di Ornella Favero*
Ristretti Orizzonti, 10 agosto 2022
“Fate presto” era stata quasi una preghiera insistente e pressante fatta dal Volontariato alla ministra della Giustizia a proposito delle carceri, e dell’importanza del tempo e dell’attesa aveva parlato anche il Garante nazionale nella sua relazione annuale: eppure, non si è fatto in tempo, appunto, a fare quello che si poteva e si doveva fare, dare cioè dei segnali forti, continui, chiari alle persone detenute, cercando di tradurre le speranze alimentate dalle parole della ministra in misure concrete.
di Luca Cereda
vita.it, 10 agosto 2022
In carcere ci si suicida 16 volte più che fuori. Tante le variabili del disagio e della sofferenza che hanno determinato un aumento del numero dei suicidi. Uno staff per intercettare i segnali del malessere e l’appello del cappellano del carcere di Busto Arsizio, don Riboldi: “Mettete i telefoni in cella come nel Nord Europa”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 10 agosto 2022
L’appello a Draghi e Cartabia: “Modificate il regolamento”. Via Arenula lavora a una circolare per estendere le comunicazioni come nelle fasi acute del Covid: “Per cambiare il regolamento serve accordo politico”. Stramaccioni (Garante detenuti Roma): “Pochissimi educatori, in estate aumenta il disagio”.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 10 agosto 2022
Se un giudice dice “ho fallito, il sistema ha fallito”, senza aver paura di piangere pubblicamente lacrime sincere sulla bara di una ragazza di 27 anni morta suicida in cella inalando il gas del fornelletto su cui cucinava, c’è da fermarsi. Per la verità avremmo dovuto già fermarci da tempo a riflettere sulle troppe vite (quasi tutte di giovani detenuti per reati di poco conto) inghiottite dall’enorme buco nero delle carceri italiane, ma neanche i numeri impressionanti, 47 nel 2022, infrangono il muro dell’indifferenza generale.
di Simona Musco
Il Dubbio, 10 agosto 2022
Le parole di Vincenzo Semeraro, magistrato di sorveglianza del Tribunale di Verona, al funerale della giovane morta suicida in carcere. “Se in carcere muore una ragazza di 27 anni così come è morta Donatella, significa che tutto il sistema ha fallito. E io ho fallito, sicuramente…”.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 10 agosto 2022
Il magistrato Vincenzo Semeraro, otto anni passati nell’Ufficio di sorveglianza di Venezia e dall’aprile del 2017 in quello di Verona, parla dell’ultimo incontro con la giovane detenuta e del fallimento del sistema.
di Enrico Ferro
La Repubblica, 10 agosto 2022
Intervista al magistrato di sorveglianza, che doveva occuparsi del recupero di Donatella Hodo: “Potevo fare di più. Gli istituti penitenziari sono strutturati per gli uomini, per contenerne la violenza, ma le detenute hanno bisogno di altro”.
di Laura Tedesco
Corriere Veneto, 10 agosto 2022
Verona, ragazza morta suicida: il genitore fa denuncia. Il magistrato e la lettera: “Era fragile”. Perché il dramma di Donatella che si è tolta la vita in cella durante la notte di martedì scorso, è stato scoperto soltanto il mattino dopo, quando non si è presentata a fare colazione con le altre detenute nel carcere veronese di Montorio? Come mai nessuno si è accorto per tempo che si era lasciata morire inalando il gas dal fornelletto, se non ore dopo, quando il corpo della 27enne raggomitolata nel letto risultava ormai freddo, “in rigor mortis”?
di Laura Tedesco
Corriere del Veneto, 10 agosto 2022
Le lacrime che nessuno dei due è riuscito a trattenere, l’abbraccio che pareva non finire mai tra un papà che ha perso una settimana fa la figlia 27enne suicida in cella, e il magistrato di Sorveglianza che dal 2016 seguiva personalmente il caso. Il papà di Donatella Nevruz Hodo e il giudice scaligero Vincenzo Semeraro si sono visti ieri in forma privata.
di Andrea Oleandri*
Il Riformista, 10 agosto 2022
Una telefonata allunga la vita. Così recitava una nota pubblicità nei primi anni 90, così recita la campagna promossa da Antigone in questi giorni di agosto. Una campagna con la quale si chiede alla Ministra della Giustizia Marta Cartabia e al Presidente del Consiglio Mario Draghi un atto con il quale si arrivi a consentire ai detenuti di chiamare tutti i giorni, o quando ne hanno desiderio, i propri cari. Le celle devono essere dotate di telefono come in altri paesi.
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