di Liana Milella
La Repubblica, 23 gennaio 2021
Suspense. Riflettori puntati sul 27 gennaio. Il giorno in cui il Guardasigilli Alfonso Bonafede - "Fofò" per chi vuole sfotterlo ricordando i suoi trascorsi giovanili da dj in quel di Trapani - affronterà tra Senato (alle 9 e trenta) e Camera (alle 16) il calvario della relazione sullo stato della giustizia. Con Renzi e i renziani in agguato per dirgli di no. Con le polemiche sulla magistratura per via del libro, in uscita giusto il giorno prima, di Palamara col direttore del Giornale Sallusti. Un titolo - "Il sistema" - che già dice tutto sul mercato per i posti più ambiti tra le correnti della magistratura.
di Giuseppe Pignatone
La Repubblica, 23 gennaio 2021
"I pm hanno troppi poteri!" si sente continuamente ripetere da quanti ritengono che questo sia uno dei mali da affrontare per risolvere la crisi della Giustizia. Un esempio viene indicato nella scelta delle priorità nella trattazione dei procedimenti, ormai inevitabile per l'oggettiva impossibilità di definirli tutti tempestivamente. Né il Parlamento può dettare criteri che non siano troppo generici e inidonei a cogliere le tante diverse realtà del nostro Paese.
di Errico Novi
Il Dubbio, 23 gennaio 2021
Il presidente dei penalisti: l'emergenza è diventata un ricatto contro chi osa difendere i diritti. La denuncia in un post: "Assurdo censurare il dibattito. Il 27 Bonafede presenterà la Relazione sulla giustizia, in Aula il Pd ribadisca il suo no alla norma cara al M5S".
di Giulia Merlo
Il Domani, 23 gennaio 2021
La sua indagine sui vertici dell'Udc ha decapitato l'operazione politica per la nascita del nuovo gruppo parlamentare a sostegno di Conte. In Calabria, le sue inchieste hanno fatto saltare due candidati alla regione. Ora è Bonafede a cercare il suo appoggio.
La capitale della politica italiana è Catanzaro. Le alleanze e i nomi dei candidati non si determinano nel grigio palazzone della Regione Calabria, inaugurato nel 2016 nella periferia cittadina, ma in un edificio giallo nel centro storico, in via Falcone e Borsellino: la procura della Repubblica di Nicola Gratteri.
L'ultima bomba in ordine di tempo ad aver terremotato la già convulsa fase politica attuale è l'indagine "Basso profilo", sulla sinergia tra 'ndrangheta e amministratori pubblici: l'ipotesi di reato è associazione per delinquere con l'aggravante mafiosa e ha prodotto quarantotto arresti in tutta Italia, tra cui membri di primo piano dell'Udc in regione Calabria come Francesco Talarico, e iscrizione nel registro degli indagati - tra gli altri - del segretario dell'Udc, Lorenzo Cesa, a causa dei suoi contatti con un imprenditore calabrese che, secondo la tesi accusatoria, sarebbe il collettore della 'ndrangheta nel crotonese.
Cesa si è dichiarato estraneo ai fatti e si è dimesso dalla segreteria, ma la sola notizia dell'indagine ha assestato un colpo forse mortale alla trattativa in parlamento per la costituzione del nuovo gruppo a sostegno del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. "Ho ricevuto un avviso di garanzia, i fatti contestati risalgono al 2017", ha dichiarato Cesa in una nota. L'inchiesta, infatti, è ancora nella fase delle indagini preliminari ed è difficile prevedere quando approderà in un'aula di giustizia in cui si stabilirà quanto è solido l'impianto accusatorio. E, prima ancora, quante delle accuse agli arrestati e indagati si concretizzeranno in rinvii a giudizio. L'operazione di polizia e la relativa notizia, però, sono arrivate sui giornali proprio all'indomani della quasi crisi di governo. E, soprattutto, nelle ore di trattative perché i senatori dell'Udc traslochino nella maggioranza di Conte, portando in dote anche il simbolo che permetterebbe la nascita di un nuovo gruppo "del presidente" al Senato.
La notizia è stata accolta da alcune ore di imbarazzato silenzio soprattutto sul fronte dei Cinque stelle, da sempre sostenitori del magistrato calabrese. Poi, nel pomeriggio, è arrivato il tweet di Alessandro Di Battista: "Chi ha condanne sulle spalle e indagini per reati gravi, perché Cesa non è certo indagato per diffamazione, non può essere un interlocutore". Poi, a dare il colpo di grazia all'operazione "costruttori" è arrivato il ministro Luigi Di Maio: "Mai il M5S potrà aprire un dialogo con soggetti condannati o indagati per mafia o reati gravi. È evidente che questo consolidamento del Governo non potrà dunque avvenire a scapito della questione morale".
Sedere accanto ai compagni di partito di un indagato di Gratteri sarebbe un imbarazzo insostenibile per i grillini, paladini del metodo giudiziario di Gratteri che tante volte ha colpito i partiti della Seconda repubblica. Tutto da rifare dunque a palazzo Chigi, che già immaginava di offrire un ministero tra quelli lasciati da Italia Viva ai transfughi dell'Udc e di chiudere così la partita per il Conte ter.
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è solo l'ultimo di una lunga fila di politici a cui le iniziative giudiziarie Gratteri hanno mandato all'aria le strategie, ma è sicuramente la vittima più illustre. Prima, gli effetti hanno inciso soprattutto sulla politica locale: anche le ultime elezioni regionali calabresi, infatti, hanno subito pesantemente il riflesso dell'attività di procura. A farne le spese il presidente uscente del Partito democratico e poi non ricandidato, Mario Oliverio, e il potenziale candidato del centrodestra, Mario Occhiuto.
Oliverio è entrato nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro nel 2021: l'inchiesta si chiamava "Lande desolate" e ipotizzava i reati di abuso d'ufficio e corruzione nella realizzazione di tre opere pubbliche.
A pochi giorni dalla chiusura delle candidature per le regionali del 2020, a cui Oliverio vuole comunque ripresentarsi, un'altra richiesta di rinvio a giudizio: un'accusa di peculato per un maxi-finanziamento da 95mila in teoria destinato ad "attività di promozione turistica" nel 2018, che sarebbe servito per una "personale promozione politica". È il colpo di grazia: Oliverio si ritira dalla corsa, anche su forti pressioni del Partito democratico, lasciando il campo all'imprenditore Pippo Callipo. Callipo verrà poi sconfitto da Jole Santelli consegnando la Calabria al centrodestra, ma di fatto aprirà la sua campagna elettorale prendendo parte a una manifestazione di sostegno a Gratteri, in seguito ad alcuni attacchi politici da lui subiti.
Anche la candidatura di Santelli è nata sulla scia di un'inchiesta di Gratteri: il candidato ufficiale del centrodestra è quello del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, ma sceglie di ritirarsi dopo che nel maggio 2019 finisce nell'inchiesta gemella a "Lande desolate", che si chiama "Passepartout", in cui viene indagato per corruzione insieme a Oliverio. Nel luglio 2020 Occhiuto viene prosciolto con la formula del non luogo a procedere e dunque nemmeno arriva al processo.
Il 4 gennaio scorso anche Oliverio viene assolto perché il fatto non sussiste nell'inchiesta "Lande desolate", ma rimane ancora sotto giudizio nel processo "Passepartout" (inizierà ad aprile) e in quello sui fondi turistici, inoltre è tra gli imputati nella nuova maxi-inchiesta sempre di Gratteri, "Rinascita-Scott".
Questo è il clima, in Calabria. Dove non a caso sta per arrivare un ex magistrato molto vicino a Gratteri: l'ex sindaco di Napoli ed ex sostituto procuratore proprio a Catanzaro, Luigi de Magistris si candida alla guida della regione. Anche lui, nei suoi anni calabresi, indagò la politica: l'inchiesta "Poseidone" del 2005 coinvolse proprio Lorenzo Cesa dell'Udc, oltre che i vertici di allora della regione; l'inchiesta forse più nota, "Why not" iscrisse nel registro delle notizie di reato tra gli altri anche l'allora Guardasigilli, Clemente Mastella. Proprio lui, nel corso dei suoi anni da politico, è stato uno dei pubblici sostenitori dell'operato di Gratteri.
Ad amplificare tutto, c'è l'amore - ricambiato - della stampa per il procuratore Gratteri. Il giorno dopo le manette ai vertici Udc e dunque nella fase delle indagini preliminari, il magistrato ha rilasciato due interviste in cui discute delle accuse a carico dei politici: le sostanzia argomentando le ipotesi di reato, non si sottrae a domande specifiche con nomi e cognomi, commentando le posizioni dei singoli indagati come Cesa e non indagati come Pierferdinando Casini. Al Corriere della Sera aggiunge di aver sentito dire a Cesa che l'Udc non sarebbe entrato nel governo, dunque il problema di far scattare le misure cautelari in questa fase politica "non si è posto". Anzi, specifica che le ordinanze erano pronte da una settimana ma che aveva scelto di aspettare ad eseguirle per non interferire con le prossime elezioni regionali calabresi. Insomma, il procuratore si è interrogato sull'opportunità e lo ha risolto ritenendo che no, il deflagrare dell'inchiesta non avrebbe interferito con una trattativa politica che uno degli indagati aveva smentito in televisione.
La risposta forse più interessante, però, è quella sulla grande accusa mossa a Gratteri: inchieste dalle impalcature accusatorie mastodontiche, decine e a volte centinaia di arresti e misure cautelari, poi però tutto si sgonfia nel corso del processo e poi della sentenza. "Se i giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni". E siano avvisati i suoi colleghi giudicanti. Il riferimento, nemmeno troppo velato, sarebbe al cosiddetto "sistema Catanzaro", che nasconderebbe trattative sotterranee per aggiustare giudizi guidato da una "congrega" (così l'ha definita un boss pentito della 'ndrangheta) di magistrati, avvocati e professionisti inseriti in circuiti massonici, su cui ha indagato la procura di Salerno.
Eppure, nel gioco dei buoni e dei cattivi, il feeling della politica con Gratteri è forte: una sorta di calamita. Oppure la dimostrazione che bisogna tenersi più stretti i nemici che gli amici. Lo sapeva Matteo Renzi, che nel 2016 gli avrebbe offerto il ministero della Giustizia ma sarebbe stato fermato dal veto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Lo sa anche l'attuale Guardasigilli, Alfonso Bonafede, che ora ha proprio Renzi come avversario pronto a votargli contro in aula il 27 gennaio, sulla relazione sulla giustizia.
In questo momento di massima debolezza, Bonafede ha bisogno di amici e il più potente, oggi, nel panorama giudiziario lavora a Catanzaro. Proprio dove il ministro andrà il 30 gennaio in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, che avrà luogo nell'aula bunker di Lamezia Terme. Il 29 gennaio la cerimonia si svolge in Cassazione con tutti i vertici dell'ordinamento giudiziario, il giorno successivo invece si celebra nelle 26 corti d'appello e il ministro ne sceglie una a cui presenziare e la scelta ha sempre un peso politico. Una dimostrazione concreta che, in questa fase convulsa, la protezione politica si ottiene più al palazzo di giustizia di Catanzaro che a palazzo Chigi a Roma.
Il Sole 24 Ore, 23 gennaio 2021
Nella Gazzetta di ieri il decreto che allarga la platea di atti digitali. È stato pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" n. 16 del 21 gennaio il decreto 13 gennaio 2021, recante norme per il "Deposito di atti, documenti e istanze nella vigenza dell'emergenza epidemiologica da Covid-19", con cui si amplia - come recita un comunicato del ministero della Giustizia - ulteriormente "il ventaglio di atti e istanze rispetto alle quali è previsto il deposito per via telematica nell'ambito del procedimento penale".
Il decreto firmato dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede è stato pubblicato ieri sera nella raccolta delle leggi ed è in vigore il quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione. Secondo Via Arenula in base a quanto previsto dal provvedimento, d'ora in poi sarà possibile depositare telematicamente anche una denuncia, una querela e la relativa procura speciale, un'istanza di opposizione alla richiesta di archiviazione, la nomina del difensore, la revoca e la rinuncia al mandato difensivo.
Questa tipologia di atti nativi digitali andrà ad aggiungersi a quelli per i quali tale facoltà era già consentita (atti e documenti di polizia giudiziaria, memorie, istanze e documenti successivi alla chiusura delle indagini preliminari). L'implementazione è stata realizzata nonostante le difficoltà imposte dal periodo pandemico: se lo scorso maggio i depositi telematici erano stati appena 20 in tutta Italia, fra il 1° dicembre 2020 e il 21 gennaio 2021 erano già arrivati a oltre 20mila. A partire dal prossimo 25 gennaio - afferma il Ministero - sarà compiuto un ulteriore avanzamento, tramite l'avvio della sperimentazione del portale del processo penale telematico "bidirezionale", che permetterà non solo di trasmettere ma anche di consultare e ricevere gli atti da remoto.
"L'ampliamento degli atti rappresenta un significativo passo avanti per la realizzazione del processo penale telematico tramite deposito da portale - commenta il Ministro Alfonso Bonafede -. Si tratta di una nuova importante tappa della profonda opera di modernizzazione della Giustizia italiana. Un ringraziamento particolare va agli operatori del settore, ai tanti avvocati, magistrati e al personale amministrativo che in questo momento delicato imposto dalla crisi pandemica, hanno accettato la sfida dell'innovazione digitale e stanno permettendo, con il loro lavoro, il raggiungimento di questi importanti traguardi".
di Mario Ajello
Il Messaggero, 23 gennaio 2021
Intervista a Sandra Lonardo. Clemente Mastella non parla solo per sé ma soprattutto per la signora Sandra, sua moglie, una delle (poche) stampelle su cui (forse) si tiene Conte. E parla così l'ex Guardasigilli: "Su Bonafede le perplessità sono innumerevoli, da parte mia e anche di mia moglie. La quale ha patito, più del sottoscritto, gli eterni tempi della giustizia".
Senatrice Mastella, ma che cosa accade: ha un nuovo portavoce che è il suo autorevole consorte?
"Eh, sì, e ne sono onorata. Clemente è un uomo che conosce la comunicazione, e la politica, molto meglio di tanti altri. Era il portavoce di De Mita e ora è diventato il portavoce mio. Significa che sono diventata importante. Ma a parte gli scherzi. Sarà una coincidenza, quella del voto sulla risoluzione di Bonafede, ma questa coincidenza può essere utile: Conte ci deve dire che cosa vuole fare sulla giustizia. Si deve fare garante di un cambio radicale su questo tema. Il giustizialismo non può appartenere all'agenda della nuova fase di governo".
E se Conte non si fa garante del garantismo lei non lo vota?
"Io non minaccio. Confido che Conte, e la sua sensibilità di avvocato mi fa ben sperare, s'impegni una volta per tutte a tagliare i tempi della giustizia. La prescrizione infinita è un obbrobrio".
Se non lo fa, lei vota contro il governo?
"Io non ho mai votato niente al buio. Vediamo se il premier dà segnali su questo e poi decido. Ma deve darli. La maggioranza che si sta formando non è più come quella di prima. Si stanno aggiungendo nuovi soggetti e diverse sensibilità. Conte deve tenere conto di questa evoluzione e della molteplicità di culture liberali e garantiste che sono entrate in gioco". Penso a quella del socialista Nencini. Non si può fare finta di niente".
Lo vede che sta ricattando Conte?
"Macché, io mi fido di lui. Saprà dare l'indirizzo giusto. Ma sulla giustizia occorre essere chiari. Lo dice una persona, la sottoscritta, che per dieci anni ha vissuto una gogna immeritata e poi è uscita pulitissima come era chiaro fin dall'inizio che sarebbe stato. Non si può sorvolare su certe tare italiane profonde e che vanno a colpire tanti cittadini anche non politici, rovinando vite e famiglie. La malagiustizia e i suoi tempi biblici sono un cancro da estirpare. Conte si impegna solennemente che vuole estirparlo? È pronto a giurare che nei prossimi mesi lavorerà all'abolizione della prescrizione eterna e all'accorciamento dei processi?".
Guardi che i grillini nel nuovo Conte ci restano, mica ci sono solo mastelliani e socialisti...
"Lo Stato di diritto dovrebbe stare a cuore a tutti. Lanciare un segnale deciso e chiaro contro il giustizialismo servirebbe anche a trovare, per la nuova fase di salvataggio dell'Italia in cui io credo e per la quale vedo Conte molto attrezzato e ben intenzionato, molti consensi e quelli che ancora mancano e che spero arrivino".
Il massimo sarebbe se Conte lasciasse a casa Bonafede?
"Non do consigli. Credo che Bonafede sia correggibile e che Conte possa riuscire a correggerlo. Il tema è quello che le dicevo: nuova maggioranza e nuove sensibilità, non può restare tutto come prima. Il premier come garante di equilibri cambiati deve dare spazio a culture nuove che poi, e parlo del garantismo, in fondo sono anche la sua. Ora lo può dimostrare veramente".
Se non lo fa, crolla il governo che non è ancora nato?
"Aspettiamo, vediamo. Non confondiamo i vari piani. Quello della giustizia però deve avere una considerazione privilegiata e non passibile di vaghezze".
Sembra di sentire parlare suo marito?
"Chi? Il mio portavoce?".
Clemente.
"Guardi, lui come me e noi come il resto della famiglia siamo stati massacrati dalla malagiustizia. Abbiamo perduto un partito, siamo stati costretti a spendere montagne di soldi in avvocati, abbiamo patito sofferenze psicologiche indicibili, e il tutto per non avere fatto niente. Mi permetterà di essere particolarmente severa ed esigente quando si parla di giustizia. Non so se Conte sarà capace di garantire il garantismo. Ma per me, questo è un discrimine".
di Liana Milella
La Repubblica, 23 gennaio 2021
Le lamentazioni degli avvocati e di parte della politica contro il pm calabrese che difende la sua inchiesta. Esiste un caso Gratteri? Esistono di certo le lamentazioni degli avvocati e di parte della politica contro un procuratore che difende la sua inchiesta. Il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri parla con i giornali del legame malato tra 'ndrangheta e politica calabrese. Lo fa con i toni forti che gli sono abituali. È uno che in battaglia non usa certo gli swiffer. Ma un caso Gratteri non si apre al Csm. Pensano ad altro. E all'Anm il presidente Giuseppe Santalucia dice subito che "le sue non sono affatto parole eccessive ".
Nessun dubbio? "La legge riconosce al capo della procura il diritto- dovere di parlare quando lo stare in silenzio produrrebbe più confusione e più equivoci. E se l'equivoco c'è, come in questo caso, il procuratore deve fare chiarezza, perché altrimenti si alimentano tesi di giustizia ad orologeria. Gratteri ha spiegato che non è così, visto che ha chiesto misure cautelari un anno fa e una volta ottenuto il via libera non poteva certo tenerle nel cassetto ". Eh sì, però quel parlare di elezioni e di crisi di governo ("Ho visto Cesa dire in tv che non era disponbile ad accordi con il governo e quindi il problema non si è posto ", ha detto Gratteri nelle interviste spiegando l'incrocio tra inchiesta e trattative di governo). Santalucia è netto: "Un procuratore che ha in mano un'azione giudiziaria urticante che va a impattare con un momento difficile della politica, se sta zitto alimenta l'equivoco dell'interferenza con i giochi della politica, mentre una sua parola di chiarezza è doverosa. Anzi, sa cosa penso? Che forse ha ecceduto nel giustificarsi al contrario quando ha parlato delle regionali e dell'esigenza di aspettare". Stessa tranquillità al Csm, dove nessuno ha sollevato questioni su Gratteri.
Ma i garantisti della politica non la prendono bene. La renziana Lucia Annibali storce il naso: "Esiste la presunzione di innocenza, ed esiste la separazione dei poteri, un magistrato dev'essere più prudente e più riservato". Enrico Costa di Azione spara a zero: "Nella direttiva europea sulla presunzione d'innocenza, che questa maggioranza non ha voluto recepire, si legge che gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che, fino a quando la colpevolezza di un indagato o imputato non sia stata provata, le dichiarazioni rilasciate da autorità pubbliche non presentino la persona come colpevole". Un Gratteri che lascia freddo l'ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick. "Lo conosco da molto tempo, mi aveva fatto un'ottima impressione, faceva già vent'anni fa una vitaccia. Ma vede, un magistrato che conduce un'inchiesta di quelle dimensioni forse dovrebbe chiudersi nel silenzio, lasciando che parli il Csm. Il suo impegno contro la 'ndrangheta è fuori discussione, ma non deve farsi strumentalizzare dall'una o dall'altra parte".
Ma l'Unione delle Camere penali di cosa accusa Gratteri? Di aver detto una frase sui giudici che bocciano le inchieste delle procure. Le sue dichiarazioni rappresentano "un attacco di inaudita gravità all'autonomia e indipendenza dei giudici". Ma forse gli avvocati ignorano che a Catanzaro s'indaga su un "sistema" che avrebbe legato giudici e imputati, portando a sentenze pilotate.
di Davide Varì
Il Dubbio, 23 gennaio 2021
La giunta Ucpi scrive al Csm e all'Anm dopo le dichiarazioni di Nicola Gratteri sul Corriere della Sera. "Le gravissime dichiarazioni del Procuratore Gratteri al Corriere della Sera forniscono una rappresentazione destinata a creare sconcerto tra i cittadini, perché di fatto attribuiscono annullamenti e riforme di provvedimenti giudiziari a ragioni diverse da quelle esposte nelle articolate motivazioni".
A dirlo è l'Unione delle Camere penali, che ha deciso di scrivere al Csm e all'Anm affinché valutino le ipotesi accusatorie di Gratteri oltre che eventuali iniziative a tutela dei giudici interessati. "Nella intervista rilasciata dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro a Giovanni Bianconi e apparsa oggi sulle pagine del Corriere della Sera, il Procuratore Gratteri esclude che vi sia stata - nella individuazione della data di esecuzione - una valutazione del quadro politico nazionale, mentre si è tenuto conto dei tempi delle elezioni in Calabria.
Apprendiamo così - si legge nella nota dell'Ucpi - che il Pubblico Ministero ha svolto valutazioni in ordine alla opportunità del momento nel quale dare esecuzione ai provvedimenti. A tali affermazioni di per sé sconcertanti ne seguono altre che non possono non essere oggetto di attenta valutazione da parte dell'organo disciplinare dei magistrati".
Alla domanda sul perché gli arresti spesso non vengano convalidati, Gratteri parla di future spiegazioni, lasciando intendere che qualcosa potrebbe accadere. Alla domanda "Che significa? Ci sono indagini in corso?", Gratteri replica: "Su questo ovviamente non posso rispondere".
"Le affermazioni del Procuratore della Repubblica di Catanzaro si rivelano di inaudita gravità - afferma Ucpi. Non si tratta qui di discettare sulla fondatezza o meno di un quadro indiziario o di prospettare come la serialità di annullamenti da parte dei Giudici superiori, chiamati al controllo delle condizioni per l'applicazione della cautela, abbiano dato conto - quantomeno sul piano del metodo - della fragilità di quelle investigazioni.
La considerazione del dottor Gratteri propone al lettore l'idea che i provvedimenti dei Giudici, di censura dell'operato della sua Procura e delle valutazioni del gip, siano ispirati da motivazioni estranee alle dinamiche processuali. È una rappresentazione destinata a creare sconcerto tra i cittadini attribuendo di fatto annullamenti e riforme a ragioni diverse da quelle esposte nelle articolate motivazioni".
di Chiara D'Incà
triesteallnews.it, 23 gennaio 2021
Era marzo 2020, quasi un anno fa, quando, con l'avanzare del problema epidemiologico, emergevano le prime rivolte dei carcerati contro il sovraffollamento negli istituti penitenziari. Proteste che hanno convolto in particolar modo San Vittore (Milano), ma che sollevano il velo di una ferita di tutta la Penisola, ancora aperta e fresca, che mostra alcune delle fragilità caratterizzanti gli istituti penitenziari italiani.
Il Covid non ha fatto altro che esasperare alcune problematiche, soprattutto in materia di presidi, prevenzione e salute psicologica dei detenuti. Si acuisce infatti il peso mentale che, in una situazione già di per sé complessa come la costrizione in un istituto detentivo, viene condito anche dall'emergenza epidemiologica che intercorre.
"Noi siamo stati abbastanza attenti fin da subito a definire un protocollo di collaborazione con l'amministrazione penitenziaria" sostiene, nel corso di un'intervista tenutasi sulla Pagina Facebook di Infohandicap, Alberto Fragali, referente del servizio di sanità penitenziaria del distretto sanitario di Udine, sottolineando come "chiunque entra all'interno dell'Istituto viene sottoposto alla misurazione con termoscanner della la temperatura e alla compilazione di un'autocertificazione e, in ogni caso, è stato concordato che verranno effettuati dei test, con cadenza quindicinale del personale, e, per la popolazione detenuta, mensile, essendo una comunità più chiusa".
Un'attività che, ovviamente, non è neonata ma "è partita già da settembre - prosegue Fragali - e, gli unici casi registrati riguardanti quattro agenti penitenziari e una unità del personale amministrativo, sono stati gestiti tranquillamente, perché si sono positivizzati mentre erano fuori servizio, dunque tutto è avvenuto nei rispettivi nuclei familiari.
Quando c'è stata necessità, ovvero con il caso di un detenuto posto in isolamento precauzionale e poi risultato positivo, abbiamo proceduto comunque a testare tutta la popolazione del carcere, nonché il personale sia della polizia sia dell'amministrativo. Abbiamo quindi messo in atto un cordone sanitario che finora ha dato i suoi risultati, sperando di mantenerci così ancora a lungo".
Un'intervista, quella di Infohandicap, che ha visto anche la presenza di Natascia Marzinotto, garante dei diritti dei detenuti e delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale di Udine, che ha portato una panoramica sulle fragilità sanitarie nel comparto penitenziario e come quest'ultime vengono affrontate.
"A livello sanitario non ci sono grossi problemi, vista la rete capillare che si è fortunatamente creata, ma il detenuto, non essendo più impegnato in alcuna attività, interrotte a causa dell'attuale realtà di emergenza, tende ad esasperare qualsiasi tipo di problematica.
Un lavoro che convoglia quindi, per forza di cose, in un necessario lavoro psicologico: "Operiamo con un'attenzione costante per tutte le persone presenti all'interno dell'Istituto, tenendo conto che l'età media è piuttosto bassa - dichiara Fragali - ci sono molti giovani nella Casa Circondariale, l'attenzione maggiore va rivolta alla salute mentale, quindi a persone portatrici di problemi psicologici o psichiatrici.
Nell'ultimo incontro che abbiamo fatto - prosegue il referente del servizio di sanità penitenziaria - lo psicologo che era in servizio, opererà in un'altra struttura e quindi le ore che avevano a disposizione verranno a mancare. È stata quindi avanzata una richiesta per sapere se saremo in grado di assicurare più ore di supporto e consulenza dal punto di vista psicologico, perché si avverte la necessità in questo periodo di avere qualcuno che sia di riferimento per queste persone".
Della stessa idea anche Natascia Marzinotto che, ha tenuto a sottolineare, come, secondo lei, "La figura dello psicologo sia essenziale, specialmente in questo periodo. Ma ci son due problemi che devo sollevare: il primo è che il monte ore affidato a questa figura non è apportato alle esigenze dei carcerati, ma al numero di detenuti in carcere.
Si parla di un complessivo di ore minimo, dalle 56 a 46 ore annuali, con 155 detenuti presenti - rimarca Marzinotto - inoltre gran parte di questo monte ore viene occupato dallo psicologo per le ore delle commissioni di disciplina, perché l'ultima riforma dell'ordinamento penitenziario ha inserito questa figura nella commissione.
Quindi, contando che nel carcere di Udine, ogni settimana, un giorno è dedicato alla commissione, è ovvio che il motore dello psicologo viene dedicato alla sezione disciplinare, con un'altra aggravante: quest'ultimo infatti dovrebbe essere una persona che entra quasi in empatia con il detenuto, guadagnando anche una sorta di fiducia, per comprende quali sono le sue problematiche.
Il carcerato però si ritrova da un lato lo psicologo che dovrebbe fare terapia ma al contempo lo vede in commissione in veste di giudicante". Una serie di problematiche che va quindi oltre all'emergenza Covid-19, spostandosi anche verso altri lidi.
"Ci sono diversi problemi anche al di fuori della pandemia: non ci sono, ad esempio, spazi ampi per le famiglie con minori, dove non c'è la possibilità di colloqui adeguati. Manca questa sezione, ma non solo: non sono presenti anche zone per attività culturali, ricreative e, soprattutto, lavorative - sottolinea Marzinotto - i detenuti chiedono proprio di essere rieducati e, per ora, svolgono solo lavori 'domestici' a turni, che vanno dalle 3 settimane".
Parlando invece dell'aspetto prettamente sanitario, la garante dei diritti pone l'attenzione anche "sull'aspetto di indigenza di molti detenuti: come prima cosa i presidi sanitari dovrebbero esser messi a disposizione, perché in tutte le istituzioni penitenziere manca il rifornimento, mettendo il detenuto nella condizione d'obbligo di acquistare le mascherine.
Ma se 80 detenuti su 135 sono stranieri, e credo che una cinquantina di questi sono indigenti assoluti, quindi non possedenti nemmeno un centesimo, non sono nelle condizioni di acquistarsi delle mascherine in autonomia. Quindi questo sbilanciamento non consente di attrarre al meglio le misure di prevenzione necessarie" conclude Marzinotto.
targatocn.it, 23 gennaio 2021
Parlamentari e consiglieri regionali denunciano la situazione al carcere di Torino: "Facciamo appello al Governo affinché siano garantite le ore di colloquio dei detenuti. Il diritto all'affettività non può essere negato". "Conosciamo purtroppo le condizioni difficili e le carenze strutturali del nostro sistema detentivo. Oggi il Covid rende la situazione dei carcerati ancora più penosa, perché i colloqui in presenza con i propri cari si sono trasformati in videochiamate. Eppure scopriamo che al Lorusso Cotugno di Torino le sei ore settimanali disposte per legge per ogni detenuto non sono garantite, ledendo duramente il loro diritto all'affettività" - è la denuncia proveniente da alcuni parlamentari, Nicola Fratoianni e Paola Nugnes (Leu), Doriana Sarli, Jessica Costanzo (M5S) e dai consiglieri regionali Marco Grimaldi (Luv) e Francesca Frediani (Movimento 4 Ottobre).
È cominciato per queste ragioni lo sciopero della fame di Dana Lauriola e altre due compagne, proprio mentre la Corte d'appello si è pronunciata sugli scontri del 2011 in Val di Susa tra le forze dell'ordine e il movimento No Tav, riducendo drasticamente le pene, ridimensionando in modo sostanziale la gravità del giudizio sulla manifestazione e concentrandosi invece sulle singole condotte degli imputati. Pene dimezzate per gli imputati del processo d'appello bis, quindi, ma non per Dana, condannata invece per un atto dimostrativo avvenuto nel 2012: per lei, incensurata, resta in piedi una condanna a due anni da scontare in carcere, poiché le sono stati negati gli arresti domiciliari. Una pena reputata spropositata anche da Amnesty International.
"Dana Lauriola non dovrebbe essere lì, è assurda la pena che sta scontando. Chiediamo che almeno la voce delle detenute sia ascoltata e siano garantiti a chi è privato della libertà quei legami e quegli affetti senza i quali nessuno di noi può vivere" - proseguono parlamentari e consiglieri, e concludono: "La prossima settimana si apre l'anno giudiziario, ci appelliamo al Governo affinché risolva immediatamente questa situazione".
- Asti. Il Comune e i Garanti dei detenuti bocciano il carcere-bis a Quarto
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- Verona. Senzatetto e detenzione: webinar con gli Avvocati di strada
- Reggio Calabria. Nuovi orari dello sportello legale degli "Avvocati Marianella Garcia"
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