di Matteo Miavaldi
Il Manifesto, 16 giugno 2021
Parla l'avvocato dei due marò Fabio Anselmo: "Se ci sono le prove, verranno dichiarati colpevoli; se fossero sparite, dovremo capire perché. La formazione della verità si fa con le indagini e un processo. La sentenza della Corte suprema indiana è lontana da questa realtà".
Nella giornata di ieri la Corte suprema indiana ha stralciato tutte le accuse rivolte ai due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il governo italiano, secondo gli accordi stipulati tra Italia e India presso il Tribunale Arbitrale dell'Aja, ha pagato al proprietario del peschereccio e alle famiglie di Ajesh Binki e Valentine Jelastine - i due pescatori rimasti uccisi al largo delle coste del Kerala il 15 febbraio 2012 - un indennizzo pari a 1,1 milioni di euro. Abbiamo raggiunto telefonicamente l'avvocato Fabio Anselmo, che rappresenterà il fuciliere Massimiliano Latorre al processo che si istruirà - secondo Anselmo, "a breve" - qui in Italia.
Avvocato Anselmo, come giudica la sentenza della Corte suprema indiana e il versamento di 1,1 milioni di euro da parte del governo italiano?
La sentenza della Corte suprema indiana non ci sorprende. Però quello che diventa davvero surreale è che, di fatto, si fa una comunicazione il cui oggetto è un'affermazione di responsabilità a carico di persone che non hanno avuto nessun ruolo in quei procedimenti. Sono rimasti completamente estranei. Non se ne fa una responsabilità alla stampa, però di fatto a livello mediatico il messaggio è comunque che i due marò sono colpevoli e l'Italia ha pagato per questo. Quando, viceversa, si impedisce ai due marò, soprattutto a Massimiliano Latorre, di poter dire invece la sua su ciò che realmente è accaduto.
Perché il fuciliere Latorre non ha potuto dire la sua finora?
Perché vi sarebbe questo segreto di Stato la cui violazione esporrebbe il militare alle reazioni dell'istituzione. Non dimentichiamo che Massimiliano Latorre ha avuto anche grossi problemi di salute e quindi questa forca caudina della perdita del posto di lavoro rende particolarmente vulnerabile e legittimo il senso di frustrazione che Paola (Mossetti Latorre, moglie di Massimiliano Latorre, ndr) ha voluto esprimere con tutta la sua amarezza, parlando di "carne da macello". Noi attendiamo con ansia il giorno in cui verremo chiamati dal procuratore della Repubblica, perché così Massimiliano potrà dire la sua. È un po' surreale quello che sta succedendo. Cioè, si paga qualcosa che non ci riguarda.
Quando dice "non ci riguarda" intende che non riguarda Latorre e Girone o non ci riguarda come Paese?
Non ci riguarda nel senso di Latorre e Girone. Nello specifico ci entreremo più avanti, adesso ancora non ci possiamo entrare.
Bisogna ricordare che sulla petroliera Enrica Lexie non c'erano solo Latorre e Girone: la squadra dei fucilieri di Marina era composta da sei uomini. E secondo le perizie balistiche svolte dagli inquirenti in Kerala, alla presenza di due carabinieri del Ros in qualità di osservatori, i fucili che hanno sparato non erano di Latorre e di Girone, ma di altri due fucilieri: Renato Voglino e Massimiliano Andronico...
Io questi dettagli preferisco non commentarli. Posso dire che deve partire un processo. Se ci sono le prove, verranno dichiarati colpevoli; se non ci sono le prove, verranno dichiarati innocenti; se le prove dovessero essere sparite, allora bisogna capire perché.
Le reazioni della politica e del governo, a partire dal ministro degli esteri Luigi Di Maio, sembrano voler considerare chiusa la questione...
Si parla di successo diplomatico. Io, per carità, rispetto la valutazione politica, però non ho capito che cosa abbiamo pagato. Se i due marò fossero innocenti, che cosa è stato pagato? Un riscatto? Il problema è che la formazione della verità si fa attraverso le indagini e un processo, disciplinato da regole che devono essere uguali per tutti. Questo è il concetto. Ora, la sentenza della Corte suprema indiana è molto lontana da questa realtà. Così come lo è l'arbitrato dell'Aia. È un arbitrato, non è un accertamento di verità. Mi capisce? Sono tutti eventi rispetto ai quali noi siamo stati estranei, totalmente, estranei.
Però questa era la strategia del governo italiano. Negli anni è stato chiaro che la strategia fosse quella di non arrivare a processo...
Noi rispettiamo la strategia del governo italiano, per carità, però oggi non si dica che è stato un successo e che la questione è chiusa. Perché ci sono in ballo ancora le vite di queste due persone e delle loro famiglie, la loro dignità professionale, il loro onore. Insomma non è una questione chiusa. È una questione chiusa se si manca di rispetto ai due marò. E se si manca di rispetto anche alla verità giudiziaria.
Quindi ci sarà un processo qui in Italia...
Quello che posso dire è che c'è un fascicolo aperto da tempo, presso la procura di Roma, per omicidio. Stiamo parlando di un processo penale, però, non militare. Quindi ci saranno indagini, al termine delle indagini i pm stabiliranno se ci sono sufficienti elementi e prove per portare a giudizio gli indagati o se viceversa non ci sono queste prove e quindi se archiviarli.
picenonews24.it, 16 giugno 2021
Riprendono le visite in presenza del Garante dei diritti, Giancarlo Giulianelli, negli istituti penitenziari marchigiani. Per venerdì già in agenda quello a Marino del Tronto di Ascoli. "È più che mai necessario - specifica Giulianelli - avere un quadro dettagliato della situazione nei suoi molteplici aspetti, anche e soprattutto alla luce di alcune problematiche emerse negli ultimi mesi e che questa Autorità di garanzia ha già rappresentato, tramite lettera, al Ministro competente ed ai diversi rappresentanti dell'amministrazione penitenziaria".
Nell'ambito della ripresa dell'attività complessiva del Garante anche alcuni incontri di settore. Nei giorni scorsi Giulianelli ha affrontato le tematiche legate al volontariato in carcere attraverso un confronto diretto con Silvano Schembri, attuale presidente della Conferenza Regionale Volontariato. In primo piano i percorsi di reinserimento nella società per i detenuti che si avviano alla fine della pena detentiva, le possibilità occupazionali e la ricerca di abitazioni stabili per tornare a vivere. Previsti ulteriori appuntamenti per attivare iniziative su più fronti.
ciociariaoggi.it, 16 giugno 2021
La protesta era scaturita per le disposizioni adottate dalle autorità carcerarie per la prevenzione della diffusione del Covid-19. I ventuno detenuti sono stati assolti. Ventuno detenuti sono comparsi ieri davanti al dottore Antonello Bracaglia Morante per l'udienza preliminare riguardo la rivolta in carcere per paura del Covid che avvenne l'8 marzo dello scorso anno nel carcere di Frosinone. Sono stati tutti assolti dal reato contestato, quello della devastazione.
di Francesco Oliva
Corriere Salentino, 16 giugno 2021
Morto in carcere a 33 anni. Tragedia lunedì 14 giugno all'interno del penitenziario di Borgo "San Nicola" di Lecce. La vittima si chiamava Matteo Luperto ed era originario di Galatone. Il giovane è stato ritrovato privo di vita all'interno di una cella della cosiddetta zona filtro, nel nuovo padiglione. Il giovane è stato trovato con una bomboletta da campeggio, che vengono fornite in dotazione ai detenuti, e un sacchetto di plastica. E secondo una prima ricostruzione il detenuto avrebbe volontariamente inalato il gas, infilando la testa nel sacchetto.
A nulla sono valsi i soccorsi che le guardie penitenziarie e il personale medico hanno prestato al detenuto. Il decesso dovrebbe ricondursi ad un infarto ma saranno soltanto gli accertamenti medico-legali a stabilire le cause con esattezza. La pm Rosaria Petrolo ha infatti aperto un fascicolo d'indagine al momento a carico di ignoti con l'accusa di omicidio colposo mentre la la salma del giovane è stata trasferita presso l'obitorio del "Vito Fazzi" in attesa che venga disposta ed effettuata l'autopsia La madre del giovane, appresa la notizia del figlio, ha accusato in malore ed è stata condotta al pronto soccorso.
Luperto era detenuto nel carcere di Lecce dopo un periodo trascorso in una Comunità di Crispiano (nel Tarantino). Con precedenti per spaccio, nel 2018 era stato condannato a 2 anni e mezzo di reclusione per un tentativo di estorsione 140 euro ai danni di un uomo di Castrignano dei Greci per non rubargli l'auto. Vicenda, per la quale, mesi prima era stato arrestato con un complice.
Di buona famiglia e "refrattario alle regole", dice chi lo conosce, non voleva rimanere in comunità dove, per un certo periodo, aveva anche lavorato. In più occasioni, il Direttore della Comunità aveva riferito dell'insofferenza dell'ospite a rimanere all'interno della struttura ma l'unica alternativa sarebbe stata rappresentata dal carcere dove, purtroppo, ha trovato la morte.
di Giulia Merlo
Il Domani, 15 giugno 2021
Luigi Di Maio ha parlato della necessità di confrontarsi sulle riforme in modo non ideologico, anche sulla giustizia. Parole che farebbero pensare a un ripensamento sulla prescrizione, che però non è seguito dai gruppi parlamentari. La sintonia tra Di Maio e Letta è sempre più forte, a partire dal caso sull'ex sindaco di Lodi Uggetti. L'obiettivo dei dem è di portare piano piano i Cinque stelle a convergere anche in parlamento sulle loro posizioni. Il tutto andrebbe a beneficio della ministra Marta Cartabia, che punta a portare in Aula la riforma del penale entro giugno. Le difficoltà, tuttavia, sono ancora molte e dovute anche al dualismo interno al Movimento tra Di Maio e Giuseppe Conte.
di Luigi Mastrodonato
Internazionale, 15 giugno 2021
L'ultima volta che Daniela Ernesti ha sentito la voce di suo marito era il 26 febbraio 2021. Alle 13.58 è squillato il telefono, la chiamata arrivava dal carcere di Orvieto. Erio Pettinari, 62 anni, le aveva telefonato anche qualche ora prima e il motivo era sempre lo stesso: non stava bene. Da qualche giorno era scoppiato un focolaio di covid-19 nella struttura umbra ed Ernesti temeva per la salute del marito. Aveva ragione di preoccuparsi.
di Simona Musco
Il Dubbio, 15 giugno 2021
I dati "nascosti" della relazione di Via Arenula sull'ingiusta detenzione. Costa (Azione): "Troppi i tribunali che non trasmettono i dati al ministero". Il 24% dei tribunali non ha risposto al ministero della Giustizia, che ha quindi dovuto ricavare i dati sulle ingiuste detenzioni e le misure cautelari per altra via.
di Luigi Camilloni
Il Riformista, 15 giugno 2021
Vale la pena ogni tanto rileggere la nostra Costituzione perché le soluzioni ai tanti problemi italici risiedono proprio in questa grande Carta fondamentale ed in questo caso l'articolo 27. Oggi, nonostante l'articolo 27 della Costituzione stabilisca che "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva" assistiamo a dei messaggi 'diseducativi' provenienti conferenze stampa 'show' da parte dei Pubblici ministeri dove viene calpestato il principio di non colpevolezza dell'imputato.
di Davide Varì
Il Dubbio, 15 giugno 2021
Il presidente del sindacato delle toghe Santalucia: "Temo che si voglia un referendum sui magistrati. Sul tradimento che l'opinione pubblica sente di avere patito, sulla base di quello che si sente e si legge. E questa non è una cosa buona". "Le proposte della ministra saranno oggetto di approfondimento nell'ambito dei nostri gruppi di studio. In linea molto generale, posso dire che l'impianto illustrato dalla ministra Cartabia ci vede d'accordo. Sia sul processo penale che sul processo civile non abbiamo contrarietà particolari". Così il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Giuseppe Santalucia in un'intervista a La Stampa.
di Davide Varì
Il Dubbio, 15 giugno 2021
"Se vogliamo l'imparzialità della giustizia è fondamentale che ci sia un elemento di separazione tra giustizia e politica", ha ribadito il segretario del Pd. "La giustizia è lenta e inefficace. Finora discussioni tante, riforme poche. Il momento di fare le riforme è adesso".
Sul terreno della giustizia Enrico Letta non ha dubbi: la via per riformare il sistema è quella segnata dalla guardasigilli Marta Cartabia, nella quale il leader del Pd ha piena "fiducia". Già qualche settimana fa il segretario dem aveva liquidato le proposte di Lega e Radicali sulla Giustizia, ritenendo "sbagliato" lo strumento referendario e confermando il sostegno del Pd a Draghi e Cartabia.
"Perché un referendum abbia successo bisogna che voti il 50% dei cittadini - aveva spiegato Letta. In 25 anni mi sembra che uno solo abbia superato il quorum, sull'acqua una decina di anni fa. È una strada sbagliata, semplicemente uno strumento per fare lotta politica. Anche perché i tempi sono molto lunghi. A Salvini preferisco Cartabia e Draghi".
"Ho incontrato la ministra e l'ho incoraggiata", ha quindi confermato ieri il leader del Pd, ribadendo la necessità di "rendere più evidente uno iato tra politica e coloro che esercitano le funzioni della giustizia". Ospite al programma Omnibus su La7, Letta ha poi lamentato le troppe "contrapposizioni" sui temi portanti della giustizia. Divisioni che ricadono sui cittadini e finiscono per penalizzare l'economia, considerando che in Italia "non arrivano investimenti dall'estero perché il sistema li scoraggia", ha aggiunto Letta.
"Ci sono tutti i temi della velocizzazione e della digitalizzazione, che secondo me è essenziale", ha spiegato il segretario dem, secondo il quale però il nodo chiave resta la separazione "tra giustizia e politica". "Se vogliamo l'imparzialità della giustizia è fondamentale che ci sia questo elemento", ha sottolineato Letta. Quindi l'affondo: "Dobbiamo distinguere l'indipendenza della magistratura, che è un mantra, ma sul tema dell'autogoverno credo che sia importante fare delle riforme. Autogoverno non significa indipendenza, l'autogoverno non ha funzionato, c'è bisogno di sistemi di autogoverno che funzionino meglio".
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- Intercettazioni utilizzabili se il medesimo fatto è riqualificato in reato che non le consente










