frosinonetoday.it, 13 marzo 2022
Questo è uno dei diversi progetti proposti e attuati nella struttura che mirano ad avere una ricaduta positiva sulla formazione professionale dei detenuti e sulle prospettive occupazionali.
di Pietro Barghigiani
Il Tirreno, 13 marzo 2022
Vito e la lettera dal carcere. La storia di un 69enne condannato per duplice omicidio e in cella da vent’anni. “Sono invalido, ho perso casa e famiglia”.
primamilanoovest.it, 13 marzo 2022
Il produttore Demetrio Sartorio è entrato nel carcere di Bollate in cerca di talenti. E li ha trovati: si fanno chiamare Boomber e Ice, due detenuti del settimo reparto, che hanno firmato un vero contratto discografico per i prossimi cinque anni.
di Alessandro Trentin
L’Osservatore Romano, 13 marzo 2022
I detenuti “escono” da Rebibbia con la pubblicazione dei loro scritti. “Finalmente sono riuscito a perdonarmi”: sono le parole rivolte da un detenuto del carcere di Rebibbia a suor Emma Zordan che da otto anni offre assistenza volontaria alle persone accolte nel più grande penitenziario di Roma.
recensione di Luca Liverani
Avvenire, 13 marzo 2022
Ventotene e Santo Stefano, Alcatraz negli Usa, l’Isola Calva degli oppositori di Tito. L’originale studio di Valerio Calzolaio pubblicato dal Gruppo Abele. Oggi Lampedusa e Lesbo, limbo dei profughi. “Isolare”. Per definire l’azione di separare, allontanare, impedire le comunicazioni è stato creato un verbo che deriva da “isola”.
di Eugenio Giannetta
Avvenire, 13 marzo 2022
Ogni esodo lascia cicatrici. Nella narrazione di Tawfik cinque naufraghi arrivano a Lampedusa patendo fame, malattie e carceri; la lontananza invece lega sedici racconti di autori latino-americani.
di Natalia Aspesi
La Repubblica, 13 marzo 2022
Il film dell’iraniano Mohammad Rasoulof affronta il tema della pena di morte e ha vinto l’Orso d’oro a Berlino nel 2020. Finito il turno di lavoro un uomo sale in macchina e si immerge nel traffico lento della città. Passa a prendere la moglie e poi la viziata figliolina, insieme al supermercato, poi della di lui suocera inferma, a pulirle la casa, prepararle la cena, provarle la pressione, lasciarla al suo programma tivu preferito. Una pizza a cena perché così impone la bambina e poi la giornata, più o meno uguale in tutto il mondo, finisce.
di Francesco Merlo
La Repubblica, 13 marzo 2022
Da San Giovanni a Firenze la sinistra si lacera. Piazza contro piazza, “cara Nato” contro “cara Mosca”, la Bad Godesberg di Enrico Letta e del suo Pd contro la Cgil e l’Anpi ridotte a campo profughi dell’ideologia. Ieri era partigiana la piazza di Firenze e la settimana scorsa era neutrale quella di Roma. Duecento piazze d’Europa si sono connesse con Zelensky a Santa Croce, in inglese, che è la lingua della democrazia, platealmente all’opposto degli irriducibili che a San Giovanni, sette giorni prima, parlando la lingua morta dell’antiamericanismo, avevano manifestato per disarmare Zelensky.
di Roberto Del Balzo
Il Fatto Quotidiano, 13 marzo 2022
Viviamo tempi duri. Ma li passiamo sul divano morbido da dove guardiamo una guerra fatta di parole ripetute a reti unificate, di immagini uguali a se stesse su qualsiasi canale. Ascoltiamo i deliri di politici impalpabili che riempiono di insensatezze e miserevole propaganda personale ogni spazio a loro concesso. Non hanno dignità, manca quella forma di pudore che dovrebbe fermare un qualsiasi esponente del nostro governo a esprimersi con irritanti banalità, per squallidi opportunismi. Ognuno sgancia le proprie bombe.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 13 marzo 2022
Crisi umanitaria. Due milioni i profughi totali. Finora 35mila sono venuti in Italia. I rifugiati ucraini continuano ad arrivare ma il sistema d’accoglienza italiano deve ancora ingranare la marcia. Dei primi 2 milioni di profughi complessivi, 35 mila hanno varcato le Alpi orientali: 14 mila minori, 18 mila donne e 3 mila uomini. Finora è andata bene perché la gran parte è stata accolta da parenti e amici. Per il futuro il governo ha previsto l’ampliamento dei posti in accoglienza. La circolare del 9 marzo firmata Viminale dispone l’attivazione di 5 mila posti in Centri di accoglienza straordinari (Cas) e l’autorizzazione per altri 3 mila nel Sistema di accoglienza e integrazione (Sai, ex Sprar). In base ai casi ci vorranno giorni o mesi per toccarli con mano e difficilmente basteranno.











