di Rosalba Castelletti
La Repubblica, 15 marzo 2022
Il primo colpo sordo arriva dopo 52 secondi. Gli agenti le chiedono nome e indirizzo, ma la ventiseienne Aleksandra Kaluzhskikh si rifiuta di rispondere. Oppone il “cinquantunesimo”, l’articolo della Costituzione russa che vieta l’autoincriminazione. “Cagna, vuoi rispondere?”. “Cinquantunesimo”. (Tonfo) “Hai intenzione di rispondere adesso? Posso farti di peggio”. Arrestata il 6 marzo durante le proteste contro “l’operazione militare” russa in Ucraina, Kaluzhskikh è riuscita a registrare l’interrogatorio nella stazione di polizia del distretto moscovita di Brateevo. Per circa 11 minuti, si sentono colpi alternarsi alle minacce e agli insulti verbali. Il poliziotto la picchia, la sottopone alla tortura dell’annegamento simulato (il “waterboarding”) versandole acqua sulla faccia, la trascina per i capelli. “Idiota”. “Ti minaccio con la violenza fisica”. “Credi che ci accadrà qualcosa per questo?. Putin è dalla nostra parte. Siete i nemici della Russia. Siete i nemici del popolo”. Vraghi naroda, come il marchio d’infamia affibbiato alle vittime di Stalin. L’audio, diffuso da Ovd-info, l’ong che assiste i detenuti politici russi, è una finestra su quello che accade dopo gli arresti in piazza. Lontano dalle telecamere. Secondo il conteggio di Ovd-info, almeno 15mila persone sono state fermate in tutta la Federazione da quando è iniziata l’offensiva russa in Ucraina. Non solo attivisti, ma anche semplici passanti. Spesso sollevati per braccia e gambe o caricati a colpi di manganello su cellulari sovraffollati.
di Marco Cinque
Il Manifesto, 15 marzo 2022
Dopo il rifiuto della Corte suprema Usa di rivedere il caso della donna nel braccio della morte in Texas, l’esecuzione si terrà il 27 aprile. Il 18 ottobre 2021 la Corte suprema statunitense si era rifiutata di rivedere il caso della 53enne Melissa Elizabeth Lucio, una detenuta ispanica rinchiusa nel braccio della morte in Texas. Questo rifiuto ha permesso allo stato più forcaiolo d’America di fissare per la condannata la data di esecuzione per il prossimo 27 aprile. La storia di Melissa e la sua vicenda giudiziaria sono emblematici, perché raccontano l’emarginazione, la discriminazione e gli abusi istituzionali che inquinano le radici del diritto e della stessa democrazia negli Stati uniti.
di Marina Catucci
Il Manifesto, 15 marzo 2022
La direttrice del Cdc chiede di interrompere l’applicazione dell’ordine 42 di era Trump: il covid non rappresenta più un motivo per respingere i migranti. L’amministrazione Biden ha parzialmente chiuso con una legge sull’immigrazione dell’era Trump che permetteva di respingere i migranti, inclusi i minori non accompagnati. La famigerata legge è l’ordine 42 emesso nel marzo 2020 dal Centers for Disease Control and Prevention, Cdc, che autorizzava gli Usa ad espellere le famiglie di migranti che attraversavano la frontier con il Messico, sulla base della situazione sanitaria compromessa dalla pandemia. Da quando è stato emanato, l’ordine ha permesso 1,6 milioni di espulsioni.
di Antonello Guerrera
La Repubblica, 15 marzo 2022
Ora la strada verso la libertà per il fondatore di Wikileaks si fa strettissima, e le speranze di evitare l’estradizione negli Stati Uniti sono oramai minime: lì potrebbe essere condannato fino a 175 anni di carcere. È un colpo durissimo per Julian Assange. Perché oggi la Corte suprema britannica non ha ammesso il ricorso del fondatore di Wikileaks contro la sua estradizione negli Stati Uniti. Motivazione: “Non ci sono le basi legali”. A questo punto, la strada verso la libertà per Assange si fa strettissima, e le speranze di evitare l’estradizione negli Usa sono oramai minime.
di Davide Lerner
Il Domani, 15 marzo 2022
“La situazione umanitaria in Afghanistan non era buona anche quando c’erano ancora gli americani. C’era povertà, anzi parecchia povertà”, dice Khairullah Khairkhwa, uno dei più influenti rappresentanti del governo talebano a Kabul, in Afghanistan. Khairkhwa è stato per 12 anni a Cuba nella prigione di Guantanamo, all’indomani della caduta del primo regime talebano con l’invasione americana provocata dagli attentati dell’11 settembre 2001. È considerato un sodale di Osama Bin Laden, vicino all’ex comandante di Al Qaeda in Iraq Abu Musab al-Zarqawi, e uno dei più grandi signori della droga dell’Afghanistan occidentale. Oggi è ministro della Cultura e dell’informazione.
di Errico Novi
Il Dubbio, 14 marzo 2022
Tra gli studiosi e gli scienziati del diritto non sono così numerosi i nomi pronti a sfidare il conformismo minaccioso dell’antimafia. Ma chi ha il coraggio di farlo, ne ha anche l’autorevolezza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 marzo 2022
Il professor Giovanni Guzzetta, Ordinario di istituzioni di diritto pubblico presso l’Università di Roma Tor Vergata, insieme agli avvocati Bertolissi, Sau e Isola il 15 febbraio scorso ha difeso dinanzi alla Corte Costituzionale i quesiti referendari sulla “giustizia giusta” promossi da Lega e Partito Radicale. Con lui oggi approfondiamo quello relativo agli abusi della custodia cautelare.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 14 marzo 2022
Andrea Bigiarini, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Rovigo e giovane nuovo magistrato nel direttivo Unicost, ci spiega le ragioni per non sostenere il quesito sui limiti all’abuso della custodia cautelare, promosso da Lega e Partito Radicale.
di Viviana Lanza
Il Riformista, 14 marzo 2022
Avvalersi della facoltà di non rispondere è un diritto riconosciuto dalla legge ma può diventare un boomerang se poi, a processo finito e ad errore giudiziario accertato o ingiusta detenzione subita, si prova a chiedere un risarcimento allo Stato.
di Giovanni Fiandaca*
Giornale di Sicilia, 14 marzo 2022
Come studioso non più giovanissimo di temi penalistici e dintorni, ancora animato da una certa passione intellettuale a dispetto del decadimento politico-culturale di cui soffre il nostro paese, continuo a seguire con interesse quanto accade nel campo della giustizia penale, o intorno ad essa si pensa e scrive nelle sedi più diverse.
- Dal codice al dogma. Prigionieri di un’antimafia superata dalla storia
- La mafia stragista non c’è più, ma lo schema degli inquirenti è fermo ancora lì
- L’Anm: “La riforma elettorale del Csm favorirà i gruppi più forti”
- Verini (Pd): “Diciamo no agli stravolgimenti del centrodestra alla riforma”
- Zanettin (Fi): “Serve il sorteggio temperato per eleggere i membri togati”











