato-mafia non è mai esistita. L’accusa si basava sul presupposto che Cosa nostra avesse vinto, ma non è così”, dice lo storico dell’Università di Palermo.
di Enrico Deaglio
La Stampa, 29 aprile 2023
Per i giudici non c’è mai stata. Ora bisogna chiedersi: chi ha favorito l’abbaglio? E soprattutto, perché? Ma non è, per caso, che tutto questo ventennale processo cosiddetto della “trattativa stato mafia”, si potrebbe configurare come un altro colossale depistaggio? Cioè: non è che si sono inventati questo giocattolo per distoglierci da cose che ci avrebbero fatto paura? Certo, è una tesi ardita; ma è anche giustificata dalla clamorosa sentenza della Cassazione dell’altro ieri; in pratica, i Supremi Giudici hanno informato gli italiani che l’infame scambio, il turpe complotto che ha unito Istituzioni, Quirinale, Carabinieri e Cosa Nostra non è mai esistito. Per capirci, non è che non è stato provato; no, era proprio una balla. E di quelle rudimentali, grossolane, che avrebbe essere dovuta fermare in culla.
di Luca Roberto
Il Foglio, 29 aprile 2023
“La Trattativa è sempre stata solo la narrazione di uno stereotipo che ha preso piede dopo le stragi del 1992: giudici onesti e indifesi contro politici corrotti. Si è partiti da un preconcetto, si è data fede a Ciancimino e si è andati alla spasmodica ricerca di fatti inesistenti. Con la sentenza della Cassazione che pone fine alla vicenda speriamo di esserci lasciati alle spalle un metodo: la prevalenza delle idee e dei convincimenti personali sui fatti”.
- Manes: “La giustizia è stata usata per raggiungere un obiettivo”
- Calabria. Guerra alla ‘ndrangheta: le terre di Maria Chindamo affidate a Goel Bio
- Umbria. Verini (Pd) chiede al Dap interventi immediati per le carceri
- Milano. Il Comune verso l’adesione alla campagna “Madri fuori”
- Roma. La Garante comunale: “Preoccupante sovraffollamento delle carceri”









